Gli antichi studiosi nella interpretazione delle carte astrologiche impiegavano alcuni elementi come le Antiscie e le Contrantiscie, i Decani, le Dimore Lunari, i Termini, le Dodecatemorie, le Ore Planetarie, che facevano parte di un vasto repertorio che l’Astrologia moderna ha per lo più dimenticato o volutamente ignorato; eppure hanno una grande valenza nella interpretazione, sia in Astrologia Genetliaca, che in Astrologia Mondiale e Medica. Inoltre, si ignorano, quasi sempre, l’impiego delle Parti Arabe o Sorti (ad eccezione, forse, del Punto Fortuna) che sono punti fittizi che tengono conto delle distanze longitudinali dei pianeti e che sono di aiuto nello studio delle potenzialità dell’individuo in vari settori della vita.
Nell’Astrologia moderna, invece, sono entrati ormai nell’uso corrente lo studio dei tre pianeti trans-Saturnini: Urano, Nettuno e Plutone, da alcuni chiamati spesso pianeti “collettivi” dato il loro lentissimo procedere nel cerchio zodiacale per cui; ad esempio, ci sono intere generazioni segnate da Plutone, nei segni del Leone, del Cancro, ecc.
Eminenti astrologi moderni mettono in risalto che, poiché tali pianeti non sono visibili ad occhio nudo, essi sono forze “invisibili” che operano dentro di noi e che segnano tappe fondamentali nel determinismo di epoche. Altri astrologi danno loro importanza quando occupano punti estremamente sensibili di un tema natale come la congiunzione all’Ascendente o la collocazione nelle Case o nei Transiti; inoltre, prendiamo in considerazione punti fittizi come la Luna Nera (o Lilith) creando confusione con la Luna nera (o Luna Nuova, astronomica) espressione della congiunzione Sole-Luna, aspetto su cui non si è mai scritto abbastanza.
Forse l’astrologia moderna può dare risposte all’uomo inteso come unità essenzialmente psicofisica che sente l’esigenza di avere uno strumento predittivo che risponda ai suoi bisogni, ma non si può ignorare la Tradizione che ha considerato l’astrologia come una scienza esoterica che, insieme all’alchimia e alla religione, sono stati e sono la base del sapere iniziatico.
I Babilonesi, gli Egizi e poi i Greci e gli Arabi ignoravano i pianeti trans-Saturnini; essi hanno tuttavia dato un notevole contributo alla nascita e allo sviluppo dell’Astrologia che oggi noi definiamo “Classica”. Essi osservavano il Cielo stellato, il movimento dei Pianeti che chiamarono Stelle Erranti, le Stelle Fisse apparentemente immobili nella volta Celeste e il loro sorgere eliaco (per sorgere eliaco si intende la prima apparizione di un astro poco prima del sorgere del Sole).
Con l’osservazione degli astri si designava una mappa occulta dei Misteri di Dio e dell’Uomo, un libro cosmico per la comprensione dell’Uni-verso, mediante il quale il Cielo era legato alla Terra; l’Uomo era un cittadino dell’Universo e l’Universo era in lui perché le direttive e gli archetipi che governano il Cielo, governano anche l’Uomo. Ecco la vera essenza dell’Astro-logia.
Gli Egizi osservavano in particolare il sorgere eliaco di una Stella molto luminosa, Sirio, l’alfa della costellazione del Cane Maggiore, che coincideva con l’inizio dell’inondazione del Nilo a Giugno, ma anche con l’inizio dell’anno composto da 36 periodi, chiamati Decani, caratterizzati dalla presenza, in ciascuno di essi, di stelle e costellazioni particolari.
La definizione dei Decani avvenne nel 2160 a.C. anche se tracce si trovano già nell’Antico Regno intorno al 2850 a.C.
Il calendario egizio presentava tutti i Decani dei segni zodiacali affidandosi ai cicli cosmici reali. Erano collegati a “geni tutelari” che avevano il controllo degli eventi per quel preciso periodo. In pratica ogni 10 giorni gli Egizi, per il movimento della volta Celeste, vedevano sorgere le stelle del Decano successivo.
Questa divisione andò a scandire il tempo, suddividere il giorno in 12 ore diurne e 12 notturne e a costituire il calendario, che era usato soprattutto come calendario liturgico.
I Decani sono senza dubbio il tema più complesso di tutta la teologia egizia e dei rapporti tra il divenire cosmico e l’Uomo perché non posseggono una segnatura planetaria, ma chiamano in causa il cielo delle Stelle Fisse che, a causa della Precessione degli Equinozi (ben conosciuta dai sacerdoti Egizi), procedono lentamente lungo i gradi dello Zodiaco cadenzando le epoche dell’umanità. Rappresenterebbero (in mezzo a controversie interpretative di ogni tipo) la parte mobile dell’impalcatura Celeste, di ampiezza costante pari a 10°(gradi), la cui posizione varierebbe in base alla Precessione de-gli Equinozi.
Un Decano può comprendere una o più costellazioni, oppure una parte di esse, sia che si trovino nella fascia zodiacale, sia che occupino spazi di volta Cele-ste al di sopra e al di sotto dello Zodiaco.
Comunque sia, sono le origini di determinati impulsi e direttive che si manifesteranno sulla Terra; inoltre la Tradi-zione ci tramanda che ciascun Decano ha specifici effetti magici e immagini che possono essere usate per la creazione di talismani.
Il cielo delle Stelle Fisse nel Medioevo rappresentava l’Ottava sfera, quella dello Spirito o del movimento spirituale; in quella sfera si trova il concetto di “IO” (non l’Ego), il nome individuale che corrispondeva analogicamente al geroglifico egizio REN, energia celeste che ha un legame con il principio primo, il Creatore.
La stessa Sirio, inoltre, a livello alchemico, è chiamata la Stella del Mattino; per l’iniziato rappresenta l’acquisizione di un nuovo senso di centralità e una nuova individualità. Inizia l’Opera al Nero in cui la Stella del Mattino è la Materia Prima su cui lavorare per fare l’Oro; è lo Spirito incarnato o il Fuoco primordiale im-prigionato nella Materia; quindi il cammino iniziatico lungo i Decani e di conseguenza lungo le Stelle fisse porta all’Opera al Rosso.
Sirio fu posta a capo della sequenza decanale per cui fu chiamata Sothis, la stella di Iside, la regina dei Decani. Ma accanto ad essa si trova la Costellazione di Orione (la Stella del sud) chiamata anche Il Guerriero che si gira rappresentato nella sua barca con il corpo rivolto all’indietro; è l’inizio del cammino iniziatico ove si prende coscienza della propria interiorità e delle forze astrali e che ha una meta precisa: l’uscita alla luce, nella costellazione dell’Orsa Maggiore. È sotto l’auspicio di Sirio che viene aperta la porta che conduce al regno subliminale; Orione viene incarnato da Osiride, il dio promotore ed annunciatore di resurrezione, che rappresenta il secondo passo che l’iniziato deve percorrere nel cammino palingenetico nel gran Mare dell’Astrale sotto la guida di Canopo (altra stella!). Le successive costellazioni segneranno le tappe raggiunte di volta in volta nel cammino.
Nell’Opera al Verde l’iniziato sperimenta l’origine stessa della vita, il Centro Galattico che gli egizi chiamavano il Grembo di Nut, la dea del Cielo. Nel corpo umano è la base della spina dorsale dove risiede l’energia Kundalini il cui risveglio porta all’apertura del terzo Occhio. Gli egizi la raffiguravano forse con le due dee Iside e Nefti. Nell’opera al bianco si acquisisce il Campo Mentale in cui l’iniziato prende conoscenza dei principi direttivi che guidano le leggi cosmiche ed umane. Siamo nella costellazione del Toro con la sua stella Aldebaran che è l’occhio di Dio o di Ra. Con l’Opera al Rosso, infine si giunge nella Costellazione dell’Orsa Maggiore, simbolo dell’anima purificata, dell’anima di Seth, della spiritualità che emerge dal corpo saturnino o fisico. Le sette stelle che compongono la costellazione sono i sette passi iniziatici dell’alchimismo medievale. L’iniziato è ora un mago.
Con il termine Decano s’intende la 3^ parte di un Segno; in pratica ogni Segno viene diviso in tre parti di 10° per cui nello Zodiaco si vengono a formare 36 parti del Cerchio zodiacale. Questo settore di 10° però interessa quella porzione di Cielo stellato che parte dallo Zenith dell’osservatore, giunge all’orizzonte e prosegue verso il Nadir nell’emisfero opposto. Quindi non è il cerchio Zodiacale ad essere diviso in 36 parti ma tutta la volta stellata con le sue stelle, le sue costellazioni e nebulose visibili. Queste porzioni di volta in volta, incontrando la fascia zodiacale determinano dei settori che lentamente variano la loro posizione per la Precessione degli Equinozi. L’unione di tre Decani può contenere una costellazione per intero o parte di essa. I Pianeti presenti in un Decano hanno effetti immediati e specifici mentre le Stelle “colorano” un’epoca. Ed il cielo stellato dell’Egitto nel 2800 a.C. non è il cielo stellato del 2018 d.C. considerando che stelle e costellazioni si muovono di 1° ogni 72 anni. Un esempio per tutti: Sirio che nel 1928 si trovava a 13°05’ del Cancro, nel 2000 occupava il 14°05’ del Cancro e quindi nel 2° Decano governato da Mercurio. Quindi le Stelle cadenzano epoche dell’umanità, specialmente quando si congiungono a Giove e Saturno e secondariamente vanno in aspetto o in antiscie ad altri pianeti come Marte o Venere.
I Decani, che erano in uso tra i Greci e i Persiani e che si sono imposti nella cultura astrologica occidentale, hanno assegnato un Pianeta che li governa definito secondo l’ordine della sequenza caldaica. Si inizia quindi con Marte nel 1°Decano dell’Ariete, poi il Sole nel 2°Decano, poi Venere nel 3°, poi Mercurio nel 1°Decano di Toro e così via fino al 3°Decano di Pesci, anch’esso di segnatura Marte. La sequenza caldaica viene così ripetuta cinque volte. Il fatto che inizi con Marte e termini con lo stesso pianeta ha un suo motivo: deve formarsi un circolo chiuso, un cerchio in cui si accumulano le forze cosmiche. Gli Egizi li hanno considerati come gli effettivi regolatori della vita sulla terra e hanno dato loro un carattere magico.
L’astrologia, quindi, come pure altre scienze esoteriche, non deve rispondere alle richieste emozionali del nostro corpo fisico e della nostra psiche ma deve indicare la strada di un cammino palingenetico che porta all’evoluzione dell’individuo, alla sua “spiritualizzazione” e alla integrazione col Divino.
I nostri Padri ci hanno trasmesso gli strumenti.
Sta a noi utilizzarli correttamente.
L’articolo è contenuto nel numero di gennaio 2019 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
La definizione dei Decani avvenne nel 2160 a.C. anche se tracce si trovano già nell’Antico Regno intorno al 2850 a.C.
Il calendario egizio presentava tutti i Decani dei segni zodiacali affidandosi ai cicli cosmici reali. Erano collegati a “geni tutelari” che avevano il controllo degli eventi per quel preciso periodo. In pratica ogni 10 giorni gli Egizi, per il movimento della volta Celeste, vedevano sorgere le stelle del Decano successivo.
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
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