Astrologia una Via di Conoscenza

È innegabile che vi sia un crescente interesse per l’astrologia, gli oroscopi sono presenti in quasi tutte le riviste, sui quotidiani, per non parlare delle trasmissioni televisive. Si tratta comunque di carte del cielo basate quasi unicamente sul segno zodiacale che nulla possono dire in realtà di una determinata persona. Secondo i media, una persona nata a Milano e una nata in Sud Africa avrebbero lo stesso oroscopo per non parlare poi dell’ora di nascita.

In realtà, l’astrologia completa nei suoi calcoli e nei suoi presupposti astronomici è molto antica, ne troviamo tracce nella cultura assiro-babilonese, nella storia dell’Antico Regno egizio tramandata fino al Nuovo Regno, ecc. ed è diffusa dal lontano Tibet fino all’occidente; non bisogna dimenticare che l’astrologia per il buddismo ha un ruolo di primaria importanza: essa indica infatti la strada da percorrere per raggiungere la fusione con il Tutto, con l’Universo, cioè il Nirvana. In occidente abbiamo avuto degli studiosi profondi e illuminati di questa dottrina, basti pensare al Tetrabiblos e all’Almagesto di Tolomeo, a Marsilio Ficino ecc. per non parlare di Pico della Mirandola il quale, come cabbalista, era anche un profondo conoscitore della materia. Questi sono solo alcuni esempi ma ritengo che la cultura che più ha approfondito tramandato e diffuso lo studio dell’astrologia sia il Giudaesimo.

L’uomo si è sempre posto delle domande su ciò che non riesce a capire della sua vita terrena e sull’esistenza di una vita oltre la morte: vuole una vita i cui significati e i cui valori non finiscano nella tomba ma continuino su piani sconosciuti alla maggioranza di noi, tranne quelli che con lo studio, l’applicazione e la volontà riescono ad avere una maggiore sintonia con il Tutto.

Ma dobbiamo chiederci il perché nell’epoca dei computer, della scienza quantistica, della scoperta delle più piccole particelle di materia, la lettura dell’oroscopo sia così diffusa. Le teorie a questo proposito sono molte ma è innegabile che il piano materiale non dia più risposte esaurienti all’animo umano il quale sta ricercando sempre più, un maggiore sviluppo dell’idea di integrazione dell’uomo e di Dio nell’universo. Molte sono le vie che si possono intraprendere per ricercare questa reintegrazione questa riscoperta del nostro Sé, della nostra piccola e interiore luce divina. Nella mia esperienza sulle vie da percorrere, ho trovato maggiori risposte e migliori indicazioni in tutto ciò che appartiene alla tradizione più antica. Nelle Sacre Scritture sono contenuti molti tesori di conoscenza e così pure in molti testi e maestri del passato. Basti qui un breve cenno sulle prime parole decriptate dall’acronimo V.I.T.R.I.O.L. tratto dal libro di Basilio Valentino Azoth del 1613: Visita interiora terrae rectificando...l’ammonimento come tutti sanno è quello di rivolgere la propria attenzione a sé stessi, a guardarsi dentro, a rettificare le proprie emozioni, i sentimenti e i pensieri servendosi anche delle nostre insite capacità di conoscenza e raziocinio.

Tra gli strumenti che possono aiutare l’uomo in questa via, ritengo ci sia l’astrologia; è bene però fare una precisazione: io mi riferisco ad un “contare le stelle” fondato sulla tradizione antica, per esempio Tolomeo, e su altri ancora più antichi, sia per quanto riguarda il metodo di calcolo delle mappe, che per la loro interpretazione. Non penso sia una precisazione superflua, poiché in questi anni c’è stato un vero e proprio “pullulare “di nuove tecniche e di sempre più originali chiavi interpretative delle carte astrologiche, redatte con l’esclusiva finalità della previsione massificata.     

Io perciò, intendo rivolgermi all’astrologia più tradizionale il cui scopo è solo marginalmente la previsione degli eventi personali e per questo motivo guardo ad un sapere senza tempo, cioè alla Bibbia e soprattutto al libro della Genesi fondamento di molti studi dall’antichità ad oggi.

Nella Gen 15.2 -Abramo si lamenta con Dio per non avergli concesso di avere figli, nel Midrash Rabbah si dice: Dio stesso conferma ad Abramo l’esattezza del suo calcolo oroscopico; infatti, dapprima Abram dice “che il suo destino planetario lo opprime…” secondo il Midrash Rabbah, poi il Signore gli dice Gen.17. 4 “…sarai padre di una moltitudine di popoli. Non ti chiamerai più Abram ma Abraham perché padre di una moltitudine di popoli ti renderò”. Più oltre nel testo sempre cap. 17 dopo aver cambiato nome anche a Sarai in Sara dice “Ma stabilirò la mia alleanza con Isacco che Sara ti partorirà a questa data l’anno venturo”. Abram aveva visto giusto: con quell’ oroscopo non avrebbe avuto figli ma con il nuovo oroscopo eretto per la data del cambio del nome, ebbe Isacco. Alcuni studiosi vedono in questo ed altri passi un accenno alla tecnica astrologica delle rivoluzioni solari che si calcola appunto per il ritorno del sole alla sua posizione dopo un anno. Inoltre, la pratica del cambio del nome che si attuava in Sinagoga, è stata in uso per molti secoli e leggendo ho trovato testimonianze di questa cerimonia fino ai primi del ‘900. Si potrebbe forse affermare che questo cerimoniale sia equivalente all’uso occidentale, sempre di fronte ad un cattivo tema, di cambiare località: “sostituisci il posto sostituirai la tua costellazione”; ma nel Talmud in questo caso ci si riferisce alla costellazione dell’ascendente. Rimanendo ad Abramo, in Gen. 15.5 si legge, Dio: “Poi lo condusse fuori e gli disse: guarda in Cielo e conta le stelle, se riesci a contarle” Alcuni commentatori traducono “contempla il cielo dall’alto” (che sembrerebbe una traduzione più letterale) e questa differenza ha una rilevante importanza: infatti in questo modo Dio porta Abramo al di sopra dei cieli e quindi dell’influenza degli astri e dello Zodiaco in generale. Questa è la risposta di Rabbi Judah: essere sottratti alle influenze planetarie è un dono di Dio di cui l’uomo di per sé sarebbe indegno e rappresenta un traguardo irraggiungibile se non entrando in contatto diretto con il Divino; questa via è concettualmente e spiritualmente analoga alla via Cardiaca di Louis Claude De Saint Martin.

Se volessimo fare un paragone con l’astrologia moderna si potrebbe parlare di astrologia esoterica.

Sappiamo anche dalla Cabbalah, che l’influenza di quanto descritto dall’astrologia si attua soprattutto nel nostro mondo inferiore, cioè in Malkut, la Sefirah della materia densa, ed anche in questo caso è dovere dell’uomo usare gli strumenti a sua disposizione per risalire lungo l’albero della vita. Le gambe che abbiamo per percorrere questa risalita sono in sintesi la conoscenza, la meditazione, il silenzio interiore e la riflessione profonda.

Pur nella consapevolezza che nessuna di queste discipline può, né da sola, né tutte insieme, portarci alla completa realizzazione della nostra interiorità di luce; tuttavia, dobbiamo avere la profonda certezza che queste rappresentano la strada migliore per il nostro obiettivo di Martinisti e Massoni.

Occorre altresì dire che la Bibbia non è sempre così benevola nei confronti dell’astrologia ma dobbiamo valutare cosa ci vogliono insegnare i vari passi biblici.

In Isaia 47.13 – “hai cercato fino a stancarti il consiglio degli indovini, si presentino ora a salvarti quelli che osservano le stelle, e consultano la mappa dei cieli per dirti ogni mese quel che accadrà”. È chiaro ed inequivocabile il riferimento ad astrologi e indovini ed il giusto giudizio negativo, espresso in questo contesto; infatti, l’astrologo non è un mago, non può influire sugli eventi, egli si deve muovere solo in armonia con l’universo. Allora alla luce del passo di Isaia possiamo dire che 2500 anni fa, circa, già esistevano due tipi di astrologi: gli indovini, la traduzione più letterale sarebbe coloro che dividono i cieli (vedi zodiaco ecc.) e coloro che ricevono visioni dalle stelle. È necessario ribadire che lo studio delle varie influenze planetarie non deve risolversi nella lettura di un accadimento, di una situazione esclusivamente pratica che si potrebbe verificare in un prossimo futuro, non è questa l’astrologia cui mi riferisco. Dobbiamo infatti considerare che un pianeta o una combinazione di più pianeti che esercitano un effetto importante nel tema natale o progresso, indicano un punto su cui dobbiamo lavorare; ci stanno aiutando a capire che alcune delle nostre caratteristiche, anche di quelle che noi consideriamo nostre peculiarità innocenti, sono in realtà aspetti della nostra personalità che vanno rettificati. Sono dei Tikkun (elementi da riparare, da perfezionare).

Se per esempio, in un tema natale è presente un Marte molto forte e con aspetti di grande tensione, è quasi certo che questa persona avrà dei tratti caratteriali di aggressività o quanto meno di uso eccessivo o sbagliato della forza. Non è perciò difficile prevedere un futuro di conflitti, come naturale conseguenza di questo quadro, senza per questo dover ricorrere al determinismo. Altrettanto si può dire per una Venere troppo forte che può inclinare il soggetto ad un amore esagerato per le cose voluttuarie, la bellezza ecc. Queste sono tutte indicazioni di tendenze che dobbiamo cercare di correggere, sono dei Tikkun che ci devono aiutare ad eliminare i nostri vizi ed a “sfrondare” sempre di più il nostro animo dagli attaccamenti terreni per rendere il nostro cuore leggero come una “piuma”.

Lo stesso passo biblico di Abramo e del cambio di nome può essere considerato anche da un altro punto di vista: noi viviamo sotto le stelle, e i pianeti come messaggeri dell’Altissimo, ci indicano il modo per comportarci secondo la legge e la volontà di Dio; perciò il nuovo tema rappresenta un cambio di individualità, una rinascita che dovrebbe anche rappresentare anche una nuova consapevolezza. Se i cieli e le stelle hanno una validità astrologica allora devono avere un’influenza sulla vita dell’uomo ma non solo riguardo alla pura fisicità.

Se consideriamo il pianeta più importante, il Sole, questo deve rappresentare, non solo pura energia e calore, ma soprattutto qualcosa di mistico o spirituale per l’essere umano, deve cioè svelare a noi mortali il piano divino che ci unisce con l’universo e deve anche essere a nostra disposizione per indicarci come attuare il progetto che Dio ha per noi.

La rinascita non è solo quella del cambio di nome; i pianeti hanno dei cicli: Saturno ad esempio, considerato dagli studiosi del passato il messaggero più importante perché per allora era il pianeta più esterno conosciuto, e comunque l’ultimo visibile ad occhio nudo, ha un ciclo di circa 28 anni e il suo ritorno in una costellazione porta sempre importanti cambiamenti.

Mi limito solo ad accennare la congiunzione Giove-Saturno che regola le “ere”, quella profetica magnifica ecc.

Forse il paragone è un po’ azzardato ma questa interpretazione del passo biblico da parte di Rabbi Samuel, mi ricorda la moderna astrologia scientifica.

Manuela

L’articolo è contenuto nel numero di aprile 2018 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

L’astrologia pop degli oroscopi “per segno” è fuorviante; la tradizione antica (babilonese-egizia, tolemaica, cabbalistica) intende invece l’astrologia come via di conoscenza e rettificazione interiore. Le Scritture offrono chiavi simboliche: Abràm/Abrahàm e Sarài/Sarà indicano una rinascita (nome/destino), “contare le stelle” eleva oltre i cieli causali; Isaia ammonisce contro l’indovineria fatalista. In ottica cabbalistica, le influenze agiscono soprattutto in Malkhut e diventano compiti (tikkun): configurazioni forti (es. Marte/Venere) segnalano ciò che va temperato, non un fato ineluttabile. Cicli e congiunzioni (Saturno, Giove-Saturno) scandiscono passaggi di senso più che pronostici meccanici. Scopo: reintegrazione dell’uomo nel Disegno, attraverso conoscenza, meditazione, silenzio e vigilanza etica; l’astrologia tradizionale è bussola, non oracolo.

CATEGORIE:

Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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