MAAT

La nostra venerabile loggia prende nome da Maat Dea Egiziana della giustizia e dell’ordine cosmico, era considerata personificazione dell’armonia universale posta sulla terra ai primi tempi, lo Zep Tepi.

È cosa nota che gli egiziani erano attenti osservatori del cielo, e sulla terra, nelle costruzioni dei Templi e delle Piramidi cercavano di riprodurre l’orientamento celeste, soprattutto per quello che riguardava i cicli di sole e luna. Meno nota è la spiegazione del perché. Secondo la tradizione, l’aldilà dei faraoni era tra le stelle. In modo particolare, si trattava delle stelle circumpolari quelle cioè che non tramontano mai quelle cioè che nel Testo delle Piramidi erano conosciute come le imperiture”.

Il noto archeoastronomo Krupp specializzato in astronomia antica, sottolineò come gli egizi considerassero l’Orsa Maggiore (detta anche il Grande Carro) la costellazione circumpolare più nota nell’antico Regno, “con vita eterna”, immortali, imperiture, perché erano circumpolari. Alla sua morte, il re ascendeva al loro regno circumpolare dal quale preservava l’Ordine Cosmico”. L’ordine Cosmico cui alludeva Krupp, altro non sarebbe che quello collegato alla Dea Maat, il più importante e fondamentale principio religioso degli Egizi, raffigurato come una Dea con una piuma di struzzo in capo detta anche “della verità”. Era una Dea che riceveva grande venerazione anche da parte dei faraoni che si vantavano dell’appellativo di “prediletto di Maat”. Per non parlare dell’importanza della Dea al momento del trapasso nell’altra vita, quando, durante la pesatura del cuore, questo veniva contrapposto al peso della Piuma di Maat.

Tutto l’edificio teocratico dell’antico Egitto poggiava su Maat.

Gli Egittologi tradizionali definiscono Maat come “verità giustizia ed equilibrio”, ma non basta; essa era anche la Dea dell’armonia tra il moto degli astri nel cielo ed i fenomeni della terra. Altri egittologi hanno approfondito lo studio su questa divinità; si riteneva che fosse il potere di Maat a regolare le stagioni e i rapporti tra uomini e la divinità.

I concetti di “verità ordine ed equilibrio cosmico” sono compresi nel termine Maat e la dea li rappresentava tutti.

La Dea, quindi, rappresentava l’eterno equilibrio del sorgere del Sole e del suo tramontare, nonché regolava le piene del Nilo da cui dipendeva la vita dell’Egitto.

Mediatore tra cielo e terra era il Faraone che manteneva l’ordine cosmico difendendo i valori di Maat; il popolo egizio obbediva alla Dea obbedendo al Faraone.

Connessa a questa credenza, era l’idea che un tempo Cielo e Terra fossero uniti in armonia e compito del Faraone, era proprio quello di conservare tale armonia con riti e offerte alla Dea Maat, in modo da assicurare all’Egitto ottime piene del Nilo e un generale benessere.

Antichi testi egizi risalenti al I secolo, come il Corpus Hermeticum, esprimono appunto questo sistema di credenze riti e quant’altro che implicava una connessione tra il ciclo degli astri, quello degli uomini e tutti gli elementi della terra.

“DIO ha disposto le Costellazioni lo Zodiaco secondo i cicli della natura……concepito un motore segreto (il sistema delle stelle) collegato al fato infallibile e inevitabile, al quale tutte le cose delle vite degli uomini dalla nascita alla distruzione finale verranno assoggettate e ogni altra cosa sulla terra verrà controllata da questo motore invisibile”

Certo è che templi e piramidi hanno poi oggi uno strano orientamento e collegamenti astronomici non ancora del tutto chiariti; sembra quasi potessero essere delle “macchine sacre” che permettevano a re e sacerdoti di compiere il loro incarico di salvaguardia dell’armonia celeste con l’indispensabile aiuto della Dea Maat.

Per rappresentare il meccanismo dell’ordine celeste degli Egizi, dovremmo rappresentare una specie di diagramma copernicano che ha per centro l’osservatore cioè l’uomo. Non è facile descrivere la cosmogonia egiziana, comunque si può pensare ad una mappa stellare circolare che mostri la cintura zodiacale delle costellazioni legate ai tre cicli solari oltre che alle principali costellazioni decanali, come Orione e il Cane Maggiore con Sirio. Questo bordo esterno poteva essere suddiviso in quattro parti dagli equinozi e solstizi, oltre ai quattro punti cardinali. Questo quadro assomiglia molto allo zodiaco circolare di Dendera. Ma i sacerdoti astronomi dell’antico Egitto calcolavano anche un altro “tempo”: registravano un ciclo del Sole da un punto Nord Solstizio di estate a un punto sud Solstizio di inverno di 365 giorni (manca quello 0,243 della durata reale dell’anno).

Per correggere tale errore registravano un “grande anno solare” di 1.506 anni relativo al solstizio di estate e un altro di 1.460 relativo alla levata eliaca di Sirio.

Inoltre, e questo per me è stupefacente, un ciclo di 26.000 anni legato alla precessione degli equinozi che si spostava da sud a nord,

Ma a Dendera vi sono disegnati due diagrammi; oltre quello circolare anche uno rettangolare che rappresenta l’orizzonte orientale con i punti estremi Nord e Sud.

Forse il tempio di Dendera era un sito astronomico per la registrazione dei moti stellari o forse come dicono gli egiziani per applicare Maat sulla Terra

Tutto ciò è solo vagamente indicativo delle capacità degli antichi egizi; comunque sono rimasta molto colpita dalla capacità di questo popolo di rappresentare la scienza contornata da una magnifica coreografia: in questo caso un magnifico cielo stellato con tante stelle tutte regolarmente a cinque punte.

Dendera è un monumento che non si riesce ad apprezzare con una sola visita anche perché il tempo è sempre breve e la gente è talmente tanta che talvolta non ti lascia neppure avvicinare per guardare bene.

Manuela

L’articolo è contenuto nel numero di febbraio 2017 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

Maat, dea della verità e dell’ordine cosmico, è il ponte tra cielo e terra: templi e piramidi sono orientati a Sole, Luna, Sirio e stelle circumpolari—regno d’immortalità del faraone e garanzia dell’armonia (piene del Nilo, giustizia). Dendera rende visibile questa cosmologia: zodiaco, equinozi/solstizi, cicli solari (anche legati a Sirio e alla precessione), come “macchina sacra” per applicare Maat. Il faraone media l’ordine; nel giudizio, il cuore è pesato contro la piuma di Maat.

CATEGORIE:

Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

Ricevi aggiornamenti sull’uscita dei nuovi numeri della rivista o sulle nostre iniziative direttamente nella tua email.