La luminosa stella Spica, che con Arturo e Danebola forma un triangolo utile per l’orientamento astrologico, è da sempre conosciuta dall’uomo abitante in tutte le latitudini.
Questa raffigurazione di donna alata, che sembra tenere in mano una spiga di grano, è prepotentemente presente nelle culture agricole e, retrogradando la posizione delle stelle nel cielo, ci si accorge come dal 6000 al 4000 A. C. il solstizio d’estate, e quindi il tempo del raccolto, coincideva con l’ingresso del Sole nella Vergine.
In quel tempo, la società era matriarcale e, l’espressione divina più alta era la Grande Madre.
Inanna, Eva, Ishtar, Demetra, Ecate, Temi, Hera, Astrea, Diana di Efeso, Cibele, Iside, Fortuna, Erigone, Sibilla, la Vergine Maria, sono i suoi poliedrici appellativi.
Prima di Zeus e prima del concetto di Dio creatore maschile, esisteva Lei, la Grande Madre.
Essa è una e trina: come Luna, astro femminile e fertile che determina la germinazione, le maree, i periodi mestruali. Come Venere nei suoi due aspetti, Espero divinità dell’amore, e stella del mattino, Phosphoros con qualità feroci e bellicose. Come Vergine, in cui il Sole sorgeva nel solstizio estivo quando il grano era maturo.
I suoi giardini fioriti sono i Paradaisos, dove compivano le loro alchimie Medea, Eva, Hera, Arianna, Circe, Europa, le Esperidi.
Ma ha anche a che vedere con la morte e l’oltretomba. Essa è Temi, madre delle Stagioni e delle Ore, ma anche madre delle Moire e della Necessità alla quale s’inchinavano pure gli Dei.
Le Moire o Parche sono i tre aspetti della Luna, Moira significa fase ed, infatti, le tre fasi lunari sono: la prima, quella della Luna nuova, la Dea vergine della Primavera. La seconda, la Luna piena, Dea dell’Estate. La terza, la Luna calante, Dea vegliarda d’Autunno. Esse sono: Cloto la filatrice, Lachesi la misuratrice e Atropo, colei che non si può evitare, cioè la Morte.
Infine, essa è anche Tiche, la ruota che rappresenta l’anno solare (la ruota della fortuna) che, come indica il nome latino, Vortumna, è colei che fa volgere.
In Egitto, una sua frequentissima raffigurazione, è quella di una Dea negra con un bimbo in braccio, Iside quindi con il piccolo Horo, raffigurazione che fu accolta dal cristianesimo identificando in lei la Vergine Maria con il piccolo Gesù, da qui l’adorazione delle Madonne Nere.
In Grecia, come Demetra è tripartita, Core, la vergine, simbolo del grano verde, Demetra, la donna, simbolo del grano maturo, Ecate, la vegliarda, simbolo del grano raccolto.
La melograna, legata al mito, è simbolo di fertilità e di resurrezione, attributi della Grande Madre, ma integrate nel culto di Dioniso bambino, ucciso dai Titani e dal cui sangue nasce l’albero del melograno.
I sette chicchi mangiati da Core, sono le sette fasi lunari che intercorrono fra la semina ed il germogliare del grano.
Il mito agricolo, rappresentato dalla costellazione della Vergine, si connette in maniera indissolubile con un altro simbolo celeste, la figura del Drago.
Da questa stretta connessione si spiega il mito biblico di Eva (esistono varie versioni apocrife).
Eva è la sacerdotessa del giardino fiorito, il Paradaisos nel quale mangia e fa mangiare a Adamo il frutto proibito della scienza. Questa prima scienza non è altro che l’agricoltura e, si può leggere chiaramente il mito.
Caino è suo figlio ed il nome verrebbe associato al significato di “stelo “perché appena nato avrebbe colto uno stelo di grano offrendolo alla madre.
Eva concepirebbe Caino accoppiandosi con Samaele, il serpente, poi fuggirebbe da sola verso Occidente, fino all’oceano, dove, quando arrivano le doglie, prega il Sole e la Luna di chiamare Adamo affinché venga per aiutarla. Adamo accorre e implora Dio, il quale manda l’arcangelo Michele e dodici angeli. Tutti fanno cerchio attorno ad Eva e l’aiutano nel partorire. Nasce così Caino, un bambino splendente come un angelo, egli è il figlio del Drago.
La nascita di Caino, assistita dai dodici angeli, cioè da tutto lo Zodiaco, non ha altro significato che l’uomo ebbe la necessità, da allora in poi, di un nuovo calendario che seguisse i cicli agricoli.
Il contrasto fra Caino e Abele è il contrasto fra gli agricoltori, che cacciavano dalle loro terre i pastori nomadi, che non riconoscevano a nessuno il diritto di proprietà sulla terra.
Il Cristianesimo patriarcale, imperniato sul Padre, sul Figlio e sullo Spirito Santo, era orfano di una figura femminile, così si sarebbe arrivati al culto della madre di Dio, di Maria, attribuendole tutte le virtù appartenute alla Grande Madre; ma la Grande Madre è pure Eva nonostante l’ostilità per questa figura ritenuta responsabile del peccato originale.
Ma chi è Maria? È figlia di Anna, ma Anna riecheggia il nome di Anu la dea sumera del Cielo.
Maria indossa un mantello azzurro, simbolo del Cielo, i suoi piedi nudi sono appoggiati sul serpente o sulla Luna crescente simbolo di castità. Nella sua iconografia vi sono molti simboli già noti ed associati ad altri personaggi dell’antichità. Ad esempio: il giglio, simbolo di purezza, l’ulivo (Minerva) simbolo di pace, la stella spesso dipinta sul mantello corrisponderebbe ad Ishtar.
La mela che il piccolo Gesù tiene in mano potrebbe corrispondere al frutto dell’albero della conoscenza, il grappolo d’uva, simbolo del sangue di Cristo, all’antico connubio Erigone-Icario o Arianna –Dioniso. La melograna non sarebbe altro che il frutto di Hera e di Proserpina, simbolo di resurrezione.
È naturale quindi che l’uomo non dimentichi questa costellazione e che gli iniziati la facciano assurgere quale simbolo indissolubile con la natura dell’uomo e della sua lunga strada verso la conoscenza.
Salvatore
L’articolo è contenuto nel numero di settembre 2016 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
La stella Spica, associata alla costellazione della Vergine, rimanda a un’antica simbologia agricola e matriarcale. Raffigurata come donna alata con spiga di grano, fu venerata come Grande Madre sotto nomi diversi (Iside, Demetra, Cibele, Maria). Essa è una e trina: Luna (cicli vitali), Venere (amore e guerra), Vergine (raccolto). I miti collegano i suoi simboli al grano, alla melograna, al ciclo di vita, morte e rinascita. Eva stessa appare come sacerdotessa dei giardini paradisiaci e madre di Caino, “figlio del Drago”, simbolo della nuova civiltà agricola e del calendario zodiacale. Nel Cristianesimo, Maria eredita gli attributi della Grande Madre: giglio, ulivo, stella, mela, uva e melograna. Così la costellazione della Vergine diventa emblema universale del cammino umano tra natura, conoscenza e spiritualità.
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