Per tutti noi è importante rivisitare ciclicamente un tema caro alla formazione del nostro percorso, ovvero: la dualità. Rimanendo su punti di vista semplici, riguardanti l’ambito materiale, è come sempre possibile sintetizzare la percezione della vita in aspetti soggettivamente, sia positivi, che negativi.
Per gli specialisti di determinate materie, tutto questo viene evidenziato qualitativamente anche dalla personale carta del cielo che sapendola leggere e decodificare, permetterebbe di comprendere meglio le predisposizioni riguardanti la propria situazione fisica, psichica e tanto altro potenzialmente favorevole oppure antagonista.
Anche per i cosiddetti “profani”, si ipotizzerebbe così, un’utilità molto pratica delle conoscenze che si apprezzano soprattutto quando si osserva nel proprio tema anche da che cosa ci si deve mettere in guardia, come ad esempio da una “quadratura”, spesso definita “negativa”. Questa può rappresentare un peso, un sacrificio, una lotta, oppure come si può rimanere vittima di qualcosa riguardante le famose tre “S” (sesso, soldi, salute), così materialmente care a chiunque.
Per un iniziato (maschio o femmina), è bene comprendere che prima di riuscire riconoscere ed accettare consapevolmente anche le personali responsabilità in determinate situazioni (conquista affatto facile e non proprio scontata), sarà implicito provare ad individuarne le cause, le vere origini generanti; per farlo con successo, come accade simbolicamente durante determinate esperienze cerimoniali, è necessario togliere quelle bende che impediscono di vedere.
Non a caso è naturale constatare che quando capitano eventi spiacevoli, la prima domanda che ci si pone, sia: “Perché?”
Probabilmente c’è sempre una motivazione specifica unita ad altre secondarie, concatenate; secondo alcune ipotesi formulate in particolari percorsi, si ritiene che siano addirittura le persone stesse, prima di nascere, a scegliere le modalità esistenziali che si devono sperimentare per sciogliere particolari nodi, per lo più definiti come karmici.
Ne conseguirebbe una visione della vita materiale, paragonabile ad una sorta di recinto, ad una prigione, in cui si agirebbe sempre con possibilità di scelta, ma in funzione di un rigido programma prestabilito, probabilmente con ciclicità ripetitiva.
Diviene quindi indispensabile trovare il modo di comprendere sempre più approfonditamente le cause, accettare di vivere con i problemi che si sono manifestati, che non si sono potuti evitare e rettificare quanto necessario, per riuscire a risolvere ciò che sia ancora oggettivamente possibile.
Soltanto in questo modo, comprendendo la vera natura delle cose e di sé stessi, si potrà uscire da quella fase d’indagine interiore, ma sempre con un continuo interfacciarsi esteriore, che in alchimia viene indicata come “nigredo”.
Oltretutto, grazie alle personali esperienze “vincenti”, si potrebbe poi essere in grado di aiutare qualcun altro, ad incamminarsi nella giusta direzione per lui.
Si può notare che il percorso alchemico suggerito dall’acronimo V.I.T.R.I.O.L. potrebbe, o dovrebbe, includere tra gli strumenti da utilizzare efficacemente, senza alcun dubbio, anche l’astrologia (non certo quella grossolana, banale, e deviante di alcuni quotidiani o di varie trasmissioni televisive; neppure quella degli “improvvisati”). Una conoscenza delle tecniche da utilizzare per poi confrontarsi con la personale coscienza, risulterebbe utile per riscoprirsi sempre più approfonditamente, per capire i propri errori ed auspicabilmente per evitare di ritornare sugli stessi. Accettare poi i sacrifici che vengono imposti dal punto di vista karmico e grazie al personale lavoro interiore che forse richiama l’aiuto della Provvidenza, potrebbe forse far guadagnare un piccolo sconto in quel ripetersi ciclico del quale ho fatto cenno sopra, le cui possibili variazioni sembrerebbero indicate, almeno in parte, anche nel tragitto evidenziato astrologicamente dalla coda e dalla testa del drago.
Tutto ciò porta comunque a riprendere in considerazione l’istintivo desiderio di contatto con qualche cosa che non sia solo materia, che si intuisce esistere e che ci ha portato a bussare alla porta del nostro Tempio.
È sempre questa esigenza che induce a partecipare correttamente ai lavori, nell’intento di contattare quelle entità Sottili, riconducibili alla Sfera Divina.
Per questo ci si predispone a pulire il proprio Tempio interiore, secondo le modalità suggerite dal metodo del Rito, e successivamente per ritornare nella quotidianità pieni di energia, in modo da affrontare diversamente la materia, che non solo è pesante ma che è anche caratterizzata da una lotta continua per chiunque: chi per la salute, chi per la famiglia e chi per il lavoro. I “contatti” possibili sono probabilmente molteplici.
Ad esempio, forse i genitori di molti hanno invitato i propri figli, soprattutto quando erano piccoli, a pregare rivolgendosi al proprio Angelo custode.
È interessante notare come anche in alcune camere del nostro Rito si faccia cenno all’esistenza di una simile Entità (ma non solo di quella). Chi abbia seguito ed applicato correttamente i suggerimenti metodologici, molto probabilmente ne ha ricevuto, come previsto, guida, conforto per districarsi tra i combattimenti continuamente presenti nella materia. Il peso che portiamo, a volte sembra impossibile da sostenere, ma chiedendo aiuto con il giusto stato interiore, si è riscontrato che forse, proprio attraverso l’interazione con quell’entità (emanazione luminosa del Supremo Artefice, come le altre sempre previste nei Rituali), soprattutto anche durante i Lavori cerimoniali, qualcuno ci aiuterà. In effetti, se lo si fa “correttamente”, succede sempre.
Ad ogni modo, il problema primario da risolvere, per riuscire a mettere in moto qualsiasi cosa coscientemente, è quello di conoscersi veramente. Ad esempio, anche per vivere felicemente un rapporto di coppia nella vita quotidiana, conoscere sé stessi è importantissimo, in piena coerenza con ciò che viene subito indicato al neofita dalla metodologia del Rito, tramite i suggerimenti dell’acronimo V.I.T.R.I.O.L.
È ovviamente indispensabile che anche l’altra parte, l’uomo o la donna, a seconda di quale sia il nostro genere, debba fare lo stesso lavoro di conoscenza. Se l’altro conosce sé stesso ed anche io mi capisco, allora ogni mediazione diviene veramente possibile e tutto può funzionare meglio, in modo armonico.
È necessario comprendere per entrambi, la bellezza di fare qualcosa assieme in modo cosciente, consapevole. Così, le due personalità che di solito si oppongono, magari detestandosi, cercando di prevaricarsi, si riconoscono intimamente complementari, si uniscono amorevolmente, altruisticamente. Quest’alchimia spirituale è sacra ed unisce due anime.
Mentre si cerca di sviluppare tutto ciò, sarà opportuno non scordare mai l’interazione tra pensieri, parole ed azioni.
Prendendo in esame ogni elemento, uno alla volta, non si può non accorgersi, ad esempio, dell’importanza rivestita dalla parola durante le riunioni in cui il Rituale prevede momenti teurgici e del corrispondente necessario silenzio (interiore ed esteriore) per chi non sia ancora preparato, magari per utilizzarla correttamente, in piena coscienza e consapevolezza.
Si potrebbe immaginare il suono che riusciamo ad emettere, come ad una forma di energia creativa, la cui vibrazione si abbassa e diventa suono. Nel regno animale, forse solo gli uomini hanno la capacità di emettere la parola articolata e complessa. In merito alla trasposizione scritta, potrebbe diventare interessante per gli specialisti, dissertare magari in altra occasione sulla complessità simbolica delle forme grafiche delle lettere, degli ideogrammi e sul significato delle radici verbali come accade ad esempio nella lingua ebraica che diviene il fondamento per l’esplorazione kabbalistica.
In questa, oltre alla misteriosa e non facile comprensione della creazione di ogni cosa, mi sembra di poter notare che spesso le tre lettere Madri si associano anche agli elementi della Triade creatrice superiore, e già nel visualizzarle, ma soprattutto nel pronunciarle contemporaneamente alla visione, si può sentire la loro vibrazione.
Sette lettere doppie ricordano forse, per lo meno in analogia numerica, anche la sequenza dei 7 suoni, dei 7 colori, dei 7 chakra. Le 12 semplici mi possono rammentare, sempre per semplice analogia numerica, i segni zodiacali. Eventuali convergenze simboliche sono da analizzare attentamente. Infatti, non sempre le analogie corrispondono alle convergenze.
Quindi ritornando al suono ed al pronunciare, ad esempio, un giuramento in fase di iniziazione, sarà opportuno ricordare che così si sancisce un patto d’onore su più piani; è bene notarlo con molta attenzione. Quindi, in tale contesto la parola d’onore è data anche ad entità sottili, oltre che agli uomini.
È importantissimo rispettarla poiché, in tal modo, essendo fissata al di là del tempo e dello spazio, non viene annullata nemmeno in caso di interruzione nella frequentazione dei lavori (con tutto ciò che ne consegue).
Purtroppo, la nostra mente è configurata per le necessità della materia; si colloca nella dualità condizionata dal tempo e non sempre intuisce le relazioni con ciò che diciamo e facciamo, in funzione di ciò che può esistere oltre (sia luce, che ombra).
La fatica della sopravvivenza che sperimentiamo, si trova proprio in questo spazio che percepiamo con i cinque sensi e nella successione temporale lineare degli avvenimenti.
Per tale motivo, come ho già accennato, se qualche cosa dovesse ostacolare in modo improprio il nostro cammino conseguente al desiderio di ritorno, di riavvicinamento alla sfera divina, sarà opportuno chiedere “in alto” umilmente e sinceramente aiuto per i propri problemi, solo però (lo ribadisco) se questi sono d’intralcio straordinario al personale lavoro interiore ed anche a cose che dobbiamo svolgere, non solo in nostro favore, sul cammino iniziatico intrapreso.
È ovvia la necessità di comprendere bene come possa essere uno stato di umiltà, propedeutico per qualsiasi azione liturgica e teurgica.
Forse, se si presta attenzione agli strumenti che vediamo sull’Ara potremo intuire perché simboleggiano qualche cosa che ricorda il lavoro di sgrossare la pietra grezza, la nostra essenza, che da pietra grezza potrebbe trasformarsi in pietra cubica. È però necessario fare attenzione, perché quando la pietra viene sgrossata perde comunque parte delle proprietà che aveva prima; proprietà cattive o buone che non tornano più indietro.
Per soddisfare la parte animale, gli esseri umani come anche gli altri esseri, hanno bisogno del cibo, della riproduzione e conseguentemente anche del territorio. La maggior parte delle persone vive seguendo solo questo schema, agisce in base agli istinti e non sente alcuna necessità di fare o cercare qualche variabile a questa modalità che induce a non essere mai umili; forse neanche quando si ha paura.
Per chi senta un desiderio di cercare oltre i vincoli del quaternario, è però necessario iniziare a riconoscere bene questa materia grezza e tentare di saperla distinguere da ciò che non lo è, intuendo finalmente che per lo più ci si è adagiati su fantasie di altri, ma che di ciò che non è materia non sappiamo nulla, se non qualche infinitesima scintilla di comprensione.
Continuare ad indagare, attraverso l’intelligenza intuitiva, alimentata dalla parte luminosa del cuore fa parte del lavoro che dobbiamo fare su noi stessi, aiutandoci con gli strumenti che ci vengono suggeriti dai Rituali.
Noi non siamo solo animali; esiste un’altra parte che urla dentro di noi e che vuole venire fuori da questi veli che l’imprigionano.
Attenzione, comunque, quando si comincia a sgrossare, prima o poi arriva anche il problema della scelta cosciente tra ciò che si sente bene e male; è una lotta continua.
Conoscere noi stessi vuol dire, prima di tutto, conoscere la nostra parte materiale.
Conoscersi per una Sibilla, può consentire di dare un significato concreto a “quale fiamma custodisce” e di cui ha la responsabilità, soprattutto per il suo mantenimento che porta verso il desiderio più elevato di sapienza e di conoscenza, facendo sì che ogni parte di sé sia proiettata verso il soddisfacimento di questo desiderio.
Se poi, in particolare, si dovesse ricoprire un ruolo di Maestra, diverrà ineludibile comprendere l’impegno volto alla trasmissione della conoscenza, tramite quella fiamma che poi dovrà albergare anche nell’eventuale interlocutrice.
Concludendo, sarà importante scoprire di avere veramente un desiderio di conoscenza, ma sarà altresì importante, se la si acquisirà, almeno un poco, usare questa conoscenza nel modo corretto e non volta a fini malvagi.
D’altronde, il reintegrarsi della propria anima non potrà avvenire se prima non sarà accesa la fiamma che tiene vivo il desiderio di conoscenza.
Se questa “fiamma interiore” sarà assente, si rimarrà per sempre legati al proprio egoismo e alla propria carnalità.
Isabella (Diana)
L’articolo è contenuto nel numero di novembre 2017 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
Nella prospettiva iniziatica, la dualità viene riconosciuta, indagata e rettificata (V.I.T.R.I.O.L.): si scende nella “Terra” per trasformare inerzie e abitudini in coscienza operante. Un’astrologia sapienziale (non divulgativa) illumina predisposizioni e “quadrature” come compiti, non come alibi. La Parola è atto creativo: nei Lavori esige silenzio vigilante, e i giuramenti vincolano anche sui piani sottili. L’aiuto sottile (Angelo, egregora) si attiva con umiltà e purificazione. La vera conoscenza di sé rende complementari le relazioni (pietra grezza → cubica) e, per Sibilla/Maestra, si traduce in custodia e trasmissione della fiamma: desiderio retto e uso etico del sapere. Senza fiamma interiore si resta nell’ego; con essa, prova–rettifica–servizio diventano ascesi concreta.
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
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