Personalità ed eventuali modifiche evolutive.

Leggendo rituali, vademecum e poi dissertazioni di ogni tipo, ci si imbatte frequentemente nel termine: “personalità” e nell’auspicio, nella necessità, di apportarvi delle modifiche durante un percorso iniziatico Tradizionale.

Usualmente, questa parola tende ad indicare la somma di molteplici caratteristiche psichiche e di conseguenti comportamenti collegati che si evidenziano, a partire da una radice profonda, nello sviluppo dinamico del vivere quotidiano di ognuno.

Poiché è un vocabolo osservato da vari punti di vista anche dissonanti tra loro, la sua definizione si presenta meno semplice di quanto potrebbe apparire di primo acchito.

Ad esempio, nella classicità di Ippocrate si individuavano grossolanamente quattro tipologie di carattere: collerico, flemmatico, sanguigno, melancolico.

Inquadramenti simili, furono proposti anche da alcuni studiosi nella cosiddetta “astrologia medica”, individuando per i segni di Fuoco ciò che veniva indicato come temperamento “bilioso”, per quelli di Terra: “nervoso”, per quelli d’Aria: “sanguigno”, per quelli d’Acqua: “linfatico”.

Nel mondo latino, antico, attinenti a tutto ciò, possiamo trovare accenni all’aspetto ed alla dignità di un essere umano ma contestualmente anche alle maschere degli attori.

A proposito di maschere, l’arte giapponese ne contemplava varie, aventi caratteristiche corrispondenti alle rappresentazioni di evoluzione attraverso il procedere delle età della vita di un soggetto impersonato da un attore.

In tempi più vicini, come ad esempio, all’inizio del secolo scorso, in occidente si supponeva anche che l’indole si rispecchiasse nel modo in cui si percepiva la realtà e come ci si esprimeva in funzione di quella, immaginando che corrispondesse ad una durevole forma del carattere, del temperamento, che condizionati dall’intelligenza e dalla struttura fisica, potevano favorire o meno, la sopravvivenza in un determinato contesto. Si potrebbe dedurne quindi, una costituzione dinamica nell’arco di vita di una persona che, durante la stessa, affronta problematiche di ogni genere, in nodi di passaggio (infanzia, svezzamento, interazione sociale, periodo scolastico, pubertà, adolescenza, formazione dell’identità rispetto agli altri, età adulta, anzianità, ecc.) che possono indirizzare verso molteplici direzioni evolutive con inevitabili conseguenze psicofisiche.

Alcuni passaggi nello sviluppo della soggettività portano poi a dover fare i conti con ciò che viene spesso definito come il Sé spirituale che ha misteriose corrispondenze con il corpo e che interagisce in modo particolare non solo con ciò che è materia, non essendone affatto chiara la dipendenza.

Ad esempio, in ambito mistico ebraico (in corrispondenza delle Sephirot, dei Mondi), i collegamenti spirituali (e conseguentemente della mente) con almeno cinque aspetti, su differenti e contemporaneamente progressivi livelli esistenziali dell’anima, appaiono tendenzialmente ineffabili, dal momento che di solito, non è comprensibile per chiunque capire veramente come, quando e perché si potrebbero ritrovare tutti attivati oppure rimanere tali, solo in minima parte.

Tornando ad aspetti psicofisici più noti, credo che si possa fare tranquillamente cenno alla sfera delle emozioni che si manifestano sin dalla più piccola età.

Si potrebbe iniziare, per comodità (senza alcuna pretesa di farlo con un corretto inquadramento scientifico) a prendere in considerazione quelle interattive, percepibili da qualsiasi osservatore esterno, come imbarazzo, invidia, gelosia, empatia, ecc. e contemporaneamente quelle nascoste, interiori, come vergogna, senso di colpa, ecc.

Tutte queste, permettono di sviluppare oppure no, l’autostima. Non a caso si possono osservare aspetti depressivi anche in bambini che frequentano l’asilo; oppure forse a seguito del desiderio di riparare errori (senso di colpa unito anche a caratteristiche genetiche) e con l’influenza di alcune forme educative, si potrebbe evidenziare una for te predisposizione ad immergersi nell’empatia, spingendosi a preoccuparsi intensamente delle necessità altrui.

Ovviamente, c’è sempre la possibilità di indirizzarsi diversamente, verso altri aspetti decisamente aggressivi e/o tendenti alla deresponsabilizzazione per qualsiasi cosa, con diversi modi di agire.

Ne accenno ad alcuni ben evidenti a tutti, come ad esempio la tendenza a svalutare il peso delle responsabilità, magari confrontandole con quelle di altri, ritenute più gravi od opportunamente enfatizzate come tali.

C’è l’uso di parole o di perifrasi orientate a sminuire la gravità di ciò che si vuole descrivere delle proprie azioni, perché ritenute banali, ma anche offensive, oscene, troppo crude, oppure quando personali tentativi di truffa, di raggiro, di menzogne in genere, vengono inevitabilmente scoperti.

È purtroppo ben noto anche il tentativo di eludere le responsabilità che porta ad enunciare: “Ho solo eseguito gli ordini”, magari facendo precedere il tutto da atti concreti di suddivisione di attività, in modo da creare i presupposti per la furbesca riduzione della responsabilità individuale. Non va per altro dimenticato il tentativo di identificare qualsiasi “vittima” come una cosa, un oggetto di cui poter fruire impunemente, disumanizzandola, oppure trasferendo su di lei la colpa di quell’azione azione che le è rivolta contro.

Tutto ciò sembrerebbe manifestarsi perché si è preso atto oppure si è solo intuito che esistono delle regole di cui qualcuno pretende il rispetto.

Si potrebbe aprire una dissertazione infinita per provare ad individuare di che si tratta e quali siano tutti i soggetti materiali o spirituali a cui si potrebbe attribuire (magari in una scala gerarchica) la veste di emanatori e/o di controllori delle regole.

Quindi, per ora, non mi sembra proprio il caso di tentarlo qui.

Credo sia però importante prendere atto dell’esistenza di regole di molteplici tipi (stabili e/o variabili), in contemporanei contesti esistenziali; queste comunque, proprio perché riferite a differenti ambiti, non sono sempre armoniche tra loro.

Il rifiuto, la disobbedienza, l’opposizione e l’eventuale negoziazione, sono parti integranti dei “giochi esistenziali”, per lo più egoistici, in cui morale ed etica possono rivestire ruoli importanti nel contesto biologico di sviluppo sociale in cui si vive.

Prima di procedere oltre, vorrei riaprire ulteriormente lo spiraglio del punto di vista “astrologico” (occidentale) di cui ho già fatto cenno sopra. Ritengo che sia uno strumento pratico ed abbastanza efficace per tentare di conoscersi meglio e forse anche per molto altro. Per tale motivo suggerisco anche agli scettici, di provare a seguirmi in ciò che andrò ad illustrare.

Secondo questo modo d’osservare la realtà, potremmo notare che le predisposizioni caratteriali di base di ognuno, vengono lette per i cultori di questa disciplina, abbastanza facilmente, seppur con vista d’insieme grossolana, in una forma iniziale, immediata.

In sintesi, per coloro che però ne abbiano conoscenza solo superficiale, proverò a spiegarmi in modo abbastanza comprensibile (spero), nonostante la vastità della materia. Osservando la propria mappa natale, potremmo immaginare di essere a teatro od in una sala cinematografica. Ci si troverà di fronte a dodici elementi simbolici (i Segni), come se fossero l’illustrazione, la trama, la storia, di altrettanti film, o di diverse, rappresentazioni; intendendo in tal modo, la narrazione delle sfaccettature di base delle predisposizioni potenziali di ognuno, secondo le attribuzioni simboliche che caratterizzano ogni segno.

Quindi, ulteriormente inserite in ognuna di esse, per capire meglio dove e perché si svolgono determinati avvenimenti, avremo in aggiunta, dodici possibili ma sempre varie scenografie determinate dalle dodici case (aspetto psicofisico, predisposizioni caratteriali, studi e piccole esplorazioni, origini, energie creative e riproduttive, quotidianità in tutti i suoi aspetti anche conflittuali, relazioni societarie, ereditarietà, viaggi non solo materiali, aspirazione al successo, amicizie, sintesi finale comprensiva di nemici interiori e/o nascosti); poi ci sarà anche la possibile presenza, distribuita in ognuna (sempre in funzione della data/ora di nascita del singolo soggetto) di dieci attori (da solo sette antichi, si è passati ad almeno dieci moderni), da soli od in gruppo, il cui ruolo dinamico ed interattivo con segni e case, sarà rappresentato dalle molteplici caratteristiche dei pianeti (e dalle relazioni tra loro). Poiché in occidente, portando il nome di note divinità del mondo greco-romano, lasciano intuire funzioni dicotomiche, attive e ricettive di un certo tipo specifico per ciascuno di essi.

Ad un primo colpo d’occhio, per ogni soggetto, leggendo la carta natale, personale, si potrebbe notare in quali Segni sono stati collocati i 10 Pianeti (attori).

In funzione di questa distribuzione, si potrebbe quantificare il peso dei quattro elementi alchemici (Fuoco, Terra, Aria, Acqua con relativi collegamenti ai temperamenti) oggettivamente stimolanti con la loro presenza o assenza, le funzioni del Ternario (identificazioni potenziali, caratteriali ed interattive dei segni, in gruppi Cardinali, Fissi, Mobili). Si noterà quindi, se si starà trovando una distribuzione armonica, oppure degli eccessi di raggruppamento (stellium) e/o delle carenze di determinate caratteristiche psicofisiche corrispondenti a quei valori, a causa della posizione assente degli stessi.

Contemporaneamente, sarà evidente la distribuzione dei Pianeti, sopra/sotto il piano dell’orizzonte determinato dall’asse Ascendente -Discendente e/o a destra/sinistra della verticale fissata dalla linea che collega Medio Cielo con Fondo Cielo.

Ad esempio, giusto per provare a dedurre qualche cosina in più:

Se avremo almeno sei o sette pianeti che si troveranno in zona diurna, sopra all’orizzonte, il soggetto presenterà la predisposizione per una forte estroversione ed una minore tendenza a ricercare “dentro”. Interagirà frequentemente e fatalmente con gli stimoli esterni (se non interverranno particolari attivazioni spirituali).

Con i pianeti sotto l’orizzonte (zona notturna) il soggetto sarà predisposto all’introversione, con i problemi e/o i vantaggi d’interazione che questo comporta.

Con i pianeti in maggioranza a destra della verticale, il soggetto tenderà ad integrarsi con l’esterno in cui cercherà appoggio e supporto.

Con i pianeti a sinistra, il soggetto si presenterà abbastanza “autonomo”, tendendo ad affidarsi prevalentemente alle proprie forze, svincolandosi da condizionamenti esterni.

L’incrocio dell’orizzonte con la verticale, produce la suddivisione della mappa in quattro settori.

Così, con i pianeti concentrati nel quarto superiore sinistro, il soggetto si presenterà tendenzialmente estroverso, autonomo, eccentrico, sicuro di sé.

Con i pianeti concentrati nel quarto superiore destro, il soggetto si presenterà estroverso, ma di fatto, poco autonomo, alla continua ricerca del supporto esteriore e di altri.

Con i pianeti concentrati nel quarto inferiore sinistro, il soggetto si presenterà introverso, consapevole delle difficoltà esistenziali, però deciso nelle direzioni da prendere.

Con i pianeti concentrati nel quarto inferiore destro, il soggetto si presenterà introverso, poco autonomo, alla continua ricerca del supporto esteriore; insicuro.

Secondo alcuni, se i Pianeti saranno riuniti, in gran parte vicino all’Ascendente, il soggetto si presenterà attivo, esuberante, aggressivo, arrogante, superbo. Diversamente, con la vicinanza al Medio Cielo, il soggetto si presenterà proiettato verso la realizzazione dei propri obiettivi, anche verso mete lontane.

Con un raggruppamento vicino al Discendente, il soggetto si presenterà antagonista anche di sé stesso, in favore di alternative condivise all’esterno.

Infine, se il raggruppamento si collega con il Fondo Cielo, il sorretto si presenterà contemplativo, tendente alla solitudine od al rifugio nel proprio ambiente familiare.

Se i pianeti saranno distribuiti in tutti i quarti, il soggetto si potrebbe presentare equilibrato ed armonico, se non ci sono rapporti planetari, angolari, pesantemente negativi, ma forse, come conseguenza della grande distribuzione degli interessi, anche con qualche difficoltà ad individuare, a scegliere, obiettivi determinanti ed a raggiungerli facilmente.

Sembra poi che la situazione in cui i Pianeti si trovino “in aspetto” con Ascendente e/o con il Medio Cielo, costituisca, con le rispettive “valenze”, una dominanza importante dell’intera, personale, Carta del Cielo.

Quindi, per chiunque voglia veramente tentare di conoscersi, di capire perché si comporta in un certo modo, istintivamente, senza doverci pensare, quali siano sin dalla nascita le predisposizioni che contribuiscono a formare le caratteristiche macroscopiche della sua personalità, sia di fondo, che mostrata esteriormente, mi sembra che anche il punto di vista astrologico tecnicamente deduttivo (non così difficile come potrebbe apparire in prima istanza), possa costituire un supporto informativo importante e soprattutto utile. Mi permetto di ricordare che la materia è però molto vasta; occorre formarsi un metodo d’approccio intelligente, progressivo ed assolutamente non emotivo per riuscire a padroneggiarla almeno un poco, altrimenti ci si perderà inutilmente senza alcun ritorno positivo e/o efficace.

Ad ogni modo, scivolando un pochino in un ambito più mistico, tutto ciò che sembrerebbe presentarsi astrologicamente con predisposizioni fatali, ineludibili, potrebbe non essere affatto definitivo e stabile, proprio in funzione delle possibilità di scelta individuale nella quotidianità. A seguito di atti concreti buoni, luminosi (attenzione !!! non solo di desideri o di buone intenzioni; questo sarà opportuno capirlo sempre meglio), le conseguenze si trasferirebbero anche nella sfera spirituale, forse attivando quei livelli esistenziali dell’anima di cui ho fatto cenno sopra. Si tratterebbe di un cambiamento progressivo dell’essenza profonda, che si libererebbe in parte o completamente dai veli che l’avvolgono (l’analogia convergente con i veli, i bendaggi, presenti nella liturgia cerimoniale d’accettazione, sono interessanti ed inducono ad approfondimenti).

Come conseguenza, la stessa personalità dedotta dalle predisposizioni evidenziate nella carta del cielo, non sarebbe più da interpretare nello stesso modo, perché subirebbe, micro o macro variazioni alla caduta di ogni velo, evidenziando una modifica delle caratteristiche che in parte si configurerebbero ad un livello superiore a quello in cui la carta è fissata inizialmente ma che comunque continuerà ad esistere con predisposizioni fatalmente ineludibili, in quell’ambito materiale più basso.

Però, tornando ad osservare in generale i tratti del modo d’essere come configurazioni dell’esistenza, secondo alcuni tra i cosiddetti canoni più scientifici, si potrebbe constatare che non esiste un’unica teoria dei tratti. Infatti, esistono differenti strategie concettuali per tentare di definire la relazione tra la persona e l’ambiente.

Ogni individuo si caratterizza in funzione di esperienze e di molteplici, differenti azioni non sempre stabili o ripetitive.

Ne conseguirebbe l’ipotesi di strutture psicofisiche associabili a tendenze comportamentali abituali e definibili come variabili comportamentali anche decontestualizzate e non necessariamente legate a degli obiettivi.

Diversamente, concetti come quelli riguardanti gli aspetti dell’inconscio, per lo più inaccessibile alla cosciente normalità individuale, riguarderebbero l’essere soggetti a pulsioni intese come proiezioni endogene verso l’esterno, con tutto quello che potrebbe essere associato alla consapevolezza ed ai meccanismi di difesa propri dell’Io; sarebbero caratterizzati da un’origine, da un obiettivo, focalizzati su qualche cosa di oggettivamente preciso.

Già in altre occasioni ho avuto l’opportunità di ricordare di prestare attenzione ai condizionamenti psicofisici più elementari, primitivi, di origine biologica. Mi riferisco alla tendenza pulsionale di evitare con ogni mezzo, le possibilità di provare dolore, di subire la morte e contemporaneamente di ricercare il soddisfacimento di ogni tipo di bisogno riconducibile al piacere.

Ognuno di noi tentando di soddisfare razionalmente tali pulsioni, dovendo confrontarsi con la realtà sociale che ci circonda, mette in essere delle mediazioni, più che altro per necessità difensive, cominciando così a costruire le prime maschere.

Ciò, a maggior ragione se ci si deve uniformare alla moralità comune; questo lo si farebbe a prescindere da un auspicabile stimolo etico potenziale, quindi non sempre sviluppato in ognuno, sorgente da un’intima spiritualità più o meno luminosa.

Poiché non sono affatto idoneo per sufficiente preparazione specifica, a proseguire nel dissertare verso argomenti che necessitano di approfondimenti scientifici, assolutamente complessi, che hanno avuto e che hanno confronti/scontri ad altissimo livello, mi fermo qui nell’utilizzare questi punti di vista e quindi torno a quelli previsti nell’ambito formativo rivolto ad una eventuale nuova personalità da conquistare, suggerito dalla liturgia del nostro percorso iniziatico, attraverso indicazioni simboliche (analogiche, convergenti tra loro) e momenti teurgici, interagenti con punti di vista anche mistici. Sono tutti finalizzati a perseguire prioritariamente, il perfezionamento spirituale e quindi, con una concreta evoluzione di ciò che si presenta come caratteristica in origine, compreso il rafforzamento del carattere dell’individuo singolo (maschio e femmina su percorsi diversificati). Credo sia naturale ripetere ancora una volta, che il programma è offerto a chi sia desideroso di riavvicinarsi ai piani sempre più luminosi, ipotizzati oltre la materia, al fine di favorire poi, per quanto possibile, un miglioramento dell’intera Fratellanza umana ed abbia veramente la volontà di provarci.

Non a caso, non ci occupiamo per scelta, di diatribe religiose, di politica, di affari, di questioni sociali, di circolazione di denaro, di beneficenza, e di altre cose che lasciamo alle normali associazioni non iniziatiche.

Ho messo tra parentesi le differenze tra maschio e femmina, in modo da ribadire convintamente ancora una volta, la profonda differenza di esigenze, di fisiologia, di modalità di pensiero, che caratterizzano i due sessi.

Per tale motivo, le nostre liturgie devono tenerne assolutamente conto.

Anche in alcuni percorsi particolari (forse più “difficili” di quelli massonici), le diversità sono ritenute importanti ed i Maestri si assumono l’onere affatto leggero, di accogliere e poi di provare ad interagire in modo selettivo con ogni singolo soggetto (rapporto unico ed esclusivo), valutando nel bene e nel male le specifiche caratteristiche attive o ricettive, peculiari delle singole, differenti, personalità con precise predi sposizioni d’interazione nella vita di ogni giorno, determinate anche dalle tipologie sessuali.

In questo nostro percorso, come ho accennato tante volte, la prima indicazione di base, riassuntiva di molte spiegazioni successive, è data, ancora prima dell’ingresso nel Tempio, dall’acronimo V.I.T.R.I.O.L.

Quindi, è qualche cosa che può essere sperimentata anche da un soggetto non iniziato. Infatti, meditare per scoprire interiormente (in continuo confronto con le azioni esterne) quali siano le radici, le pulsioni che ci caratterizzano, magari manifestate in lunghe filiere di azioni e reazioni, dovrebbe essere un’esigenza comune a tutti, in ogni ambito. Non dovrebbe essere interessante solo per chi abbia scelto di camminare su una via iniziatica.

Poi, essendo stati accolti nel Tempio, questa maggiore conoscenza di sé stessi, dovrebbe permettere, se si riesce anche a conquistare il “silenzio interiore”, camera dopo camera, liberandosi un poco alla volta dai condizionamenti passionali, di rendere reali, concrete e progressivamente sempre più comprensibili, coscienti, le varie iniziazioni “subite” (in stretto parallelismo con l’evoluzione e la modifica della personalità). Contemporaneamente, si potrà cominciare ad intuire il valore e le possibilità di evoluzione spirituale che attribuiamo ai momenti teurgici.

A questo punto, ancora una volta, mi corre l’obbligo di suggerire a tutti di provare a camminare ed a ricercare con grande prudenza; soprattutto se in effetti, ci si dovesse “conoscere interiormente ed esteriormente” ancora decisamente poco.

Mi spiego meglio. È noto che in generale, a partire dal periodo rinascimentale, con il recupero dall’Oriente di libri mistici di cui si erano perse tracce in Occidente, cominciò a diffondersi la “smania” di voler praticare  ciò che di magico, di teurgico era contenuto in alcuni rituali, per lo più scritti tramite ideogrammi oppure in lingue morte e se non proprio tali, con la quasi più assoluta impossibilità di sapere quale fosse la reale, corretta, pronuncia di ciò che era scritto (nomi divini, nomi di angeli, di demoni, invocazioni, evocazioni, ecc.); elementi che costituiscono problemi non certo irrilevanti.

Aggiungendosi per i noti motivi storici, le interazioni con migrazioni, diaspore, del mondo ebraico, anche le fantasie sulle possibilità di utilizzare la “magia” desumibile dalla Kabbalah Pratica, cominciarono a far capolino, in modo più o meno strisciante e ciò sembra essere continuato sino ai giorni nostri, magari rivisitato, mascherato, con nomi fantastici, affinché si potesse ipotizzarne ingenuamente la fruibilità, da parte di chiunque.

Ovviamente, ho escluso volontariamente di prendere in esame tutte le realtà collaterali, fasulle, costruite ad arte dai soliti “truffatori”, sedicenti maghi, fattucchiere, guru, pifferai magici, ecc. con finalità esclusivamente truffaldine ma remunerative. Però questi soggetti non si sono mai estinti perché i gonzi sono sempre esistiti e continuano ad esistere; soprattutto quelli che non credono di esserlo.

Ad ogni modo, per i “bramosi” ma pur sempre sciocchi di ogni tempo ed ognuno di noi potrebbe esserlo quando è pervaso da forti passioni, è facile voler non notare alcune “cosette”, però assolutamente indispensabili per poterci provare, ove sia stato almeno un poco possibile farlo ma non è detto che lo sia ancora.

Ad esempio eccone solo alcune:

  • Il tipo di sangue contenente la propria eredità genetica-spirituale
  • Il personale stato dell’essere caratterizzante gli ineludibili livelli dell’anima
  • L’esistenza di strumenti-sostanze (ma che purtroppo in alcuni casi, sembrerebbero esauriti da secoli se non da millenni) per la preventiva possibilità di indispensabile purificazione interiore ed esteriore, in modo da poter accedere a particolari ambiti.
  • Ecc.(è inutile dilungarsi oltre).

Poiché le cupide passionalità che avvolgono l’anima, il cuore, la mente, sono legate a quelli di tutti, seppur in percentuale differente, è sempre esistito e c’è ancora anche oggi, chi si convince, senza la preparazione e la purificazione necessaria, a voler comunque tentare di esercitare la propria volontà per legare, piegare al soddisfacimento dei propri desideri, ciò e/o chi esista oltre la materia.

Forse, nella peggiore delle ipotesi per lui (non credo che ne esista una buona, una migliore), riesce a legare a sé qualche cosa. Credo però, che poi rimpiangerà amaramente di esserci riuscito.

Magari qualcuno potrebbe supporre che stia a mia volta fantasticando. Non ha importanza. Qualche altro potrebbe fermarsi e pensarci un pochino, soppesando meglio cosa stia facendo e perché lo voglia fare.

Ho accennato sopra a delle regole. Ce ne sono evidentemente di ogni tipo; ad esempio, in generale, quelle in natura sempre difficilmente evitabili, e poi in particolare altre variabili, presenti nei molteplici aspetti dei consorzi umani.

Per chiunque acceda a percorsi iniziatici, quindi anche al nostro, non è affatto raro intuire che possono esistere regole anche oltre il livello materiale e che probabilmente interagiscono con quello e viceversa.

Per intelligenze abituate a capire solo ciò che abbia corrispondenze sensoriali, limitate a determinati contesti temporali, quelle disposizioni risultano inevitabilmente misteriose, anche se non pochi le sentono comunque risuonare in qualche modo, nella propria coscienza.

Se poi nei vari passaggi delle liturgie (maschili e femminili) si trovano frequentemente suggerimenti alla prudenza, alla necessità di formarsi correttamente, senza togliere assolutamente nulla alla necessità di osare, credo che sia opportuno tenerne conto e meditarvi bene, coscientemente, controllando più volte, con metodo, di non essere ancora spinti solo da pulsioni dominate da elementi passionali, più o meno cupidi.

Come ho ribadito tante volte, il nostro è solo un metodo di formazione e di “Lavoro” auspicabilmente influenzato dallo Spirito, in sintonia armonica con il nostro deposito eggregorico e docetico, per provare a riavvicinarsi alla Luce.

Non è una religione, né auspica di trasformarsi in qualche cosa del genere. Infatti, le rispettiamo tutte, purché rivolte a Dio in qualsiasi forma, con qualsiasi nome lo si voglia indicare, e poi indirizzate al bene più “luminoso”. La scelta d’adesione fideistica ad una religione, rimane intima, libera ed esclusivamente personale.

Ad ogni modo, concludendo, non sarà affatto male fermarsi ogni tanto e verificare con sé stessi, al di là delle fantasie, se qualche cambiamento evolutivo di personalità sia veramente avvenuto oppure no. È oggettivamente una cartina di tornasole indispensabile.

S⸫G⸫ H⸫ S⸫ G⸫ M⸫ Renato Salvadeo

L’articolo è contenuto nel numero di Ottobre 2019 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

Ogni individuo si caratterizza in funzione di esperienze e di molteplici, differenti azioni non sempre stabili o ripetitive.

Ne conseguirebbe l’ipotesi di strutture psicofisiche associabili a tendenze comportamentali abituali e definibili come variabili comportamentali anche decontestualizzate e non necessariamente legate a degli obiettivi.

CATEGORIE:

Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

Ricevi aggiornamenti sull’uscita dei nuovi numeri della rivista o sulle nostre iniziative direttamente nella tua email.