Alcune Riflessioni su V.I.T.R.I.O.L.

“Visita Inferiora (interiora) Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem”

“Penetra nelle viscere della Terra e, percorrendo il retto sentiero, scoprirai la pietra che si cela ai tuoi occhi”.

L’acrostico Ermetico, raffigurato così abilmente da Basilio Valentino, si propone allo sguardo ansioso del Recipiendario nello stesso momento in cui, spogliato del denaro e dei metalli, prepara sé stesso al distacco della vita profana.

V.I.T.R.I.O.L. spicca a lettere d’oro sulla parete nera del Gabinetto di Meditazione sovrastando i Simboli di morte come un misterioso messaggio.

Visita Interiora Terrae: l’uomo, materia prima o pietra grezza, deve agire sulla parte più pesante che lo imprigiona.

Instancabilmente, indagando senza pietà nelle pieghe più profonde del suo Sé, quasi alla soglia dell’Inferno dantesco, ove tutto è angoscia e paura,

opererà, seguendo esattamente il procedimento dell’Alchimista, la separazione del puro dal misto.

L’essere umano è un paradosso, sostengono gli esponenti del pensiero moderno. Non hanno tutti i torti, Accoglie in sé Materia e Spirito, la cui simbiosi è causa di drammatici conflitti in un continuo susseguirsi di momenti contrastanti. Il dolore si presenta, nella dimensione umana, come unica soluzione alla crisi esistenziale che lo tormenta. Le ferite che egli porta sul suo stesso corpo sono laceranti e liberatrici ad un tempo.

Rectificando: nel crogiolo, la trasmutazione continua. La pietra grezza subirà un secondo intervento ad opera dell’acqua.

La soluzione o diluizione del misto: il dissolvimento delle sue impurità.

L’acidità del dubbio e delle contraddizioni che si sviluppano, gli impone una scelta.

In realtà si tratta di un combattimento che ogni sforzo possibile nel tentativo di comporre due opposte forze essenziali nella ricerca dell’equilibrio.

Invenies occultum lapidem: i Liberi Muratori non aspirano all’oro degli Alchimisti, né al dominio dei segreti della Natura, né all’elisir di lunga vita.

Il fuoco centrale dei massoni è riposto nella Stella a cinque punte che s’innalza splendente sopra il Trono del Maestro.

La lettera “G” incisa su di essa indica Virtù Generatrice e Geometria. Tutto ciò che è fatto nei nostri Templi deve essere geometricamente perfetto.

La forza della dottrina massonica, che ha superato periodi di gloria e di soffocamento senza scalfirsi nella sua essenza profonda, è data dal fatto che essa assume un linguaggio comune per la specie umana. E che questo linguaggio è fatto per “chi ha orecchi per intendere”. Ed a costoro è dato percepire ciò che ad altri sfugge senza rimedio.

Perché una è la via della Conoscenza, della scoperta e dell’affinamento (Rectificando) profondo di sé medesimo (Visita Interiora Tua) e della risonanza col TUTTO (Invenies Occultum Lapidem).

L’interpretazione, quindi del V.I.T.R.I.O.L. deve seguire una duplice strada: la prima in senso alchemico per chiarire ciò che ha a che fare con il vetriolo con gli altri scritti e simboli del Gabinetto di Riflessione; la seconda in senso filosofico per cercare di spiegare il significato della frase che si legge nel disegno, mettendola in relazione con gli elementi costitutivi dell’uomo.

La scritta V.I.T.R.I.O.L. nel Gabinetto di Riflessione sta fra i simboli alchemici del sale e dello zolfo, simboleggianti rispettivamente, il primo, il principio di

ogni corporeità, la materia prima del nostro mondo, ed il secondo, lo spirito, tra il corpo e la mente. VITRIOL sta quindi tra la materia e lo spirito, tra il corpo e la mente; la sua azione dissolvente e trasformatrice tende a distruggere il corpo, la materia, per trasformarli nello spirito, nella mente.

Gli alchimisti tra i quali Basilio Valentino, furono scienziati e filosofi che, per necessità di difesa, dovettero circondare la loro azione con un linguaggio ermetico, basato su simboli, allegorie e formule incomprensibili ai non iniziati; perché essi erano degli Iniziati, che continuarono a lavorare per la realizzazione della Grande Opera, cominciata molti secoli prima, da Ermete Trismegisto, considerato il più grande saggio di tutti i tempi, fondatore della religione egiziana ed il primo filosofo che insegnò le scienze occulte, cioè la conoscenza dell’uomo, della natura, di DIO.

L’alchimia fu lo scudo dietro il quale essi si ripararono per non incorrere nelle magie sempre più fitte della repressione della Chiesa di Roma. Nel clima di persecuzione, instaurato dopo l’anno Mille, i seguaci delle scuole iniziatiche risolsero di proseguire la lotta contro il Papato, oppressore della libertà di pensiero, di ricerca scientifica e di ricerca delle verità che fossero in contrasto con i dogmi che gradualmente venivano proclamati.

Molti iniziati entrarono nelle corporazioni dei costruttori dei templi, altri trovarono rifugio nei monasteri, altri ancora, forniti di disponibilità economiche, si ritirarono nel silenzio delle loro torri e ville isolate, rinnovando in segreto le antiche iniziazioni sotto il nome di Ermetismo.

Ermetismo, ufficialmente, significava ricerche alchemiche; ma in realtà gli iniziati studiavano alla luce della Gnosi, dichiarata eresia, i manoscritti del passato salvati dalle distruzioni, e le fasi dei delitti commessi dal Papato, con la soppressione degli ordini cavallereschi ed iniziatici e con la distruzione di intere biblioteche.

Visita interiora Terrae: è la prima fase, un invito che diventa imperativo alla ricerca interiore, è il “conosci te stesso”. Un uomo che conosce perfettamente sé stesso conosce tutta la natura e si conquista dei poteri che in lui erano latenti.

Rectificando: è la seconda fase, l’azione risanatrice, lavoro potente e costante la cui riuscita è riservata agli animi forti e sinceri.

Nel simbolismo muratorio esso corrisponde alla paziente levigazione della pietra. Tramite questa opera di purificazione avviene la rigenerazione dell’uomo, spirituale, animica e fisica.

Nella Divina Commedia questa fase risanatrice che monda dalle brutture l’essere umano è simbolizzata nel “Purgatorio” e Dante, giunto al termine di questo secondo viaggio dice di essere:

Rifatto sì, come piante novelle

Rinnovellate di novella fronda

Puro e disposto a salire alle stelle.

Non altrimenti suonano le parole di Gesù di Nazareth nel colloquio con Nicodemo: “In verità ti dico che se uno non nasce di nuovo, non può vedere il Regno di DIO”.

L’uomo è un microcosmo nel quale sono potenzialmente, o in embrione, contenuti tutti i poteri, le essenze, i principi e le sostanze del macrocosmo.

Qualunque cosa che appartenga alla sua costituzione può svilupparsi, crescere e trasformarsi.

V.I.T.R.I.O.L. compare nel Gabinetto di Riflessione quando simbolicamente l’uomo è già nel cuore della terra, è solo con sé stesso e sta attuando quel processo di trasformazione che lo renderà alla nuova vita massonica.

La visita che egli è esortato ad effettuare è sia una visita all’interno di sé stesso per meglio conoscersi, sia una visita all’interno delle cose per meglio conoscere struttura ed essenza.

In altre parole, l’uomo si deve porre in armonia con la materia, con la natura: tramite questa armonia e sintonia fra sé stesso e la materia avviene la trasformazione di entrambe le cose.

Questo è il metodo che l’alchimista usava per procedere sulla strada della iniziazione ed è questa eredità che la Massoneria ha inteso raccogliere scrivendo V.I.T.R.I.O.L. nel Gabinetto di Riflessione.

È su questa duplice strada che vorremmo attirare l’attenzione: la possibilità e il dovere che ha l’uomo massone di conoscere sé stesso e di conoscere l’essenza delle cose, di trovare quelle leggi universali che regolano ogni tipo di vita e la cui scoperta porta al possesso della “pietra filosofale”, alla trasmutazione dei metalli vili in oro ed alla partecipazione attiva ed armonica

con le forze della creazione.

La visita all’interno della terra, sia che si intenda con questo termine “sé stesso”, sia che s’intenda l’elemento naturale, implica in ogni caso la conoscenza successiva e la possibilità da parte dell’uomo di operare sulle forse primordiali rettificando gli elementi stessi.

In sintesi, V.I.T.R.I.O.L. rappresenta nel sistema alchemico l’operazione al nero, cioè la prima morte trasformata nella morte cosciente e l’automatica autorigenerazione di un veicolo materiale più perfetto e atto a permettere un agile cammino sulla strada iniziatica.

Si tratta di un’autodistruzione e di un’autorigenerazione che presenta molti pericoli, il più grave dei quali potrebbe essere la dispersione delle forze che compongono l’individualità dell’uomo.

Gli egiziani mettevano anche in guardia in questa operazione, l’anima poteva venir assalita dai 42 Dei che l’avrebbero fatta a pezzi con i coltelli.

“O voi che avete l’intelletti sani mirate la dottrina che s’asconde sotto il velame delli versi strani.” (Dante Alighieri).

Cirino

L’articolo è contenuto nel numero di giugno 2015 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

V.I.T.R.I.O.L. è la formula che introduce l’iniziato all’opera alchemica della trasformazione interiore. Visitare l’“interiora Terrae” significa confrontarsi con il proprio caos, sciogliere le impurità, rettificare il sé attraverso dolore, dubbio e disciplina. Il cammino trasmutativo, simile al processo alchemico e alle tappe dantesche, culmina nella rinascita spirituale. Al centro, la pietra occulta non è l’oro fisico, ma l’equilibrio tra materia e spirito, tra conoscenza di sé e armonia con il cosmo. La massoneria eredita questa sapienza ermetica e la iscrive nei simboli del Gabinetto di Riflessione come invito all’Opera.

CATEGORIE:

Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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