Chiedo preventivamente scusa in tutta umiltà, poiché questo scritto rappresenta più uno stream of consciousness, che un insieme organizzato e coerente, più un grido di allarme, che un discorso razionale e coerente. Ma così lo sento e così, a costo di mettere a dura prova la vostra pazienza, a voi lo offro.
Il 06 giugno 2008, nella trasmissione televisiva “Enigma”, il giornalista Corrado Augias intervistò il grande Sacerdote Esorcista Gabriele Amorth sul tema dell’esistenza, o meno, del Male, o, più propriamente del Male quale entità spirituale effettivamente esistente ed operante nel mondo.
Era presente anche un azzimato, giovane e chiaramente potente, monsignore di Curia, il quale beffeggiò per tutta la trasmissione l’anziano esorcista, affermando apertis verbis che, nella chiesa moderna, il Male, il Diavolo, Satana, dovessero essere considerati quali ipostasi del male, che ognuno di noi compie e vede compiere ogni giorno. Insomma, il monsignore pretendeva che fosse tutta “roba” psicologica, priva di autonoma sostanza e che l’Inferno esistesse solo come luogo della coscienza e non quale effettiva parte del creato.
E malgrado quasi ogni pontefice romano abbia costantemente ribadito l’esistenza del Male, tali posizioni hanno quasi unicamente generato commenti rispettosa mente divertiti, su queste posizioni deliziosamente medievali che i vari Papi, quasi per dovere d’ufficio, si sentivano in dovere di perpetuare nell’evo moderno.
In altre parole, la corrente totale delegittimazione della sfera spirituale, dell’intangibile, del-l’invisibile, ha da lungo tempo raggiunto anche il tema dell’esistenza del Male.
Nell’ottica di questo scritto non siamo interessati alla fondamentale diversità tra Cristianesimo ed Ebraismo sulla natura del male. Essa è conseguente alla differenza tra le due rivelazioni, antropomorfica la prima, cosmogonica la seconda. Ove la Cristianità, che utilizza il veicolo soteriologico del D-o-uomo tende ad antropomorfizzare anche il Male, l’Ebraismo ritiene che nella Creazione D-o abbia formato due realtà: quella della santità, che conduce alla unione con l’Ein Sof e quella dell’altro lato, il Sitra Achra, che genera il Male.
Il punto comune, però, risiede nel fatto che il Male esista quale entità autonoma e nemica del genere umano e che esista un “luogo” spirituale ove le anime soffrano per i propri peccati.
Fatto questo che, anche fra coloro i quali si dichiarino credenti, possiede oggidì un impatto spirituale, un’influenza sul comportamento quotidiano, quasi inesistente.
Mi spiego con maggiore chiarezza: anche fra i credenti modernamente ci si comporta bene perché è la cosa giusta, responsabile, civile, cristiana da farsi, non perché si abbia timore di D-o. Il timore di D-o. Yirat Adonai.
REISHIT CHOCKHMAH YIRAT ADONAI – Principio della saggezza è il timore del Signore (Salmo 111, 10).
Qualcosa che non possediamo più; anche quando compiamo il Bene non temiamo più il Creatore.
Eppure, la nostra Fede è teologicamente fondata, nella rivelazione Giudaico-Cristiana, sul dualismo Timore-Amore di D-o.
Ma noi non abbiamo più timore di Dio e quando la terra trema e spazza via la “culla” di San Benedetto (Patrono d’Europa) a Norcia, pretendiamo che D-o non vi abbia nulla a che spartire e ci scagliamo con ferocia contro chi, seguendo una tradizione secolare, lo legga come un segno divino.
Anzi, porzioni importanti dell’establishment religioso affermano che “è tutta colpa dell’uomo” che “D-o non ha nulla a che fare con i fenomeni naturali.”
Non voglio qui commentare la portata blasfema di una tale visione (l’Onnipotente senza potere, eventi che accadrebbero al di fuori della Infinita Divina Volontà), comune ormai, purtroppo, a troppe braccia strappate ad una gloriosa carriera agricola e paracadutate (a beneficio di colui che tanto non esiste) nella posizione di pastori di anime. Come disse Louis Pasteur, “Mezza conoscenza è peggiore dell’ignoranza” e questo potrebbe essere il motto dell’uomo moderno, nella sua arroganza.
E quale migliore situazione ci potrebbe essere per il Principe delle menzogne, che di operare in un contesto storico ove le persone neppure credono che il Male esista? Quale migliore condizione di quella in cui i pochi che ancora credono e temono il Male sono additati come svitati, oscurantisti, bigotti, ignoranti, o peggio.
Come deve essere soddisfatto il Male in un tempo dove i pushers, gli happy hours, la teoria del gender, lo star system ed in gene-re gran parte della cultura mainstream fanno a gara per rovinare le persone, senza che ci possa neppure opporre, senza essere bollati od ostracizzati?
È questo il significato del libero arbitrio.
È riconoscere l’esistenza del male dentro di noi nonché quella del Male esterno a noi, costituisce l’altra faccia del timore di Dio.
Dobbiamo (se vogliamo) compiere il bene per-ché amiamo D-o, ma anche perché abbiamo timore di Lui, perché “Buono e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore.” (Salmo 102,8).
Lento all’ira, ma non privo di ira e chi pensi che il Creatore, con un battito di ciglia, non possa cancellarci dall’Universo, come la modernità in grande maggioranza ritiene, mi sembra molto lontano dalla tradizione di Fede, sia Ebraica, che Cristiana.
Questa è la funzione del Male, cioè di rendere significativa, pregnante, fondante, la nostra scelta di fare il Bene.
Se fosse in nostro potere di vedere con i nostri occhi il vero volto del Male, l’inferno, ovvero la gehenna, chi sano di mente sceglierebbe di fare cose cattive, o malvagie?
E qui, dopo questo accorato appello al recupero nelle nostre vite del timore di Dio, che non rappresenta nulla di medievale, o di ignorante, ma che, al contrario, costituisce un pilastro necessario della Fede, vorrei sottolineare un altro aspetto strutturale e qualificante della tradizione Giudaico-Cristiana, l’utilizzo della ragione, della logica formale, quale elemento necessario e discriminante della Fede stessa. Per essere chiari per l’Islam non è così, come pure accade, a ben guardare, anche per i Luterani e non vi è nulla di male in questo. Ciò che è male è di non studiare con sufficienza noi stessi e la tradizione cui professiamo di appartenere, tanto da non comprendere neppure i fondamenti della nostra Fede.
Da qui l’importanza epocale, che agli stolti delle cancellerie europee e comuni tarie cagionò grande irritazione, del famoso discorso di Ratisbona, quando l’occidente lasciò solo Papa Benedetto a rivendicare questa peculiarità della Fede.
In questa epoca di menzogna continua, di notizie ed immagini contraffatte, di tentativi conti-nui di obnubilare la nostra mente a servizio di pochi burattinai, la logica e la razionalità devo-no essere per noi ciò che il bisturi rappresenta per il chirurgo, cioè un efficace strumento per dividere la parte sana da quella malata.
Se i conti non tornano, non siamo noi ad essere in errore, c’è qualcuno che ci sta propinando i numeri sbagliati.
Se le cose che vediamo ed udiamo, magari occultate sotto una patina di credibilità e di buone intenzioni, non hanno senso, è perché qualcuno fa le pentole ma non i coperchi.
Il Male non proclamerà mai di essere tale, si presenterà sempre ammantato di falso Bene. Risulta quindi imperativo utilizzare questo strumento unico che l’uomo possiede, il cervello, per leggere correttamente il fiume di falsità che vengono quotidianamente somministrate da chi realmente gestisce il potere a livello mondiale.
Secondo la Kabbalah, l’anima Divina dell’uomo, ciò che rende l’essere umano diverso dal resto del creato, ciò che lo rende “immagine divina” deriva “da una parte in alto di D-o,” dalla divina volontà e saggezza.
Anche il vero amore per D-o, secondo lo stesso insegnamento, nasce dal “cervello,” dalle tre sefirot superiori, in altre parole dalla nostra capacità di intuire, razionalizzare e comprende-re.
Non dalle nostre emozioni, le middot, che reagi-scono ad un corretto utilizzo delle ChaBaD, accendendo il nostro cuore dell’amore divino. Quindi, la nostra parte divina, “l’immagine” che noi rispecchiamo, è quella “in alto” di D-o e noi abbiamo un obbligo preciso di mantenere la nostra mente attenta e concentrata e, soprattutto, ben disciplinata, anche attraverso lo strumento della meditazione.
Un atteggiamento mentale supino, letargico, che accetti passivamente ciò che il mondo materiale cerca di descrivere come la “realtà,” ovvero la “normalità,” comporta di aver già perso la battaglia in partenza. Non si può davvero essere “buoni,” “giusti,” “in comunione con D-o,” se, in primo luogo, non si difenda vigorosamente la propria mente dalle mille insidie del quotidiano, dalle manipolazio-ni continue degli eventi, dagli attacchi alle nostre umane debolezze che gli esperti di marketing (che operano ormai in tutti i settori, a cominciare dalla politica) congegnano ogni giorno con più baldanza.
Non si può distinguere tra Bene e Male, tra Verità e Falsità, senza l’utilizzo rigoroso della razionalità e della logica, soprattutto in un tempo in cui il Principe della Menzogna circola indisturbato, in piena vista di un’orda di ciechi, o al massimo di orbi (incluso chi scrive).
Menkaura
L’articolo è contenuto nel numero di dicembre 2016 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
Come deve essere soddisfatto il Male in un tempo dove i pushers, gli happy hours, la teoria del gender, lo star system ed in genere gran parte della cultura mainstream fanno a gara per rovinare le persone, senza che ci possa neppure opporre, senza essere bollati od ostracizzati?
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
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