Promemoria

Con metodo e ritmo opportuni, credo sia necessario ricordare a me stessa, come premessa per una riorganizzazione dei pensieri, i concetti del V.I.T.R.I.O.L. e dello stesso Tempio, inteso come spazio sacro, sia esterno ma anche interno. Aggiungerei una rivisitazione sul libero arbitrio e su come dipenda da noi scegliere coscientemente se subire gli aspetti positivi e negativi della vita, o se sia possibile conoscere come modificare gli avvenimenti.

Il simbolo del V.I.T.R.I.O.L. può essere considerato appunto un suggerimento base su come operare per riuscire a conoscersi; dunque, su come tentare di modificare il modo di pensare e, forse, su come mitigare gli aspetti che consideriamo negativi.

Insisterei sul fatto che è necessario capire come si è fatti, capire come è fatta la parte materiale, non tanto per contrastarla ma per andare oltre, trasformando le cose negative in un diverso equilibrio armonico.

Continuerei il promemoria, mettendo in elenco la necessità di comprendere, per quanto possibile, l’origine di una energia che comunemente definiamo negativa, magari collegandola erroneamente solo ad eventi materiali spiacevoli.

Ricordando, comunque, che in quei frangenti (anche se non siamo ancora in grado di capire il perché) è necessario evitare di reagire con azioni dettate dalle passioni, sommando altra negatività a quella di base che già ci caratterizza, ma bensì cercare di trarre aiuto dalla nostra coscienza e compensare la disarmonia; quindi, procedere con scelte derivate dall’energia positiva della nostra anima.

In questo modo, forse, si potrà mutare il proprio destino e non si sarà più costretti a subire completamente l’ineluttabile ottuso concatenarsi di un programma materiale e poco luminoso.

Nel ricordarmi che questi argomenti sono stati trattati molto frequentemente, negli anni, non dovrei meravigliarmi nel notare che è proprio nel metodo del Rito cogliere l’occasione per ritrovarsi e per tornare rinnovati sui contenuti degli stessi simboli, magari individuando improvvisamente ciò che era stato sempre sotto i nostri occhi ma che non riuscivamo a “vedere”, a causa dei veli che ottenebravano (e che in parte continuano a farlo) la nostra coscienza.

Infatti, la crescita individuale e naturalmente graduale che caratterizza le conseguenze dell’applicazione dei metodi insegnati in questo Rito, costituisce un concreto riscontro del riuscire a collegarsi efficacemente con sé stessi, nel tentativo d’esplorare ciò che non è solo materia.

Un inciso particolare dovrà poi riguardare le Sibille e di come, in quanto donne particolari, debbano trovare, riscoprire la sacerdotessa che è in loro.

Ricordo che anche attraverso il simbolo di purezza del nostro camice bianco, possiamo dedurre il suggerimento di come sia necessario ricondurci a comprendere il nero, le nostre ombre, in modo di poter tentare di attuare un processo di purificazione.

Ci si deve infatti concentrare sui propri difetti e non certo su quelli altrui. È necessario passare attraverso la rivisitazione delle vecchie sofferenze, metterle in una coppa e accettarle, così come bisogna ritrovare ed accettare la propria bambina interiore. Mettiamoci in guardia sul fatto che questo è un lavoro lungo e lento; ci vogliono anni per riuscire a pulire, anche solo un pochino, la propria pietra grezza.

Un compito delle Sibille è quello di purificarsi e di rigenerarsi per riuscire a mettersi efficacemente in contatto con il sottile.

Dopo essersi purificate, sia attraverso le scelte derivate da una progressiva, cosciente, comprensione, ma anche con le preghiere provenienti dalla parte più profonda del cuore, occorre poi produrre quelle azioni conseguenti che un poco alla volta, consentiranno di diventare “operative” nelle funzioni che sono loro tipiche.

A tal proposito, non dovrei dimenticare che la capacità di diventare operative, è correlata, conseguente, al manifestarsi di quella sorta d’intuizione che, durante il tentativo (negli anni) di elevarsi spiritualmente, consente di riuscire a rintracciare ed a focalizzare (almeno per qualche istante) delle scintille luminose di piani diversi da quello materiale.

Se ci penso un attimo, tenendo presente questi appunti, scopro che il simbolo di un fuoco che ognuna di esse conserva e cura, risulta meno “misterioso”.

Ovviamente mi riferisco al fuoco corrispondente ad ogni Sibilla, citato nelle parole del Rito; fuoco che non brucia, ma splende.

Sembrerebbe trattarsi di una scintilla che anela ad essere eterna, oppure al silenzio; è quindi un fuoco riscoperto dall’idea, dall’intuizione. Un fuoco generatore, che inizia e che trova particolare raffigurazione simbolica nella fiamma dell’Oriente, la quale racchiude la sapienza dei mondi sottili sopra e dentro di noi, ma che poi si riverbera, con colori e funzioni diverse (mantenendo però la stessa valenza originale) sia nelle posizioni della triade, che in tutte le altre funzioni chiave.

Ecco allora che ritorna prepotentemente la necessità di ripensare allo spazio sacro e di come sia necessario individuarlo e percepirlo, sia esteriormente, sia interiormente, attraverso guizzi d’intuizione.

Ovviamente, come ci è stato continuamente insegnato, ciò è possibile solo dopo aver ottemperato diligentemente, non solo a livello d’Apprendista, alle molteplici indicazioni fornite dal simbolo della squadra.

Per quanto riguarda lo spazio sacro esteriore, poiché lo si rende idoneo anche attraverso le azioni (prendiamo ad esempio l’acqua, l’incenso e non certo meno importante, il triangolo protettivo, ove previsto), dovrei ricordarmi di essere sempre concentrata e precisa negli atti.

 

Isabella

L’articolo è contenuto nel numero di marzo 2015 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

Il V.I.T.R.I.O.L. come chiave di trasformazione interiore e comprensione della dualità luce-ombra. La purificazione non consiste nel rigetto della materia, ma nel riconoscerla e trasmutarla. Il libero arbitrio implica la scelta tra reazione passionale e azione cosciente. Le Sibille, custodi del fuoco interiore, percorrono un cammino di rigenerazione graduale che conduce all’operatività nel sottile. Lo spazio sacro, interiore ed esteriore, si manifesta solo dopo aver onorato la disciplina simbolica.

CATEGORIE:

Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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