La storiografia dovrebbe essere il filo guida del nostro passato, per questo sarebbe ingeneroso se nel contempo, non indirizzassimo con amore fraterno il pensiero a quanti sono stati figure eccellenti e guide della nostra Piramide, ricordandone le doti fraterne, ma soprattutto la profonda umanità di cui ne cogliamo i segni all’interno del nostro intendimento massonico. A loro il nostro Grazie.
Posti innanzi al reale percorso non possiamo disattendere o peggio permettere, che il solo nulla, devii gli auspici di riuscire a realizzare i fondamenti ereditati, che devono essere le svolte nel far coincidere non solo la fratellanza, ma soprattutto la comunione delle avvertite idealità. Fortificare in questo malsano momento, il nostro “obbligo”, dovrebbe essere l’appello costante e diuturno, affinché indistintamente valorizziamo in Noi stessi il protendere verso la crescita spirituale. Per questo è opportuno ribadire il senso di comunione divenuto spesso fonte di fraintendimenti.
In determinate circostanze, comprendo come l’esclusione determini una certa pesantezza e afflizione; personalmente l’ho vissuta in molteplici occasioni, a fronte all’enorme maelstrom, che serbo nel ricordo della mia esistenza, senza alcun risentimento, proprio perché mi sono più volte interrogato, sulle reali ragioni e reazioni, sul come le smanie individualistiche “cozzano” con la più semplice ambiguità del teatro dell’apparenza senza cultura.
Mi sono posto a sedere dalla parte dell’attesa, senza per questo diminuire il principio che anima la ricerca della conoscenza, a fronte del frivolo sapere, assumendo con viva convinzione scelte senza eccezione, seguendo l’ammonimento del padre della nostra lingua italiana Dante e precisamente dal canto XXVI dell’Inferno versi 112-119 –120… in cui la virtù deve precedere sempre la conoscenza.
Sono fermamente convinto che non esistono intenzioni perfette, ma possibili azioni perfettibili, per questo l’intenzione non deve mai esimerci dal rispetto di quelle normative che tengono in vita nel corso dei tempi, anche la nostra cultura massonica. Sulla base di quanto riporto a testimonianza del mio vissuto iniziatico, l’insegnamento non può diversificarsi da quello tradizionale, perché dopo la marea del nuovo resurgo, va riguadagnata l’essenza dell’Antica Fiamma.
Non sia la proliferante vanità che abbiamo forse conosciuto nel Tempio del tutto profano, nelle sue formule più distrattive, ma un richiamo ponderoso alla personale responsabilità che appartiene all’Uomo di Desiderio. Questi dovrebbe poi comprendere la libertà dei limiti, in quanto non può esistere libertà invalicabile, intesa non come fine, ma soprattutto come mezzo per rappresentare la propria natura, che essendo indefinita, spetta all’Uomo il compito di intuirla, comprenderla, arginarla in prima persona.
Dunque, ci si trova spettatori della drammatica possibilità del divenire tutto ciò che si vuole, contrariamente a quanto si idealizza nella quotidianità profana che rappresenta la più tediosa scelta di chi si trova imprigionato nella realtà egoica di un vissuto incatenato dalla bramosia del solo avere.
L’uomo che la massoneria soprattutto egizia, tenta di aiutare a modellarsi, si edifica in auspicabile piena libertà di coscienza, quale diritto inviolabile da conquistare nella condizione evolutiva dell’Uomo, intendendo con essa una coscienza non frivola o peggio non sbandierata dalle mode, che induce verso il totale disorientamento, quanto invece un’acribia co-scienza esigente del silenzio, in funzione dalla quale la stessa vita non è percepita solo come possesso ma anche come stimolo di ricerca, che grazie all’inchiostro del Sé, ci permette di scrivere con uno stile significativo il divenire uomini; aspetto che deve intendersi iniziaticamente reale, solo quando si abbia la piena volontà di trasmutarci nel nostro athanor (consideriamo il VITRIOL sempre all’interno della Cripta della Piramide).
Il senso contenuto nel Libro della Sapienza, riporta al versetto 9,15: l’Uomo come “tenda di creta” è posto a metà strada fra terra e il cielo, in perfetta trait d’union fra il Bene e Male, divenendo lui stesso arbitro delle sue scelte, che secondo il nostro punto di vista è un dover essere, in quanto con l’iniziazione ma soprattutto con le successive azioni che ognuno compie, si diviene “migliori” rispetto allo stato profano.
Per tali ragioni, l’insegnamento latomistico, pretende più che sostenere, il reale cambiamento della ricerca, che trasformi il proprio Sé, con la conoscenza di quel mistero custodito in sé stessi. Come ripreso in più punti nella presente riflessione, la dura analisi compiuta dovrebbe tendere a realizzare il proprio viatico, in quanto la “verità è una terra senza sentieri”, ed amare la ricerca nel suo aspetto pedagogico, significa inchinarsi all’apparente contraddizione della verità, ritenuta come il conseguimento di un percorso adogmatico; mistero affidato al cercatore inquieto qual è l’uomo.
Di fatto, pur essendo un percorso individuale ed interiore, compiuto in riflessione ma soprattutto in una sorta di devozione ad Arpocrate, la via massonica egizia è connotata da una significativa peculiarità, ovvero che la verità deve essere ricercata tramite una collegialità rituale e teurgica quale momento sincretico per ricercarne l’essenza.
Dal nostro punto di vista, la verità non si crea, ma si ricerca, appunto, anche tramite un personale facere, che altro non è che un work progress privo di ogni contenuto di verità certe. Il contrasto con l’assoluta perfezione di certe tradizioni rilevate, riconduce al noto trinomio della Libertà, Uguaglianza, Fratellanza, caposaldo quest’ultimo fuori da ogni formula utopica di fondatezza nell’odierna società.
Forse l’uomo che abbia ritrovato il proprio centro e che sia veramente cosciente dello Spirito che alberga in lui, dovrebbe aprirsi verso la società, proprio nel mo-mento in cui la si trovi certamente smarrita, pieni di dubbi e ferita nel proprio interiore, quando la speranza nella sua ragion d’essere, conduce i più ad essere impassibili verso l’attesa di monologhi senza costrutto, a differenza di un dialogo fecondo, dell’autentico interrogarsi, che diviene l’unica sorgente della vera conoscenza senza il ritorno allo scontro ed alla frammentazione.
Comprendere o meglio ancora porsi in principalità con quanti hanno il culto degli alti valori, ci pone fuori dalla logica dogmatica, ma soprattutto è importante esserlo quando intensionalmente nel nome di una presunta perfezione, viene perseguito l’Uomo Massone e con esso la Massoneria nelle maniere più subdole e ripugnanti attraverso un chiacchiericcio, uno sfogo di penosa statura intellettiva, posta e contrapposta dagli illuminati di un basso voltaggio, in preda alla vera alienazione come nell’epilogo delle favolette dei fratelli Grimm.
Per questo, siamo sempre pronti a sostenere costruttivamente il “riso” della servetta trace a
seguito della caduta di Talete nel pozzo nell’intento di scrutare le stelle; su questo punto chi ha orecchie intenda!
Tutto questo, senza mai rinunciare al coraggioso costrutto, che aiuti ad affermare l’autentico sviluppo della funzione educativa e filosofica, nell’offrire con saggezza le risposte ai tanti interrogativi a quanti realmente sono al-la ricerca di un senso sul divenire.
Se oggi si commutano le priorità delle Vie Iniziatiche Tradizionali, quale scuola di vita, ove si formano o meglio si dovrebbero formare le più armoniche individualità e con esse lo spirito del valore simbolico della sacralità, a causa di molti fattori avversi assistiamo in termini di quantità, come la reale cultura di alcuni ambiti, si stia trasformando in una mera sfilata allegorica dei propri orpelli, di cui eliminato il fasto, l’utilità dell’insegnamento esoterico crolla.
Il pensiero massonico invece dovrebbe essere una forza vivente, impegnata ad operare per il bene del valore interiore dell’Uomo e della Società in generale, presentandone la saggezza, l’armonia e l’equilibrio, che attraverso i suoi strumenti culturali, i quali in estrema sintesi altro non sono che la capacità di esercitare la propria docetica.
Nel nostro Rito, il suo assioma è centrato anche sulla maestosità della cosmogonia egizia analoga e convergente con le ipotesi intuite dal misticismo di varie grandi religioni.
Il traguardo che compie il mitzraimita edificando interiormente il proprio Tempio Invisibile, il cui sacerdozio è posto sull’Ara del Fuoco Sacro della nobile tradizione, quale punto di avvicinamento al Principio dell’UNO, che noi iniziati riconosciamo come il Supremo Artefice Dei Mondi.
Per questi fondamentali aspetti, ogni grado della Piramide, ci conduce gradino dopo gradino, a depennare dal proprio IO, grazie allo scalpello della volontà, ogni prevaricazione.
Questo ci permetterà di dilatare quel velo che rende ciechi oltre la materia, al fine di accedere al LOGOS con l’esclusiva lettura ermetica, kabbalistica, astrologica, all’interno delle Camere di Lavoro.
Accedere verso la salita del viatico di perfezione, custodisce quell’assenso ermetico, che l’iniziato acquisisce con la sola consapevolezza del proprio sub interioritas, interiorizzandone il progredire della Luce che illumina la ragione, quale forza dell’asse centrale ove l’Uomo di Desiderio edifica l’ideale evolutivo adogmatico. L’asse centrale è metaforicamente il corpo fisico che nel Tempio potrebbe essere rappresentato anche dal Caduceo, simbolo del fondamento della via solare, di cui l’asta identifica la colonna vertebrale, ossia il Djed Egizio. I due serpenti aggrovigliandosi sull’asta centrale, rappresentano le vie che conducono al Sole dell’intelligenza soprattutto rivolta allo Spirito, posta in cima al Caduceo. Conquistare il Sole interiore significa raggiungere l’IMAKH, ossia la beatitudine, ricordando a tal fine, che lo stesso Osiride era identificato come Principe di Imakh.
Proprio la complessità filosofico-alchemico rendono il nostro tragitto sempre più periglioso, in cui oltre a quello indispensabile, intimo, solitario, l’agire in comune può ritenersi una eventualità, a fronte del percorso muratorio, che è una indubbia ed insuperabile necessità teurgica.
L’iniziato con la sua scelta pontifica il vero percorso verso la verità per divenire nel tempo, un prezioso scrigno di vera conoscenza, capace di identificare in modi diversi, il saper leggere la propria dimensione negli aspetti dei suoi molteplici Sé.
Leggendo alcuni passi del libro di Borges “Aleph”, nella sua visione, ci si potrebbe trovare ad intravedere come per l’essere umano la giusta trasmutazione abbia come conseguenza la maturazione della vista quale bussola del nuovo Sé.
Si parte dal dubbio di sé per cercare, passo dopo passo, quel sentiero tanto sagacemente posto nel versetto decimo del primo Canto dell’Inferno: Io non so ben ridir com’i’ v’intrai / tant’era pien di sonno a quel punto/ che la verace via abbandonai.
Ripercorrere il senso del profondo significato di questo versetto, ci aiuta a rendere maggiormente comprensibile la motivazione che vela il senso anagogico della ricerca della vera via della conoscenza, oltre la selva.
La Luce in una sua possibile interpretazione esoterica, definisce il reale avanzare dell’Uomo nella scala iniziatica, espressione tangibile dello sviluppo coscienziale, in cui la cultura del vero deve tessere una progressione precipua dello sviluppo dell’Uomo nella sua essenza spirituale, che qualifica nella sua manifestazione il culto della stessa Luce. Sia chiaro, che la conoscenza non deve essere confusa con la semplice erudizione, perché comprendere il concetto d’illuminazione, avendone prima intuito la possibilità esistenziale, significa sapersi muovere nel labirinto del mondo del caos.
Da profani, nella lettura di ogni elemento simbolico, bussiamo alle porte del Tempio per chiedere la “Luce”, che con il proprio lavoro trasmutativo ci permetterà di comprendere il senso del sacro.
Secondo Emile Durkheim (1858-1917), filosofo e storico delle religioni, il “concetto di anima” sta ad indicare che l’uomo fra tutti viventi, ha la particolarità di distinguere il sacro dal profano; in altri termini distingue i valori dai fatti. Per questo è necessario ricordare come i luoghi e con essi i testi, divengano sacri, solo quando l’uomo li estrania dalla profanità, determinando con la sua manifestazione reale o ideale il netto confine tra i due mondi, grazie proprio all’introspezione della vera ricerca del Macrocosmo nella latebra del proprio Microcosmo. Per questo le parole con richiami altisonanti non hanno nulla di sacralità, né serbano alcuna potenzialità, in quanto non separabili dalla profanità. Lo stesso accade per gli utensili muratori, che diventeranno utilizzabili in ambito metafisico, solo quando l’iniziato li trasformerà da oggetti muti, in significati che “comunicano” il loro insegnamento a chi sa meditare.
La vita del massone nella sua quotidianità, si svolge in ambito profano. È necessario, proprio per questo, comprendere l’importanza del giusto equilibrio tra gli aspetti in cui la volontà del raggiungimento di ogni obiettivo spirituale, diventi la chiave di accesso nel rafforzamento di ciò che distingue l’iniziato dal profano. È abbasta evidente come l’essere iniziati non costituisca di per sé, il vero discrimine tra i due stadi, ma il tutto si appaleserà solo quando la capacità di realizzare concretamente la graduale evoluzione trasmutativa ci renderà pronti a percepire il disvelamento della nostra vera essenza.
Riprendendo il concetto di quantità, come affermava il vecchio Hegel, il quale intravedeva il risvolto positivo della trasformazione in qualità, si nota che per lo più, l’attuale mondo dei percorsi iniziatici non garantisce l’ossequio della vera tradizione. Manca nell’effettivo anche la cultura! Proprio quest’assenza diviene dirompente nella ricerca dello spirito autentico muratorio, nella fattezza della massima greca del “conosci te stesso” punto di riflessione per l’Uomo Omerico, da cui trarre ogni evoluzione terrena. Purtroppo non riesco personalmente, senza presunzione alcuna, ad intravedere un possibile risvolto dell’assunto hegeliano, innanzi all’attuale panoramica sociale, che vira sempre più verso il solo potere dell’immagine più esaltante ma effimera. Siamo un punto storico di portatori di Luce e per questo non possiamo per benevole convenienze di quantità, favorire il cementificarsi di zone d’ombre inculturali sempre più crescenti. Cerco nella mia storia iniziatica la spiritualità adogmatica, ma ho paura della spiritualità artificiale, impostata dall’agire del misero individualismo dei soli cercatori di quantità.
Il punto di vista che promana dal nostro Rito, comunque rispettoso di ogni religione, è però distante da quello rigidamente dogmatico sostenuto da alcune.
Il concetto dualistico platonico di anima e corpo va compreso con intelligente intuizione, rispetto un eventuale costrutto di conoscenza, evitando anche di materializzare in modo ottuso il concetto di psyché per altro inteso a volte, in modo forse troppo riduttivo, solo come anima.
Fare confusione tra ambito esclusivamente materiale e proiezioni in quello
metafisico, potrebbe riportare l’inasprirsi dell’individualismo nella società.
Il mondo greco custodiva i valori dell’equilibrio come elementi di priorità per la crescita culturale della personalità dell’individuo.
I vari passaggi che da Cartesio giungono ai primi del 900, vedono anche nel grande L. Binswanger, portare al superamento del semplicistico dualismo antropologico, ritenendo l’improbabile scissione dell’uomo in corpo e anima, come un possibile errore di ogni psicologia. Grazie anche alla fenomenologia vissuta però in modo direttamente esperienziale, l’Uomo potrebbe ritornare a vedere la sua eventuale unità contro ogni dogmatismo religioso, politico, ecc. Questi sono punti ripresi e svolti nelle mie riflessioni attraverso lo studio di Heidegger in Essere e Tempo. Per questo invito i sensibili ricercatori della Luce ad approfondire anche la personale “idea di anima”, oltre ogni divergenza culturale, spesso volutamente forzata dal luogo, dal popolo e dal tempo in cui ci si ritrovi.
È interessante anche la definizione formulata da Jung quando scrive, che il dogmatismo è un cattivo funzionamento del pensiero, in cui, quanto più i sentimenti sono rimossi, tanto maggiore, è l’influenza che esercita segretamente sul pensiero, il quale altrimenti funzionerebbe alla perfezione. Necessitas fortiter ferre docet, consuetudo facile – Seneca.
Sarebbe utile in primis, riflettere sulle tematiche che ci investono in funzione dei ruoli, ma soprattutto di ciò che siamo. Dovremmo considerare come il serio costrutto pedagogico e simbolico, ci dovrebbe condurre al confronto nei livelli più alti, come la tematica da sempre dibattuta sul disegno intelligente del Principio dell’Uno, secondo i vari punti di osservazione filosofico esoterico iniziatico e religioso. Su questi singoli aspetti nello spirito della tolleranza che dovrebbe vivere nei singoli massoni ma che spesso si svela essere molto effimero, la tradizione custodisce precisi e profondi insegnamenti, di cui diverrebbe improprio trascurare i fondamenti.
In merito alla mancanza di tolleranza ed alle passionalità umane ben vive anche in ambiti religiosi, non si può infatti non notare, ad esempio, cosa accadde dopo editto di tolleranza di Costantino e Licinio, sottoscritto nel febbraio 313 a Milano.
L’implicita ammissione della religione cristiana nell’impero, già sancita dall’editto di Gallerio del 311, poi portò a privilegiarla rispetto alle altre ed a consentire la più ardua persecuzione dei pagani ad opera dei cristiani, che da martiri si trasformarono in persecutori, utilizzando il simbolo della croce come strumento assolutamente improprio, di riscatto, di controllo e d’annientamento dell’altrui esistenza.
Tra i tanti che nei secoli subirono queste conseguenze, voglio qui menzionare Hypatia divenuta martire della Ragione, che nel marzo del 415 d.C. venne trucidata pur di non rinunciare alla propria libertà di pensiero, quale espressione del
progresso intellettivo umano. Questi aspetti non potranno come le tante parole cancellare il dolore per Giordano Bruno, Galileo Galilei e tanti altri meno noti, contemplandone il ricordo, affinché non si distrugga quanto dentro di Noi, reagisce al tetro ricordo del più ignobile oscurantismo.
Dal mio profondo emerge, con fermezza, il deplorare e perfino stigmatizzare nei riguardi di alcuni, alcuni accostamenti alla squadra e compasso in merito a sconvenienti immagini, che vanno rimosse, perché, prima ancora di quanti creano il vulnus delle terribili imperfezioni, giungono a divenire un’icona fuorviante e decettiva.
Il senso del progredire oltre, solo per vicendevole appartenenza, diviene un concreto ostacolo spirituale, per quanti nell’assemblaggio e il conseguente arrembaggio, hanno di fatto dato con l’aggressività e la veemenza, il messaggio di una ricerca del tutto povera, misera e contro-iniziatica, con l’aggravio della dimenticanza del valore fattivo e anapodittico della massoneria.
Si è giunti alla ricerca del nuovo, però molto materiale, nell’appannaggio dell’isola che non c’è, in cui nella visionaria follia della potenza egoica, il tutto si trasforma senza per questo ritrovare o peggio ritrovarsi con sé stessi.
Non possiamo di fatto trascurare che stiamo vivendo un trepido momento, in cui i rapidi mutamenti delle stesse ideologie, hanno denaturato ogni senso etico dell’esistenza umana, e per questo, per un iniziato occorre rimarcare e rammentare ai distratti, che la Ragione, intesa nel senso più elevato e spirituale, è il principale faro della specie umana, così come la conoscenza che potrebbe derivarne, è il primo strumento di libertà che dobbiamo difendere oltre ogni tentativo di precluderne l’essenzialità, respingendo e nello stesso rifuggendo dalla schiavitù del dogma contrario all’essenza della ricerca iniziatica, soprattutto di quella egizia, come lo è similmente la predisposizione ideologica verso una sorta di ateismo intriso di animalità passionali, mascherate con inutili manifestazioni culturali di nicchia.
Proprio la ricerca della Luce quale ente simbolico, come il tempo, determina la nostra stessa esistenza; per questo dobbiamo comprendere il senso profondo della nostra cultura e non s-cultura.
La mia proposta, che qui chirografo, è quella di intensificare gli studi, unitamente all’analisi coscienziosa dei pensieri, delle parole, delle azioni che mettiamo in campo ogni giorno, affinché il nostro Tempio con tutte le sue diversità elementali vivifichi il nuovo divenire. Non dimentichiamo, che il nostro tempo è UNO, ma si sdoppia in passato per la storicità trasmessa dall’Antica Fiamma; in presente dove edifichiamo il nuovo con volontà per i nuovi fratelli a cui affidare il nostro testimonio al cospetto del S.A.D.M., per tracciare dagli illuminati raccolti, il futuro del Tempio della Grande Opera.
Questi auspici dovranno essere il seme della nostra natura spirituale, al fine di rendere certo il nostro Esserci nel Mondo, in quanto proprio il punto d’equilibrio tra luce e oscurità, diviene l’essenziale nell’osservatorio iniziatico a differenza del fattore posto dalla scienza. L’iniziato all’Arte Reale, ha la capacità di condurre la luce e trasmetterla nei luoghi più ascosi, ma è impenetrabile nelle coscienze dei tanti, che per la sola vanagloria ne ostacolano la sua forza illuminante. Per tali ragioni, il fattore del tempo alternativo, a fronte del tempo corrente, deve aiutarci concretamente a sostenere la nostra fides massonica, dal momento in cui lo scenario odierno presenta le tante icone dell’incertezza.
La cultura del nostro Rito, in questo particolare periodo di “poca luce”, deve con la sintesi del diverso, contrario al vedere sincretico, porre nella sua centralità lo sforzo intellettuale, teso a garantire la ricerca della verità oltre quel passo in cui la verità diventi l’antitesi dell’insorgere di dubbi. Per questo siamo Uomini del dubbio, nella consapevolezza autocritica in cui la nostra “G” sia sempre l’ambizione dell’intelletto dell’Uomo. Cotidie damnatur qui semper timet.
L’articolo è contenuto nel numero di Luglio 2021 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
L’uomo che la massoneria soprattutto egizia, tenta di aiutare a modellarsi, si edifica in auspicabile piena libertà di coscienza, quale diritto inviolabile da conquistare nella condizione evolutiva dell’Uomo, intendendo con essa una coscienza non frivola o peggio non sbandierata dalle mode, che induce verso il totale disorientamento, quanto invece un’acribia coscienza esigente del silenzio.
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
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