Alla sua gloria. Correlazioni e interazioni con le luci

L’acronimo qui preso in considerazione si trova ad Oriente e padroneggia il posto dove siede la Venerabile Maestra Agente (anche durante i Lavori femminili) stando a significare letteralmente Alla Gloria Del Supremo Artefice Dei Mondi. Questo sposta immediatamente l’attenzione di una concezione puramente egoica della persona, verso una gloria che non è appunto per il proprio Io, ma per un’entità superiore.

Ciò comporta innanzitutto un fattore base per intraprendere un cammino orientato verso queste parole: credere nella Sua esistenza e nella Sua superiorità. Superiorità qui non intesa come concezione di padre vendicativo e punitore che dispone dei suoi figli come meglio desidera. Egli può essere definito in molti modi; in ambito massonico viene definito appunto come Artefice Dei Mondi o Grande Architetto Dell’Universo. Per semplificarne la comprensione, in questo testo lo nomineremo anche Dio, non identificandolo tuttavia con nessuna religione.

Essendo superiore all’essere umano, ne risulta che i suoi piani e Lui stesso siano ineffabili, quindi non descrivibili a parole, difficili da comprende ove sia possibile riuscirci in qualche modo.

Altrettanto importante per il percorso qui affrontato è anche di non accettare visioni dogmatiche, ma tentare di sperimentare sulla propria persona, cercando, attraverso la conoscenza empirica, di trovare almeno qualche riscontro alle proprie intuizioni.

Questo perché non ci si trova all’interno di un percorso mistico di tipo passivo, ma anzi, si viene sempre invitati a lavorare su di sé al fine di averne il pieno controllo a 360°, in senso sia psicofisico che spirituale.

Dopo questa premessa e dopo un corretto lavoro su sé stessi si dovrebbe quindi arrivare, in modo auspicabile ma mai certo, ad un rapporto con sé stessi basato sull’umiltà, una volta riconosciuta la piena imperfezione insita nell’uomo e nella donna.

Il lavoro da fare è quindi quello di “umiliazione” del proprio Io, non nel senso di mortificazione come l’Ego tende a far pensare, proprio perché queste sono le sue trappole più sottili ma nell’accezione di essere appunto umili, consci di essere fili all’interno di un intreccio più grande che possono scegliere se mettersi al servizio di….

Tuttavia come prima accennato, le trappole dell’Ego sono infinite e dissimulano in maniera estremamente efficace la loro natura. Difatti, il principale obiettivo per esso è sopravvivere nella maniera più confortevole possibile, anche se questo significa andare a discapito di altri.

Uno dei più grandi ostacoli per un Iniziato è proprio quello di farvi i conti, soprattutto riconoscendo e ridimensionando le manie di onnipotenza che sono proprie di un pensiero puramente profano. Ognuno crede di essere speciale e superiore agli altri e solo molto raramente tale caratteristica non si manifesta.

La giusta domanda da porsi quindi, è se tale affermazione corrisponda davvero alla verità e già il fatto che questo pensiero sia così comune dovrebbe indicare una mezza risposta.

Ecco quindi l’importanza del Silenzio, esteriore per gli apprendisti (e non malvagio anche per gradi più alti), ma interiore per tutti (però da conquistare), poiché è una meta senza destinazione, qualcosa che se anche si raggiungesse dovrebbe essere costantemente mantenuta.

Diventa quindi di fondamentale importanza conoscere sé stessi e capire quanto realmente si è padroni di sé o si è dominati dalle passioni e dai vizi.

Non a caso, durante l’invocazione iniziale, si chiede proprio al S.A.D.M. di dirigere i lavori, quindi si chiede formalmente e in maniera esplicita la sua presenza agli stessi.

A questa richiesta segue l’operazione di accensione del settenario o più precisamente dalla menorah, il candelabro a sette bracci proprio della religione ebraica.

Un alone di mistero aleggia appunto intorno al sette, uno dei numeri esoterici per antonomasia. Ricollegandosi anche alla cifra di lettere che compongono l’acronimo, ad esso si possono ricondurre svariate informazioni: ad esempio i sette giorni della creazione, dove l’ultimo assume il carattere sacro del riposo e della contemplazione della propria creazione, quindi di distacco dal resto del mondo, a cui si potrebbe collegare anche il significato dello Shabbat. Ma non solo.

Esistono corrispondenze analogiche più immediate: i sette pianeti, i sette metalli, le sette divinità ad essi collegati, i sette colori, le sette note, i sette vizi e virtù capitali che rafforzano l’idea di una misura precisa che renda coeso l’Universo; anche i cicli che regolano i flussi del microcosmo e del macrocosmo possono essere suddivisi, ad esempio, dalle quattro fasi lunari che durano sette giorni ciascuna per un totale di ventotto. Così le maree, la crescita delle piante e anche il corpo fisico subiscono gli effetti del nostro satellite, regolando quindi il rinnovamento cellulare che avviene all’incirca ogni sette anni o il ciclo mestruale.

Un piccolo dettaglio da non sottovalutare, prima dell’accensione del settenario, è l’invito della Venerabile Maestra Agente a tutti i partecipanti, ovvero di compiere interiormente il Rito che la Prima Sibilla renderà operativo all’interno del Tempio.

È quindi compito di ciascuno rendere attiva e cosciente questa interazione con i piani sottili. L’importanza della partecipazione ai lavori è proprio questa: ritrovarsi in un’operazione liturgica dove ognuno svolge un ruolo preciso e insostituibile, per mettersi al servizio della divinità.

Si tratta di onorare il culto che si deve a Dio.

Solo attraverso la partecipazione alle tornate, si potrà cercare di intuire, di carpire alcuni di quegli insegnamenti che dovranno poi essere messi in pratica nella vita profana, al fine di far evolvere la propria personalità.

Così come dal settenario la luce si dirama inizialmente in sette fiammelle per poi unirsi in un’unica luce verso l’alto, così le tre luci del trilume partono singole per elevarsi in un uno.

Il ternario è l’altro candelabro presente nel Tempio, posto sul tronetto della Venerabile. La sua peculiarità è la forma non disposta in fila come un tridente ma a triangolo, il cui vertice volge verso occidente mentre la base è rivolta ad Oriente.

Questo triangolo così disposto interseca le sue luci con le luci delle dignitarie, che formano anch’esse un triangolo rivolto dalla parte opposta ovvero con il vertice a Oriente e la base a Occidente.

Ad un’analisi più accurata quindi, si potrebbe intuire la forma del Sigillo di Salomone fra i cui significati si trovano ad esempio l’unione degli opposti. Fra questi, i binomi del maschile e del femminile, del Solve e del Coagula, dell’attivo e del passivo, del sole e della luna; insomma delle grandi energie complementari che tentano invano di distruggersi a vicenda se vissute in modo profano ma che concorrono all’equilibrio del creato, se intuite e comprese in modo armonico.

Si trova anche qui un richiamo alle varie correlazioni, a come nulla viene disposto per caso e di come ogni cosa e ognuno è necessario, in maniera attiva e passiva, alla buona riuscita del contatto con qualcosa che va oltre la materia.

Bisognerebbe sempre ricordarsi della condizione umana come meschina e fallace, ben lontana dalla santità dei piani più elevati; poi, come questa condizione possa essere migliorata, una volta accolta seriamente la responsabilità che vivere questo Rito comporta, dal punto di vista fisico, psichico e soprattutto spirituale, non solo per noi stessi, ma anche per i nostri Fratelli e Sorelle, i nostri cari, le nostre conoscenze ed il resto dell’umanità e del creato.

Non bisognerebbe inoltre mai dimenticare dell’impegno che ci si è presi con i giuramenti, non solo per le persone prima citate ma anche per le entità sottili, le quali non sono altrettanto fallaci e non dimenticano.

Rimanere fedeli a sé stessi è un concetto semplice ma estremamente difficile, da comprendere per alcuni e da mettere in pratica per altri, ma forse il gioco vale la candela, se perdonate questa piccola allegoria.

L’articolo è contenuto nel numero di Aprile 2020 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

Diventa quindi di fondamentale importanza conoscere sé stessi e capire quanto realmente si è padroni di sé o si è dominati dalle passioni e dai vizi.

Non a caso, durante l’invocazione iniziale, si chiede proprio al S.A.D.M. di dirigere i lavori, quindi si chiede formalmente e in maniera esplicita la sua presenza agli stessi.

A questa richiesta segue l’operazione di accensione del settenario o più precisamente dalla menorah, il candelabro a sette bracci.

CATEGORIE:

Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

Ricevi aggiornamenti sull’uscita dei nuovi numeri della rivista o sulle nostre iniziative direttamente nella tua email.