Come premessa, vorrei focalizzare l’attenzione su un aspetto ascrivibile ad elementi (maschili e femminili) con caratteristiche particolari, riscontrabili, non di rado, negli ambiti di ricerca spirituale.
Mi permetto di ricordare che, di norma, essendo ciascuno completamente immerso nella materia, non ci si può mai illudere di non dipendere dalle sue regole, dalle emozioni che ne derivano e purtroppo anche dalle personali passioni fuori controllo.
Per cui, vivendo in un ambito sociale, sarà necessario prendere in esame anche le paure esistenziali che ne derivano.
Ad esempio, esiste quella intensa e pervasiva, originata dalla possibilità di subire un giudizio altrui.
Si tratterebbe di un particolare stato ansioso caratterizzato dalla preoccupazione esagerata di essere malgiudicati e da quella di comportarsi in modo tale da subirne un ritorno imbarazzante ed umiliante.
Tutto questo si manifesta più spesso nell’infanzia o nell’adolescenza, ma si può notare persistere anche dopo.
Si caratterizza nella difficoltà psicologica di affrontare molte situazioni, nell’interazione con gli altri che magari osservatori oppure solo immaginati tali.
Ovviamente, ciò potrebbe interferire non poco, sulla vita giornaliera.
La mancanza di apprezzamento di sé stessi, accompagnata dalla paura di svelare quelli che si immaginano come propri difetti, porterebbe anche ad aggiungere il timore di “smascherarsi”, tramite la mancanza di controllo sui sintomi dell’ansia, come ad esempio: tremori, balbettii, eloquio grossolano, sgrammaticato, eccessivi arrossamenti del volto, o semplicemente il comportarsi in modo impacciato, maldestro, con conseguenze anche fallimentari nei confronti di molteplici obiettivi.
Immagino che per lo più, chi sia affetto da questi problemi, capisca che forse le sue paure siano esagerate o irrazionali ma che, nonostante ciò, non riesca quasi mai a controllarle, continuando a sperimentare con apprensione, le situazioni sociali temute, rendendosi difficile vivere quelle utili esperienze che contribuiscono alla maturità interiore e relazionale.
Sono intime predisposizioni che spaziano su ogni cosa; ad esempio: i collegamenti interpersonali, gli studi scolastici, il lavoro, ecc.
Sono poi possibili contemporaneamente fenomeni collaterali: la depressione, gli attacchi di panico, disturbi ossessivi-compulsivi, la sindrome di Asperger, gli aspetti schizoidi, ecc. Per alcuni, come conseguenze, non sono poi da sottovalutare l’abuso di alcolici e di altre sostanze psicotrope nel vano tentativo di produrre endorfine, adrenalina, ecc. magari esageratamente anche con altri mezzi, per alleviare l’ansia ma col rischio di sviluppare una tossicodipendenza e/o altre malattie.
Mi sono servito di questa breve introduzione inerente al vivere problematico nella materia, al fine di portare l’attenzione su un aspetto fondante per qualsiasi percorso iniziatico, quindi anche del nostro, riguardante l’inciso: “Conosci te stesso”.
Immagino che un simile suggerimento abbia risuonato e risuoni da molti secoli negli ambiti ancora “sani” di coloro che si avventurano sulle molteplici vie spirituali, alla ricerca di “conoscenza e di verità”.
A tal proposito, ho dialogato recentemente con Sorelle e Fratelli che si interessano di Astrologia.
I Fratelli, in particolare, oltre che negli arredamenti del Tempio, comuni anche per le Sorelle e quindi chiari e stabili simboli indicanti costantemente cosa approfondire, dovrebbero occuparsene se hanno seguito i primi suggerimenti della Camera di Compagno e poi quelli più perentori della Camera 18-30.
Con essi, si è dissertato ancora una volta sull’argomento delle intime predisposizioni deducibili anche dal personale cielo natale.
Secondo la comune esperienza, queste si presenterebbero come fatalmente ineludibili, sino a quando un soggetto non avrà fatto un salto di qualità della propria essenza animica, con evoluzione luminosa verso l’alto (conseguente alle scelte collegate ai pensieri, alle parole, alle azioni, messe concretamente in campo nella quotidianità).
Immagino così, che gli eventuali percorsi “sani”, possano aiutare per dare il via a nuovi “inizi” propedeutici all’evoluzione successiva.
Ad ogni modo, chiunque ha la possibilità di osservare nella personale carta celeste, le particolari configurazioni che lo riguardano.
Infatti, una prima macroscopica focalizzazione della propria mappa natale, consentirà di notare la distribuzione dei pianeti, sopra/sotto il piano dell’orizzonte determinato dall’asse Ascendente-Di-scendente e/o a destra/sinistra della verticale fissata dalla linea che collega Medio Cielo con Fondo Cielo.
Ad esempio, giusto per sintetizzare qualche cosina, in generale, di cui abbiamo però già accennato più volte, sarebbe opportuno tenere presente che come primo grossolano approccio:
Interagirà frequentemente e fatalmente con gli stimoli esterni (se non interverranno particolari attivazioni spirituali).
Si constaterà anche che l’incrocio dell’orizzonte con la verticale, produce la suddivisione della mappa in quattro settori.
Approfondendo la breve analisi di cui sopra, potremmo riscontrare che in alcuni casi:
In ambito spirituale, gli eventuali pericoli possono derivare dal particolare superamento delle consuete paure materiali o dall’anomala, eccessiva, mancanza delle stesse, con una predisposizione alla megalomania, all’aggressivo delirio di onnipotenza ed a tanto altro però non sempre “virtuoso”.
Queste predisposizioni, unite a tante altre astrologicamente ben note per la loro importanza (comprese quelle della testa e coda del drago), contribuiranno a condizionare la capacità di ogni singolo Fratello e Sorella, impegnati nel tentativo di decodificare ciò che è scritto nel testo dei rituali di ogni camera (che, a scanso di equivoci, è assolutamente indispensabile comprendere correttamente, al di là della rappresentazione superficiale).
Mi sono permesso di ricordarlo, per evidenziare ancora una volta, anche un problema enorme che pervade da sempre ogni via iniziatica e che è indubbiamente collegato alla necessità di conoscersi per riuscire a camminarvi correttamente.
Questo è costituito da coloro che non essendo riusciti ad evolvere spiritualmente, a prescindere dagli studi intrapresi e dalla quantità di libri letti, sono rimasti interiormente al livello iniziale di qualsiasi “profano”. Sono ottusamente senza sufficiente conoscenza di sé stessi, con l’anima avvolta in modo persistente da solidi veli passionali e con la mente incapace di ricevere alcunché dagli ambiti spirituali più elevati; una coppa già piena di qualsiasi cosa, non può ricevere altro e provare a svuotarla per renderla di nuovo idonea, non è semplice o facile.
Però, purtroppo, questi individui si sono spesso mascherati anche pubblicamente da saggi e/o da conoscitori di chissà quali misteri; la cultura, le letture, una buona memoria, possono essere serviti allo scopo e poi, di solito, ben pochi degli interlocutori osservano e valutano gli oggettivi aspetti rivelatori della vita di tali persone, allorché ne siano venuti a conoscenza, almeno un poco.
Inoltre, costoro continuano a recitare quanto collegato alle maschere che si sono costruiti; magari chi le indossa si è addirittura convinto di essere la stessa maschera, in alternativa al
vero sé stesso.
A volte, sono scivolati di livello in livello (a seconda di quanto previsto dalle differenti strutture frequentate), non escludendo di atteggiarsi ad “illuminati”, utilizzando temerariamente (oppure no; in fondo non ci credono abbastanza) anche ruoli, modalità, citazioni religiose, ad uso e consumo di “indifesi bussanti” o di Apprendisti, ma non solo di questi; in quelle occasioni religiose o pseudo tali, non sarà raro che ci si riferisca a filoni devozionali o di semplici settori mistici, poco conosciuti da chi li ascolta o legge.
In tal modo, possono impedire anche a sé stessi di svelare la personale non conoscenza di quanto doveva essere decodificato e compreso dalle liturgie di percorsi di cui esibiscono gli emblemi, oppure contemporaneamente (la peggiore delle ipotesi), in una sorta di volontà di annichilimento comune, possono indurre altri a non riuscirci, a non occuparsene.
Ad esempio, evidenzio come alcuni che si dichiarano appartenenti (magari anche importanti) a qualche via iniziatica, propongano più che altro, di esplorare scritti, indicazioni, ecc. di soggetti che nulla hanno a che fare con quel particolare cammino che al contrario, dovrebbe essere prioritario nelle loro indagini per comprenderne i suggerimenti; in tal modo produrranno sugli interlocutori, effetti indubbiamente “devianti”.
Giusto per capirci, sarebbe come se io stesso anziché sforzarmi di in-dicare come porre correttamente in pratica il nostro metodo (limitandomi solo a questo), fa-cendo anche attenzione di non fornire, svelare, ciò che possa aver compresso sperimentandolo ripetutamente (però vigilando attentamente ma con discrezione, che il suggerimento venga ben applicato), nel caso in cui a mia volta non avessi capito molto o addirittura nulla di quanto inscritto simbolicamente nelle nostre liturgie, mi mettessi a suggerire libri, citazioni, o comportamenti di miei maestri conosciuti in tempi lontani, in altre vie, magari solo squisitamente orizzontali, oppure di altri mai conosciuti ma semplicemente letti (sui pericoli del citazionismo ho già dissertato varie volte).
Occorre perseverare nel fare molta attenzione. Da sempre, ma oggi più che mai con l’avvento dei social e delle comunicazioni nel web, ovunque si attirano in contenitori a volte non molto luminosi, nuovi adepti, con finalità affatto chiare, utilizzando nomi ed immagini che però si riferiscono impropriamente a precisi e sani “depositi originali”.
Poi, in questi ambiti oggettivamente fasulli, non di rado, si elargiscono cacofonie liturgiche, presentate anche come magiche, quasi sempre inventate o scopiazzate maldestramente da testi rinascimentali, che comunque proprio nulla hanno a che fare con le origini millantate di cui sono stati plagiati i riferimenti identificativi. Tanto, prima che i “catturati” si sveglino (ammesso che ci riescano o che semplicemente lo desiderino veramente), passerà diverso tempo.
Ciò mi porta a ricordare quanto mi veniva insegnato sin dall’adolescenza, o forse anche prima. Ovvero, che nell’enorme quantità di variabili esistenti tra coloro che si interessano di ciò che non sia solo materia, è molto facile imbattersi in chi non è affatto luminoso, nonostante le apparenze, oppure con chi non è proprio sano mentalmente, a prescindere dal livello d’intelligenza, o addirittura, la più frequente, in una miscellanea estremamente variegata, conseguente alla fusione delle due opzioni. Infine mi si confermava che è normale avere molta paura del buio e contemporaneamente esserne affascinati, se non si è centrati, se non ci si conosce, se si è conseguentemente succubi delle personali passioni, più o meno cupide, se ci si autosuggestiona per spaventarsi o per esaltarsi.
Colgo così l’opportunità di concludere questa mia sorta di promemoria, ricordando che il primo fine nell’arte è conoscere innanzitutto sé stessi. Perciò, arrivando nel Tempio da occidente, dal livello più basso della creazione, come primo inderogabile compito, dovrà essere esplorato, visitato, riscoperto, compreso, il proprio corpo, il suo funzionamento, le dipendenze dalle leggi di Madre Natura, le conseguenze psicofisiche, ecc. ritrovando poi ogni cosa nelle rappresentazioni allegoriche tradizionali presenti nel Tempio.
Si inizierà così a decodificare il nostro metodo per tentare quell’evoluzione spirituale da noi auspicata, che è riportato progressivamente senza soluzione di continuità, negli scritti liturgici di ogni camera e che può trovare reale applicazione soprattutto nella vita di ogni giorno, tramite le scelte personali, coerenti con eventuali necessità di rettifica di pensieri, di parole, di azioni, mantenuti coerentemente armonici tra loro.
Sarà opportuno non dare mai ascolto a chi, non riuscendo a camminare correttamente, suggerisce anche esaltandosi, tradendo promesse e giuramenti, cose differenti, autori antitetici a noi o per lo meno distanti, probabilmente non essendo consapevole di agire tendendo a portare anche altri al suo livello di “fallimento”.
Diversamente, mantenendosi progressivamente “centrati” e diligenti, se si riuscirà ad evolvere almeno un poco, forse si potrà sperare di avere “udienza” nei livelli più illuminati di quello in cui, al momento, ci siamo collocati.
Ad ogni modo, sarà opportuno comprendere, sempre molto bene, che ogni tecnica, modalità, ecc. può essere insegnata ma i talenti e le predisposizioni personali, a prescindere dalle illusioni velleitarie …….decisamente “no”.
S⸫G⸫ H⸫ S⸫ G⸫ M⸫ Renato Salvadeo
L’articolo è contenuto nel numero di Maggio 2020 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
La mancanza di apprezzamento di sé stessi, accompagnata dalla paura di svelare quelli che si immaginano come propri difetti, porterebbe anche ad aggiungere il timore di “smascherarsi”, tramite la mancanza di controllo sui sintomi dell’ansia, come ad esempio: tremori, balbettii, eloquio grossolano, sgrammaticato, eccessivi arrossamenti del volto, o semplicemente il comportarsi in modo impacciato, maldestro, con conseguenze anche fallimentari nei confronti di molteplici obiettivi.
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
Ricevi aggiornamenti sull’uscita dei nuovi numeri della rivista o sulle nostre iniziative direttamente nella tua email.