Alcune considerazioni sul pavimento a scacchi

Ancora una volta mi ritrovo a guardare il pavimento a scacchi del nostro Tempio

Poiché è un simbolo, come tutti gli altri non è vistoso e ricopre solo una parte della superficie vicino all’ARA: è formato dall’alternarsi di mattonelle bianche e nere corrispondenti a quadrati equilateri, proprio come una scacchiera.

Collegate ad esso, sono state avanzate innumerevoli interpretazioni, più o meno curiose, a seconda del punto di vista di chi ne desiderava scoprire il significato recondito.

In effetti, la più istintiva, che potrebbe essere naturale anche per un profano, allorché si pensi al bianco e al nero, potrebbe portare analogicamente ad immaginare un’ipotetica contrapposizione tra bene e male.

Un’altra immagine potrebbe riguardare la divisione speculare tra ciò che si fantastica come spiritualità legata al colore bianco e la materia legata al colore nero.

Come hanno già scritto in molti, è curioso notare che se, sempre ipoteticamente, decidessimo di procedere, camminando unicamente sulle mattonelle nere intese come materia, vi sarebbero attorno a noi continui  richiami alla spiritualità e quindi a forze che ci solleciterebbero verso Dio, mentre viceversa, se decidessimo di procedere unicamente su mattonelle bianche vi sarebbe tutt’attorno la materia con le sue passioni e con problemi terreni che tenderebbero ad allontanarci ed a causarci continue distrazioni.

Si presuppone quindi che chi decidesse di affrontare un percorso iniziatico, dovrebbe essere aiutato a formarsi opportunamente per imparare a trovare un certo equilibrio interiore, in modo di riuscire ad avanzare in armonia tra lo spirito e la materia (forse si tratta della famosa “via stretta”), oppure, forse ancora più difficile, procedendo su colori sempre alternati, dovrebbe riuscire ad avere la capacità di muoversi su entrambi, senza lasciarsi condizionare da alcuno.

Ovviamente, queste problematiche non sono presenti solo nella tradizione occidentale.

Ad esempio, un’analogia legata all’alternarsi del bianco e nero è data dalla sintesi iconografica dello Yin e dello Yang che simboleggia la dualità dinamica, esistente in ogni elemento di cui è composto l’Universo: due entità opposte e complementari che formano la totalità.

Inoltre, occorre tenere presente che nessun aspetto dell’Universo può essere solo completamente Yin o solo completamente Yang. Ognuno dei due elementi contiene il seme del proprio opposto, similmente a come ogni donna porta dentro di sé una parte maschile ed ogni uomo una parte femminile.

I valori, l’importanza, l’azione di entrambi sarebbero tra loro complementari, aumentando e diminuendo, si alimenterebbero a vicenda per essere in equilibrio. L’azione alternata dello Yin e dello Yang muoverebbe ogni cosa nell’Universo, operando anche solo nel Tempo e nello Spazio che percepiamo, costituendo il microcosmo e macrocosmo.

Dalle interazioni dello Yin e dello Yang nascerebbero il movimento e la vita nell’Universo.

Potremmo dedurre che Yin e Yang rappresenterebbero i due principi che mantengono l’ordine naturale del Tao, ovvero di quella potenza inesauribile che come forza eterna, essenziale e fondamentale, scorre perennemente attraverso tutta la materia dell’Universo, in una sorta di inesauribile “divenire”, in costante movimento.

Questo raffigura il concetto del loro alternarsi e compenetrarsi. Il T’ai Chi T’u (il Taijitu ne è la raffigurazione simbolica più famosa) va immaginato come una suprema polarità frutto dell’interazione tra i due principi: il divino immaginario maschile e il divino immaginario femminile, in costante movimento circolare, che raffigura la continua evoluzione.

Similmente, anche l’alternanza del bianco e del nero nella scacchiera può essere quindi collegata alla differenziazione dei percorsi riguardanti il principio maschile e femminile.

Proprio perché nulla è lasciato al caso nel proporre i collegamenti simbolici, analogici e convergenti, soprattutto nella sacralità del nostro Tempio, è interessante notare un ulteriore evidente collegamento con le ipotesi dicotomiche, immaginando le forze legate alla colonna del Sole e a quella della Luna

Le colonne richiamano interpretazioni riguardanti, tra le varie, la stabilità e la forza, oltre a quelle di funzioni solventi e coagulanti.

Poiché appunto sono i pilastri che sorreggono la volta d’ingresso, si potrebbe immaginare che simbolicamente rappresentino anche due forze antitetiche e complementari, legate appunto al principio maschile e femminile.

La dualità quindi, è ciò che caratterizza il pavimento a scacchi; è la stessa dualità che si ritrova in una moltitudine di simboli all’interno del Tempio e che caratterizza la vita di tutti coloro che decidono di affrontare questo percorso iniziatico. Forse procedendo nel cammino, non si deve cercare di evitare, né il nero, né il bianco; sono entrambi importanti da conoscere in egual misura, in quanto anche ciò che riteniamo magari ‘negativo’, da un certo punto di vista, è poi indispensabile per crescere interiormente, in modo luminoso.

Sebbene la dualità sia separazione ed antagonismo, sembrerebbe che stia proprio a noi tentare di riportare il tutto all’armonia con i nostri pensieri, le nostre parole, e soprattutto con la concretezza delle scelte per le azioni quotidiane.

L’articolo è contenuto nel numero di Maggio 2019 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

Si presuppone che se si decidesse di affrontare un percorso iniziatico, si dovrebbe essere aiutati a formarsi opportunamente per imparare a trovare un certo equilibrio interiore, in modo di riuscire ad avanzare in armonia tra lo spirito e la materia (forse si tratta della famosa “via stretta”), oppure, forse ancora più difficile, procedendo su colori sempre alternati, si dovrebbe riuscire ad avere la capacità di muoversi su entrambi, senza lasciarsi condizionare da alcuno.

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Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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