Ci sono dei periodi nella vita di tutti, particolarmente difficili, in cui i problemi di questo nostro piano materiale sovrastano, apparentemente, la nostra capacità, anche momentanea, di accedere ad un mondo più sottile. Quando il dolore fisico si fa più insistente è molto difficile meditare e trovare il silenzio interiore; Infatti la nostra mente di sinistra è continuamente assorbita dal problema dolore a cui si associa la paura di un peggioramento, l’incertezza sul prossimo futuro, e così i giorni sostanzialmente vuoti si susseguono ruotando attorno a questi dolorosi argomenti. Come in Giobbe, i problemi ed i dispiaceri si susseguono incalzanti quasi senza lasciarti il tempo di respirare. Purtroppo, nessuno viene risparmiato da queste sofferenze, ma molti di noi commettono lo stesso errore dei suoi amici consolatori (sempre in Giobbe): senza capire e senza intuire nulla ostinatamente, diamo la colpa a Dio del nostro dolore; solo in un secondo tempo ricerchiamo in noi tutte le possibili cause di cui questi problemi possono essere una conseguenza. Cocciutamente rifiutiamo ogni possibile spiegazione al di fuori di questo binomio: crudeltà del creato e di tutte le sue creature ed errori nostri, e come gli amici di Giobbe, vediamo in tutto questo la “punizione “di Dio invece di capire che nella sua misericordia Dio, tramite gli angeli ed altre entità superiori ci manda degli insegnamenti e/o delle prove che superiamo solo con la fede. Basta riflettere su Luca 8, Mentre la barca stava affondando per una improvvisa tempesta, gli apostoli svegliano il Signore dicendo: “siamo perduti! Il Signore dopo aver placato acque li rimprovera dicendo “dov’è la vostra fede?”
Spesso succede in queste difficili e tormentate fasi della nostra vita di voler rifiutare tutte le conoscenze, rinnegare tutto il percorso iniziatico che si è intrapreso, tornare alla nostra semplice e razionale mente di sinistra che ci sembra dare più sicurezze; ovviamente non è possibile. Quando si sono iniziati certi percorsi e si sta camminando sulla strada di risalita sull’albero della vita, per così dire, non si può proprio tornare indietro, ne è possibile rimanere in una situazione di stallo. La caratteristica di questi percorsi è che non ti danno certezze ma sempre nuovi interrogativi e anche se tutti i segnali che ti vengono inviati sono ignorati, le energie positive, il nostro angelo custode batte sempre più forte finché anche se sei sordo devi sentire! L’incontro con persone e colleghi che conoscevo solo di vista si trasforma in un dialogo sul Dio cristiano e la figura ebraica della divinità, oppure vecchi amici improvvisamente ti vengono in aiuto senza nemmeno averglielo chiesto. Ci sono poi, persone che stimo molto che, senza apparente motivo, parlano della presenza di Dio più tangibile dove la sofferenza e i problemi hanno prostrato l’essere umano. Come diceva Joung, non esistono coincidenze ma sincronicità: perché una persona che incontri di frequente, proprio quel giorno particolarmente difficile per te, ti parla della presenza tangibile di Dio nella nostra esistenza. Ma questi ed altri segni non sono la cosa più importante; l’aspetto cruciale, determinante per la tua vita è il cambiamento che avviene dentro di te. Non esiste forse un termine adeguato ma un esempio può essere più esplicito su questa trasformazione: è come se tu vedessi tutto in una luce diversa anche i tuoi stessi problemi e dolori, questi non sono più al centro e unico pensiero della tua vita ma diventano “porte” che hai attraversato o stai attraversando per salire di un gradino e “improvvisamente” torna la speranza e il sorriso. È un po’ come quando si compone un puzzle e tutti i tasselli trovano il loro posto. Tutto diventa chiaro o meglio più chiaro di prima. In Spagna a Girona credo, c’è una Madonna detta “dagli occhi belli” questa non fa guarigioni, non favorisce la maternità insomma non fa niente di quello che fanno le altre; la sua è una specialità peculiare: ti fa la grazia di vedere il mondo attorno a te in modo diverso vedi la bellezza del creato.
Ritengo che in questi momenti si debba riflettere molto sulla frase di San Francesco: “Signore aiutami a cambiare quello che posso cambiare e ad accettare quello che non posso cambiare”. Certo non è facile capire dove sta il confine tra queste due cose e una vita sola forse non basta. Ma in questi periodi non mancano gli stimoli e le esortazioni silenziose per aiutarti. In fondo quando si parla di voci silenziose che ti parlano da dentro, di aiutanti più o meno invisibili si parla di Kabbalah; infatti, a Gerona è nato Haziel un kabbalista nostro contemporaneo nato in occidente. Haziel come tutti i cabalisti non si è mai definito kabbalista, scappato dalla Spagna si è trasferito a Parigi vivendo in un garage. Uomo dal sapere enciclopedico, ha scritto molti libri di cui alcuni non tradotti in italiano, ma, nonostante ciò, ha sempre avuto grandi problemi economici e questa sua situazione mi ha colpito molto profondamente. I suoi libri sugli angeli parlano di questo argomento in modo piuttosto scontato ma come ho potuto constatare molto spesso i suggerimenti più importanti ci arrivano in modo molto semplice, in modo tale che rischiano addirittura di essere Ignorati. Con parole altisonanti e concetti complicati si nasconde il vuoto e l’inconsistenza dei contenuti. I kabbalisti come Haziel o come Pico della Mirandola o Nostradamus non si fanno mai riconoscere apertamente per alcuni motivi: in primis per non rischiare la vita.
Nostradamus ha trasformato la sua conoscenza in quartine difficili da interpretare se non con il senno di poi, Pico della Mirandola fu ucciso poco dopo la pubblicazione di un libro sulla Kabbalah ed inoltre la trasmissione del loro sapere deve avvenire con modalità peculiari: non è il maestro che cerca l’allievo ma il contrario, è il discepolo che, al momento opportuno incontra il maestro.
Kabbalah significa ricevuta, tradizione e la tradizione si trasmette oralmente da bocca ad orecchio e di conseguenza ad un solo allievo per volta, ma nonostante questo ci sono delle zone dove i kabalisti sono più numerosi, come ad esempio, la zona di Safed nel nord di Israele o la Spagna oppure la Provenza in Francia dove è nato Nostradamus. Forse si tratta del diffondersi di una percezione; la presenza di kabbalisti determina seppur inconsciamente l’arrivo di nuovi allievi. La via che porta verso la Kabbalah è cosparsa di situazioni che sembrano inspiegabili; rendersi conto di essere ad un bivio della propria vita: se scegliere il mondo materiale o incamminarsi verso una ricerca interiore. Il viaggio di Edipo verso Tebe dove conoscerà sé stesso, deve passare davanti alla Sfinge, può proseguire solo se riesce a rispondere all’indovinello; se risponde bene, la sfinge scompare e può attraversare la porta, se sbaglia la sfinge ti mangia, ma non è doloroso, è un po’ come Geppetto di Collodi nella pancia del pesce: per due anni rimane chiuso lì con tutto ciò che gli serve per vivere e per far luce ma in lui non cambia niente finché non arriva Pinocchio. In ebraico questo tipo di indovinello si chiama mashal la radice significa orizzonte, vedere e andare oltre, in altre parole se sei pronto, riesci a vedere e percepire questi indovinelli e avrai un orizzonte molto più ampio e quindi potrai avanzare. Inoltre, la radice mashal è composta dalle stesse tre lettere di shalom che significa pace. Non a caso aver fatto la scelta giusta per la propria anima, aver superato le prove ci porta alla pace soprattutto dello spirito. Ovviamente, non intendo né mi ritengo in grado di obbiettare al cabalista Haziel ma la mia esperienza mi porta a credere che tutte le volte che trascuriamo o non capiamo un mashal e non percorriamo la via giusta, a volte per ignoranza, a volte per non rinunciare alle “gioie” della vita materiale, questa decisione non è indolore per noi; penso che qualcosa di poco piacevole ci capita, qualcosa che ci costringe a fermarci e a riflettere, direi volente o nolente. Personalmente mi chiedo se quello che ci capita quando rispondiamo con un no agli interrogativi della vita, sia la conseguenza logica delle nostre azioni precedenti o se sia un messaggio del nostro angelo custode; forse è entrambe le cose: un aiutatore invisibile di un piano superiore che agisce nel nostro piano materiale tramite i nostri stessi comportamenti.
Ma le coincidenze non finiscono qui; in questo momento mi è capitato un altro testo sempre a proposito di angeli e di sicuro non lo avrei letto una seconda volta, se non avessi pensato che si tratta di un testo pieno di enigmi di mashal. Non è un libro scritto in lingua arcaica mal tradotto ecc. come avevo liquidato il problema in un primo momento con troppa faciloneria mea culpa, perfino l’introduzione nasconde degli enigmi.
Ma andiamo a incominciare, come dice il prologo de “I pagliacci” di Giuseppe Verdi.
Questo testo si intitola Anacrise e fu scritto dal dotto Pelagio eremita in Maiorca al suo allievo Libanus, probabilmente Libanus Gallus, per entrare in contatto col proprio angelo custode. Sempre a Maiorca è sorto un movimento cattolico dello Spirito e anche questa coincidenza mi ricorda quella dei Kabbalisti.
Anacrise deriva dal greco Anacrinein e significa inchiesta esame; questo termine viene usato negli atti degli apostoli a proposito dell’interrogazione di San Paolo a Roma, ma nel contesto di questo trattato forse la migliore interpretazione si ottiene col separare la parola “crise” che nel nostro mondo culturale, è diventata sinonimo di momento decisivo, direi catartico, che prelude ad un cambiamento, da “ana” che viene interpretato dai commentatori come dal basso all’alto, quindi interrogazione alle energie superiori, al nostro angelo custode che intercede per noi presso Dio.
Forse è utile qualche precisazione storica per ben capire di quali personaggi stiamo parlando: Libanus Gallus fu istruttore di Tritemio l’abate di Sponheim, enciclopedista ecc. e mago nel senso antico del termine dal 1495
Non a caso i tre libri, sicuramente di Cornelio Agrippa: “Filosofia occulta o magia”, sono dedicati all’abate Jean Tritemio lo scrittore delle cose nascoste come viene definito. In questo trattato la comunicazione con gli angeli non è disgiunta dall’astrologia, infatti come dice anche Amadou, sono entrambe strettamente correlate al momento della nascita. E l’astrologia che nel rinascimento rappresentava anche l’astronomia, è ritenuta importante per le ore e i giorni di queste invocazioni e per altro ancora. È importante sottolineare che Agrippa quando parla dei suoi maestri, si riferisce ai caldei, egiziani ed ebrei nonché a Pitagora e Platone (è indubbio che Pelagius risenta del neoplatonismo) La kabbalah cristiana è fondamentale negli scritti dei nostri autori.
Questo manoscritto è stato acquistato dalla Biblioteca di Lione nel 1969 ed è interessante riferire quanto vi è riportato: al contreplat superiore (ex libris) figura un cigno con la scritta “cui lumen ei et amor” il motto è l’anagramma di Victorire Emmanuel. Emmanuel Lalande morto nel 1926 studioso profondo di occultismo aveva sposato in prime nozze la figlia di Monsieur Philippe noto mago e guaritore francese e viene narrato che il cigno fosse stampato anche negli inviti nuziali.
Il manoscritto consta di 19 capitoli più le orazioni per i vari giorni ore ecc.
In questo libro sono presenti molti indovinelli mashal alcuni dei quali intendo riportare alla lettera perché credo che la risposta possa essere diversa per ognuno, a seconda del livello raggiunto nella risalita lungo l’albero della vita. So che molti maestri non sono d’accordo con me perché dicono che questi enigmi o si risolvono o non dicono assolutamente niente, ma nella mia poca sapienza mi sono accorta che in alcuni momenti rispondiamo subito in un modo, più avanti con gli anni, in un altro.
I primi capitoli sono interamente dedicati alla purificazione del corpo e dello spirito, secondo le sante regole enunciate nella Bibbia soprattutto nei proverbi.
La seconda parte è dedicata ad una questione molto importante: la riuscita dell’invocazione dell’angelo custode avviene solo per la misericordia di Dio.
È Dio, infatti, che fa conoscere agli uomini “i segreti più nascosti, tramite lo Spirito Santo”.
Nella Bibbia vi sono molti episodi di anacrisi. Giacobbe secondo a suo fratello Esaù, vide in sogno una grande scala che arrivava al cielo e su cui salivano e scendevano gli angeli e il Signore in cima ad essa che diceva: “sono il Signore vostro Dio il Dio di Abramo e Isacco……” e Giuseppe figlio di Isacco in sogno vide il sole e la luna che preannunciavano le cose future grazie al ministero di un Angelo. Giuseppe ebbe molti sogni profetici come quello che preannunciava a lui la libertà e ad altri la morte. Sempre tramite un angelo, Giuseppe poté interpretare il sogno del faraone. Parlando di sogni è detto che Dio parla agli uomini nel sonno tramite la visione. Pelagius aggiunge che in questo modo, Dio apre agli uomini le orecchie per indirizzarli verso la via di salvezza. Non bisogna dimenticare Gioele 3.28. “effonderò il mio spirito sopra ogni uomo
e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie, i vostri anziani faranno sogni i vostri giovani avranno delle visioni.” Nel nostro testo si afferma inoltre che le donne sono favorite sia nei sogni che nelle visioni per la loro peculiare natura.
Ma l’essere umano è molto limitato nella sua comprensione e conoscenza perché la sua anima è imprigionata in un corpo materiale e soggetta alla corruzione che la riempie di pensieri e di desideri che allontanano l’uomo da Dio. Né l’uomo, chiuso in questa prigione, riesce a conoscere se stesso. Io credo che questa sia una situazione molto negativa e carica di conseguenze: se non conosciamo noi stessi non possiamo nemmeno migliorare; è difficile riuscire a guarire la nostra anima dai comportamenti errati, dalle attitudini cattive e dai pensieri non consoni alla dignità di figli di Dio, se di tutto questo non ne abbiamo coscienza. Nel Vangelo Gesù dice chiaramente che pensiamo di vedere la pagliuzza nell’ occhio del prossimo ma non vediamo la trave nel nostro.
Forse è proprio per questo motivo che il nostro angelo custode, dice Pelagius, ci parla nel sonno perché siamo distaccati dal mondo e dagli oggetti che turbano la nostra anima e il nostro spirito.
Dopo aver trattato per alcuni capitoli come si deve comportare e predisporre colui che vuole ottenere la comunicazione con il proprio angelo custode, con un salto logico abbastanza improvviso si passa a parlare del ternario. Riporto testualmente: “…si deve sapere che il ternario ridotto all’unità per mezzo del binario è tanto più pertinente all’anacrise quanto è più lontano dal carattere….nella mistica operazione dell’anacrise bisogna necessariamente notare il carattere del ternario senza la confusione del totale perché il ternario non è mai riportato all’unità se il quaternario non è separato dal fuoco.”
Non credo sussistano dubbi sul fatto che ci troviamo di fronte ad un enigma un mashal che lo stesso autore dice essere l’unico segreto in grado di farci proseguire in questa santa scienza. Non si può certo negare, ad esempio, una profonda analogia anche con la metodologia propria del Martinismo, dove si disserta sulla necessità che le tre luci debbano diventare una agli occhi dell’iniziato.
Questa operazione può passare dalla fase del binario della dualità, dalle opposizioni e dalla loro composizione.
La dualità, cosi tipicamente umana, bello, brutto, maschile, femminile io e l’altro diverso da me, deve per forza, essere superata ricomposta nell’unificazione.
Inoltre, non dobbiamo lasciarci sviare dalla molteplicità che riflettendo bene, secondo me, il totale non è l’unità; il totale può essere la sommatoria di tanti elementi, mentre l’unità è un’essenza presente e eguale in tutto.
Per quanto riguarda il paragrafo del quaternario io mi sono data questa spiegazione: il numero quattro rappresenta la materia e anche la stabilità, le quattro gambe di un tavolo, i quattro elementi costitutivi di questo mondo: acqua aria terra fuoco. Dice il nostro autore che il fuoco deve essere separato affinché il ternario possa giungere all’unità; il fuoco è un elemento disgregante che modifica la struttura della materia e dei singoli elementi, il fuoco può far degenerare e trasformare le molecole stesse: non è un caso che l’alchimista si serva del fuoco nella sua officina per la trasmutazione. Non a caso l’inferno è rappresentato dal fuoco che deve distruggere annientare la malvagità e i peccati degli uomini.
Gli altri tre elementi: acqua, terra, aria, possono combinarsi tra loro miscelarsi insieme, fondersi e plasmarsi mentre il fuoco è separativo, diminuisce la coesione tra le molecole.
Nel Vangelo dello pseudo Tommaso trovato a Nag Hammadi si narra dell’infanzia di Gesù: aveva sette anni quando plasmò 12 passeri con la terra, poi battè le mani e gli diede vita; il suono per esistere ha bisogno di aria nel vuoto non c’è suono alcuno.
Un altro enigma mashal è come trovare il momento migliore per iniziare questa santa operazione: dice infatti che i nostri corpi non rimangono a lungo nella stessa disposizione per la loro incostanza e per l’influenza degli astri. Infatti, i temi variano secondo i cambiamenti celesti, i nostri corpi sono governati dalle diverse qualità superiori dei quattro elementi e le loro potenze agiscono sulle nostre anime.
Mi sembra di ricordare che nell’astrologia del rinascimento, i pianeti esprimono le qualità superiori quando sono nel loro domicilio di esaltazione; del resto, i pianeti, come i segni zodiacali appartengono ai quattro elementi. Secondo me, il momento propizio per l’anacrise è quando il quadro astrale indica un periodo di quiete e di tranquillità per la nostra anima con poca o nulla influenza dei segni e pianeti di fuoco.
Dopo aver ripetuto che questa operazione deve essere tentata quando siamo distaccati dai problemi del mondo, dopo una purificazione del corpo e dell’anima, consiglia di non tentare per più di tre volte consecutive la comunicazione col proprio angelo custode, ma di rinviare ad altro momento più propizio.
L’insegnamento si conclude con una serie di preghiere per ogni giorno per il proprio angelo custode.
Manuela
L’articolo è contenuto nel numero di febbraio 2018 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
Nei giorni più duri, quando il dolore stringe e la mente di sinistra rifiuta il silenzio, la fede è la chiave che riapre l’accesso al sottile: i segni si moltiplicano, le “coincidenze” diventano sincronicità, l’Angelo bussa più forte e il problema si trasforma in porta. Questo è il senso di mashal (enigma che allarga l’orizzonte e conduce alla pace/shalom) e di anacrise (interrogazione “dal basso all’alto”): si purifica corpo e anima, si ascoltano sogni e visioni, si tenta con misura l’invocazione—mai più di tre volte—scegliendo un tempo propizio (astrologicamente quieto). Il cuore del lavoro è l’enigma del ternario ricondotto all’Unità attraverso il binario, mentre il quaternario va “separato dal fuoco”: superare la dualità, togliere alla materia il suo potere disgregante, perché l’Uno torni a risplendere. Allora le prove non sono più castighi ma maestri; la preghiera (“cambia ciò che puoi, accetta ciò che non puoi”) diventa pratica; e la speranza, come un puzzle che finalmente combacia, restituisce lo sguardo nuovo sul mondo.
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
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