Immagino che Fratelli e Sorelle, nei loro rispettivi percorsi, abbiano potuto constatare che quello che si vede nel Tempio è solo una sintesi di ciò che è contenuto in modo molto più corposo nei Rituali di ogni Camera.
Ne consegue che, a seconda del personale sviluppo spirituale, delle meditazioni, contemplazioni, degli studi diretti e collaterali, il concetto di conoscenza diventa per ciascuno affatto semplice ed univoco se si tenta di spiegarlo.
Sappiamo che in generale, con tale termine s’immagina di definire per lo più a posteriori, la consapevolezza e la comprensione di fatti, tramite l’apprendimento di verità o d’informazioni derivate dall’esperienza diretta.
Trattandosi spesso di osservazioni esterne, sarà bene differenziarle da quelle più propriamente introspettive che concettualmente dovrebbero riguardare l’osservazione e l’analisi della propria interiorità magari ricca di sentimenti, desideri, pulsioni, stimoli, ecc. intrecciati a fantasie, congetture, ipotesi, creazione tra le più varie del pensiero stesso. Un’ipotesi di definizione potrebbe sintetizzarsi come l’autocoscienza più o meno esperienziale, del possesso di informazioni connesse tra di loro; quindi, ognuna presa da sola, rappresenterebbe anche in relazione contestuale, solamente un valore limitato di tutto il complesso.
Il metodo formativo, soprattutto scolastico, ci ha predisposti a confondere facilmente la conoscenza con la semplice informazione. Da qui ecco manifestarsi la tipica situazione di cultura presa a prestito, di cui spesso abbellirsi, però rimanendo nella piena ignoranza esperienziale (argomento affrontato spesso durante i nostri lavori).
Differentemente, la conoscenza potrebbe essere identificata come una condizione del sapere, magari sperimentato anche in funzione di una sua utilità.
Così, mentre l’informazione potrebbe esistere indipendentemente da un utilizzatore ed essere preservata in qualsiasi modo poi trasmissibile, forse sarebbe agevole constatare l’esistenza della conoscenza, solo nel caso in cui la mente fosse in grado d’intuirla e contemporaneamente di riceverla ma poi infine di comprenderla, appropriandosene per quanto sia necessario. Ciò potrebbe accadere, allorché un’intelligenza lucida sia in grado di utilizzarla concretamente.
Gli studiosi di filosofia, attraverso metodi come quelli dell’epistemologia e della gnoseologia, più attinente a priori alle problematiche della conoscenza universale, ci hanno abituato a spaziare in molteplici ipotesi riguardanti la conoscenza, lasciandoci supporre magari superficialmente, che la certezza e la verità non siano univoche e/o facilmente convergenti. Per cui, non sarà strano interrogarsi su come le personali convinzioni possano costituire effettivamente una “conoscenza”. Trovare un criterio per individuare in assoluto, qualche cosa che possa essere considerato “vero” sembrerebbe abbastanza improbabile. Infatti, dovrebbe prescindere da personali convincimenti, per lo più condizionati dalle percezioni sensoriali non sempre corrispondenti a criteri oggettivi, ma spesso “viziati” anche dalle emozioni.
Si potrebbe dedurre che affrontare l’indagine di due o più punti di vista, a volte sovrapposti, non sia solo complicato. Ipotizzare di concepire la conoscenza, sia come esclusivo prodotto della mente a seguito di proiezioni introspettive, che come esperienza sensoriale, risulta a volte confliggente; ad esempio lo è in funzione degli automatismi reattivi che nulla hanno a che fare con quella che dovrebbe caratterizzare la libertà di scelta e di azione per mettere in campo qualsiasi volontà e creazione.
Tornando ai contenuti dei Rituali e del Tempio, possiamo forse capire che il simbolo costituisce un importante veicolo della comunicazione formativa.
La rappresentazione simbolica diviene così, un modo di stabilire una relazione tra il sensibile e il sovrasensibile.
Esprimendo contenuti complessi, ma spesso ideali, ne diventa la sintesi oggettiva tramite cui evocare alla mente uno o più concetti differenti dalla semplice forma fisica che la caratterizza ma che ovviamente necessita di chiavi interpretative. Queste rappresentano poi un altro problema.
Infatti, gli uomini e le donne anche dello stesso tempo e luogo si sono trovati spesso discordi. Purtroppo, le frequenti fantasie non troppo appropriate, hanno indotto a trovare significati particolari di un simbolo anche se questo non li aveva proprio.
La possibilità di evocare, focalizzare, riunire e concentrare, in modo analogico, una molteplicità di spiegazioni che non convergono verso un unico significato e neppure solo verso alcuni in particolare, è però la caratteristica di ogni simbolo.
Le decodificazioni molteplici, magari gerarchicamente sovrapposte che non si escludono reciprocamente, ma che sono anzi concordanti tra loro, costituiscono la descrizione di relazioni riferite agli stessi principi, seppur ordinati in modo differente, completandosi, integrandosi armonicamente nella sintesi totale.
Se consideriamo che il simbolismo possa rappresentare un linguaggio meno limitato di quello comune, allora diviene determinante per l’espressione e la comunicazione di certe verità. Non a caso viene privilegiato come linguaggio iniziatico per eccellenza ed utilizzato nella maggior parte degli insegnamenti tradizionali di ogni tempo e luogo.
Nei nostri Templi vi sono vari oggetti e raffigurazioni collocati in modo ben definito.
Ad esempio, potrebbero attirare l’attenzione, sia il cielo stellato (magari anche con evidenza dell’eclittica), che i singoli segni zodiacali sulle pareti.
Proviamo ad immaginare una prima ipotesi di percorso da parte di chiunque entri.
L’ingresso ad Occidente, in funzione di un attraversamento, sembrerebbe caratterizzato dalla rottura di un equilibrio provvisorio tra forze opposte (simbologia delle due colonne), tenute assieme o sormontate da un architrave con la raffigurazione del cerchio alato (forse un riferimento ad ali come quelle di Maat), affiancato dai due cobra reali. All’interno del cerchio ecco ben evidenti i due quadrati intrecciati contenenti il triangolo con al centro la lettera Yod. Dal punto di vista dell’esplorazione simbolica, tutto questo potrebbe occupare con le possibili interpretazioni vari numeri di questa rivista. Però potremmo provarci in un altro momento.
Visto in chiave astrologica, l’occidente potrebbe essere individuato con il segno della Bilancia e quindi il movimento di risalita dell’Apprendista verso Oriente (analogico con quello di risalita della Tavola di Smeraldo), lungo la parete nord, partirebbe dall’Equinozio d’Autunno per trovare la massima immersione nell’atanor introspettivo, con il segno del Cancro nel Solstizio d’Estate (la porta degli Uomini) e con la mezzanotte secondo il ciclo solare.
L’arrivo ad Oriente caratterizzato dai noti, molteplici simboli (triangolo con l’occhio, chiave della vita inscritta in un cerchio, affiancata dai due cobra, alata, poi acronimo divino, ecc.) vedrebbe un nuovo precario equilibrio costituito dall’Equinozio di Primavera, riscaldato dal fuoco dell’Ariete. Da qui, a seguito dell’illuminazione spirituale di colui che ha acquisito Conoscenza, partirebbe la discesa (di nuovo un’analogia con la Tavola di Smeraldo) verso Occidente, lungo la parete del sud, individuando col Capricorno, nel Solstizio d’Inverno (la porta degli Dei) e nel mezzogiorno, il massimo della Luce. In tal modo forse, anche le citazioni durante i dialoghi liturgici, indicanti quando iniziare (a mezzogiorno) i lavori e poi quando terminarli, potrebbe risultare meno misteriosa. Facendo un parallelo con l’ambito egizio, ecco emergere similmente anche il cammino dello scarabeo sacro Khepri, ovvero la divinità raffigurata in una barca solare tenuta a galla da Nun; la si vede spingere con sequenza simile, il sole attraverso il cielo, ogni giorno, oppure attraverso l’oltretomba spirituale egizio, ogni notte. Però, durante i lavori, possiamo notare, da parte dei dignitari, anche un incedere (tra i vari), particolare, sinuoso che ci ricorda quello delle serpi, a forma di esse.
Quindi, inevitabilmente, non posso che riprendere in esame il simbolo cosiddetto di Cagliostro associato alle esperienze nel percorso femminile che ai suoi insegnamenti fa riferimento per la costruzione di una parte importante della liturgia specifica.
Questo viene spesso raffigurato come un serpente a forma di “S”, con una mela in bocca, trafitto dall’alto da una freccia e con gocce di sangue.
Esistono interpretazioni di tipo alchemico che prendono in esame la dicotomia degli opposti, i quattro elementi, l’agente magico mercuriale ecc. ma non vanno dimenticate quelle più attinenti alla kabbalah (l’albero sefirotico e le possibili deambulazioni per risalirlo o discenderlo attraverso i 22 sentieri).
Analogamente, possiamo anche individuare il serpente della genesi, oppure il caduceo di Mercurio (in medicina); il salire e scendere della kundalini ci porta in Oriente, come pure alla sinuosità dinamica dello yin e yang.
Per altro, una raffigurazione di una “S” intrecciata ad un elemento verticale “I” la si scopre scolpita in stemmi, pilastri, frontoni, tombe ecc. Nelle Americhe la troviamo addirittura inserita anche nella rappresentazione del dollaro.
Mi permetto d’immaginare che questo simbolo possa considerarsi un vero e proprio condensato di molteplici aspetti del deposito Tradizionale, quindi contenente anche quelli astrologici.
Ho già accennato qualche cosa in altre occasioni, riguardante la simbologia dei nodi lunari Nord e Sud (per i neofiti, ricordo che sono punti virtuali in cui l’eclittica s’interseca con l’orbita lunare attorno alla Terra) che nella raffigurazione specifica delle mappe natali troviamo con una forma simile ad un vaso vuoto per il nodo sud e da una specie di cupola per quello nord. Però nei testi di diffusione più culturale, la descrizione è non di rado riassunta anche da una serpe a forma di “S”, a volte trafitta al centro da una freccia. Troviamo anche la denominazione di testa e coda del dragone: la testa (caput draconis) è da individuare nel nodo nord e la coda (cauda draconis) in quello a sud.
Rimanendo in ambito di miti, è necessario citare anche quello del serpente diviso in due, la cui testa rincorre la coda o viceversa, per potere riunire le due parti separate; la testa del drago in un mito divora la luna e la perde (forse è un’analogia con l’ingordigia materiale).
Altre analogie possono riguardare il ciclo della luna (dallo zenit al nadir) nel percorso sull’eclittica, ma anche la costellazione del drago, le leggende associate al drago ed alle prove iniziatiche di passaggio per l’eroe che deve sfidarlo per liberare la fanciulla (animus e anima) al fine di ritrovare il sé interiore, il tesoro prezioso, la chiave perduta, la pietra occulta, ecc.
Tutto ciò ci porta ancora una volta a riprendere in esame i concetti di visitazione interiore, di rettifica, di ricerca tesa alla riscoperta di sé. Infatti, quando si parla di nodi in un tema astrale, spesso “un iniziato” intende fare riferimento a ciò che della propria personalità è importante conoscere e capire. Non si tratterebbe solo di traumi da sciogliere, di passioni più o meno cupide, di impedimenti interiori da rimuovere, di catene da sciogliere che potrebbero illustrare anche l’analogia con l’uscita simbolica dal labirinto, dalla caverna o ad una prigione inconscia. Non riguarderebbe solo la vita materiale.
Ad esempio, si potrebbe individuare nel nodo nord una sorta di obiettivo e poi osservando la sequenza dei segni, anche un programma predisposto nella vita (spirituale e materiale) per raggiungerlo; il nodo sud indicherebbe le origini da cui far partire il programma. Ciò che sarebbe opportuno conoscere bene prima di partire, in modo da essere ben consapevoli delle varie caratteristiche positive o negative di cui si sarebbe “fatalmente dotati” a priori e che forse ci si porterebbe addosso durante il viaggio; sarebbe una sorta di eredità genetica, spirituale, psichica, fisica, karmica, ecc. che non si potrebbe eludere, senza scelte particolari, magari come conseguenza del cor retto cammino iniziatico.
L’eredità complessa e problematica legata a questo nodo, ad esempio la pesantezza ed il rigore dei condizionamenti, viene di solito associata a particolari caratteristiche riguardanti quelle generalmente attribuite a Saturno (fatica, peso, restrizioni, ecc.).
Al contrario, il nodo nord viene per lo più associato al valore evolutivo, quindi simbolicamente alla felice espansione di Giove (maturità, liberazione dalle catene, ecc.).
L’evoluzione (di nuovo similmente all’incedere della tavola di smeraldo) avverrebbe ipoteticamente in modo ascendente, passando dalla coda del drago (nodo sud) verso la testa del drago (nodo nord). Forse anche con l’armonizzazione dei due poli in opposizione. Riguardo al concreto percorso da compiere (diretto o sinuoso) in sequenza temporale, non tutti concordano su come tentare di superare l’ignoranza metafisica (avidyā), per lo più unita ad una visione illusoria della vita terrena e di quella ultraterrena. Tale ignoranza, secondo i punti di vista orientali, conduce l’uomo ad agire ottusamente, rimanendo così nel saṃsāra.
Rimanendo in tale condizione, un normalissimo profano oscillerebbe fatalmente per molto tempo nella vita (o nelle vite) tra gli stimoli, le influenze tra i punti sensibili collocati sull’incedere tra i due nodi. Risentirebbe inoltre dei condizionamenti del nodo sud, magari subendo l’esperienza di rivivere le perdite ed i fallimenti di un passato lontano, come se fossero nuove esperienze da esplorare nell’attuale percorso astrale; forse questi sarebbero necessari per indurlo anche istintivamente a volere cambiare modo di vivere per dirigersi verso la conquista della nuova esistenza suggerita dal nodo nord. Da un punto di vista karmico, non riuscendoci, potrebbe però peggiorare la situazione e così al peso spirituale iniziale se ne aggiungerebbe dell’altro. Mi azzardo ad arricchire le informazioni ipotetiche ricordando che secondo alcune teorie, allorché esistesse una congiunzione col nodo sud, da parte di un pianeta (uno o più tra i 10 principali che si prendono oggi in considerazione) si configurerebbero particolari caratteristiche distoniche. Tutte cose che si potrebbero manifestare come un’eredità molto pesante da riequilibrare, soprattutto se il pianeta avesse anche degli aspetti negativi (quadrature, opposizioni ecc..) con altri pianeti; il peso sarebbe maggiore da affrontare. Si potrebbero definire eccessi di partenza come malattia, lotta, delusioni, oscurità interiore, ecc.
Solo per esempio con Marte, si potrebbe immaginare la collera come una nota di fondo della personalità, non facilmente eliminabile, mentre con Venere si potrebbe evidenziare una sensualità anche lussuriosa; con Saturno poi, non sarebbe da sottovalutare la predisposizione alla solitudine nell’eccessivo rigore della responsabilità o della semplice misantropia, ecc.
La rete interattiva degli aspetti in diverse case, segni, eserciterebbe un’influenza reciproca e produrrebbe nel soggetto un intralcio, una tentazione a smarrirsi, dovendo affrontare una lezione, un compito, un sacrificio, una serie di problemi da districare istintivamente, senza avere a disposizione particolari strumenti di conoscenza. Le quadrature e le opposizioni sono spesso osservate come aspetti distruttivi, però per un Iniziato, se superati costruttivamente durante esperienze inevitabilmente difficili, possono svelarsi per lo più utili al fine di annullare quelle componenti negative che il soggetto avrebbe scelto di eliminare nella sua esistenza, nascendo con una determinata configurazione astrale.
Qualcuno ipotizza che di fronte a predisposizioni cosiddette positive (trigoni, sestili, ecc..) si potrebbe immaginare di arrivare da lezioni già assimilate in modo abbastanza definitivo; quindi da essere dotati di un aiuto spirituale, di una certa sicurezza interiore acquisita.
I pianeti in congiunzione col nodo nord sembrerebbero suggerire oltre all’obiettivo, le caratteristiche evolutive programmate per la vita in corso; sono però ipotesi di scelte di vita che potrebbero essere anche rifiutate (con relative conseguenze).
Ovviamente, i pianeti in congiunzione con i due differenti nodi sono in conflitto, perché in opposizione; rappresentano in tal modo, anche le concrete difficoltà per un’evoluzione in direzione verso la Luce. Accenno anche a qualche altra curiosità interessante, magari d’approfondire in altra occasione; ad esempio, cosa sembrerebbe accadere allorché s’incontrino soggetti che presentino nei rispettivi temi astrali, uno o più pianeti nella stessa posizione dove l’altro abbia i nodi.
Secondo alcuni filoni di pensiero, la vita terrena avrebbe come scopo la nostra evoluzione, attraverso i contatti nella vita sociale, le situazioni che si creano, gli incontri, gli scontri, le persone che si frequentano, l’efficienza o le carenze fisiche, ecc. Così, per tutti l’esistenza non sarebbe casuale ma che ci sarebbe uno scopo preciso, una sorta di compito da svolgere e da portare a termine.
Si vivrebbe in un determinato paese, si nascerebbe da certi genitori, anche le caratteristiche della famiglia che si tenderebbe a formare, il compagno/a, i figli, le amicizie, le frequentazioni, ecc. non sarebbero casuali. Le situazioni parrebbero avere lo scopo di “pesare” i comportamenti e le scelte personali.
Secondo alcuni punti di vista si dovrebbe considerare come probabile un programma, forse scelto prima di nascere, per realizzare la nostra evoluzione, attraverso la scelta e il libero arbitrio, tesi a farci migliorare spiritualmente od a continuare nel farci del male.
Una eventuale evoluzione sembrerebbe favorire, almeno in parte, un cambiamento degli aspetti negativi del tema natale materiale, tanto da arrivare persino ad ipotizzare di non corrispondervi
più, perché si è diventati diversi (una rinascita consapevolmente cosciente). Alcuni immaginano un salto di livello dalla condizione spirituale dominata solo da un’anima vivente Nefesh molto vicina al mondo materiale, ad un’altra superiore in cui sarebbe caratterizzata Neshamah (sempre anima) intrisa di Ruach (soffio dello Spirito). Un percorso di ricerca, attraverso le esperienze della vita di tutti i giorni, mette di fronte a sé stessi. Specchiandosi nella realtà, si vedono le cose come sono, nella loro dicotomia di male e bene, senza più scusanti e fughe dalla coscienza.
Durante i momenti teurgici, particolari, dei nostri Lavori, a seconda delle liturgie delle differenti camere, sono pronunciate anche suppliche, richieste di aiuto e di intervento di quelle che riteniamo forze spirituali, per far evolvere lo stato dell’essere e la conseguente personalità non solo materiale; quindi, di modificare le parti sofferenti, soprattutto dell’anima. Sarà bene prendere coscienza che poi è inutile cercare di fermare un cambiamento richiesto.
Lo ricordo ancora una volta perché non è affatto raro che di fronte ad un diverso modo di osservare le difficoltà frequenti e comuni, qualcuno potrebbe immaginare di scappare nuovamente, di restare nell’oblio, nel limbo della passività, della non scelta, e preferire di ritornare alle catene materiali (fantasticando che sia meglio restare nell’ignavia). Se si prende conoscenza di sé e di tanto altro, esistono il timore di non essere in grado di affrontare l’ignoto, la paura della fatica, del dolore e delle responsabilità da prendere. Non è mai da sottovalutare la paura di perdere la fasulla sensazione di comodità, illudendosi furbescamente di essere liberi di fare ciò che si vuole (mentre si rimane oggettivamente sempre schiavi delle proprie pulsioni). Forse si suppone di non dover pagare nessun prezzo; magari solo perché ci si sente temporaneamente “vincenti”. Però, ritornando al punto di vista astrologico, sarebbe solo una questione di tempo riscontrare di aver commesso un grossolano errore. Infatti, soprattutto i pianeti denominati lenti, continueranno comunque il loro percorso, i loro transiti sui quelli natali della carta astrale di ognuno. Così, da una fase positiva (semi sestili, sestili, trigoni, ecc…) passeranno poi ad una negativa (quadratura, opposizione, ecc.), sollecitando in modo affatto piacevole, la situazione esistenziale fissata fatalmente alla nascita.
Restando fermi, involuti e grezzi, si evidenzieranno nei loro effetti, nelle loro conseguenze fatali, i nodi non sciolti; si raccoglieranno frutti di ciò che si è seminato (magari per qualcuno anche se solo istintivamente, sarà stato per il bene).
Concludo suggerendo di non abbandonare la ricerca delle nostre radici, con particolare attenzione all’eredità ancestrale animale, attaccata al nodo sud; poi tramite il nostro metodo formativo (silenzio, concentrazione, prudenza, perseveranza, frequenza dei Lavori, ecc.), teso alla ricerca della conoscenza, con scelte coscienti, proviamo ad armonizzarci con gli obiettivi del nord ascendente (traguardo spirituale, ma non solo) affinché le due parti si fondino, il nostro drago interiore sia diretto dalla volontà intelligente, quella spiritualmente più elevata. In tal modo, non rappresenterà più un ostacolo, una catena pesante, ma bensì un potente alleato per conseguire la personale evoluzione.
L’articolo è contenuto nel numero di Giugno 2019 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
Gli studiosi di filosofia, attraverso metodi come quelli dell’epistemologia e della gnoseologia, più attinente a priori alle problematiche della conoscenza universale, ci hanno abituato a spaziare in molteplici ipotesi riguardanti la conoscenza, lasciandoci supporre magari superficialmente, che la certezza e la verità non siano univoche e/o facilmente convergenti.
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
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