Maschile e Femminile: Interazione Amorevole

Nell’osservare i miti e alcune interpretazioni mistiche, relative all’interazione tra maschile e femminile (tra attivo e ricettivo, tra solvente e coagulante, tra sinistra e destra, ecc.), è sorprendente osservare come questo rapporto sia delicatamente intrecciato. Diventa evidente come entrambi gli elementi siano necessari e intimamente collegati. Nell’ipotetica mancanza di uno di questi due, il progetto finale della reintegrazione non sembrerebbe più possibile, non potrebbe avvenire.

Apparentemente potrebbe intendersi che ognuno dei due stati, delle due funzioni, lavori nel proprio ambito senza toccare l’altro e che contribuisca solo in modo indipendente al “prodotto” finale, alla grande opera. Invece, guardando bene, si può vedere che anche se fanno due cose diverse con modalità antitetiche, questi vanno avanti tenendosi per mano; ad esempio, l’essere umano è completo solo nel momento in cui entrambi gli elementi collaborano armonicamente. Il maschile non può riuscire in qualunque cosa senza il femminile, il femminile non può riuscire senza il maschile.

Alcune interpretazioni nella mistica ebraica (tra le tante anche abbastanza differenti) danno una particolare versione in merito alla Shekhinah. La decima Sefirah, quella più in basso, Malkuth viene anche strettamente legata alla Shekhinah; è il regno dove risiederebbe la presenza divina. Malkuth, in una ripartizione delle Sefirot su due colonne anziché tre, è considerata femminile e viene a volte rappresentata con l’immagine di una giovane donna.

Nell’introduzione dello Zohar dell’edizione Pritzker, la posizione della Shekhinah è descritta come molto delicata e anche pericolosa per lei, dato che le sfere basse vogliono sedurla a loro vantaggio, mentre i piani alti la devono proteggere. Viene anche descritta come parte del divino si trova in essa, nella unità dieci-in-uno. Perciò una parte dei piani alti, delle Sefirot superiori si trovano in essa. La Shekhinah è anche la sposa del divino consorte dell’essenza che si emana da Kether. Si trova tra i due estremi, tra lo splendore della Sephirah Kether e il suo oscuro opposto, nella Qelippot più bassa. Attraverso di lei o si scende o si sale.

Si vede già qui come la posizione comprensiva, restringente, del femminile sia molto delicata; la protezione della funzione intuitiva maschile le è necessaria per non essere tirata in basso. Nello stesso tempo non può uscire da questa sua posizione. Attraverso Malkuth si nasce nel nostro mondo materiale, attraverso Malkuth comincia la risalita con direzione verso l’alto.

Anche in altri miti si vede questa delicatezza e ambiguità del ruolo femminile. Per esempio Hekate, prima di diventare nell’immaginario di coloro che l’adoravano, anche la Dea delle maghe (con attribuzioni decisamente inquietanti), aveva un ruolo molto particolare. Lei si trovava tra il padre superiore e il padre inferiore, da lei nascevano sia gli angeli che i demoni. Lei era la Dea alla quale si rivolgevano le donne per un buon parto. Anche qui il femminile si conferma in una posizione cruciale e delicata. È la funzione che fa nascere, un aspetto che si ritrova anche nella Shekhinah/ Malkuth, ma senza di lei, senza le modalità che le sono proprie, non si scende, né si sale. La sua posizione e le conseguenti azioni nella materia sono essenziali per poter permettere l’inizio verso la salita.

È indispensabile anche per le entità che si trovano nei piani bassi, coloro che vogliono indurla a scendere. Lei deve prenderli in mano per farli salire. È lei che li vedrà ed è lei che li tirerà fuori da quella bassezza, perché solo lei è tra i due mondi, tra i due alberi. Lei, il femminile, deve rimanere ancorata nella sua posizione fin quando non si sia compiuta la reintegrazione totale dell’umanità; solo lei può cercare e trovare la parte perduta, caduta e permetterle di risalire, di morire e di rinascere, trasformata in ciò che l’intuizione maschile aveva immaginato.

Il femminile che va in soccorso al maschile per salvarlo e per farlo salire, si ritrova in molti miti.

È Inanna, la dea Sumera, a discendere negli Inferi a riportare il suo sposo indietro. È Iside, la dea egiziana, a cercare il suo sposo Osiride, a ricomporre dopo i suoi pezzi ed a rimetterlo insieme.

Attraverso la donna nasce il nuovo maschile. Osiride diventa dopo la sua rinascita, il Dio dell’oltretomba, e regna nel mondo superiore. È il figlio Horus, il nuovo maschile, che nasce dopo la ricomposizione di Osiride, che regna nel mondo materiale al posto del padre. Nel mito gallese (tardo medievale) di Ceridwen osserviamo la nascita del nuovo maschio: Talisien, dopo che lei ha inghiottito il vecchio maschile: Gwion, come seme. Il femminile non muore nei miti, il femminile garantisce la continuità; è questa funzione che trasforma il maschile da un vecchio stato che spesso muore, in uno che rinasce attraverso di lei in uno stato superiore.

Adesso potrebbe sembrare che il ruolo della donna sia più importante di quello maschile. Con una attenta analisi si può invece vedere come sia chiaro che entrambi i ruoli sono assolutamente paritetici, essenziali per una riuscita, per una risalita in alto.

Come si è visto nel primo esempio relativo alla posizione della Shekhinah, i piani superiori sembrerebbero avere anche il ruolo di proteggere il femminile. La Sefirah dopo Malkuth, in direzione verso l’alto, è Jesod, una potenza fondamentale, attiva, maschile. Il maschile ha il compito di proteggere il femminile anche dalla seduzione dei piani bassi, senza però tagliare questa connessione verso essi. Questa sua posizione, in realtà mal compresa in molte società, ha portato all’interpretazione di doverla sottomettere, derubarla della propria libertà di scelta, vedere in lei una costante minaccia. La parte maschile dentro e fuori, al suo fianco, ha il compito di proteggere quella femminile e di vegliare su di lei. Vegliare però non deve trasformarsi in derubare della libertà. Il prendersi cura deve essere amorevolmente di supporto per non farle mai perdere l’equilibrio. In ambito umano, materiale, non penso che molti uomini riescano a capire la loro funzione nei confronti della donna, soprattutto perché da loro non viene neanche intuito cosa fa la donna, anche in corrispondenza spirituale, per la reintegrazione. È però chiaro come la parte maschile sia importante, fondamentale, tanto quanto quella femminile.

La donna anche per la sua natura biologica, è colei che fa nascere, sia nei piani materiali che nei piani spirituali; non riuscirà mai ad uscire dalla sua posizione. È fondamentale che lei lo comprenda molto bene e che rimanga sempre più coscientemente in questa posizione delicata per permettere la salita di tutti.

Contemporaneamente, è però altrettanto fondamentale che il maschile le sia da compagno, da protezione dalle forze inferiori, in modo che tramite ciò che solo lui può riuscire ad intuire, ricevendo l’influsso dei piani più luminosi, lei posso svolgere il suo compito di comprensione e di costruzione. Nello stesso momento in cui la donna ha compiuto il suo lavoro di far rinascere l’uomo nella sua nuova forma, lo consegna ai piani superiori. Nell’albero Sefirotico lo snodo fondamentale da cui si diramano le possibilità di risalita è costituito da una funzione maschile, Jesod. Quindi, solo dopo un’auspicabile, feconda, azione maschile, si avrà l’intuizione di come proseguire con il lavoro di salita verso l’alto che andrà compreso e reso concreto tramite la funzione femminile.

Nei vari miti la donna non muore, fa nascere e rinascere, ma non si siede però sul trono (in cui tra l’altro viene identificata); sul trono è accolto e si siede il maschile fecondante. Osiride si siede sul trono grazie a Iside, infatti, senza di lei i suoi pezzi sarebbero rimasti sparsi per il mondo; successivamente è però lui che guida le anime

Continuando ad osservare l’interazione tra maschile e femminile si possono elencare varie possibilità. L’albero Kaballistico rappresenterebbe l’ipotetica interazione tra forza maschile e forza femminile. Il maschile e il femminile sarebbero sposo e sposa. Uomo e donna erano i componenti dell’umanità-Adam. In lei c’è lui, in lui c’è lei. Devono lavorare insieme seppur con modalità differenti, al misterioso progetto della loro esistenza. Se si osserva il sigillo di Salomone, il triangolo maschile (punta in alto) è intrecciato con il triangolo femminile (vertice in basso). Nel caduceo le due forze si intrecciano intorno al bastone centrale nella salita fin quando non diventano uno. Questa interazione è particolarmente delicata; non sono due ruoli che possono camminare paralleli senza mai toccarsi, sono due forze che sono intrecciate. Se una manca, o se non si toccano, il lavoro non riesce.

Ognuno deve, in primis, ritrovare coscientemente il proprio stato d’essere; sia donna, che uomo. L’uomo deve affinare al massimo il suo essere maschile, la sua intuizione spirituale, la sua esclusiva capacità di spingersi oltre i limiti; la donna deve affinare la sua intelligenza analitica, la comprensione e la capacità di costruire qualche cosa di nuovo. Entrambi però hanno comunque, seppur in percentuali differenti, le reciproche funzioni. Quindi solo con la giusta intuizione e poi comprensione di tutti questi attributi, lui può essere il giusto supporto alla donna per compiere quello che deve fare e lei può aiutarlo esprimere al massimo le predisposizioni virili, senza mai limitarne impropriamente la libertà; se non lo facesse ogni cosa sarebbe destinata al buio ed alla rovina. Lei deve capire molto bene il suo femminile ed essere perennemente all’erta. Deve rammentarsi che ha il suo angelo custode, ha la sua coscienza, deve allenare la sua parte maschile per vegliare interiormente su di lei, Entrambi se hanno ben conosciuto sé stessi, devono empaticamente capire chi e che cosa è l’altra parte del cielo. Il lavoro interiore deve diventare anche il lavoro esteriore, nella vita, nel mondo e nel Rito. Tutte le modifiche sul piano spirituale traggono conseguenza da ciò che si opera in ambito materiale; poi dall’alto si influenza nuovamente ciò che è in basso, in un ciclo continuo.

Il lavoro sul nostro essere ci deve chiarire dove è rivolto il nostro sguardo; la personale purezza d’intento indirizza il nostro lavoro. La donna fa nascere quello che corrisponde al suo essere, l’uomo, a sua volta, guida nella direzione verso la quale è rivolto anche il suo sguardo interiore, la sua purezza, il suo desiderio.

Non può esistere superiorità nei compiti o nei ruoli. Senza la donna non c’è possibilità di rinascere, senza l’uomo non c’è possibilità di trovare la via per tornare a Kether; senza che lui vegli, lei rischia di perdersi all’interno di inutili ed abitudinarie costruzioni. Non c’è una funzione che non sia al 100% fondamentale. Questi aspetti si trovano in noi, e noi siamo questi aspetti, manifestandoli attraverso il nostro essere di uomo o donna. Il femminile dà inizio alla realizzazione, il maschile ha prima intuito come farlo. Il maschile protegge ma poi, per andare oltre, procede anche alla dissoluzione di ciò che è necessario; il femminile cerca coloro che sono caduti per aiutarli a rialzarsi e per ricominciare un nuovo viaggio.

Il caduceo può essere visto anche in questo modo, ovvero come una danza amorevole tra maschile e femminile nella salita verso l’alto per la reintegrazione nel divino di tutta l’umanità.

LIisetta Eva

L’articolo è contenuto nel numero di ottobre 2018 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

Maschile e femminile intesi non come blocchi contrapposti, ma funzioni intrecciate: attivo/ricettivo, solvente/coagulante. Dal sigillo di Salomone al caduceo, dalla Shekhinah/Malkuth che custodisce il passaggio a Jesod che protegge, fino ai miti di Inanna e Iside, il testo mostra come la rinascita avvenga solo quando i due poli lavorano “tenendosi per mano”: il maschile intravede e orienta, il femminile accoglie, ricompone e fa nascere di nuovo. Nessuna gerarchia, ma vigilanza amorevole reciproca contro le seduzioni dei piani bassi. Se uno manca, l’altro si perde; insieme, la salita comincia. Questa è la mappa — simbolica e pratica — dell’alleanza che reintegra.

CATEGORIE:

Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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