La volta stellata

Non posso non cogliere la completezza e grandezza dell’Arte Iniziatica nel percorso spirituale che da tempo ho intrapreso.

L’entusiasmo e la curiosità della ricerca sono ritornati ad essere quelle di un bambino che è, però, capace di analizzare le cose con la consapevolezza e maturità di un uomo.

Solo chi percorre la nostra via, può comprendere la magia della fusione tra bimbo e uomo; siffatta alchimia rende possibile la nostra trasformazione in un essere diverso, capace di percepire, vedere ed anche sentire con un’intensità non comune, quella generata dalle due diverse energie del fanciullo e dell’adulto.

La palestra muratoria, con i suoi attrezzi ed esercizi, consente a questo nuovo essere (fatto di bimbo e di uomo) di potersi evolvere ulteriormente per ritrovare la celestiale grandezza.

Al vero massone non interessa, infatti, la grandezza in sé e per sé, poiché ciò lo legherebbe solo alla terra.

Egli anela a ritornare ad essere l’uomo che il Divino Creatore ha concepito a Sua immagine e somiglianza.

Così come indicato nel Libro della Genesi, aspira a fare la volontà del Padre suo, sia in terra, sia in cielo, come nella preghiera del “Padre nostro”.

La celestialità diventa, quindi, attrezzo ed allo stesso tempo esercizio a cui l’iniziato deve costantemente dedicarsi nell’edificazione del “Tempio ideale”.

Simbolicamente, la forma rettangolare e le colonne del nostro Tempio prefigurano la terra ed i suoi limiti, in contrapposizione con il cielo stellato del soffitto scoperchiato, che raffigura l’Infinito.

La scuola muratoria ed in particolare la nostra, non lascia nulla al caso, sicché ogni simbolo ha una sua personale essenza, che necessariamente interagisce e si interseca con tutti gli altri simboli; alcuni similari, altri completamente differenti, tutti, però, legati dal minimo comun denominatore “dell’equilibrio”.

 

Quando gli uomini delle più remote epoche di civiltà volgevano lo sguardo all’infinito cielo, non vedevano solo le stelle fisiche, ma anche le Intelligenze che le governavano; secondo tale concezione, tutto era determinato dal cielo, dagli astri, dalle costellazioni e, rispettivamente, dalle loro divinità: religione, astronomia e astrologia formavano un’unità inscindibile, tant’è vero che nelle scritture cuneiformi e runica il concetto di Dio veniva raffigurato con l’immagine schematizzata ed abbreviata di una stella.

Le costellazioni consentivano agli uomini di trovare la giusta rotta o via e, per quanto ci riguarda; proprio una stella consentì ai Re Magi di trovare il Bimbo Divino.

Riflessione e meditazione mi hanno portato a più intime considerazioni, laddove ho percepito che l’Accademia massonica ed in particolare la nostra, attraverso lo studio e l’interpretazione dei suoi simboli, ha creato degli strumenti che stimolano il nostro pensiero a volte in modo romantico, oppure in quello razionale o finalmente nel silenzio, solo introspettivo ed a volte ancora, in tutti e tre i modi contemporaneamente.

La volta stellata ci trasmette, ad esempio, sentimenti romantici, proprio per quello che tutti i nostri sensi percepiscono, ogni qual volta alziamo gli occhi al cielo per vedere le stelle.

Credo che ognuno di noi, tra le emozioni più belle della sua vita, possa tranquillamente annoverare la prima volta in un planetario, il primo telescopio, le notti di S. Lorenzo trascorse in spiaggia, le preghiere notturne ed i desideri affidati alle stelle. L’emozione che sprigiona uno sguardo al cosmo celeste è stata da sempre costante ispirazione dei più grandi poeti e filosofi:

Dante nella “Commedia” chiude i tre atti con la frase l’«Amore che move il Sole e l’altre Stelle».

Il Sommo poeta abbraccia l’Ermetismo, sicché con le stelle indica il punto di arrivo del suo simbolico percorso iniziatico di elevazione spirituale.

Kant, nella conclusione della Critica della Ragion Pratica scrive: “Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione, sempre nuove e crescenti, e quanto più spesso e a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me”.

L’ammirazione e venerazione di Kant, al pari dell’amore di Dante, danno l’esatta dimensione del profondo sentimento che avvertiamo quando guardiamo le stelle.

Risulta sempre piacevole scomodare così illustri personaggi della poesia e della filosofia per arricchire la nostra conoscenza, ma l’essenza del tema trattato è già presente nella più comune espressione: “alzare gli occhi al cielo ed alle stelle”.

Tale frase cela un’amara verità: l’uomo per guardare il cielo e le stelle deve

obbligatoriamente alzare gli occhi e molto spesso anche la testa.

Il verbo alzare (in arcaico “innalzarsi”) esprime uno “spostamento verso l’alto”, un “sollevamento”, una “crescita in altezza, di livello o di intensità”.

In senso figurato, siffatto verbo viene utilizzato anche con il significato di costruire e di edificare (ad esempio: alzare un muro, una finestra, una casa).

Il semplice gesto di alzare gli occhi al cielo ed il suo intimo e simbolico significato rappresentano la nobile essenza della Libera Muratoria ed il sublime scopo a cui è votato ciascun iniziato: quello di crescere il proprio spirito in altezza, di livello e di intensità e di innalzare (edificare) il Tempio ideale.

Non a caso, quindi, nel Tempio massonico il pavimento a scacchi è di solito, sormontato dal cielo stellato, stimolo continuo ad innalzarci.

L’iniziato si pone così nel mezzo, tra il pavimento a scacchi ed il cielo stellato, alla ricerca di quell’equilibrio che lo possa far crescere ed innalzare.

La tradizione ermetica, che prende il nome dal fondatore Ermete Trismegisto (leggendario personaggio egizio, ritenuto un semidio e venerato come maestro di sapienza), così recita nella Tavola Smeraldina: «Ciò che è in Alto è come ciò che è in Basso, ciò che è in Basso è come ciò che è in Alto <…> Egli sale dalla Terra al Cielo e ridiscende dal Cielo alla Terra».

In ossequio a tale definizione è stato coniato il “principio della corrispondenza”: “Com’è sopra, così è sotto, com’è sotto così è sopra. C’è sempre una corrispondenza tra i fenomeni dei vari piani di esistenza (piano fisico, piano mentale, piano spirituale)”.

Gli antichi ermetisti consideravano questo principio la base per capire, con la nostra mente limitata, gli ostacoli che si frappongono fra noi e la vera essenza delle cose.

Esiste quindi un’armonia, un accordo e una corrispondenza fra i diversi livelli di vita e di essere; esiste un equilibrio non solo tra ciò che è attivo e ciò che è passivo, tra ciò che è positivo e ciò che è negativo, ma anche e soprattutto fra tutti gli elementi naturali.

Platone nel Timeo intese dimostrare la “teoria dell’identità fra uomo e cosmo” confrontando le forme degli organi umani con l’Universo composto dai quattro elementi (terra, acqua, aria, fuoco); così l’uomo è un mondo in miniatura (microcosmo), la sua anatomia, fisiologia e psiche riproducono in piccolo la struttura dell’Universo, composta da Terra, pianeti, stelle e cosmo che a loro volta sono simili all’Uomo in quanto esseri viventi dotati di anima e corpo.

La rappresentazione simbolica del microcosmo e del macrocosmo è visibile nell’antico segno del pentacolo (stella) che combina cioè in un unico segno tutta la creazione, ovvero l’insieme di processi su cui si basa il cosmo.

Le cinque punte del pentagramma interno simboleggiano i cinque elementi metafisici dell’acqua, dell’aria, del fuoco, della terra e dello spirito. Questi cinque elementi sintetizzerebbero i gruppi in cui si organizzano tutte le forze elementali, spiritiche e divine dell’universo.

Ulteriore rappresentazione grafica dell’equilibrio cosmico (micro e macro) è presente nell’”uomo vitruviano” di Leonardo Da Vinci, raffigurazione dell’armonioso inserimento della figura dell’uomo tra le due figure “perfette” del cerchio, che rappresenta il Cielo, la perfezione divina, e del quadrato, che simboleggia la Terra.

In conclusione il Cielo Stellato è simbolo della Trascendenza, della Potenza, dell’Eternità, della Sacralità. Il Cielo rappresenta l’Assoluto, la pienezza della ricerca, il regno della perfezione.

Il cammino suggerito dal V.I.T.R.I.O.L. (Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem: Visita l’interno della terra e rettificando troverai la pietra celata), teso alla ricerca della nostra personale Pietra Occulta, può essere percorso solo attraverso la trascendenza, cioè mediante il superamento di un certo limite della conoscenza o della realtà; in sintesi, il cielo stellato rappresenta una tappa necessaria del nostro percorso iniziatico, senza la quale non potremmo mai trascendere.

A:.G:.D:.S:.A:.D:.M:. (Alla Gloria Del Supremo Artefice Dei Mondi).

L’articolo è contenuto nel numero di Aprile 2020 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

Al vero massone non interessa, infatti, la grandezza in sé e per sé, poiché ciò lo legherebbe solo alla terra.

Egli anela a ritornare ad essere l’uomo che il Divino Creatore ha concepito a Sua immagine e somiglianza.

CATEGORIE:

Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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