Nell’epoca in cui viviamo, vista l’impronta materialistica, scientifica e tecnologica che caratterizza la cultura occidentale, una disciplina quale la meditazione viene spesso sottovalutata o, peggio, catalogata come futile perdita di tempo. Tale idea, sommata al vortice frenetico di impegni da cui siamo quotidianamente trascinati, non fa che accentuare il già ampio distacco che l’era odierna impone dal nostro essere spirituale. Ben sa invece chi ha intrapreso un reale percorso iniziatico quanto la disciplina mentale sia importante per l’educazione individuale quale modo per tornare a rapportarsi col proprio Sé più profondo e trascendente. La meditazione è una vera e propria tecnica capace di svincolare pian piano l’organo celebrale dai sensi ripristinandone l’uso corretto e permettendo così all’individuo di permanere in uno stato di “silenzio” interiore e nel quale possa quindi palesarsi l’esperienza del mondo spirituale. La capacità di meditare è una conquista ardua soprattutto per l’uomo occidentale che, diversamente da quello orientale, ne è culturalmente disabituato. Al di là del personale metodo di sviluppo in grado di apportare un adeguato dominio del pensiero, la concentrazione prima, e la meditazione poi, sono da considerarsi prerogative indispensabili per chiunque intenda intraprendere un sano percorso di ascesi, altresì si corre il rischio di divenire visionari, facili prede di illusioni, fanatismo o peggio inconsapevolmente assoggettati alle forze ostacolatrici e contro-iniziatiche. Esercitandosi con costanza e perseveranza nel mantenere l’attenzione su di un determinato oggetto, inizialmente per pochi minuti e cercando poi di sviluppare tale capacità espandendola ad ogni mansione quotidiana, potremo via via imparare a dominare il consueto divagare della mente, mantenere quiete ed equilibrio interiore ed entrare così in contatto con il mondo sovrasensibile.
La meditazione è quindi un processo di educazione, o di autoeducazione, evocato e ricercato dalla naturale predisposizione dell’uomo volta alla ricerca interiore, di conoscenza e ricongiungimento con il proprio Sé, punto che presuppone quindi l’idea che ogni essere umano sia dimora di un’entità spirituale cosciente che si esprime nel mondo della manifestazione attraverso gli stati emozionali e mentali correlati agli stimoli corporei. La meditazione è quindi una tecnica capace di farci ritrovare il contatto con la nostra anima attraverso il dominio dei sensi e la disidentificazione dalla corporeità cui siamo assoggettati. L’educazione del pensiero sgorga naturalmente verso uno stato dell’essere fiorente di una nuova consapevolezza interiore capace di riconoscere e discernere gli istinti, conscio e desideroso di asservire una più elevata finalità e delle conseguenti responsabilità che ciò implica. Tale percorso di perfezionamento interiore eleva l’individuo dalla massa in un processo irreversibile, la perduta ignoranza darà un peso maggiore alle nostre azioni che necessariamente dovranno essere dirette da un amore altruistico, svincolate dall’egoismo e intrise di un’innocenza che andrà dolorosamente conquistata. La reintegrazione con il Divino è un processo a cui volge ogni anima, tale è il fine delle esperienze vissute lungo il corso delle rinascite, un’autocosciente e libera riunione con il Padre nell’armonia delle Sue leggi. Il risveglio del Sé e la sua manifestazione creativa nel mondo avviene poco per volta nell’acquisire consapevolezza della nostra originaria natura attraverso il ripristino delle qualità insite in ognuno di noi, attraverso la meditazione e le esperienze della vita, impareremo a vivere sentimenti quali sofferenza, desiderio, brama per ciò che devono essere, ossia metodi di insegnamento, di correzione, di elevazione di emancipazione dall’involucro corporeo fino a percepirlo per ciò che è, un vestito, una guaina ma non l’Essere il cui centro di coscienza non sta nel regno materiale ma in quello spirituale. Mediante l’esercizio costante della meditazione, associata allo studio e alle esperienze che la vita ci mette a disposizione, si potrà cominciare a percepire il rapporto e l’interazione delle proprie energie con quelle della natura e di tutti gli esseri rompendo il guscio dell’individualità, la mente altro non è se non la chiave che può portare l’uomo moderno alla comprensione della trascendenza nonché lo strumento affinché essa si manifesti.
Con il progredire dell’evoluzione umana la sfera mentale ha via via preso naturalmente forza e dominio sull’essere spirituale, orientandolo ed assoggettandolo con forza sempre maggiore agli stimoli fenomenici corporali, creando in tal modo un vero e proprio squilibrio interiore, una lotta, una scissione tra desiderio dell’animo e del corpo. Il ripristino del giusto orientamento dell’individuo, basato quindi sulla sua vera natura, ossia quella trascendente e non corporea, vedrà uno sviluppo ed un’espansione di coscienza prima impensati, e la fruizione di chiavi un tempo inaccessibili.
Il desiderio che spinge alla conoscenza e il necessario sforzo affinché questo avvenga saranno il motore verso la nostra autocoscienza, la meditazione il mezzo, la mente lo strumento. Tale indirizzo è un vero e proprio riorientamento delle nostre energie che andranno volte dall’esterno all’interno e quindi dalle manifestazioni alle forze da cui vengono mosse, ossia dal mondo delle manifestazioni a quello delle cause. Imparando a trascendere la dualità nonché la scissione che le forze sensibili esercitano in noi potremo volgerci verso una reintegrazione libera e autocosciente con l’Uno.
Tale percorso necessita di tempo, disciplina e pazienza, il reale sviluppo interiore non avviene da un giorno all’altro, nè in modo improvviso, ancor meno miracolosamente ma attraverso vari stadi, in modo ordinato, in un susseguirsi di impercettibili modificazioni, piccoli dettagli prima invisibili che man mano arricchiranno il mondo che ci circonda, compenetrandolo. La meditazione non è quindi né una forma di preghiera né un atto passivo come molti erroneamente credono, ma uno stato attivo e recettivo di coscienza, mediante il quale il Divino può rivelarsi in noi. Il processo meditativo si sviluppa in varie fasi o step quali: la concentrazione, l’atto di focalizzazione mentale, la meditazione, ossia la focalizzazione prolungata e sfociante nella contemplazione, un percepire puro che agisce direttamente sull’anima recante illuminazione e ispirazione; tale è il percorso che conduce alla riunione con la Divinità, attraverso una conoscenza diretta e acquisita.
La fase iniziale, quindi la pratica della concentrazione, è uno step fondamentale per acquisire il controllo mentale necessario al successivo sviluppo, imprescindibile da un sincero desiderio di ascesa, un’aspirazione che deve essere talmente forte da non lasciare che lo scoraggiamento impervi se i risultati non saranno immediati poiché, per fruirne, è fondamentale avere costanza e pazienza.
Con tale pratica si svilupperà in noi una nuova consapevolezza, saremo desti e recettivi ai fenomeni, alle vibrazioni, alle forze che ci circondano scoprendo pian piano un mondo che prima, totalmente concentrati e assoggettati a noi stessi e a una mente indisciplinata, seppur esistente, ci era del tutto invisibile. Queste nuove percezioni si andranno via via ad acuire nel tempo e con la pratica, arricchendo il mondo della manifestazione che non sarà né rifiutato né abbandonato come pensano in molti ma che acquisirà semplicemente nuove sfumature e visto con occhi e prospettive diverse, più ampie, meno ottuse e superficiali. Tale condizione non farà di noi dei sognatori, anzi, ci renderà individui desti, pratici e obbiettivi, al contrario, se il percorso di sviluppo delle qualità sovrasensibili non sarà svolto in modo corretto o con i mezzi e i tempi adeguati si rischia invece di avere una percezione distorta causa di una mancata o inadeguata disciplina mentale e divenire in tal modo preda di deleterie fantasticherie, fanatismi incontrollati e irrazionali sfocianti in veri e propri psichismi e deliri.
Una corretta pratica della concentrazione e della meditazione poi, può essere un vero e proprio toccasana per affrontare al meglio la frenetica e continua tensione cui ci sottopone la società odierna, una tecnica che ci permette in ogni istante, in ogni luogo e in ogni situazione di immergerci in noi stessi, in un centro di pace e quiete che vige costante nelle profondità del nostro essere; la possibilità di ritirarsi nel proprio silenzio interiore è una conquista preziosa e importante che apporta molti vantaggi come ad esempio il pensare con più chiarezza, l’affrontare le situazioni col dovuto distacco e la possibilità di cogliere e registrare le impressioni del mondo spirituale nella loro forma più pura, prive di distorsione o confusione poiché, come spiega Massimo Scaligero: non è la civiltà a condizionare l`uomo; il condizionamento non è fuori di lui, ma dentro di lui, nel suo pensiero, il quale manca della dimensione interiore del comprendersi. La doppia natura, animale e spirituale, che ci costituisce crea le contraddizioni che quotidianamente sperimentiamo e il corpo astrale, mediatore tra corpo e anima, governato dagli istinti inferiori quali impulsi naturali di brama e sopravvivenza, do-mina l’individuo privo di una qualsiasi disciplina interiore. In tale errata gerarchia si cela quindi l’errore umano e nell’invertirla il giusto riequilibrio di tale alterazione, fine che può essere raggiunto mediante la sua liberazione dai sensi per mezzo dell’esercizio di concentrazione e meditazione. Tale auto-disciplina, come spesso erroneamente si crede non rende affatto aridi, né privi di emozioni, l’asceta non è uno stoccafisso, né un insensibile ma un individuo capace di separare la percezione dalla sensazione, libero dalla schiavitù degli istinti, capace di arrestare la dialettica del pensiero, creare silenzio mentale e agire attraverso l’esercizio della volontà, guidato da saggezza spirituale e non da necessità individuale, “ogni esperienza superiore è mediata dal silenzio mentale: esso prepara all’esperienza del Vuoto; questi viene ottenuto tramite l’eliminazione volitiva di tutti i contenuti sensibili ricavati tramite il silenzio mentale. É un silenzio radicale. Qualsiasi ascesi superiore, presuppone la capacità di saper eliminare dalla coscienza i contenuti evocati o suscitati”, spiega Massimo Scaligero nel suo scritto “Manuale pratico della meditazione” e da qui si capisce che non può esservi alcun chiaro contatto con il mondo sovrasensibile se prima non impariamo a disciplinare la nostra mente.
“Il frutto decisivo di tutti quegli esercizi che chiamiamo meditazione o contemplazione è ciò che diventiamo praticandole.” [Yves Raguin]
Hathor Go-Rex
L’articolo è contenuto nel numero di gennaio 2017 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
Meditare non è fuga né passatempo: è tecnica. Allena la concentrazione, disinnesca il rumore dei sensi e restituisce alla mente il suo uso corretto, così da sostare nel silenzio interiore. Senza disciplina si scivola in visioni e fanatismi; con costanza, il lavoro passa per tre passi chiari—concentrazione, meditazione, contemplazione—finché la coscienza si riorienta dalle apparenze alle cause. La mente diventa chiave (non padrone), l’anima riprende il centro: più lucidità nel quotidiano, responsabilità etica più alta, accesso graduale al sovrasensibile. Non preghiera passiva, ma stato attivo e ricettivo in cui il Divino può affiorare.
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
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