Festività e Lavori visti attraverso un po’ di alchimia e un pizzico d’astrologia

Le nostre feste, negli Equinozi e nei Solstizi, ci inducono spesso a prendere istintivamente in esame il clima e quindi le condizioni di caldo-freddo; ovviamente non è altrettanto immediato ipotizzare una possibile associazione con la simbologia alchemica del solve e del coagula. Però potremmo tentare di dare una “sbirciatina”.
In quest’ambito possiamo riconsiderare armonicamente le quattro festività massoniche (solstizi ed equinozi), i quattro elementi ed i segni zodiacali. Ovvero acqua e terra, collegati a Cancro e Capricorno; Bilancia e Ariete all’aria ed al fuoco. Non vanno per altro dimenticate le due energie che muovono l’universo, indicate nei riferimenti simbolici delle due colonne, in cui viene ripreso il concetto di “solve” (maschile, attivo) e di “coagula” (femminile, concretizzante, ricettivo); con i loro nomi, suggeriscono il concetto di iniziare l’azione tramite una forza dirompente e poi d’imbrigliarla, accoglierla per consolidare il tutto in un nuovo stato.
Similmente osserviamo anche il caduceo (sempre presente nei simboli del Tempio), con i due serpenti intrecciati su un’asta centrale, sia in ambito della tradizione greca, che in quella orientale (dove le due energie si intersecano nei punti indicati anche dai chakra). Il globo, sovente alato, all’apice del caduceo, suggerisce che queste due energie possano/debbano fondersi l’una nell’altra per consentire il raggiungimento di un apice “superiore, illuminante”.
Focalizzando l’attenzione sul tema dei quattro segni cardinali dello zodiaco, tenendo conto anche del senso etimologico, possiamo immaginare che rappresentino quattro porte. L’equinozio di primavera che nel nostro emisfero corrisponde alla rinascita della natura ed in quello opposto alla decadenza vitale, è collocato nell’Ariete, segno caldo-secco, solvente, positivo e maschile, in cui trova la sua esaltazione il Sole, mentre ha per signore Marte.
È quindi un segno importante, da cui l’impulso attivo del fuoco avrà conseguenze anche nella ricettività dell’elemento terra (ovvero nel segno seguente, freddo-secco, del Toro) e poi, a seguire, sul caldo-umido dei Gemelli, dando origine ad un nuovo ciclo vitale o, al termine, a uno simile ma speculare. È necessario tenere sempre presente il ribaltamento delle condizioni nei due emisferi; ciò per non cadere in inutili e devianti forzature, collegate con eccessiva superficialità a fenomeni naturali del luogo in cui si vive.
Infatti, è importante capire/intuire che i simboli, di solito, poiché proiettati ad interagire con l’illustrazione di ciò che non è materia, sono universali; quindi, devono essere interpretati con lo stesso metodo in ogni punto del globo. Similmente, possiamo provare ad indagare sul Solstizio d’Estate. Nel nostro emisfero corrisponde all’inizio della calura estiva, mentre nell’altro all’inizio del freddo e del gelo. Dal punto di vista astronomico, il Sole si trova nel punto più lontano dalla Terra. Tutto ciò accade in corrispondenza del freddo-umido che caratterizza il segno del Cancro, segno femminile, ricettivo, concretizzante, dominato dalla Luna.
È interessante notare come nello stesso periodo temporale, in entrambi i casi (nelle manifestazioni naturali dei due emisferi), pur in due modi diversi, venga rappresentata la concreta conservazione della vita. In uno, con la produzione delle sementi (in ambito apparentemente più dinamico e vitale) e nell’altro con la sola preservazione delle radici (in ambito apparentemente più immobile e non vitale).
Seguendo una traccia simile, potremmo poi dissertare sull’equinozio d’Autunno (Bilancia, caldo-umido, maschile, solvente, dominato da Venere) e sul solstizio d’Inverno (Capricorno, freddo-secco, femminile, concretizzante, dominato da Saturno).
Tutto ciò potrebbe portarci a rivisitare tre fasi alchemiche ben note, che per potersi realizzare in quelle complicate e difficili evoluzioni, hanno necessità del mantenimento ben vitale della componente spirituale.
Prendiamo in esame, per qualche istante, la Nigredo, l’opera al nero; è bene ricordare che senza un periodo di macerazione (più o meno lungo, a seconda delle personali necessità) l’iniziato non si evolve. Infatti, è necessario dissolvere l’incastellatura della personalità, senza escludere che ciò porterà a provare dolore (non ci piacerà scoprire cosa pensiamo e cosa facciamo), per capire chi siamo e cosa dobbiamo fare per tentare d’arrivare all’Albedo e poi ad un’energia positiva proiettata verso l’alto, come la Rubedo, dove una nuova personalità conseguente alla mutazione dello stato dell’essere potrebbe venire fissata (se avremo successo; ma non sarà facile riuscirci).
In un percorso iniziatico come il nostro non è affatto da escludere che la terna delle sequenze (o per lo meno qualche cosa che si riconduca alla dinamica delle fasi alchemiche) debba essere ripetuta più volte (una sorta di microevoluzione a ciclo continuo). A tal proposito, incuriosisce notare come le porte delle quattro feste corrispondano a sequenze ternarie. Infatti, possiamo notare una prima sequenza con inizio solve-Ariete, poi un coagula-Toro, quindi un nuovo solve-Gemelli.
Con il coagula-Cancro, inizia la seconda che prosegue con un solve-Leone ed un coagula-Vergine.
La terza inizia con un solve-Bilancia, poi con un coagula-Scorpione ed un solve-Sagittario. L’ultima inizia con un coagula-Capricorno, quindi con un solve-Acquario e con un coagula-Pesci. In effetti, si potrebbe anche dire che si inizia con l’input maschile nell’Equinozio, ma poi si trova il suo apice ricettivo, concretizzante, in un Solstizio.
Gli Equinozi, si caratterizzano per una base di partenza in equilibrio. Rappresentano sempre gli inizi di qualche cosa (da una condizione di equilibrio, l’azione complessiva inizia due volte, caratterizzata dall’elemento maschile-solve); non sono infatti degli apici concretizzanti, come i Solstizi (in segni caratterizzati dall’elemento femminile-coagula). Complessivamente, però, tutto si presenta in perfetta ed armonica ripartizione tra inizio-fine, maschile-femminile e solve-coagula.
A questo punto, sorge spontanea una domanda: cosa può essere la conoscenza di cui tanto si parla e si scrive?
Per una Iniziata che abbia percorso un tratto di strada sul sentiero scelto, una tra le diverse risposte potrebbe essere, ad esempio, che il corpo rimane sostanzialmente lo stesso, ma cambia il modo di vedere, di percepire la materia, in quanto l’intuizione e la presa di coscienza di altro, diverso da questa, modificheranno profondamente il punto di vista e quindi la consapevolezza di chi si è.
Ne conseguirebbe la necessità di non seguire solo le direttive materiali seppure, comunque, ineludibili per mantenere nella giusta considerazione anche le esigenze del corpo, in quanto determinanti per sopravvivere in quel livello di forma.
Ad ogni modo, nel tentare di ottemperare ai suggerimenti forniti dal nostro Rito, per arrivare alla cosciente certezza che c’è qualcos’altro oltre alla necessità di preoccuparci della salute, del lavoro, ecc., dovremo tenere presente che non potrà e soprattutto non dovrà essere una questione d’atti di fede. Si tratterà di verificare concretamente che qualcosa, diverso dalla materia, esiste ed è eterno ed immutabile. Per cercare di scoprirlo, sarà importante compiere una ricerca approfondita, così come suggerita dal V.I.T.R.I.O.L. Solo se si riuscirà a vedere/intuire le cose in maniera differente (progressiva creazione di una mentalità Tradizionale), si potrà pensare di tentare d’indirizzare le nostre scelte verso un obiettivo come, in particolare, il ritrovamento cosciente di un contatto (almeno piccolissimo, almeno una minuscola scintilla) con la Sorgente Divina. Se non si farà tutto ciò, sarà possibile che si sia sprecata la propria vita.
Infine, non dovremo sottovalutare l’importanza di trovarci insieme (maschi e femmine) nei lavori delle festività. Nel farlo, dobbiamo prendere atto (e non dobbiamo dimenticarcene mai) che maschi e femmine sentono e capiscono in maniera differente.
Le nostre essenze, anche a livelli diversi da quelli materiali, sono probabilmente caratterizzate in modo diverso (chissà, forse solo dopo un ritorno di tutta l’umanità verso le condizioni luminose originali, potrà probabilmente essere ritrovata una condizione “unica”, ma per ora è difficoltoso anche solo tentare d’immaginarlo).
Sta però a noi far sì (o per lo meno tentare) che questo rapporto binario divenga un valore aggiunto.
Altrimenti l’opposizione competitiva che trova così grande evidenza nelle passioni, non potrà essere evitata.
La nostra liturgia implica attività che possono riverberarsi sia all’interno che all’esterno di noi stessi; abbiamo quindi la necessità di essere concentrate quando si stanno compiendo i lavori, ma si deve continuare ad esserlo, anche quando siamo fuori dal tempio (prima e dopo, nella quotidianità).
Ci sono simboli e cose fisiche da tentare di capire attraverso analogie e convergenze; per tale motivo è necessario evitare che l’approccio rimanga a livello di lettura superficiale, descrittiva, altrimenti si corre il rischio di farci raccontare e di raccontare, a nostra volta, solo delle “favole” inutili e non di rado “devianti”.
Questo nostro Rito ci impone di non adagiarci su atti di fede ma di verificare tutto ciò che ci viene detto oralmente o tramite gli scritti; è importante trovare gli strumenti in noi stesse. Ad esempio, il concetto di spirito-anima-corpo deve essere verificato, altrimenti è solo un’ipotesi. Inoltre, quando ci si ritrova riuniti, è bene tenere presente che si compiono due cose contemporaneamente: si ha un collegamento universale attraverso la ritualità e, forse, si condivide l’intuizione di un istante con le sorelle ed i fratelli presenti su più piani.
Tornando all’argomento iniziale delle quattro festività, con le ciclicità ternarie, si hanno tre mesi di tempo per svolgere quelle ricerche interiori che, per ritenersi compiute dignitosamente, dovranno sempre dare riscontri concreti (quindi da verificare). A partire da questo Equinozio, daremo il via ad un nuovo ciclo con caratteristiche ed influenze decisamente particolari. Per il prossimo Solstizio, dovremo riuscire a raccontare (a noi stesse) quello che saremo state in grado di comprendere e di compiere.
Ovviamente, ogni ciclo deve essere compreso e “lavorato”, solo secondo le indicazioni simboliche presenti nei rituali e nel Tempio, evitando “mescolanze, inquinamenti” culturali e/o altre rituarie.
Concludendo, prepariamoci bene; poi forse, potremo festeggiare le prossime nozze alchemiche. Solo dopo che la calda aria della Venere diurna sarà stata accolta e consolidata nel terreno saturnino, potremo uscire dalla porta degli dei, consentendo, ancora una volta, la manifestazione armonica e luminosa della fusione alchemica rappresentata dall’esagramma.

 

Isabella

L’articolo è contenuto nel numero di Ottobre 2014 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

Riflessione simbolica e operativa sulle festività rituali legate ai solstizi e agli equinozi, con letture astrologiche e alchemiche intrecciate. Il testo propone una corrispondenza tra le fasi stagionali, i quattro elementi, i segni zodiacali e le tappe della trasformazione spirituale.

CATEGORIE:

Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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