Ricordi e considerazioni

Un anno fa moriva John Anthony West, meglio conosciuto come egittologo eretico. Laureato alla Betlhem University in una materia molto prosaica, tipo amministrazione e contabilità, è stato per tutta la vita dedito a tutt’altro. Purtroppo l’influenza della famiglia di origine, tendente a dedicarsi a materie pratiche e utili, ha quasi sempre un esito mortale sullo spirito e l’anima di certe persone; per fortuna questo non è avvenuto con “JAW”, come lo chiamava il suo amico e coautore Schoch, geologo dell’università di Boston ed in seguito laureato a Yale. Ho fatto questa lunga premessa perché ‘Jaw’ ha desiderato per tutta la sua lunga vita un riconoscimento accademico ma nel mondo anglosassone il titolo universitario è quasi una conditio sine qua non. Ha comunque pubblicato molti libri, di cui solo pochissimi tradotti in italiano per le edizioni Corbaccio.

Secondo il suo amico e collaboratore, il pensiero fondamentale di tutta la vita è stato “gli uomini sono su questo pianeta per uno scopo“. Nel suo testo: The case for Astrology presuppone che “coscienza, significato e ordine” siano scritti nel tessuto stesso della creazione in cui è posto l’uomo, con responsabilità uniche e inderogabili, come hanno sempre insegnato le religioni antiche. Tutto ciò che serve a tale scopo è utile e pratico, tutto ciò che si oppone è, al limite, il male.

La conoscenza di questo fine dell’uomo è scienza sacra che deve condurre alla trasformazione del materiale e del carnale in spirituale; cosa quest’ultima che prevaleva un tempo sulla terra. Per West l’astrologia era una parte importante di questa scienza sacra; infatti a chi ne comprende le sue leggi, svela delle linee guida per portare a termine la trasformazione a uomo spirituale di cui sembrerebbe che abbiamo diritto fin dalla nascita.

Per West, la nostra società occidentale, anche se tecnologicamente molto progredita, sarebbe in fallimento spiritualmente; infatti alla base vi è lo scientismo e il razionalismo cioè il materialismo, creando quella che lui chiamava la Chiesa del Progresso, dogmatica alla pari delle chiese tradizionali.

West credeva in una creazione cosciente e quindi che la coscienza pervade tutto l’universo e che è preesistente all’origine del nostro cosmo. Forse noi stessi siamo cervelli di Boltzmann, coscienze disincarnate o anche incarnate che creano il mondo materiale per rendere manifesti e concreti i nostri sogni, le nostre azioni e le nostre idee, ma restiamo intrappolati in questo mondo, in modo tale da dimenticarci chi siamo veramente.

Però, il mondo della scienza è sempre al lavoro: Sean Carroll del prestigioso Tecnology Institute, ha affermato che qualsiasi concetto, teoria ecc. non ci consenta di avere fiducia nel metodo scientifico ed empirico debbano essere aprioristicamente rifiutati anche se solo su basi pragmatiche. Ciò include anche i “cervelli di Boltzmann” e così dovremmo scartare tali teorie ancora prima di averle esaminate.

Per quanto possa sembrare orribile, non trovo una grande differenza tra tutto ciò e la mentalità che guidava l’inquisizione spagnola; infatti, la condanna a morte era fondata su argomenti aprioristici di “fede”, stabiliti e interpretati dagli inquisitori stessi che dovevano confermare il potere della Chiesa, così come oggi sembrerebbe accadere per il potere della cosiddetta scienza ufficiale.

Ci troviamo di fronte alla contrapposizione della scienza del progresso (spesso solo prevalentemente economico), un universo in definitiva privo di significato e scopo, e una scienza sacra con il suo universo con ordine significato e scopo.

L’assunto fondante della scienza è la dipendenza dai “fatti materiali” a loro volta dipendenti da altri fatti costitutivi. Come in un campo di biglie che colpiscono altre biglie e tutto solo casualmente, così sarebbero i fatti concreti della vita. Ad esempio, nel passato medievale, l’universo era concepito come un simbolo gigantesco in cui tutto era rappresentato come il riflesso della volontà divina; tale ipotesi indifferente alla realtà dei fatti, era interessata solo al principio che è alla base del fatto. Per la mente moderna contano solo i fatti dissociati dal principio stesso; il razionalista nega la realtà dell’esperienza interiore e si basa unicamente sulle prove dei suoi sensi che sono abbastanza reali solo se può misurarli e decodificarli con la mente. Viceversa il Medioevo definì il mondo dei sensi come illusorio e unica realtà quella dell’esperienza interiore.

Sebbene si credesse che la terra fosse piatta, si intuì che l’universo era un mondo di valori perché quella era la sua esperienza. I nostri moderni studiosi, suppongono di conoscere tutto sulla struttura della terra e pensano che i valori siano una invenzione dell’uomo.

Questa frase mi è sempre piaciuta molto: “La mente medioevale ignorò i fatti del mondo fisico e così produsse una società che era tutta cattedrali e senza servizi igienici sanitari”. La mente moderna ignora i valori del mondo spirituale e così ha prodotto una società che è tutta igiene e niente cattedrali.

Questo che viene chiamato progresso, di cui si rallegrano tanto i progressisti, sta creando una società debole nello spirito e nella psiche. È sufficiente riflettere sul numero dei suicidi e sulla crescente richiesta di eutanasia anche da parte di persone non affette da patologie fisiche.

Quella giovanissima che si è lasciata morire di fame e sete, scegliendo una strada forse dolorosa e difficile per morire, era stata sottoposta a molti trattamenti della scienza moderna ma nessuno di essi le aveva ridato vitalità e gioia; io mi sono chiesta se forse una mentalità “da cattedrale”, avrebbe potuto evitare questo triste spegnersi di un’anima.

West non nega certo che i fatti abbiano una certa validità pratica in certi contesti ma non forniscono una descrizione del nostro mondo o di noi stessi e della nostra interiorità.

Schoch ricorda che come studente della Yale University, oltre alla laurea in geologia, aveva imparato che i fatti sono ipotesi di lavoro di basso livello. I fatti sono spesso costrutti teorici. Quando la teoria cambia, i fatti cambiano e le teorie vengono sostituite con molta frequenza. Per citarne solo una: quando studiavo al liceo scientifico, gli atomi erano solidi e sempre identici nella stessa materia e solo qualche anno prima ritenuti indivisibili; oggi sappiamo che tutto ciò non è vero.

West ha un linguaggio molto colorito e suggestivo; riporto questo periodo: “Nella falsa alba dell’Illuminismo gli uomini credevano che attraverso l’uso della ragione tutti i problemi potevano essere risolti. La ragione non poteva arrivare al Regno dei Cieli (nella Scrittura esso non ha un luogo fisico ma si trova all’interno) e quindi il Regno fu dispensato come un’illusione primitiva. Invece la ragione illuminista stabilirebbe democraticamente tale regno proprio qui sulla terra, una fede che portata alla sua logica conclusione è culminata nella mistica illuminazione di Hiroshima“.

È necessario trovare un antidoto a questo veleno, prima che la cosiddetta razionalità “illumini” di nuovo drammaticamente il nostro mondo e credo, non solo io, che questo si trovi negli insegnamenti dei nostri lontani antenati, nelle fondamentali credenze che hanno pervaso l’umanità fino ad un migliaio di anni addietro e che sono ancora mantenute in alcuni ambiti, come nelle dottrine delle società segrete o in ambiti molto riservati.

Molte Massonerie fanno risalire la loro nascita all’Illuminismo, cioè all’epoca della razionalità, al 1717, epoca dei lumi, ma io mi sono sempre posta il problema se a partire da un periodo storico i cui valori hanno poi portato al terrore, all’ascesa del potere dei più terribili dittatori, poi a loro volta barbaramente trucidati, potesse nascere un movimento veramente spiritualista. Guarda caso, anche gli innegabili valori libertà uguaglianza e fratellanza basati solo sulla razionalità e insegnati come educazione civica ma non interiorizzati perché siamo nel mondo del razionale, per imporli all’unanimità, poterono condurre alla creazione della ghigliottina.

Questa era una discussione che facevamo spesso con mio padre che era stato del G.O.I.; per cui, personalmente ritengo che il vero insegnamento lo possiamo trovare solo in quei movimenti ed in quegli ambiti particolari della Massoneria che ricercano le loro origini in periodi molto antecedenti, come ad esempio, il Rito Egiziano.

Tutte le tradizioni soprattutto quelle più antiche, predicano che lo scopo dell’umanità è di ascendere dal livello in cui siamo nati, ad uno superiore, ma non c’è nulla di automatico né esistono scorciatoie per nessuno.

Innanzitutto, si deve riconoscere che tale livello superiore esiste così come esiste la necessità e la possibilità di accedervi e che alla base di tutto c’è la volontà e il desiderio.

Qui arriviamo ad un punto cruciale: perché non si può neppure parlare di volontà prescindendo dal libero arbitrio.

Alcuni ricercatori affermavano che l’uomo nasce dormendo, vive dormendo e muore dormendo, a meno che non riesca a svegliarsi e ovviamente, durante questo lungo sonno, non ha mai il libero arbitrio che presuppone libera volontà e consapevolezza.

Tra le tecniche che alcuni proponevano, vi erano delle danze particolari a ritmi frenetici così come atti che comportavano particolari rischi fisici. Non dimentichiamo anche le danze dei dervisci che avvengono in modo rotatorio a velocità crescente.

Lo scopo di tutto questo, oltre a molti altri insegnamenti, sembrerebbe quello di far tacere un certo cervello deterministico per permettere un risveglio della coscienza e un agire consapevole.

Oggi anche la scienza ci può aiutare, se non altro a capire ciò che gli antichi avevano già capito

Benjamin Libet, neurofisiologo della California University, ha studiato per decenni la coscienza e il libero arbitrio; ovviamente è stato molto contestato. In pratica era riuscito a dimostrare che gli atti volontari sono preceduti da un cambiamento del potenziale elettrico del cervello che avviene circa 500, 550 ms prima dell’atto ma i soggetti diventavano coscienti dell’intenzione 350ms dopo l’inizio del mutato potenziale elettrico e poi 200ms prima dell’atto. Il processo di volizione era quindi iniziato inconsciamente ma si poteva intervenire coscientemente per proseguire o bloccare l’azione che nasce inconsciamente dai nostri impulsi ed emozioni.

Questo in accordo con West ed altri, condurrebbe ad ipotizzare che il libero arbitrio non possa esserci dove non ci sia il controllo delle emozioni.

Se le nostre azioni apparentemente intenzionali sono semplicemente determinate dalle leggi fisiche, naturali, che gestiscono le attività delle cellule e della materia del cervello, allora il libero arbitrio sarebbe una illusione: questo si potrebbe definire come determinismo naturale.

Questa posizione molto cara alla Chiesa del Progresso, viene considerata a fondamento dell’intero universo che conosciamo a tutti i livelli e per tutte le questioni comprese quelle di coscienza e di libero arbitrio.

Se così fosse, gli uomini sarebbero delle semplici macchine, dei robot senza alcuno scopo per la vita in generale e per l’universo

Del resto lo stesso Libet afferma che l’assunto di una natura deterministica del mondo osservabile che può spiegare le funzioni soggettive e gli eventi, è una credenza speculativa non scientificamente provata.

Così, come il non determinismo cioè l’idea che la volontà cosciente possa determinare azioni non in accordo con le leggi fisiche conosciute, è una credenza speculativa non provata

In pratica, nessuna delle due posizioni è scientificamente provata, ma io credo che ci sia un forte sostegno alla natura non deterministica della coscienza e del libero arbitrio: penso all’evidenza dei fenomeni psichici e cosiddetti paranormali che non solo esistono realmente, ma che sia in Massoneria che nel Martinismo noi studiamo anche attraverso i Maestri del passato che ci aiutano.

Dello stesso parere è Schoch che nel suo libro “The parapsycoloy revolution” afferma: “certamente il cervello fisico e la coscienza mentale sono certamente intrecciati nei corpi fisico biologici che abitiamo, ma alla fine, mente e coscienza hanno un’esistenza separata, indipendente dalla nostra esistenza fisica ( che consente la persistenza della coscienza in qualche forma dopo la morte fisica)

L’articolo è contenuto nel numero di Luglio 2019 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

Ci troviamo di fronte alla contrapposizione della scienza del progresso (spesso solo prevalentemente economico), un universo in definitiva privo di significato e scopo, e una scienza sacra con il suo universo con ordine significato e scopo.

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Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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