Le due colonne collocate all’ingresso del Tempio, potrebbero simboleggiare anche i due principi antagonisti e complementari che albergano nell’uomo: il sole e la luna, il maschile ed il femminile, il caldo ed il freddo, il giorno e la notte, l’attivo ed il ricettivo, ecc.
In relazione ad esse, quelli che sono considerati i loro corrispondenti nel Tempio, ovvero i Mistagoghi, possono attivare la liturgia prevista, congiungendo le rispettive funzioni, tramite l’esecuzione rituale, con quelle del Venerabile Maestro che è associato al principio luminoso, ovvero l’Oriente, il centro energetico, spirituale, equilibratore.
Senza l’emanazione proveniente dall’Oriente, le energie associate al principio solare e lunare non solo non potrebbero provare a contribuire nell’invocare armonicamente un contatto spirituale con il Supremo Artefice dei Mondi, attraverso l’accensione del Settenario, ma molto probabilmente, considerando la loro naturale predisposizione antagonista, si potrebbero fare addirittura la guerra. Visto in un’ottica interiore, l’iniziato, attraverso la meditazione e la preghiera, nel tentativo di conoscersi, dovrebbe intuire cosa sono, come si manifestano e come si muovono all’interno di sé stesso i due Mistagoghi (corrispondenza interiore della propria personalità, rispetto a ciò che si attiva esteriormente nel Tempio). Se uno è attività, l’altro è ricezione, se uno è azione, l’altro è riposo; durante la vita quotidiana siamo sempre in contatto con queste due forze. C’è continuamente un impulso che ci spinge a fare ed un altro che ci spinge a riposare; riposo e/o ricezione che permette l’accumulo di energie necessarie per tornare all’azione. Il problema può essere rappresentato dal disequilibrio, dalla forzatura di un principio rispetto ad un altro; cosa frequente nella realtà non solo profana. Come fare per porvi rimedio? Credo esista solo un modo, ovvero, la ricerca del centro, del Sé silenzioso rappresentato dal terzo lume, dall’Oriente. Mi rendo conto che spesso e volentieri ho confuso dentro di me la calma, la ricettività, la notte del principio lunare con l’Oriente; trovandomi in uno stato di rilassamento, mi convincevo erroneamente di aver trovato il centro, mentre probabilmente ero in contatto, magari anche solo parziale, con la figura del secondo Mistagogo interiore. Altre volte invece, avendo raggiunto un accettabile livello di concentrazione mi fossilizzavo, senza comprenderlo, nel principio solare; in quei momenti, di certo, il mio Triangolo interiore era tutt’altro che equilatero, tutt’altro che armonico, ed ovviamente l’Oriente mi “sfuggiva”.
Per accendere, interpretare il Rito, quello vero, cioè quello interiore, ritengo imperativo saper riconoscere, muovere, attivare le predisposizioni cosiddette solari, come la volontà, la concentrazione, la forza, e quelli lunari, come il rilassamento, la ricettività, l’abbandono, la leggerezza, ma anche la concretezza.
Durante le “visioni meditative”, in una danza tra intuizioni, interpretazioni di corrispondenze simboliche, di ricordi, di pensieri, di parole, di azioni reali, difficile da spiegare, si potrebbe anche provare a far “parlare” i due Mistagoghi interiori, secondo i ritmi ed i modi suggeriti dai rituali e quindi anche ad immaginare di far muovere questi corrispondenti spirituali del sole e della luna, seguendo il cammino dei serpi, per raggiungere il Venerabile Maestro.
Allora e solo allora (in questa sorta di psicodramma ricostruito con la mente e col cuore) l’Oriente vero e proprio “gestore” delle energie interiori, potrebbe ordinare l’accensione di quei sette lumi (atto di somma importanza, forse secondo solamente a quello dell’Invocazione) che potrebbero sancire, dentro di noi, anche tramite un atto di volontà, una sorta di (desiderato) ritrovamento del contatto con i piani riconducibili allo Spirito.
Ovviamente, tentare di mettere in pratica tutto ciò (ovvero, uno psicodramma dove si è osservatori di se stessi, contemporaneamente dentro e fuori, in un continuo rapporto di osservazione macro/micro, sicuramente utile per chi abbia abbastanza “facilità” nel mettere in campo questo tipo di esplorazioni intuitive), è forse possibile, solo cominciando ad indagare interiormente, a conoscersi, a rettificarsi, ed auspicando, con volontà luminosa, di riuscire a farlo progressivamente, sempre di più e meglio (V.I.T.R.I.O.L.).
Luca M.
L’articolo è contenuto nel numero di novembre 2015 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
Nel Tempio interiore, le due forze complementari — solare e lunare — devono essere armonizzate dal principio centrale, rappresentato dall’Oriente. In ogni essere umano agiscono spinte opposte: attività e riposo, volontà e ricettività. Quando una di queste prevale sull’altra, nasce il disequilibrio. Solo il centro, simbolo del Sé, può riordinare le energie, accendendo simbolicamente il Settenario. Il vero Rito si realizza nella coscienza, quando le due forze interiori si muovono in sintonia verso il centro, come due Mistagoghi che ascendono al Maestro. Questo percorso esige conoscenza di sé, ascolto profondo e disciplina spirituale: è il cammino del V.I.T.R.I.O.L., volto alla reintegrazione e al contatto con lo Spirito.
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
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