Suppongo che alcuni abbiano intuito che gli ambienti di cui è composto lo spazio della Piramide (stabili o provvisori, dal momento che qualsiasi struttura può essere adattata alle nostre necessità) non siano stati predisposti a caso e che ognuno di essi sia immaginato per esercitare funzioni particolari, tra loro coordinate.
Il Tempio straordinariamente importante, è uno dei vari contesti, come lo sono il Gabinetto delle Riflessioni e la Sala dei Passi Perduti che con lui interagiscono.
Per accedere ad un’area come quella in cui si potranno, dovranno, sviluppare ritualmente azioni teurgiche, sacre, corroborate da invocazioni, preghiere ed altro, sono indispensabili alcune precauzioni che ovviamente non necessitano affatto ove si disquisisca solo o soprattutto di questioni culturali, filosofiche, storiche, sociali, beneficenti, di politica, ecc. a prescindere dall’arredamento più o meno intrigante dei locali ed eventualmente dai vestimenti abbastanza strani dei partecipanti alle riunioni.
Ad ogni modo, ogni organizzazione iniziatica ha scelto i metodi ed i comportamenti che propone ai propri affiliati. Sarà opportuno tenerne conto, viste le differenze a volte molto grandi anche se i cosiddetti profani (ma non solo loro, purtroppo) tendono a “fare di tutta l’erba un fascio”.
Per quanto riguarda modalità e condotte contemplate dalle liturgie di ogni camera che compongono i livelli del nostro Rito, sono previsti alcuni suggerimenti preparatori, sia in ambito maschile, che femminile, tesi preventivamente a limitare inutili condizionamenti psico-fisici che impedirebbero la corretta ricerca di armonia tra mente ed anima e poi il conseguente esercizio della volontà più elevata.
Si tratta di accorgimenti abbastanza semplici che ognuno può mettere in campo con facilità, se lo vuole veramente.
Ne descriverò sinteticamente alcuni che saranno opportuni per tutti ma soprattutto per coloro che dovranno svolgere attivamente le funzioni cerimoniali durante i lavori.
Ovviamente, non c’è quasi mai nulla di rigidamente obbligatorio ma col tempo, è auspicabile che ognuno intuisca, comprenda sempre meglio, da solo, il perché di determinate indicazioni e quindi scelga correttamente, in modo consapevole, cosa fare.
Nel nostro caso, trattandosi evidentemente di azioni identificabili come “sacerdotali”, differenziate nei molteplici ruoli, sarà opportuno curare la pulizia personale e quella del vestiario da indossare durante la ritualità.
Ad esempio, non solo i sai o le clamidi ed i guanti dovranno essere puliti (senza emblemi di alcun genere), ma anche gli abiti sottostanti lo dovrebbero essere.
Per quanto attiene al corpo, avendone la possibilità e il tempo, potrebbe rappresentare una preparazione dignitosa: l’immersione completa nell’acqua (vasca o doccia) assieme alla pulizia della bocca, dei denti, da effettuare nella propria abitazione, prima di avviarsi al luogo delle cerimonie e poi il lavaggio delle mani prima dell’ingresso nel Tempio. Mettere guanti puliti sopra mani sporche non va bene. Ovviamente non vanno bene neppure i guanti sporchi, macchiati, indossati sopra mani pulite (in tal caso, meglio non indossarli affatto).
Si noterà che mentre si eseguono tali azioni, anche interiormente si ricercherà una sorta di particolare armonia o per lo meno si sarà istintivamente proiettati a farlo, distaccandosi dai continui condizionamenti umani, materiali.
Altra cosa da evitare, è che le funzioni digestive e tutto ciò che ad esse è collegato, causino disturbi, per altro incontrollabili, sia sul piano fisico, che psichico.
Quindi, sarebbe opportuno che non si partecipasse ai lavori con lo stomaco pieno.
In merito all’alimentazione, sarebbe preferibile che almeno durante la giornata della cerimonia, fosse sobria, priva di carni, di bevande alcoliche e di sostanze più o meno eccitanti.
Ovviamente, non dovrà essere assunta in qualunque modo, qualsiasi sostanza che provochi anche solo temporaneamente un cambiamento psico-fisiologico nel soggetto.
Per alcuni potrà apparire difficoltoso, ma sarebbe comunque consigliabile interrompere le abitudini al fumo, almeno diverse ore prima (di solito si suggeriscono un minimo di sei).
Esiste infine il problema delle attività sessuali, parasessuali, ecc.
Oltre ai suggerimenti dei nostri maestri passati, l’esperienza secolare in ogni luogo e popolazione, ha evidenziato che ad esse sono strettamente collegate tutte le emozioni, le passioni, che avvolgono l’anima in modo non sempre luminoso; infatti sono prevalentemente tese al soddisfacimento delle normali esigenze materiali ad esse concatenate con la possibile interruzione dell’ascolto della coscienza e poi con l’alterazione dell’armonia tra mente e cuore.
Così, in tale situazione non si sarebbe proiettati verso i collegamenti metafisici che si ricercano non solo nel Tempio ma si rimarrebbe immersi, per lo più, nei condizionamenti naturali con tutto ciò che ne consegue. Inoltre, in tali situazioni, non sarebbero da sottovalutare i collegamenti seduttivi derivati “dall’altro lato” che attaccandosi alle pulsioni materiali, potrebbero indurre chiunque ad incamminarsi su sentieri conto-iniziatici.
Per questo si suggerisce una castità assoluta di almeno ventiquattro ore, prima di ogni cerimonia.
Ho fatto riferimento alle attività “sacerdotali”, ovvero a coloro che con differenti funzioni, attivano ogni ambito cerimoniale tramite quella volontà senza la quale, ogni applicazione liturgica si configurerebbe come una semplice esibizione teatrale, priva di qualsiasi valore spirituale.
Infatti, sarebbe solamente con la volontà che l’essenza di ogni officiante si esprimerebbe, si manifesterebbe all’esterno, attraverso pronunciamenti ed azioni.
Ho accennato più volte negli anni come provare ad intuire e capire l’elevazione dell’essenza personale, necessaria per questi ruoli in cui le emozioni e le passioni personali (normalmente umane, a livello materiale) dovrebbero essere “silenziate”.
Per riuscirci, occorre distinguere la volontà che nasce dal sentimento e dall’intelletto animale, da quella che ha origine dall’anima. È necessaria l’applicazione prudente e continua del nostro metodo (ovviamente ci riferiamo solo a quello), per riuscire a conquistarla coscientemente e poi a mantenerla costantemente efficace.
Si tratterebbe di un volere che nasce dall’interno, in piena armonia con la mente, volto al raggiungimento di quegli obiettivi che sono funzionali per un progressivo riavvicinamento al Su-premo Artefice e che darebbero alla persona, oltre alla forza, alla lucidità necessarie per l’esecuzione teurgica di quanto ritualmente previsto, anche o soprattutto il senso di piena realizzazione e di completezza.
Quando si opera in quei ruoli o ci si limita a sedere tra le colonne, è importante essere sempre consapevoli di essere dei semplici umani con tutte le possibili debolezze emotive, passionali e con le relative conseguenze nelle azioni quotidiane. La decantazione (seppure, purtroppo, solo provvisoria) prevista nella Sala dei Passi Perduti con il relativo abbandono dei metalli, non avviene sempre in modo efficace. Per alcuni, sarà opportuno capire che in quel locale non ci si riunisce solo per chiacchierare come potrebbe immaginare un neofita, ma per prepararsi correttamente a quanto si dovrà compiere nel Tempio.
Durante i lavori (ma anche dopo) sarebbe un errore abbastanza sciocco e inutile, sforzarsi di apparire diversi da ciò che si è, sia a sé stessi, che a probabili “altri invisibili”.
L’esibizione di un eventuale buonismo di circostanza, di umiltà di maniera, sarà assolutamente dannosa, per sé e per tutti i presenti. Questo lo abbiamo subito anche “sulla nostra pelle”, allorché, ad esempio, alla fine del primo decennio del 2000, non siamo stati sufficientemente intuitivi su ciò che di “oscuro” sarebbe potuto accadere (eppure, gli studiosi di astrologia ci avevano avvertito da tempo) con le predisposizioni dell’anello di sosta, relativo alla quadratura tra Urano e Plutone, che si stava formando da qualche anno. Tra i vari segnali, anche la rinuncia clamorosa di Papa Benedetto XVI, in ambito cattolico, avrebbe dovuto farci suonare più forte i campanelli d’allarme in merito al manifestarsi di un’oscurità che avrebbe coinvolto progressivamente ogni cosa. Così, all’interno del nostro Rito, nel 2013 dopo la morte del compianto Gran Maestro: Sebastiano Caracciolo e poi ancora nel 2014, gli effetti diretti ed indiretti delle falsità sotto la maschera buonista di qualcuno, sono stati devastanti; evidentemente non eravamo stati abbastanza attenti, “liberi da quelle emozioni” ancora derivate da quel grave lutto.
Purtroppo, non sempre (non solo a livello d’Apprendista) si riesce a intuire e meno che mai a comprendere come stiano le cose; invece chiunque ci “osservi” dai livelli non materiali (sia luminosi, che oscuri) sarà in grado di vedere con chiarezza chi siamo veramente, al di là dell’immagine fisica, delle azioni compiute e delle parole pronunciate. Solo gli umani presenti potrebbero essere “ingannati”. Però, sempre per l’egocentrismo di alcuni, queste mistificazioni si ripetono e sembrerebbero essere sufficientemente appaganti per loro, a prescindere dai danni che hanno causato e che continuano a causare ad altri, oltre che a sé stessi.
In generale, mentendo, ci si auto-coinvolgerebbe in un’esibizione dalle dubbie finalità che evidentemente non tiene conto di una condizione estremamente importante per poter camminare sulla nostra via; ovvero, che la fede e tutto ciò che le è collegato nei confronti dei piani spirituali superiori, quindi in Dio o comunque lo si voglia identificare, è per noi indispensabile come punto di partenza per avviarsi con prudenza, su un cammino auspicabilmente teso a prenderne poi “conoscenza” in modo empirico ma che esclude le tendenze ad esaltarsi con forme indesiderate di fanatismo anche religioso (di qualsiasi credo), sempre controproducenti ma che però ogni tanto si manifestano nonostante gli avvertimenti formativi.
In ogni camera e non solo in quelle più elevate, sia maschili, che femminili, si deve essere consapevoli, decriptando correttamente alcune indicazioni insite nei testi liturgici, che oltre a rivolgersi al Supremo Artefice, in alcune occasioni si sta cercando un contatto con le “spiritualità Egregoriche” e poi anche con le “Forme Angeliche” più vicine a noi, dove luce e ombra, sono spesso intrecciate.
Per tale motivo, quindi, si deve cercare di essere estremamente sinceri nel sintetizzare il pensiero che dovrebbe essere armonicamente interattivo con la luminosità dell’anima.
Poi, nello scegliere le parole da pronunciare nel Tempio, si dovrebbe essere particolarmente prudenti. Del loro significato unitamente alle possibili connessioni su più piani, si dovrà essere ben coscienti, prima di proferirle.
Credo appaia evidente che tutto ciò che ho descritto non ha molto a che vedere con la “letteratura” rinascimentale e poi con le cosiddette “magherie” del ‘700 e dell’800, così intriganti per alcuni.
Quindi giusto per capirci, con i nostri metodi siamo operativamente lontani dalle situazioni di dubbia luminosità che possono crearsi a seguito dell’imprudente curiosità di qualcuno (forse neppure geneticamente predisposto e questo non è mai un requisito di poco conto) che ambirebbe sperimentare quanto riportato ad esempio, nelle pubblicazioni, già per loro conto poco luminose, di personaggi come ad esempio: Aleister Crowley, Giuliano Kremmerz, Helena Blavatsky, Gerald Gardner e di vari altri di cui non importa, per ora, precisare l’identità, ma che con noi non hanno nulla a che vedere.
Ricapitolando: una eventuale mancanza di sincerità, prima di tutto con sé stessi o la semplice recitazione manieristica, indipendente dalla volontà di procedere verso gli obiettivi previsti, non consentono alcun contatto con gli ambiti non materiali oppure favoriscono il possibile accesso di qualche cosa di non luminoso.
Ovviamente, falsità e manierismo impediscono alla mente che avrebbe dovuto essere in armonia col cuore, di focalizzarsi anche sull’obiettivo di realizzare un’eventuale catena operativa, fraterna, che necessita dello stato dell’essere “purificato dai metalli” e di quella volontà particolare di cui ho ripetutamente fatto cenno, in modo da compiere tutto con efficace precisione e con gli auspicabili risultati di ritorno, i quali sono sempre comunque da verificare, senza forzature illusorie. Per questo, viene lasciata alla sensibilità percettiva del Venerabile Maestro (o della Venerabile Maestra A.), la scelta di attuarla oppure no, a seconda del suo stato personale e di ciò che percepisce essere presente nel Tempio.
Nelle istruzioni riservate per costoro, sono indicati con sufficiente precisione come si purificano e come si proteggono i vari locali della Pira-mide e soprattutto il Tempio. Allorché gli spazi non siano stati dedicati esclusivamente alle attività dei nostri Fratelli e delle nostre Sorelle, alcune di queste azioni saranno da ripetere ogni volta, in quanto necessarie e per lo più indispensabili.
In merito all’utilizzazione degli incensi, immagino che sarà opportuno per tutti, intuire perché prima, durante e dopo qualsiasi cerimonia, sia bene bruciare un po’ d’incenso e lasciarlo fumigare, in modo che salendo verso l’alto, configuri anche il contatto fisico verticale dell’unione mistica, interrompendo auspicabilmente ogni istinto materialista ed ogni possibile relazione con il lato oscuro.
Ripeto ancora una volta, anche se suppongo che ormai dovrebbe essere abbastanza chiaro per tutti, che quanto è riportato nei testi delle nostre
Camere rituali, si differenzia anche molto, da quello di altri Riti/Obbedienze, pur mantenendovi alcune analogie e convergenze, sia riguardo agli obiettivi finali, che in merito a diversi passaggi intermedi.
Ad esempio, la prioritaria necessità di conoscersi (prima di ogni altra, quella inerente al livello fisico e psichico dell’uomo-animale), permea tutti i nostri gradi, sia nel cammino maschile (dodici camere operative), che in quello femminile (cinque camere operative).
Infatti, tentare la conquista della conoscenza al-meno minimale di sé, costituisce un importante obiettivo che poi diviene un punto di partenza per provare di accedere con i mezzi opportuni, a quelle altre “conoscenze” che vanno ricercate ben oltre i limiti spazio-temporali che caratterizzano la normalità esistenziale per ogni essere vivente di questo mondo.
La risposta metodologica di base per una tale esigenza, va ricercata nei testi liturgici di ogni Camera e nelle comunicazioni orali ma anche nelle discipline collaterali come, ad esempio: Ermetismo-Alchimia, Astrologia, Kabbalah che però essendo emanazioni di altri percorsi completi, devono mantenersi armoniche, complementari e non devono mai essere sostitutive della nostra formazione metodologica di base. Altrimenti, sarebbero devianti come lo sono alcuni autori che venivano e che vengono suggeriti da qualcuno ma che non hanno nulla a che vedere con un percorso di Massoneria Egizia “originale”, co-me il nostro. Ovviamente, se la spinta ad entrare in un percorso iniziatico, deriva veramente dal desiderio di comprendere ciò che si possa aver intuito ma che non risulta agevole acquisire, decodificare, capire, con i normali mezzi formativi e sensoriali, allora si potrebbe tentare di percepire alcune cose che però come ho già accennato in altre occasioni, sono solo “l’indumento” adatto per questo mondo.
Probabilmente senza questo, le essenze spirituali non potrebbero “resistere” nella materia che a sua volta non potrebbe resistere a loro.
Ripeterò anche per l’ennesima volta, che è necessario mettersi nella condizione di vedere, percepire in modo differente anche ciò che si legge, per lo più in modo superficiale.
In merito a quanto sia scritto nei Rituali e nei testi delle discipline collaterali (a volte considerati anche sacri), è importante cercare i significati nascosti dalla semplice narrazione, così come è scritta, mentre si cerca di evolvere spiritualmente, tramite i suggerimenti che tendono a consentire la depurazione dai metalli, la trasformazione della personalità riscontrabile nella vita di ogni giorno, attraverso il controllo cosciente dei pensieri, delle parole, delle azioni.
Ciò, fino a quando non si sarà forse idonei per intuire e svelare possibili segreti nascosti.
È importante riuscire a svelare (dopo aver conquistato le facoltà per riuscirci) ciò che è scritto sotto l’abito del testo.
L’impresa di tentare di conoscersi non è affatto semplice per chiunque. Se qualcuno sostenesse il contrario, forse sarebbe opportuno allontanarsi da lui.
Infatti, alla porta del Tempio si bussa per la prima volta, sia con un corpo fisico, che ovviamente, con proprie, molteplici componenti spirituali, le quali si presentano sempre complesse e composite. Però, seppure riunite durante l’eventuale viaggio che il neofita intraprende, sembrerebbero poi muoversi a volte, anche in modo autonomo e differenziato.
Tramite una sorta di articoletto, ho già descritto sinteticamente nel mese di settembre 2021, un’ipotesi della prima parte del nostro cammino, avendo a riferimento soprattutto lo schema egizio.
Chi non lo avesse letto, può sempre scaricarlo dal nostro Sito: http://mitzraimmemphis.it/ nella sezione “Rivista”.
È ineludibile esplorare almeno un pochino l’argomento, per chi come noi, sostiene di utilizzare un metodo che trae ispirazione, tra le varie fonti, da quella tradizione millenaria, complicata e anche abbastanza mutevole. Quindi, alcuni rudimenti culturali, almeno in merito alle differenti cosmogonie, ai viaggi delle barche solari, al percorso delle essenze animiche nel Duat e nell’Amenti, ecc. saranno indispensabili per tutti coloro che vogliono camminare sulla nostra via.
In quell’articolo, mi sono limitato a descrivere tramite allegorie, analogie, ecc. la formazione necessaria per arrivare ad un punto chiave, a partire dal quale comincia la parte più importante del nostro percorso. Già da questo si dovrebbero notare le differenze di altri metodi che intendono, suppongono, conclusivo quello che per noi è solo l’inizio.
È importante tenerne conto, perché altrimenti si corre il rischio, anche a causa dell’eventuale ignoranza personale, oltre che per una carente formazione (secondo i nostri parametri), di rimanere invischiati in sincretismi filosofici, ideologici, psicologici, ecc. assolutamente inutili, inopportuni e devianti che alla fine, non consentono alcuna conquista di verità e di conoscenza.
Per concludere, vorrei tornare idealmente nella Sala dei Passi Perduti. In questo caso sarà quella interiore. Lì, vista anche la situazione che stiamo vivendo in tutto il mondo, sarà opportuno tentare di liberarsi dal permanere di qualsiasi un’intensa, incontrollabile, emozione derivata dalla percezione di un pericolo, reale o supposto.
Ciò è importante se per sua causa e come conseguenza, si sta manifestando una particolare in-quietudine psicologica e morale, simile ad una sorta di piccolo o grande inferno personale, con la sensazione di non farcela, in merito ad una necessità qualsiasi.
L’eccesso d’inquietudine, di timore fanno impazzire l’intelligenza, acceca l’intuizione e non di rado, provoca conseguenze non auspicabili.
Tra queste, la collisione con le altrui libertà, l’insofferenza alle regole, consuetudini, leggi, ecc. che un aumento d’egocentrismo causato dal timore, potrebbe portare ad enfatizzare unitamente ad atteggiamenti di rifiuto dirompenti, proporzionali alla forza delle passioni che ci spingono a metterli in campo.
Non sono da escludere le sensazioni di essere “bloccati”, come se si fosse legati da pesanti catene che probabilmente si credono anche ingiuste.
Però, poiché non se ne cercano le cause, più ci si arrovella per liberarsene secondo le modalità materiali e più esse diventano pesanti.
Così, in qualche caso, potrebbe manifestarsi anche una sorta di stanchezza psicofisica, di pigrizia profonda che sembrerebbe impedire ogni cosa e lasciare scorrere il tempo, mantenendosi in una mancanza sistematica di scelte, in una vita che lo è solo in apparenza.
In tali circostanze, non sarebbe male te-nere presente che durante i lavori in alcune camere, affermiamo che il Supremo Artefice è colui che guarisce; se ascolteremo la Sua voce, se faremo ciò che è retto ai Suoi occhi osservando le Sue leggi e forse, anche se a volte cadremo, potrebbe concederci di essere risparmiati dai malanni, dalle sofferenze e dai crucci che ha inflitto e che infligge ai malvagi.
Se riusciremo a compiere qualche cosa alla Sua Gloria e per il bene dell’umanità, forse potremo unirci a coloro che portano musica, canto, davanti a Lui, volgendo l’animo alla gioia per la Grazia che ci dona, in modo da poter rigenerare, risanare, far risorgere, quello che lo necessita.
Renato Salvadeo (S⸫G⸫ H⸫ S⸫ G⸫ M⸫)
L’articolo è contenuto nel numero di Febbraio 2022 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
Ho accennato più volte negli anni come provare ad intuire e capire l’elevazione dell’essenza personale, necessaria per questi ruoli in cui le emozioni e le passioni personali (normalmente umane, a livello materiale) dovrebbero essere “silenziate”. Per riuscirci, occorre distinguere la volontà che nasce dal sentimento e dall’intelletto animale, da quella che ha origine dall’anima. È necessaria l’applicazione prudente e continua del nostro metodo (ovviamente ci riferiamo solo a quello), per riuscire a conquistarla coscientemente e poi a mantenerla costantemente efficace.
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
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