La Massoneria egiziana di Misraïm e Memphis opera tramite simbologie e analogie che gettano un ponte ideale e spirituale tra l’uomo terreno e il cielo. Questo collegamento non è ovviamente solo teorico o conoscitivo ma costituisce una guida quasi come un filo d’Arianna per guidare alla rigenerazione.
L’Egitto la “terra d’esilio degli Dei” di Giordano Bruno, è ben definito da Ermete nell’Asclepio: “tu dunque ignori, egli diceva ad Asclepio, che l’Egitto è la copia del Cielo, o per meglio dire, il luogo dove si trasferiscono e si proiettano, qui sulla terra, tutte le operazioni che le forze celesti governano e mettono in opera? Anzi, per dire tutta la verità, la nostra terra è il tempio del mondo intero”.
Come viene ripetuto spesso in questo ambito, Microcosmo e Macrocosmo interagiscono, si rispecchiano l’uno nell’altro, come Narciso alla fonte.
Una frase da me letta e che mi ha fatto molto riflettere; dice: nessuno sa che il contadino con il suo silente lavoro di rompere le dure zolle di terra, di seminare e rincalzare le giovani piantine, in analogia al lavoro dell’iniziato, smuove i mondi e gli universi con i suoi gesti silenziosi e crea le cause parziali e finali del tempo e dello spazio.
Il “Corpus Ermeticum” fu tradotto dal greco, la prima volta, da Marsilio Ficino; in seguito ebbe numerose traduzioni e pubblicazioni. Inevitabile che in un’epoca ricca di ingegni e di studi, favoriti da re, regine e potenze come quella dei Medici a Firenze, fiorissero gli studi comparativi con le civiltà indo europee, provenienti dall’Oriente, con la cultura greca, celtica ecc., scoprendo così una universalità di conoscenze cioè di verità sapienziali contenute in esse. Come si dice: la conoscenza è complessa e difficile, la verità è semplice.
L’andamento lineare della storia e del tempo tanto caro al cristianesimo ecclesiale, diventa insufficiente come spiegazione; la circolarità del tempo riprende il suo posto nel grande anno platonico e con questo vengono rivalutati gli antichi Dei anche se in qualità di ipostasi del divino.
IL mito dell’Egitto ritornò e influenzò il pensiero di Giordano Bruno, di Spinoza e del l’abate Athanasius Kircher con il suo Oedipus Aegyptiacus del 1652.
Le grandi vie della tradizione esoterica, che all’iniziato possono sembrare una ragnatela impazzita di percorsi labirintici, hanno un’unica origine e una medesima finalità. L’Egitto a cui si fa riferimento, contrariamente a quello che comunemente si pensa, non è quello faraonico ma quello alessandrino, poiché i Misteri appartengono a questo periodo; basti pensare che nei secoli del suo massimo splendore tra il II Sec a. C. e il IV d. C. la cittadinanza in Alessandria era per un terzo ebraica ma anche greca oltre che egiziana. Voglio ricordare che nel IV Sec. visse ad Alessandria Ipazia docente di filosofia, dotata di un’anima superiore che non abbandonò mai le sue convinzioni di libertà intellettuale e per questo fu uccisa. Questo dimostra l’alto livello culturale e di conoscenze in cui si trovava Alessandria. Alcuni studiosi ravvisano nel dipinto di Raffaello, la Scuola di Atene, la figura di Ipazia rappresentata come una figura femminile molto bella che impersona il mito greco di bellezza congiunta indissolubilmente alla bontà. Personalmente non sono riuscita a vederla, né ho identificato altri personaggi che si dice vi siano raffigurati.
Dennis Labouré nella sua breve storia dei riti massonici di origine egizia dice: <<non è all’Egitto faraonico che fanno riferimento i testi ermetici e i riti massonici egiziani. Come la Gerusalemme Celeste o la Mecca del Corano ogni rivelazione sacralizza la terra dove avviene e ne fa il centro simbolico del mondo. Allo stesso modo, la rivelazione ermetica sopravviene al centro di un universo simbolico più che geografico, incarnato nella terra di Egitto, descritta nel Corpus Hermeticum come cuore della creazione, focolaio attivo della rivelazione >>
Diversamente da quanto comunemente si crede, osservando fondamentali riferimenti nella Napoli dei principi De Sangro, la Massoneria di Rito egizio sembrerebbe attecchire, in qualche modo, prima in Inghilterra, che in Francia; se è vero che nel 1783 George Smith Gran Maestro del Kent scriveva: <<L’Egitto, da cui provengono tutti i nostri simboli e misteri, fu in passato il più glorioso di tutti i paesi. Secondo le loro credenze, gli eroi dei principali del loro Panteon, Osiride ed Iside, rappresentano teleologicamente l’Essere Supremo e la natura universale e fisicamente i due grandi astri, il sole e la luna, la cui influenza abbraccia l’intera natura. L’origine stessa di questa Massoneria risalirebbe all’antico Egitto. Infatti nei tempi più remoti essi fondarono molte logge, ma tenevano accuratamente celati i segreti massonici. >>
Ed ancora scriveva che: << tutti questi sodalizi avevano un unico colore simbolico. I sacerdoti egizi di Iside erano vestiti con un grembiale di cotone bianco come la neve. Noi come i massoni indossiamo il simbolo dell’innocenza, lo stesso grembiule bianco. Anche i druidi vestivano di bianco >>.
Anche nel nostro Tempio si indossa la veste bianca fin dall’inizio; viceversa in molti ambiti massonici la veste, la cocolla, è nera almeno per molti gradi. Se crediamo nella potenza del simbolo, non possiamo non cogliere questa fondamentale diversità: il bianco è dato dalla sintesi additiva di tutti i colori dello spettro visibile, il nero è un colore con luminosità teoricamente nulla, senza tinta colore; è dato dalla sintesi sottrattiva di tutti i colori dello spettro visibile. La nostra Masso-neria egizia, almeno dal 1945, è sempre stata sempre più interconnessa e oserei dire interfacciata, con il Martinismo di Papus derivato da Claude di S. Martin, così come in passato non è mancato qualche apporto collegabile a Swedenborg od a Martinez de Pasqually.
Ritengo importanti queste precisazioni perché nel Santuario Byzantiun anche la figura del Cristo è importante, come lo era appunto per St. Martin e prima di lui per Jacob Bohme.
Quando si parla di alchimia, lo stretto rapporto di questa con il cristianesimo nasce con l’affermarsi di quest’ultimo nel mondo antico. Secondo Mircea Eliade storico del-le religioni, i primi testi alchemici cominciano a comparire con l’esordio e la diffusione della nuova religione; questo per confermare la possibile interconnessione tra le due, connubio che non appare per la vicina religione musulmana. Questa sostanziale differenza merita un approccio più approfondito; vorrei per ora, far notare solo la grande differenza tra le due architetture sacre.
La vicenda del Cristo, paradigma del dramma divino, la si può leggere e interpretare anche in chiave alchemica: la sofferenza del Cristo infatti può essere traslata come patimento della materia; in Cristo si assiste a sofferenza, morte e resurrezione, in parallelo l’alchimista “tortura” la materia che deve trasmutare ed infine essere rigenerata. La simbologia cristiana, come l’opera alchemica, si esemplifica in morte e rinascita. Interessante e carica di contenuti l’osservazione di Jung: <<Ma la vicenda cristica ha anche una valenza universale, infatti il Suo sacrificio serve per la salvezza di tutta l’umanità e del creato, vera e propria “Pietra Filosofale”, così come la rigenerazione alchemica è personale e collettiva al contempo>>.
Interessante anche il passo di San Paolo che lega per sempre la Pietra al Cristo: <<quella Pietra che era il Cristo>> Inoltre nella preghiera della Veglia pasquale: <<O Dio che mediante tuo figlio pietra angolare, hai donato al popolo il tuo splendore, santifica per l`uso che noi ne faremo questo fuoco, tratto dalla pietra e accordarci la grazia di essere infiammati…… >>
In altre parole, la lettura della Passione di Cristo in chiave alchemica, l’identificazione del Salvatore come la Pietra Filosofale o Pietra d’angolo, fanno sì che il Tempio si caratterizzi come un athanor in grado di rigenerare completamente l’adepto, attraverso una trasposizione identificativa.
Molti scrittori hanno colto questa similitudine che probabilmente alla Chiesa di oggi appare audace o forse anche peggio; tra questi lo stesso Jung in “Psicologia e Alchimia”, Robert Fludd che riconosce Gesù come <<Pietra d’angolo del Tempio umano>> inoltre vorrei riportare un brano di Albert Marie Schnidt : << Essi professano la fede che per portare a termine la Grande Opera, rigenerazione della materia, debbono perseguire la rigenerazione della loro anima. Come nel loro vaso sigillato la materia muore e resuscita perfetta, così essi sostengono che la loro anima, con la morte mistica, rinasce in Cristo >>.
L’edificio del Tempio che abbiamo considerato come un athanor deve avere determinate caratteristiche strutturali, determinanti per poter divenire un istruttivo percorso simbolico e per potere riflettere le analogie Microcosmo, Macrocosmo. Innanzitutto, le chiese, cattedrali, conventi, nel periodo gotico sono a forma di croce latina che, come dice Fulcanelli, rappresenta la forma del geroglifico dell’athanor detto “croiset”; inoltre questa architettura ha la forma del corpo crocifisso con il capo inscritto nell’ abside. Il fedele entra da occidente in cui generalmente si trova la porta ed ha davanti a sé l’Oriente il luogo in cui sorge il sole. Analogamente anche il Tempio Massonico è collocato in modo che l’adepto entra da occidente ed ha subito davanti a sé, ad Oriente, il Sole e la Luna e l’altare.
Per la precisione, nelle grandi cattedrali gotiche l’entrata non era esattamente a ovest ma se possibile, a nord ovest e di conseguenza i due transetti laterali venivano a trovarsi a nord est e sud ovest. Questo orientamento, spiega mirabilmente Fulcanelli, permette al sole di penetrare attraverso i grandi rosoni durante tutte le ore della giornata, creando il “fuoco di ruota”; in altre parole quel fuoco costante, indispensabile, per la Grande Opera. Inoltre, questo preciso orientamento spaziale permette al sole, sempre penetrando nella chiesa attraverso i rosoni posti appunto con diverse disposizioni spaziali, di creare successive illuminazioni che rappresentano prima la nigredo, quindi l’albedo ed infine, attraverso il rosone centrale, la rubedo alchemica.
Consideriamo anche che le figure geometriche presenti nelle cattedrali, sono quelle già descritte da Platone nel Timeo, in cui si rivela la correlazione tra figure poliedriche ed elementi costitutivi dell’universo e queste figure rappresentano una parte essenziale nell’architettura sacra.
Altrettanto, il Tempio Massonico è strutturato su queste figure geometriche; basti solo pensare alla posizione del Sole e della Luna nel rito di adozione femminile in rapporto al punto centrale delle due colonne o della prima e seconda Sibilla rispetto alla Maestra ecc.
L’architettura delle chiese gotiche, se è tale che vi si inscrive il Corpo di Cri-sto, dobbiamo fare al-cune riflessioni sulle diverse modalità con cui i maestri antichi lo hanno rappresentato. Infatti ad Arezzo, abbiamo il famoso Crocifisso di Cimabue in cui il corpo del Signore ha un aspetto serpentiforme con il capo reclinato sul collo di circa 30 gradi. In seguito, prevalse il modello di Piero della Francesca, di Lotto, di Durer, ecc. in cui il Cristo è rappresentato frontalmente. Entrambe sono raffigurazioni sapienziali; infatti, abbiamo che testa, cuore, ombelico, e piedi sono in rapporto tra loro, secondo la proporzione aurea che come sappiamo è presente nella costruzione delle cattedrali ma anche in templi molto più antichi.
Ritengo molto interessante una particolarità del crocifisso di Cimabue: la particolare postura del Corpo del Cristo, oggetto di molti studi, ha permesso di individuare dei “centri” ubicati in ombelico, testa, corona di spine e piedi. Questi centri che corrispondono a dei corpi sottili, rispecchiano la fisiologia kabbalistica ed inoltre, questi centri si possono rinvenire nelle cattedrali come è stato affermato dallo studioso Claudio Lanzi (Ritmi della scienza sacra). Infatti, queste grandi cattedrali se apparentemente appaiono come un tutto unico, in realtà sono dotate di varie zone: cappelle, luoghi adatti a diversi aspetti della liturgia, altari laterali, alcune perfino con labirinti; cioè sono dotate di luoghi adatti per i diversi livelli devozionali, così come l’adepto deve seguire percorsi consoni alla propria qualificazione e al passaggio di diverse soglie.
Il fedele all’epoca non si limita a seguire immobile o quasi, la funzione devozionale in atteggiamento puramente passivo ma cammina lungo percorsi differenziati, adatti alla diversa maturazione spirituale del fedele.
Questi percorsi così differenziati sono ravvisabili quindi nel Cristo di Cimabue, così come nel Cristo di Piero della Francesca con la proporzione aurea; evidente rapporto presente nella divisione interna di queste chiese, si stabilisce le connessioni tra l’antropometria templare e la conoscenza della fisiologia occulta del Cristo.
L’articolo è contenuto nel numero di Ottobre 2020 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
Nel nostro Tempio si indossa la veste bianca fin dall’inizio; viceversa in molti ambiti massonici la veste, la cocolla, è nera almeno per molti gradi. Se crediamo nella potenza del simbolo, non possiamo non cogliere questa fondamentale diversità: il bianco è dato dalla sintesi additiva di tutti i colori dello spettro visibile, il nero è un colore con luminosità teoricamente nulla, senza tinta colore; è dato dalla sintesi sottrattiva di tutti i colori dello spettro visibile.
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
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