Una delle cose che differenzia un percorso Iniziatico da uno religioso, riguarda il concetto di Fede legata ad una credenza di tipo dogmatico. Se è vero che il divino e come agisce, rimane comunque ineffabile e per molti versi inspiegabile, è altrettanto vero che chi si pone attivamente orientato verso un percorso di miglioramento di sé stesso, in quanto crede che attraverso tale pratica potrà avvicinarsi almeno un pochino ai piani più elevati dello spirito, deve necessariamente cercare di valutarsi con costanza e dedizione.
Ovviamente, credere in un qualcosa di superiore a sé stessi ed al fatto che il mondo (o i mondi) non siano solo legati alla realtà materiale, è una condizione imprescindibile, poiché altrimenti non si starebbe parlando di un percorso di tipo spirituale.
Chi intraprende questo tipo di cammino, intuisce che c’è qualcosa di “oltre” ma vuole in qualche modo concretizzare tale intuizione comprendendola e rendendola così, una vera conoscenza acquisita.
Tra i primi passi c’è quindi l’acquisizione di un metodo che permetta innanzitutto di conoscere sé stessi; compito tanto semplice quanto difficile.
Nonostante sia un lavoro continuo e ininterrotto, non è detto che si riesca mai a completare del tutto.
Se è vero che ciò che in alto è come ciò che sta in basso e viceversa, conoscere sé stessi potrebbe essere la chiave che permette di conoscere anche l’Universo.
Questo lavoro richiede tuttavia una serie di qualità che molto spesso vengono date per scontate: vigilanza, perseveranza, volontà, intelligenza, umiltà, solo per citarne alcune.
Questo è necessario per eseguire ciò che è suggerito dal V.I.T.R.I.O.L.
Viene anticipato nel gabinetto delle riflessioni, quindi è ancora antecedente all’entrata nel Tempio.
Si scoprirà, se il lavoro si è svolto almeno in minima parte, che il proprio Io non è come ce lo si aspettava, che insomma non ci si conosce per niente, che con tutta probabilità la differenza con le proprie aspettative volge in negativo e soprattutto, che dominare e sublimare tutte le caratteristiche che si desiderano cambiare o migliorare, si svela un compito estremamente arduo.
Già questo dimostra quanto possa svelarsi impegnativo un percorso di tale portata; impegno che viene preso e che viene portato avanti per tutta la vita, una volta che si sono pronunciati determinati giuramenti.
Eppure tutto questo viene fatto in nome di un ritorno alla Sorgente, perfezionando sé stessi, nel tentativo di potersi avvicinare in parte e in maniera comunque imperfetta, al Supremo Artefice Dei Mondi.
Se tale lavoro non viene compiuto, se la propria personalità rimane la stessa, quindi profana, cieca e legata interamente alla materia, quando addirittura non si regredisce, lasciando spazio a tutte le parti nere che sono proprie dell’essere umano in quanto creatura fatta di carne e materia, l’avvicinamento non ci potrà quindi essere.
I riscontri vanno quindi prima di tutto cercati nella conoscenza che si ha di sé stessi.
Domandarsi se si è veramente migliorati in qualche cosa, come siano le proprie reazioni di fronte ad avvenimenti traumatiche per la persona, se c’è stata insomma una vera evoluzione, è uno dei primi passi da compiere per valutarsi.
Un percorso sano di tipo massonico, non incita al giudizio in senso coercitivo del termine ma lascia che l’Iniziato, vera e unica persona capace di dialogare con sé stesso, trovi, qualora lo desideri, il modo di esplorarsi oggettivamente, libero dai condizionamenti esterni ma non indulgente sulle proprie debolezze.
Comportamenti che giustificano i propri errori, portano solitamente alla costruzione di pericolose fantasie personali, dove il soggetto non si relaziona più con la realtà ma soltanto con ciò che lo fa sentire protetto e rassicurato.
Chiaramente, in tal modo, si chiudono eventuali canali di comunicazione con i piani sottili, ovvero con tutto ciò che trascende la materia, a livelli più o meno vicini al mondo come lo conosciamo.
Ecco quindi l’importanza di cercare sempre riscontri riguardo il proprio percorso, individuando tutte le analogie e le convergenze che possono presentarsi.
Questo metodo attiva infatti un circolo virtuoso: conoscendo sé stessi, studiando e lavorando, permette di riuscire, ad esempio, a discernere il vero dal falso ma permette anche tutte le interazioni che in alcuni casi, si va cercando quando si intraprendono questi cammini.
Non è sicuramente facile e non lascia spazio a pigrizia o indulgenza, ma se si riuscisse a pulirsi almeno in minima parte e ad aprire quel canale di comunicazione con la propria coscienza, riuscendo addirittura ad intravvedere la propria essenza, la propria scintilla divina, forse si potrebbe cominciare umilmente a parlarci.
In alcuni rari e preziosi casi, forse ci sarebbe anche la possibilità di carpire una piccola risposta.
L’articolo è contenuto nel numero di febbraio 2020 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
Si scoprirà, se il lavoro si è svolto almeno in minima parte, che il proprio Io non è come ce lo si aspettava, che insomma non ci si conosce per niente, che con tutta probabilità la differenza con le proprie aspettative volge in negativo e soprattutto, che dominare e sublimare tutte le caratteristiche che si desiderano cambiare o migliorare, si svela un compito estremamente arduo.
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
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