Fondamento del Rito è sapere che nel mondo fisico si producono gli effetti e nel mondo metafisico si creano le Cause, per cui nulla si verifica nell’al di qua se prima non si sia prodotto nell’ordine invisibile.
Attraverso il Rito il mondo superiore viene mosso dall’impulso del mondo inferiore e viceversa. Nella “Tavola di Smeraldo” è detto: “Ascende dalla Terra al Cielo e ridiscende in Terra raccogliendo la forza delle cose superiori e delle inferiori”.
Da ciò deriva la indispensabile presenza nell’operatore delle qualificazioni originarie di legittimità e di autenticità che garantiscono la validità del Rito e preservano la comunità da danni causati da interventi di forze sconosciute e indesiderate o da liberazione di forze infere incontrollabili.
Il Sacrum non può essere manipolato impunemente. Scopo del Rito è la ripetizione delle leggi della Natura quale mimesi dell’Ordine Cosmico, che consiste nel reiterare il mistero della divinizzazione dell’uomo, della generazione sovrannaturale e trascendente di un dio in relazione all’esperienza della morte mistica e della rinascita.
Il Rito mantiene sempre il collegamento con l’Ordine divino riaffermando evocativamente nel mondo inferiore una catarsi.
A tale proposito diviene chiaro ed inequivocabile nella tradizione egizia il dramma il Osiride, dio dei Riti, in quanto Egli stesso subisce il sacrificio a seguito del quale compie il viaggio nell’altro mondo, passando il fiume che porta ad Occidente e conoscendo il mistero “dell’altra Terra” della quale diviene Re.
La sua rinascita ad opera dei riti, rende Osiride dio dei vivi e dio dei morti.
Il Rito è essenzialmente azione atta a determinare Cause nell’Ordine invisibile produttrici di effetti nell’ordine visibile.
Il Rito non è un atto religioso se per religione intendiamo un complesso di norme dottrinali. Esso è piuttosto una azione necessitante e determinante sulle influenze spirituali delle forze invisibili degli stati superiori e degli stati inferiori.
Nella tradizione Aria, in quella Greca, in quella romana e in quella dell’estremo oriente, soltanto il rito era importante e la religione era definita con le pratiche rituali.
Il sacrilegio e l’empietà si concretizzavano nel trascurare i riti piuttosto che nella negazione della dottrina.
È caratteristica dell’età dell’Oro la concezione del diritto paterno, del culto del fuoco, della verità, dell’amore, del regime delle caste, della simbiosi tra l’ordine divino e l’ordine umano…
Sebastiano Caracciolo