In questi tempi sto aiutando un grande traduttore di libri antichi cercando, nelle sue pagine errori di stampa e piccole imprecisioni, come: “spazio+virgola” ecc.
L’opera alla quale sta lavorando e che io mi diverto a leggere è la seguente:
“Joseph-François Lafitau, Usi e costumi dei selvaggi americani”. Comparati agli usi e costumi dei primi tempi. (Vol.2)
In corso di pubblicazione presso la Ei Editori di Viterbo.
Lafitau è un Gesuita nato nel 1681, coltissimo e audace nel 1712 parte per l’America e vi resta per sei anni.
Studia gli usi e costumi degli indiani Irochesi e, cercando di dare un’origine comune della religione umana, li compara a quelli degli antichi e con quelli della religione cristiana.
Si tratta di un’opera di circa 650 pagine edita nel 1724.
Mi sono imbattuto in queste pagine e ve ne sottopongo un estratto.
Passi tratti dal vol. 2 di Joseph-François Lafitau, Usi e costumi dei selvaggi americani comparati agli usi e costumi dei primi tempi.
SUI MISTERI
… Nella religione degli antichi i misteri erano quanto di più rispettabile ci fosse; erano anche quanto di più nascosto, così come indicato dallo stesso termine mistero. Essi venivano rivelati solo a coloro che si facevano iniziare e superavano tutte le prove. Rivelandoli si esigeva un segreto inviolabile e vi si era legati da giuramenti così temibili che gli stessi empi non erano tanto arditi da violarli. Se si trovavano persone tanto temerarie da farlo, queste dovevano, da quel momento, temere la giustizia degli dèi e degli uomini; da quel momento si diventava oggetto di orrore pubblico al punto che nessuno osava frequentarle e ancor meno mettersi in viaggio o vivere sotto lo stesso tetto, nel timore di essere coinvolti nella vendetta che gli dèi dovevano eseguire.
I più celebri di questi misteri degli antichi erano compresi nelle orge di Iside e di Osiride in Egitto, di Bacco e della Madre degli dèi in Tracia, di Attis e di Cibele in Frigia, di Venere e di Adone a Cipro e in Fenicia, di Cerere a Eleusi, di Diana in Scizia, del dio Mitra presso i Persiani, dei Cabiri in Samotracia, dei Telchini a Rodi, di Giove a Creta, di Minerva ad Atene, ecc. Ma, così come ho già detto che originariamente in ogni luogo, presso le differenti nazioni, c’era la stessa divinità e lo stesso fondo di religione (come ho appena dimostrato a proposito del culto pubblico) allo stesso modo c’erano anche più o meno gli stessi misteri nascosti e le stesse iniziazioni. Ne deriva che di tutto quanto in generale io posso dire quel che Diodoro Siculo dice dei misteri di Iside e di Osiride, di Bacco e di Cerere: «Le iniziazioni, o i misteri di Osiride, sono gli stessi di quelli di Bacco e quelli di Iside sono perfettamente simili a quelli di Cerere, di modo che non c’è differenza se non nel nome». Inutile ripetere ciò che ho già detto di Strabone che li confonde tutti insieme.
Le iniziazioni ai misteri erano una scuola pratica di religione e di virtù istituita dagli antichi per insegnare agli uomini a vivere secondo i principi della ragione e della saggezza. E in effetti questa è l’idea che ce ne dà Cicerone quando dice che attraverso i misteri i feroci costumi degli uomini vengono addolciti e civilizzati nel modo conforme al bene della società. Fu anche con la medesima idea di una scuola che gli stessi santi padri rappresentavano i misteri della religione cristiana quando parlavano davanti ai catecumeni che cominciavano a farsi istruire e ai quali non volevano rivelare questi misteri; la prudenza obbligava loro a tenerli ancora nascosti, perché non fossero esposti alla profanazione dei pagani. Ci si spiegava solo con parole velate, indicando esclusivamente ai già istruiti quel che si voleva tacere agli altri contentandosi di dire, “gli iniziati ci intendono”. In effetti questi erano i soli ai quali non si faceva mistero di nulla.
Sembra che con l’iniziazione occorresse dimenticare la vita vissuta fino ad allora, come se in effetti la vita dell’uomo non guidata dalla religione e dalla saggezza, o troppo dipendente dai sensi e dai pregiudizi dell’infanzia, non fosse stata una vita o, per essere esatti, non ne meritasse il nome. È il significato stesso del termine iniziazione, vale a dire “principio”, “cominciamento”, “ingresso della vita”, così come spiega Cicerone nel testo che ho citato. Occorreva cominciare daccapo e annientare tutto il passato che non era stato animato dalla vita dello spirito.
Essendo dunque una scuola, le iniziazioni ai misteri dovevano racchiudere tutto l’essenziale e tutto lo spirito della religione, di cui i non iniziati vedevano solo la buccia e le apparenze: vale a dire che esse racchiudevano una spiegazione di tutta la loro teologia simbolica, e di tutta la mitologia pagana, una esposizione di tutti i principi della morale che doveva regolare la vita degli uomini e del fine che era loro proposto come motivo e come termine di questo studio faticoso e della costante pratica di tutti i doveri cui questa morale li assoggettava.
CIÒ CHE SI DEVE OSSERVARE NEI MISTERI
Su questo piano occorre dunque esaminare tre o quattro cose nelle istituzioni dei misteri di Bacco e della Madre degli dèi. La prima, sono i simboli che ci interessa comprendere bene, dato che essi racchiudono tutto lo spirito dei misteri. La seconda, sono le prove delle iniziazioni che ci condurranno verso una più ampia conoscenza della loro morale. La terza, infine, sono i misteri della teurgia che avevano come un doppio oggetto, o un doppio fine, di cui l’uno concerneva la comunicazione con gli spiriti da questa vita, attraverso il segreto della divinazione; l’altra spingeva le sue visioni fino alla condizione dell’animo dopo la morte. …
Ovviamente continua con una lunga e dotta spiegazione.
Quello che mi interessava farvi notare è che la tradizione viene da lontano.
Mi pare chiaro che noi usiamo ancora nozioni degli “Antichi” anche se le nostre iniziazioni si sono aggiornate a usi più civili, perdendo ovviamente la forza che quelle davano ai loro iniziati.
Un po’ come sono diversi i Marines americani dall’armata Brancaleone.
Chi fosse interessato ad un estratto più ampio, che riguarda i vari modi di fare iniziazioni, (guerrieri, indovini, re) che non è opportuno che riporti qui, potrebbe sempre rivolgersi alla casa editrice.
L’articolo è contenuto nel numero di Novembre 2021 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
Le iniziazioni ai misteri erano una scuola pratica di religione e di virtù istituita dagli antichi per insegnare agli uomini a vivere secondo i principi della ragione e della saggezza. E in effetti questa è l’idea che ce ne dà Cicerone quando dice che attraverso i misteri i feroci costumi degli uomini vengono addolciti e civilizzati nel modo conforme al bene della società.
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
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