Cercare, attirare, ricevere e svelare

Abbiamo avuto ripetute occasioni per dissertare in generale sulle possibilità di avere opportunità per intuire e poi di comprendere qualsiasi cosa sia recepita ed elaborata dalla mente.

Questa (la mente) è continuamente in attività anche quando non se ne sia consapevoli.

Le idee si formano, svaniscono, ricompaiono in un affollarsi continuo e “rumoroso”.

Spesso accade che ci si soffermi su qualcuna.

Sembrerebbe che la mente si attivi in primo luogo per “afferrane il concetto”, poi “lo avvolge tramite l’intelletto” e finalmente “lo rende riconoscibile con una forma”.

La percezione di un’idea potrebbe essere concepita come una sorta di contatto iniziale tra quest’ultima e la mente che l’abbia messa a fuoco.

In ambito metafisico, alcune scuole di pensiero kabbalistico, individuano nella Sephirah Chokhmah (intuizione) un particolare collegamento con il fluire spirituale più luminoso di ciò che possa essere riconducibile alle idee.

Poi, la mente che abbia avvolto il concetto, manifesterebbe l’entrata in campo delle funzioni della Sephirah Binah (comprensione), in antitesi complementare con la prima.

L’interazione con la Sephirah Binah si presenterebbe come un processo costruttivo, progressivo.

All’inizio la mente toccherebbe il concetto solo in modo superficiale, approssimativo. Con il progredire della comprensione, la mente prenderebbe possesso dei vari aspetti dell’idea, fino a che non racchiuda ogni sua sfumatura.

Quando la comprensione dell’idea divenisse completamente racchiusa nella mente (concetto focalizzato e quindi comprensione relativa, in funzione della stessa capacità intellettiva), essa potrebbe essere messa in relazione interattiva con altre idee uniche per ogni soggetto e quindi, con la realtà decodificata nel mondo della materia.

Immagino che a chiunque possa accadere di avere intuizioni forse belle e buone, riguardo a qualsiasi avvenimento.

A volte sono inerenti a possibili soluzioni di un problema importante o anche grave, che può coinvolgere non solo il singolo.

Costui o costoro, una volta messa a punto la comprensione dei concetti, non solo per sé stessi, potrebbero essere nelle condizioni di essere ascoltati da “altri” e forse anche esauditi, con la possibilità di vedere realizzata la messa in pratica di quanto avessero ipotizzato.

In questa fase però, non è da escludere l’insorgenza di particolari problemi (la Tradizione ed i nostri rituali ce ne danno continuo avvertimento); alcuni di questi riguardanti proprio il modo d’agire degli stessi ideatori dei progetti.

Ciò attiene alla consueta predisposizione di esseri viventi (l’umanità in genere) che nella materia si manifestano con varie personalità più o meno predatorie.

Così, gli ideatori divenuti dirigenti dell’applicazione esecutiva di quanto avrebbero immaginato, potrebbero trovarsi a fantasticare in modo istintivo, di essere straordinari dominatori di ciò da cui si è circondati, e soprattutto degli altri che non di rado (quindi, non solo durante queste fantasie), sono considerati da loro, oggettivamente inferiori, anche quando li si invidia o li si teme per qualsiasi cosa abbiano e che si vorrebbe ma che non si ha.

Per questo, come obiettivi da conseguire nei confronti degli “inferiori”, si ritiene giusto, opportuno, indispensabile, doverli educare, formare, trasformare anche obbligatoriamente; ovviamente solo secondo i propri punti di vista e probabilmente, non si terranno (spesso volutamente) in considerazione alcuni aspetti delle possibili conseguenze che insorgerebbero durante l’applicazione concreta di quanto si possa aver immaginato.

In alcuni casi, l’esecuzione applicativa potrebbe realizzarsi, sia con il convincimento altrui, ma più spesso con la manipolazione, oltre che con la forza personale o con quella presa a prestito, se non la si possiede (opzione quest’ultima più diretta e purtroppo brutalmente più efficace).

Proviamo a sintetizzare alcune proiezioni conseguenti a tali ipotesi:

  • La probabile non conoscenza generale ed esaustiva di quanto si vada veramente a compiere, potrebbe portare vantaggi solo a pochi, soprattutto agli ideatori e risultare dannosa (anche tanto, in modo drammatico) per molti.
  • La passionalità più o meno cupida collegata ad eventuali esigenze personali condizionerebbe in modo potente qualsiasi azione, tacitando eventuali pareri contrari che potrebbero sorgere dalla coscienza.

Tra l’altro, sembrerebbe che tutto ciò che esiste in ambito metafisico, oscuro, si agganci proprio a quel tipo di passioni e interagisca, domini, influenzi, la personalità, la mente, di quei soggetti che stanno mettendo in pratica le loro intuizioni, provocando per gli altri solo male e dolore, anche se in prima istanza potrebbe sembrare il contrario; ma forse parrebbe così solo a quei “creativi sognatori” che ne beneficerebbero.

  • Se qualcuno dovesse accorgersi di quanto negativo si stia compiendo e di conseguenza manifestasse intenzioni ribelli contrastanti, porterebbe i “sognatori” a constatare il pericolo di non essere più ammirati, amati, adorati come avevano voluto.

 

Le antiche paure personali risorgerebbero.

Ad esempio, tra le tante cose su cui non sempre ci si sofferma, sarebbe opportuno non scordare che i maschi hanno spesso il terrore di essere ridicolizzati dalle femmine che così ne sancirebbero una sorta di fallimento esistenziale; forse è un collegamento ad una sorta di sindrome da spermatozoo “fallito” e destinato a morire senza aver portato a termine il compito a cui era destinato.

Le femmine spesso, hanno semplicemente paura di essere uccise dai maschi quando costoro si arrabbiano ed escono dal controllo, di solito esercitato su di loro dalle femmine.

Se ci si pensa almeno un pochino o si leggono, ascoltano i resoconti dei media, si potrebbero individuare queste paure in molte situazioni, deviazioni e fibrillazioni anche odierne, purtroppo spesso strumentalizzate per altri scopi mascherati ed affatto buoni.

Quindi, i “sognatori” di fronte alla possibilità di essere fatti scendere dal piedistallo su cui si erano elevati, sarebbero pieni di furore e desidererebbero incutere per lo meno, paura, terrore della loro potenza, della loro possibilità di procurare dolore a quei “miserabili inferiori” che non li hanno “adorati” e che non hanno soddisfatto tutti i loro desideri più egoistici.

Forse metterebbero in pratica queste loro fantasie e poi, come misura della lo-ro forza, potrebbero trovare straordinariamente appagante, esaltante, immaginare di punirli e di far loro del male, senza che nulla lo possa impedire. Se ne avranno la possibilità, forse lo faranno davvero.

Quanto sintetizzato potrebbe portarci a ripensare con una certa preoccupazione alle ipotetiche vesti dell’anima, concepite secondo un punto di vista kabbalistico, seppur sempre polifonico ma per lo più con convergenza tra le varie voci.

Si tratterebbe di pensieri-azioni attraverso i quali, essa entrerebbe in relazione con i molteplici piani di realtà nei quali sembrerebbe esistere.

Ne abbiamo già disquisito più volte in varie occasioni.

Nel mondo materiale dell’azione, degli effetti, del fare, l’anima si rivestirebbe delle abilita psico-fisiche del corpo, al fine di interagire con quella realtà che in qualche modo è fissata nel tempo e nello spazio lineare, nella quale risiederebbe in modo provvisorio.

In questo ambito, il corpo costituirebbe come base, il ricettacolo dell’anima (intesa come “nefesh” quella che è comune, sia per tutti gli es-seri viventi, che per le cose inanimate).

Quindi, il fisico sarebbe le-gato alla emanazione spirituale luminosa ma immateriale.

Così con funzioni di ricettacolo la tratterrebbe, le darebbe una forma ed agirebbe con essa.

In ambito metafisico più in generale, sarebbero le Sephirot a fungere da accoglitrici della Luce che tramite loro si diffonderebbe su ogni cosa ed essere vivente del creato.

Contemporaneamente, in livelli più elevati, caratterizzati da spiritualità sempre più luminosa, l’anima identificata però con differenti nomi, possiederebbe altri abbigliamenti, adatti ad interagire con quegli ambienti.

Queste vesti od ornamenti spirituali belli e buoni sarebbero collegabili o generati direttamente proprio dalla qualità del vivere in questa realtà mondana, ovvero in modo virtuoso, caritatevole.

Nel modo ebraico da secoli si sono predisposte delle regole: mitzvot intuite come di derivazione divina, in sintonia con quelle della creazione universale, la cui osservanza diretta o indiretta, favorirebbe la comparsa di vesti che diverrebbero, in una realtà più elevata e più nobile, i veri ornamenti dell’anima tesa ad avvicinarsi sempre più alla fonte della Luce originale ma anche a provocare contemporaneamente “influssi” di ritorno nella materia.

In parallelo, spostandoci tra analogie e convergenze, in ambito ermetico-alchemico, potremmo rammentare anche alcuni passaggi della Tavola di Smeraldo.

Ad esempio:

I – È vero senza menzogna, è certo e verissimo che ciò che è in basso è simile a ciò che è alto; e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, per compiere i miracoli della Cosa-Una.

VII – Ascende dalla Terra al Cielo e ridiscende in Terra raccogliendo la forza delle cose superiori e delle inferiori.

Oppure di quella di Rubino:

I – Non è certissimo né verissimo quanto la mente della creatura concepisce: Incomprensibile Vero è il Creatore. Ciò che è in alto non è come ciò che è in basso. All’Alto la magnificenza della Unità, al basso la miseria della molteplicità, che par tutto ed è nulla.

VII – Poiché discende dal Cielo alla Terra e risale in cielo disperdendo le forze inferiori nella Forza Superiore indefinibile, che si compie nel sei.

Tutto questo, avendo a riferimento anche o soprattutto la cosiddetta Grande Opera, ovvero l’itinerario alchemico di lavorazione e trasformazione della “materia prima”, finalizzato a realizzare il “lapis philosophorum” che sarebbe la sostanza catalizzatrice, simbolo d’eccellenza nell’alchimia, capace di risanare la corruzione della materia, attraverso il risanamento spirituale.

Quindi, supporre che questa via sia strettamente di natura terrestre, minerale e metallica, potrebbe svelarsi inesatto, come d’altronde lo sarebbe pensare che sia unicamente spirituale. Supporre che si tratti solo di un simbolismo utilizzato per svelare analogamente il processo della “realizzazione spirituale”, ovvero che l’uomo sia contemporaneamente la Materia e l’Athanor dell’Opera, probabilmente sarebbe parimenti inesatto.

Secondo i principi dell’Ermetismo, tutte le cose deriverebbero da una “Causa Prima” che si differenzierebbe in miriadi di forme, le quali nell’Universo per noi visibile, rappresenterebbero la manifestazione della capacità di subire grandi cambiamenti, da parte di una essenza eterea (sostanza astrale o Quintessenza), primordiale, eterna, dalla quale scaturirebbero gli elementi.

Il processo di trasformazione dello stato dell’essere prevede varie fasi come ad esempio quella denominata “nigredo”, cioè il passo iniziale definito come quello della putrefazione e della decomposizione.

È solo un primo momento, ma forse il più cruciale, in cui nella pratica sperimentale, chimica, occorre “far morire” tutti gli ingredienti alchemici, macerandoli e cuocendoli a lungo in una massa uniforme nera.

Parimenti, a livello interiore dovrebbe accadere la stessa cosa, dissolvendo ciò che potrebbe risultare estraneo, parassitario, e recuperando, trasformando in una sintesi superiore ciò che sarebbe prezioso e puro.

Procedendo per analogie, potremmo ritornare sul terreno kabbalistico per tentare di comprendere il concetto di Qliphah o Kelipah (“guscio” o “involucro”).

Sarebbe da intendersi come qualche cosa che avvolge, nasconde, protegge, la Luce Divina.

Forse ne abbiamo una rappresentazione simbolica con i veli presenti durante varie cerimonie iniziatiche di varie camere.

Quindi, potrebbe riferirsi anche ad un aspetto delle azioni del “male” che impedisce proprio tramite quella protezione, di godere della Verità emanata dalla Luce e poi che cerca di far crescere sovrastrutture, le quali possono portare a quei deliri di potenza ed a quelle malvagità di cui ho dissertato nella prima parte.

Così, similmente al punto di vista alchemico, allorché il male venisse soggiogato e rigettato, con la trasformazione delle protezioni che contengono elementi di “bene” da collegarsi alle interazioni con le mitzvot di cui sopra, si avrebbe che tramite l’eventuale apertura, l’essenza Divina della creazione verrebbe svelata con tutte le preziose conseguenze.

Dopo quanto accennato, tra descrizioni di situazioni con mancanza di Luce e di possibilità per riaverla, forse si potrebbe intuire meglio perché il percorso iniziatico (per lo meno quello del nostro Ordine-Rito) sia teso verso la rigenerazione spirituale e la reintegrazione negli ambiti originali.

Poi, perché si sveli un poco alla volta, solo a coloro che lo desiderano veramente.

È qualche cosa di straordinario, apparentemente semplice nella descrizione liturgica ma complesso nell’applicazione pratica per la formazione prevista nei vari livelli di sviluppo; non è certo alla portata di chiunque, soprattutto la parte riguardante i metodi e le pratiche per la ricerca interiore e per le possibili interazioni con ciò che non sia solo nell’ambito materiale.

Infatti, è da scoprire andando oltre la semplice comprensione superficiale dei testi rituali.

D’altronde, ci si prefigge lo scopo di aiutare la formazione di ogni individuo al fine di consentirgli di tentare la personale reintegrazione in quegli stati di coscienza e di esistenza che sovente sono raggiungibili tramite ogni cammino iniziatico, Tradizionale.

Ad ogni modo, secondo quanto accennavo sopra, allorché si prenda in considerazione il punto di vista riguardante l’ipotesi che un qualsiasi concetto sia “avvolto tramite l’intelletto” e da questo sia reso “riconoscibile con una forma”, potrebbe essere importante valutare se come l’intera umanità o come semplice popolazione di un territorio, ci si stia evolvendo a livello intellettivo, in modo da risultare sempre più idonei ad acquisire consapevolmente ciò che potrebbe fluire dai vari livelli dell’ambito metafisico.

Da anni la misurazione dell’intelligenza è una sfida che appassiona numerosi scienziati e luminari in diverse discipline di studio: dalla psicologia alle neuroscienze, dalla biologia alla medicina. 

Prendiamo per esempio in considerazione il cosiddetto Effetto Flynn (già accennato in vari altri articoli ma forse è necessario riprenderlo in esame) che consiste nel valutare l’aumento nel valore del quoziente intellettivo medio della popolazione nel corso degli anni.

Un grido d’allarme è stato lanciato da molteplici studi negli anni duemila, in diverse nazioni.

Queste ricerche mostrerebbero come in alcuni paesi sviluppati con benessere diffuso, la tendenza alla crescita si stia invertendo, con valori medi di quoziente d’intelligenza (Q.I.) inferiori rispetto a quelli rilevati molti anni addietro.

Sarebbe poi preoccupante in particolare, la progressiva incapacità generale, soprattutto tra i giovani numericamente in decrescita rispetto alla popolazione complessiva, di comprendere appieno il significato di ciò che si stia leggendo o si stia ascoltando, di conoscere dignitosamente almeno la storia del proprio paese, la preziosa cultura e l’arte in tutti i settori che hanno contribuito a formarlo.

La caduta verticale della loro cultura a livello generale, unita alle evidenti, ridotte capacità cognitive (a prescindere da eventuali titoli accademici esibiti ma spesso svuotati di contenuti pregiati), offrirebbe facilmente a dei “predatori, creativi, fantasiosi”, la possibilità di assoggettare più o meno facilmente, molte “vittime” ai lo-ro punti di vista. Diversamente, la tendenza positiva sembrerebbe continuare nei paesi dove il Q.I. medio della popolazione nazionale è ancora basso, a fronte di una proliferazione elevata.

Che si tratti di un probabile avvicendamento naturale per qualche cosa che non si sia sviluppato in modo corretto anche a livello spirituale?

Però, giusto per non spaventarci troppo, va detto che già nel 1983, Howard Gardner criticava il modo d’osservare la situazione, a suo avviso, semplicistico e solo numerico, proposto da James Robert Flynn. In questo campo è raro che i cosiddetti ricercatori si trovino d’accordo.

Ciò potrebbe suggerire di dover valutare come l’apparente diminuzione del quoziente intellettivo, secondo i parametri di Flynn, possa essere forse correlato alla crescita di tutta una serie di altre caratteristiche che completano “il modo nuovo di essere persone” negli anni duemila.

Una lettura più estesa delle facoltà intellettuali, slegata da un singolo costrutto numerico, permetterebbe, secondo Gardner, di comprendere e di valorizzare meglio le intelligenze più rispondenti al proprio percorso professionale o personale in funzione della capacità di affrontare le sfide, con la volontà di migliorarsi attraverso le sconfitte e l’attitudine a costruire una normale esistenza senza essere valutati solo con un numero.

Però mi domando, se non sia corretto osservare che l’eventuale, possibile, mancanza quantitativa e qualitativa d’intelligenza, unita alla complessiva ignoranza semplicemente culturale, scolare, evidenziata più volte da differenti soggetti, ovvero anche riguardo alle regole naturali (non mi spingo ai livelli del pensiero filosofico che però ha contribuito all’evoluzione dell’umanità), limiti la comprensione di ciò che forse fluisce nella mente tramite l’intuizione. Se fosse così, allora probabilmente proprio tramite le sovrastrutture metafisiche imprigionanti, caratterizzate da necessità inventate, alimentate da emotività passionali, più o meno cupide, il “male, l’altro lato”, potrebbe impedire ancora meglio, di godere della Verità emanata dalla Luce.

La coppa ricevente sarebbe sempre piena di elementi oscuri e non vi entrerebbe più nulla di pregiato.

Ecco così ritornare il problema dei deliri di potenza, dei punti di vista egocentrici, e di quelle malvagità che sembrano manifestarsi ogni giorno più spesso, coperti da una sorta di “intontimento” diffuso che tenderebbe a suggerire a quanti più soggetti possibile, di adagiarsi nell’incapacità di reagire e di “scegliere” la personale direzione esistenziale, in piena, libera, capacità di coscienza e di consapevolezza; ovvero in funzione della famosa “libertà” di cui tanto si blatera a sproposito.

Il passaggio dalla manipolatoria e distraente offerta di panem et circenses romanico, come sintesi di risposta alle limitate aspirazioni della plebe, a partire da quei tempi, per arrivare all’epoca contemporanea, in riferimento a strategie politiche, sociali, demagogiche, inserite in comunicazioni pubblicitarie martellanti e condizionanti lo stile di vita di quelle masse, non molto differenti dal passato (per il livello dell’essenza e dell’anima), avrebbe una continuità con il trinomio delle esigenze molto materiali (S.S.S.) di cui varie volte abbiamo già fatto cenno e poi indurrebbe “strane conseguenze”, come ad esempio: sesso senza finalità riproduttive, concepito in ogni forma, solo come fornitore a basso costo di endorfine e di adrenalina a cui forse si potrebbero aggiungere anche droghe di varie fogge, poi denaro da procurarsi in qualunque modo ed infine ricerca del piacere in ogni sua estensione anche deviata e deviante.

Per tutto questo, l’esercizio intellettivo di chi si immerge in questo “brodo animalesco”, si abbassa pericolosamente a livelli molto ridotti e non è per nulla rivolto verso la Luce.

Inoltre, c’è sempre da tenere presente che le frequenti menzogne che pervadono ogni cosa in quest’ambito, sono piacevoli per chi le racconta ma lo sono ancora di più per chi le accoglie.

Infatti soddisfano spesso psicologicamente proprio gli istinti e le esigenze più o meno “strane”, emergenti dal brodo di cui sopra.

Al contrario, la luminosa “Verità” lì non è affatto ben accettata.

Però per fortuna, c’è ancora qualcuno che dichiara ripetutamente con convinzione, di “voler cercare liberamente, con disinteresse ed anche con spirito di sacrificio, il proprio perfezionamento spirituale” e di essere umilmente disponibile a fare quanto sia necessario per riuscirci.

Contemporaneamente c’è anche chi si rende disponibile a “trasmettere” ciò che ha ricevuto, a mettersi a sua disposizione per aiutarlo nell’impresa per la quale però, solo lui con i suoi pensieri, con le sue parole, con le sue azioni, sarà in grado di determinare l’eventuale successo.

Quindi, forse c’è ancora speranza.

S⸫G⸫ H⸫ S⸫ G⸫ M⸫ Renato Salvadeo

L’articolo è contenuto nel numero di Ottobre 2021 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

Si potrebbe ripensare alle ipotetiche vesti dell’anima, concepite secondo un punto di vista kabbalistico, seppur sempre polifonico ma per lo più con convergenza tra le varie voci. Si tratterebbe di pensieriazioni attraverso i quali, essa entrerebbe in relazione con i molteplici piani di realtà nei quali sembrerebbe esistere.

CATEGORIE:

Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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