Vischio

Nel periodo Natalizio, quello che ha il suo culmine nei giorni solstiziali invernali, le case, gli stipiti delle porte, spesso vengono adornati con rami di VISCHIO.

Ma perché vi è questa consuetudine? Quale è il nascosto significato di questa “pianta” cara agli Dei e protettrice degli uomini?

In realtà, inconsciamente, officiamo un rito magico-protettivo-scaramantico-propiziatorio che ha poi tutta una sua spiegazione con i ritmi dell’anno legati ai primordiali cicli agricoli attraverso i quali gli uomini scandivano la loro esistenza.

Nell’antica lingua celtica il vischio è “quello che guarisce tutto” simbolo di immortalità, vigore, rigenerazione fisica. Assunto come bevanda si credeva desse fecondità agli sterili. Le sue “bacche” sono definite “lo sperma degli Dei”. Esso è rappresentato dalla runa SIGEL, simbolo di Sole, splendore, vittoria e veniva raccolto durante il SAMHAIN cioè il primo di Novembre.

Veniva raccolto e diviso fra gli appartenenti la Tribù. Demandati a ciò erano dei sacerdoti, i Druidi, che, usando un falcetto d’oro, lo staccavano dai rami sui quali era cresciuto.

In una prima età, erano delle sacerdotesse ad ottemperare a questo compito, ed esse, armate di un falcetto d’argento, attendevano le notti di Luna propizie, cioè quelle di Luna piena o di Luna crescente per compiere il rito.

Gli uomini, non sono tutti uguali. La massa ha necessità di simboli, di certezze, affinché si possa sentire protetta del suo destino. Ha bisogno che vi siano altri uomini che, avendo acquisito coscienza e scienza di se stessi possano essere il tramite con il Divino. Coloro che vedono LONTANO, lì dove gli altri uomini vedono solo nebbie, e che, penetrati nella natura che ci circonda, ne hanno compreso i significati ed i misteri che il Creatore ha saputo profondere.

Questi sono i “MAGHI” ai quali gli uomini si affidano per ricevere protezione da ciò che non riescono a comprendere e dai quali si aspettano di ricevere quei simboli che , ritengono, li possano proteggere dai misteri che confondono le loro anime.

I Maghi sono, insomma, il tramite con il Divino, l’anello di congiunzione con lo spazio che divide gli uomini dagli Dei e che i più non osano attraversare.

Sacerdoti o sacerdotesse, insomma, a secondo del ciclo. Od il periodo del matriarcato o, quello successivo, del re-sacerdote-guerriero, quando l’aspetto ed il significato solare prese il sopravvento sui culti femminili.

Non credo si possa affermare che vi sia stato un annullamento dell’uno o dell’altro, bensì una maggiore influenza dovuta ai peculiari compiti relativi, in un primo momento, alla necessità della fertilità del suolo che spontaneamente produceva cibo ed alla sua conservazione, quindi predominio femminile, Dea Madre fertile che nutre e genera quando ancora l’uomo era nomade, in seguito, predominio del maschile, quando, le nuove necessità erano la difesa del territorio e di quanto era stato allevato e coltivato, quindi, necessità della guerra come protezione della tribù e del suo spazio di influenza.

Il re -sacerdote- guerriero era il protettore del suolo e quindi garante della sua fertilità per il rapporto del tutto particolare che si instaurava fra questo individuo e la divinità.

È evidente che il re- sacerdote- guerriero veniva sostituito o, più spesso ucciso, quando per età, malattia o grave ferita riportata in battaglia non poteva più assicurare, per la perduta integrità fisica, il compimento del rito di fecondazione della terra. Non poteva prendere la donna che più gli aggradava in quanto il MIGLIORE.

Ma perché il Vischio è tenuto in tanta considerazione?

Le sue “bacche” secernono un liquido appiccicoso, cosi che, schiacciate e spalmate su di un qualche ramo, permettono al cacciatore di “invischiare” piccoli uccelli ed in tal modo assicurare un buon carniere.

Invischiarsi quindi, essere presi in una trappola nella quale più ci si divincola più si è trattenuti.

Trappola dall’affascinamento da quanto di misterioso ci circonda, trappola dalle superstizioni, trappola dai pregiudizi, trappole tutte da superare e che quindi ci portano alla considerazione che “OLTRE” vi è qualche cosa da scoprire e conoscere.

In ogni caso, catturare gli uccelli ha il significato di intrappolare il “Volatile”, cioè la seconda fase del processo alchemico.

L’uomo, una volta materiale grezzo, con il processo che innesta tramite la sua volontà di mutazione, passa al volatile e utilizzando lo “Sperma degli Dei” (fuoco corrosivo), raggiunge lo stadio superiore dell’Essere.

Lo “Sperma degli Dei” è il fecondatore principe di uomini, animali, natura.

Naturale è quindi che, il suo “fiorire”, se così si può dire, avviene nel periodo del Solstizio d’Inverno quando si apre la “Porta degli Dei”, la parte dell’anno che introduce alla fase luminosa del cielo.

Gli Dei aprono i portoni di Asgard per combattere l’eterna lotta con le tenebre, i loro guerrieri, cioè gli uomini che si sono guadagnati tale onore, escono correndo ed urlando dalle cento porte del palazzo di Odino, imponenti e terrificanti insieme.

Elmi ornati di corna od alati, in segno di potenza, ornano i loro capi, coperte le loro spalle con mantelli fatti con pelli di orsi o di lupi che, svolazzanti, creano ombre generanti sconforto fra i nemici. Asce da guerra a doppio taglio ed affilate spade, picche ornate da crini di cavallo come i borchiati scudi, visi dipinti dei colori della guerra, i levrieri con il loro ispido pelo e gli aguzzi denti scoperti da ringhi feroci combattono a fianco a fianco con i guerrieri Berserkers guardie del corpo di Odino e compagni di Thor.

La loro corsa si ferma sul limitare di Midgard, il campo di battaglia, terra degli uomini che, stanno lì attoniti ad aspettare gli eventi.

Aspettano che Odino ordini di innalzare il labaro che darà inizio alla battaglia contro i mostri tellurici che salgono da Utgard, regno delle tenebre, alle cui avanguardie vi è il drago Fafnir ed i lupi delle tenebre il più grande dei quali è cavalcatura di Loki.

Gli uomini hanno un solo mezzo per aiutare gli Dei, accendere dei fuochi che possano aiutare a dissipare le tenebre ed inoltre offrire ai guerrieri l’idromele per rinvigorire i corpi e renderli più coraggiosi nella foga della battaglia dando loro più forza e vigore.

L’eccitazione è al massimo e la certezza della vittoria si ha solo al sorgere del nuovo Sole.

Sol solis invicto, la nascita di Horus, di Mitra, del Cristo, il “Sole Nascente” che darà nuova linfa vitale.

Ora i fuochi si sono spenti, la terra è stata fecondata dal sangue versato dagli Dei nel corso della dura battaglia, le tenebre sono state ricacciate.

Midgard, ancora una volta liberata dai mostri, è terreno per gli uomini che dovranno penetrarla con il vomere per mischiare il sangue, lo sperma, e renderla feconda.

Nel freddo invernale, gli uomini penetrano le loro donne nel caldo delle loro capanne per prepararle al nuovo raccolto di vita.

Il terreno è pronto, il seme viene gettato, ma ancora sacche di combattenti si muovono sul campo di battaglia, Utgard non è stata definitivamente sconfitta.

La lotta, durante tutto il ciclo, verrà scandita da combattimenti che saranno necessari affinché gli uomini possano dimostrare il loro vero carattere, il loro coraggio, la loro volontà di elevazione, così che, giudicati degni, avranno l’onore di essere annoverati fra i guerrieri di Odino.

Il gelo, il vento, la pioggia, la siccità, le malattie, possono vanificare il lavoro degli uomini e la vittoria degli Dei, sono necessari ulteriori sacrifici.

Gli uomini si stanno guadagnando fama e meriti con il loro lavoro, ma dovranno ancora accendere fuochi.

Otto sono i fuochi che scandiranno il tempo della battaglia.

Si è iniziato con il Solstizio d’Inverno, YULE, porta degli Dei, del quale fino ad ora si è scritto, ma è venuto il tempo di IMBOLC, primo di Febbraio, festa della luce crescente o delle candelore che, nella religione cattolica, è identificata con la purificazione della Beata Vergine.

In realtà, le giornate si sono allungate e la purificazione della Madre Terra serve a mondare di ciò che è dispiacevole la terra lavorata. Segue l’Equinozio di Primavera, OSTARA, punto di transizione, momento nel quale la luce trionfa sull’oscurità.

La natura è in equilibrio, basta poco per vanificare tutto ciò che è stato fatto, è necessario sconfiggere questa sacca di resistenza, a questo compito è chiamato il nuovo guerriero nato per salvare gli uomini, Artù, Horus, Mitra, ma sopra tutti il Cristo che, per sconfiggere le tenebre nelle quali sono avvolti gli uomini, si immolerà sulla Croce e verserà il sangue fuoriuscito dal suo costato.

La Croce, simbolo antichissimo, è circondata da fronde di quercia, che simboleggiano la forza e di alloro, simbolo di gloria.

Come dodici sono gli Apostoli, dodici i mesi dell’anno, dodici sono i nastri rossi che adornano il cerchio che racchiude la Croce a simboleggiare i raggi vivificatori del Sole del quale Cristo, al centro, ne è il motore propulsore.

È il momento dell’Annunciazione, quindi della certezza del concepimento, la festa della fortificazione del raccolto.

La Primavera si è inoltrata, le tenebre rigettate, il nuovo raccolto si presenta rigoglioso. È BELTANE, trenta di Aprile, i fuochi vengono accesi e si salta attraverso il fumo e le fiamme, è un passare oltre, ci si purifica per l’Estate in arrivo e per propiziare fertilità.

L’uomo ha saputo usare dei doni degli Dei, si è sacrificato e come premio, riceve il raccolto e con esso una nuova grande possibilità.

Siamo arrivati al Solstizio d’Estate, LIHTA, il giorno più lungo.

È il momento nel quale la luce ha una maggiore durata sulle tenebre e si apre la porta degli uomini, momento in cui ha inizio la fase oscura del cielo, presagio di future battaglie con le forze ctonie, fase che dà agli uomini una doppia possibilità: od elevarsi, attraversare la porta e raggiungere Asgard o, rimanere nell’ignoranza, simboleggiata dalle tenebre, che da qui a poco prenderanno il sopravvento sulla luce.

I fuochi che vengono accesi simboleggiano il punto più alto del Sole e con delle torce, vi era l’uso di girare, in senso orario, attorno a case e campi per propiziare fortuna.

La fortuna testé raggiunta, si festeggia con il nuovo raccolto. Siamo al primo di Agosto, la festività è LAMMAS durante la quale si cuoce il pane fatto con il nuovo grano.

L’uomo gode dell’opulenza dei doni degli Dei che ha saputo meritarsi percorrendo esattamente tutte le fasi dell’Opera.

Il ciclo continua, il bruciante Sole estivo porta a maturazione gli ultimi doni che serviranno agli uomini per affrontare quanto li aspetta, il percorso non si è ancora concluso e questi doni, sono elemento essenziale della consacrazione che si dovrà officiare.

Arriva l’Autunno con i suoi tenui colori che non confondono più i sensi, i profumi si sono attenuati e l’uomo, non è più inebriato da Sole, odori, colori, ora può, senza la confusione generata in lui dall’esplosione della natura, porsi in stato di quiete e lasciare spazio e tempo alla meditazione.

L’Equinozio è MABON, il ventuno di Settembre, momento del secondo raccolto, giorno di transizione fra la metà chiara e la metà scura dell’anno. Da questo momento l’oscurità è dominante.

È venuto il tempo del risveglio interiore, quando il seme si distacca dalla pianta, ma cadendo corre pure il rischio di morire SAMHAIN:

Samhain è la rottura del tempo, un punto di confine fra vecchio e nuovo dove si mescolano pensieri, paure per il futuro ma, anche memorie del passato.

Le cerimonie che si svolgono sono legate quindi alla commemorazione dei morti ed anche alle previsioni per il tempo che verrà.

PER IL POTERE DEL VENTO, DELL’ACQUA, DELLA TERRA, DEL FUOCO, DEL GHIACCIO, inizia la purificazione spirituale degli uomini.

Come in natura si celebra la fine del raccolto, così gli uomini celebrano quello che hanno saputo raccogliere dentro se stessi.

Ma è venuto il tempo dell’ulivo, dono di Minerva e della vite, dono di Zagreus.

L’oliva viene raccolta e spremuta, il suo succo non è solo nutrimento per il corpo, ma anche per lo spirito. Servirà per l’unzione, è il liquido mediante il quale si procederà al rito battesimale dove, il nuovo nato, sarà unto in parti prestabilite, punti di forza e segni protettivi che sono un patto con Dio, patto che verrà riconfermato poi, più in là, con il rito della Cresima, Pentecoste o investitura cavalleresca, è il momento della discesa dello Spirito Santo.

L’altro dono è la vite, simboleggiata anche dallo shin ebraico che appunto significa fuoco, il fuoco che è pure sangue Divino.

Il frutto della vite, spremuto e fermentato è il vino, liquido con il quale si celebra l’Eucarestia.

Raccolti e ben usati, questi due ultimi doni, permetteranno agli uomini di attraversare le otto stazioni che scandiscono la loro esistenza, vedere gli Dei a Yule e non essere folgorati dal loro splendore e da li, compiere tutto il percorso, arrivare a Samhain, il momento di collegamento con il mondo dei morti, non essere catturati dalle ombre ma, da esse ricevere indicazioni per il futuro.

Ora il patto con gli Dei si può dire concluso, il ciclo è terminato ed uomini e Dei si preparano per una nuova battaglia.

Il vecchio vischio, quello raccolto l’anno precedente, viene bruciato ha perso la sua forza virile e fecondatrice così come il vecchio capo veniva ucciso quando non poteva più assicurare il rito di fecondazione con la Madre Terra.

Il ciclo ricomincia.

Salvatore

L’articolo è contenuto nel numero di dicembre 2017 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

Nel tempo di Yule il vischio riappare sugli stipiti come antico talismano: “guarisce tutto” nel mondo celtico, ha bacche-viscose chiamate “sperma degli Dei”, si coglieva coi Druidi al falcetto d’oro (prima, sacerdotesse al falcetto d’argento nelle notti di luna propizie). La sua vischiosità che “invischia” gli uccelli diventa allegoria alchemica: catturare il Volatile e sublimarlo col fuoco fecondante. Pianta di soglia, apre la “Porta degli Dei” del solstizio d’inverno e avvia la Ruota dell’Anno: otto fuochi da Yule a Samhain (Imbolc/Candelora, Ostara/Annunciazione, Beltane, Litha, Lammas, Mabon), tra epopea nordica (Æsir contro le tenebre di Útgard) e risemantizzazioni cristiane (olio dell’unzione, vino eucaristico). Il ciclo si chiude a Samhain: si brucia il vischio dell’anno passato—come il re ferito dei culti arcaici—e il rito ricomincia.

CATEGORIE:

Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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