Colori

IL ROSSO CIRCONDATO DAL VERDE

Nell’ambito delle rappresentazioni analogiche che si possono trovare nelle liturgie delle diverse Camere Rituali, troviamo citato spesso il fuoco interiore. Questo, a conferma della complessità delle rappresentazioni simboliche, potrebbe significare diverse cose, a seconda delle situazioni e dei momenti. Ad esempio, si potrebbero osservare: la rubedo nella fissazione finale della personalità trasformata, oppure il desiderio unito alla volontà di scoprire la lapide occulta, senza scordare l’accensione interiore dei Lumi; ma continuando nelle associazioni con simboli che ricordino una funzione ignea, attiva, potrebbe riferirsi anche alla figura del Cavaliere.

Viene poi in mente il Fuoco del segno zodiacale del Leone associato al Sole, un fuoco potente, ardito, come quello che dovrebbe essere presente nel cuore dell’iniziato che si oppone con fierezza a tutto ciò che è negativo, pesante, sotterraneo. Ovviamente questo fuoco, questo rosso purificante ma anche fluidificante, deve essere diretto verso l’alto, altrimenti rischierebbe di essere sedotto dalla materialità e divenire una forza distruttiva; il Verde, colore secondario, opposto, complementare, che circonda il colore primario Rosso sembrerebbe accentuare questo aspetto. Se vi fosse solamente il Rosso, il fuoco forse non avrebbe direzione, orientamento, ma ecco intervenire il Verde, colore di solito associato alla rigenerazione totale della coscienza, alla carità, alla speranza, alla perseveranza, alla conoscenza superiore, alla crescita, alla calma, alla pace ed in qualche specifica simbologia anche alla profondissima armonia che accompagna l’idea dell’Immortalità dell’Anima e della Tradizione.

Una volta svelato il “rosso” dentro di sé (traguardo auspicabile, ma come è noto, questa presa di coscienza non è facilmente raggiungibile), è come se si presentasse all’anima del cavaliere la possibilità di entrare in contatto con la Tradizione influenzata dallo Spirito.

È una possibilità, non un obbligo; per questo il cavaliere che deve compiere una scelta, intima, profonda; potrebbe porsi la domanda: cosa ne farò di questo Fuo-co? Per la scelta, anche in questo caso sarà determinante l’influenza immortale dello Spirito che permea la Tradizione e che soprattutto si riverbera nella parte più luminosa di ogni anima. Non credo che tale influsso possa essere spiegato razionalmente, ma forse potrebbe essere intuito (se lo si desiderasse veramente), si potrebbe percepirne vagamente l’esistenza in ogni scritto o parola di Saggezza proveniente da qualsiasi luogo ed epoca; una vaga, nebulosa sensazione dell’esistenza di un Centro Spirituale, qui sulla Terra, eterno, incorporeo, sempre presente, antico ed incredibilmente saggio, come un Regno ove risiedono Grandi Iniziati e Grandi Cavalieri, un Regno pronto ad accettare i servigi dei neo-cavalieri quando dimostrino di esserne degni e quando manifestino la scelta di consacrare l’intimo Fuoco scoperto o per meglio dire, finalmente riscoperto.

 

ROSSO DENTRO IL BIANCO DENTRO IL NERO

Riguardo la rubedo di cui ho fatto cenno sopra, credo che la potremmo ritrovare in una sorta di rappresentazione del Ternario alchemico che è simboleggiato, in certi casi, da tre cerchi concentrici, in altri da tre triangoli uno dentro l’altro; in essi vi è il rosso all’interno del bianco il quale è a sua volta all’interno del nero, ovvero il colore più esterno o posto più in basso nell’analogia piramidale.

Tra i molti punti di vista, questi colori potrebbero rappresentare anche gli attributi divini durante il processo di creazione, e poi per una sorta di collegamento con lo stato dell’essere di ogni singolo soggetto, si potrebbe immaginare che ognuno produca per emanazione il colore che rappresenti la condizione evolutiva del percorso in cui si trova. Questo simbolo ci ricorda che, a seconda del punto di vista, tutto potrebbe nascere dal Fuoco, dalla Rubedo (a cui si dovrà poi pervenire, ritornare, in un percorso inverso di risalita), dall’essenza, dallo Spirito che viene veicolato nell’Anima. Allontanandosi dal centro, attraverso l’Albedo, si giungerebbe alla scorza, al guscio, alla Nigredo, elemento necessario per contenere le forze emissive e non lasciarle volatilizzare, disperdere.

Prima di scegliere la strada del ritorno (esattamente inversa) ovvero la strada caratterizzata dall’Iniziazione, l’essere umano si bea della sua forza, della sua energia donatagli dal Centro, dal Rosso, disperdendola e ritrovandosi ai limiti del mondo, nel Nero…sperduto, miserevole, debole, quasi dimentico di Dio, di quel Fuoco Sacro che tutto gli aveva donato, come il figliuol prodigo della parabola di Gesù.

Poi per scelta del Fato o per grazia della Provvidenza, si rende conto di essere arrivato al limite ed incomincia la lenta, dolorosa, ma eroica strada del Ritorno a casa, del ritorno al Centro.

Quasi “per caso” incontra Maestri, discipline interiori di ogni genere, ognuna importante, ognuna apportatrice di elementi essenziali per la lunga risalita e dopo aver intravisto il Bianco, l’Albedo, il neo iniziato, sorretto dalla speranza, fiducioso nei confronti della Luce che intuisce, sente risvegliare dentro di sé una piccolissima, infinitesima parte dei tre attributi divini, la Forza, la Saggezza e soprattutto l’Amore Caritatevole.

Il risveglio di queste energie divine provoca all’inizio felicità, ma contemporaneamente vergogna di sé, vergogna per aver dimenticato il Padre, il Supremo, il Creatore; si tratta di una forma di vergogna catartica, purificante, che sfocia nell’umiltà, virtù necessaria per risalire la china, con innumerevoli cadute e ferite, ma il dado è ormai tratto.

l’Iniziato, il Cavaliere, se anche volesse fermarsi non potrebbe più dimenticare e questo aspetto gli dà forza, quasi lo obbliga a rialzarsi sempre, perché sa che in cima alla Montagna, al Centro dei tre triangoli o dei tre cerchi vi è una Presenza Superiore che lo attende, che invisibilmente lo chiama ed il Cavaliere, arrivato a questo punto, sa che preferirebbe morire mille volte piuttosto che tradire le aspettative dell’Eterno, del Fuoco Primordiale che mai ha smesso di inviargli particelle dei suoi attributi, la Potenza, l’Intelligenza e la Bontà.

Influssi che possono essere ricevuti nel modo giusto solo attraverso la purificazione, la rettificazione, come i raggi del Sole possono attraversare un vetro solamente dopo che sia stato pulito a dovere.

Luca

 

 

 

L’articolo è contenuto nel numero di aprile 2018 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

Il “rosso” è il fuoco interiore: impulso leonino, ardore che purifica e muove. Ma senza orientamento si brucia in basso; per questo è “circondato dal verde”, la cornice che calma e eleva: speranza, carità, conoscenza, Tradizione vivente che dà direzione all’energia. Quando quel fuoco si desta, al Cavaliere è chiesto di consacrarlo: scegliere se metterlo al servizio del Centro invisibile — la catena dei Grandi — o disperderlo nella materia. Il secondo quadro mostra il cammino alchemico: rosso dentro il bianco dentro il nero. Dallo Spirito (rubedo) emanato nell’Anima (albedo) fino al guscio della materia (nigredo) l’uomo si perde ai margini; poi, per Provvidenza e disciplina, inverte la rotta: dal nero al bianco al rosso, riaccende in sé Forza, Sapienza, Amore. La gioia è insieme vergogna purificante: umiltà che rende il cuore trasparente, come vetro lavato, capace di lasciar passare i raggi. Così il fuoco non divora: illumina, sale e canta la Gloria.

CATEGORIE:

Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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