Non di rado, ci si chiede cosa possa indurre qualcuno ad intraprendere un percorso Tradizionale su basi iniziatiche; proviamo però ad escludere subito quelle motivazioni (così normali per chiunque) riconducibili alla mera speranza di risolvere i personali problemi esistenziali con mezzi “straordinari” e dalle conseguenze miracolose.
Nella migliore delle ipotesi, i presupposti per descrivere quella sorta di desiderio che sembrerebbe pervadere coloro che bussano alla porta dei nostri Templi, potrebbe riguardare l’intuizione di una Potenza armoniosa che si autogeneri eternamente: il Supremo Artefice; ciò, sarebbe forse immaginabile a prescindere dalle alterazioni di tutto quello che costituisce il cerchio, il ritmo delle cose mondane, come le si osserva accadere in ogni istante, secondo un dipanarsi lineare del tempo e che influenza il modo di pensare di chiunque.
Nella liturgia di alcune nostre camere, ci viene evidenziata più volte, la probabilità esistenziale di “un’eterna Parola”, che in funzione delle armonie fissate a stregua di leggi immutabili per il manifestarsi della “Luce”, della vita, esercita continuamente l’azione di bilanciare per ogni cosa creata e soprattutto per l’umanità: il disordine, le preoccupazioni, i malanni non solo fisici, ecc. in cui questa è immersa, al fine di non permettere che a tutto questo si soccomba.
Se un postulante (ma poi chiunque, non solo a quel livello) non si mantenesse costantemente all’altezza di questo universale appoggio, rischierebbe di ricadere, come è già successo alcune volte, nell’ambito dei mali e delle sofferenze psico-fisiche che risiedono nella semplice materialità.
Infatti, i suggerimenti derivati anche dall’acronimo VITRIOL, per procedere con successo nella ricerca della “pietra occulta”, sembrerebbero implicare la necessità della Luce Divina per dissipare, da parte di ognuno, quell’immensità delle tenebre interiori da cui sarebbe normalmente circondato, così come accade per tutti. Sembrerebbe indispensabile la Virtù Divina per controbilanciare le predisposizioni predatorie, naturali, alle quali è legato; se non intraprendesse una via virtuosa ed illuminante, rimarrebbe in una condizione spirituale, forse inferiore a quella semplicemente animalesca.
Se il singolo soggetto umano pretendesse di ottenere tutti questi auspicabili successi in modo blando, senza troppo impegno, sforzo e con le deboli speculazioni della sua ragione, questi espedienti mentali lo ingannerebbero in quanto sono solo illusori.
Inoltre, lo ingannano molto più ancora, quelle distrazioni vane e fittizie con cui culla tutti i giorni la sua esistenza nel consueto gioco in cui la coscienza viene obliata.
Secondo quanto accennato sopra, il solo veicolo che potrebbe portare al raggiungimento delle mete spirituali, sarebbe la stessa “mano suprema”, viva e reale, che sola potrebbe tutto sostenere e tutto governarlo, in quanto essa sola potrebbe produrre la compensazione di ciò che manchi a chiunque.
Quindi, quando si accennasse a quel Supremo Artefice che sosterrebbe ogni cosa esistente con la potenza della sua “Parola”, non si sarebbe dissertato di una sorta di cosa mistica, immaginata, mitizzata più o meno vagamente dal personale pensiero; bensì, si sarebbe descritta qualche cosa “vera”, in funzione delle molteplici possibilità di livello d’indagine, diverse per ognuno, in cui possa portarsi la personale percezione e riflessione. Non a caso le nostre liturgie prevedono che durante le cerimonie iniziatiche, solo nei momenti di “scelta” si è autonomi, per il resto, poiché si è oggettivamente incapaci di esserlo, si è continuamente “accompagnati”.
Ne consegue che secondo questi presupposti, si dovrebbe arrivare alla conclusione che se il Supremo Artefice non sostenesse continuamente l’universo nella sua esistenza e non lo dirigesse in tutti i suoi movimenti, esso si fermerebbe all’istante nel suo procedere, e rientrerebbe nella non-apparenza.
Ovviamente queste dissertazioni non sono sempre presenti in modo esplicito nei nostri rituali ma cercando di intuire e poi comprendere cosa possa celarsi sotto la superfice del testo liturgico, si potrebbero individuare molteplici analogie e convergenze con quanto deriverebbe in tal senso, ad esempio, anche da vari assunti di natura kabbalistica collegati per estensione, al testo stesso.
Così, non lascerebbe stupiti più di tanto, leggere in alcuni aforismi di quella tradizione, che se la “Parola” non sostenesse gli animali e le piante, essi rientrerebbero in uno stato non creato antecedente lo spirito temporale dell’universo, così come l’azione ed il gioco di tutti i fenomeni della creazione, non sarebbero più visibili ai nostri occhi.
Similmente, si potrebbe supporre che se quella vibrazione spirituale non sostenesse in egual misura la mente e l’anima dell’uomo, il nostro pensiero sarebbe preda delle tenebre e l’anima sarebbe inglobata in quell’abisso di cui si trova cenno anche nei testi sacri e sopra il quale si ha spesso la sensazione di stare senza precipitarvi, nonostante le cose non buone che si commettono.
Così, a meno di particolari disturbi mentali che possano indurre ad essere nemici di sé stessi, si potrebbe comprendere perché si insista spesso nel suggerire di rivolgersi verso il “Principio” delle cose e di appoggiarsi sul “Verbo”, senza di che, oltre a voler rinnegare la personale esistenza fisica-spirituale, si rinuncerebbe ad essere utili verso coloro che cercano, attendono l’aiuto, i benefici, che possono derivare dall’incontro e dall’azione di un “vero iniziato che stia percorrendo correttamente il proprio cammino in un percorso ancora sano e Tradizionale”.
Perciò, è necessario essere attenti nell’evitare di trasformarsi anche solo accidentalmente, in freddi speculatori metafisici che riducono l’Essere Di vino e tutto ciò che lo riguarda, soltanto ad un semplice oggetto di dissertazioni e di ragionamenti. Ne potrebbe conseguire che si darebbe, non solo ad un percorso come il nostro ma anche alle varie religioni professate, nessun’altra base che un “metodo per governare” con un senso affatto positivo del termine, mentre secondo quanto possiamo intuire non solo dalle nostre liturgie, il solido fondamento essenziale è l’eterno “Suono”, senza la cui base niente potrebbe sostenersi.
Credo che sarebbe opportuno soffermarsi a meditare su tutto ciò. A tal proposito, rammento che soprattutto a partire dal grado di Maestro (maschile e femminile) si dovrebbe verificare se lo si faccia (meditare) sugli argomenti previsti per ogni tornata, in modo sistematico, prendendo continuamente appunti.
Se non lo si stia mettendo in pratica e forse, in aggiunta, non ci si sia neppure predisposti per trasmettere (per un Maestro/a dovrebbe essere normale, manifestare disponibilità e ricerca di nuovi Apprendisti), mentre al contrario, si guarda con un sempre maggiore interesse alle cose edonistiche, politiche, economiche, sociali (comprese addirittura quelle beneficenti e/o conviviali di altre Obbedienze), sarà opportuno prendere atto che non si sta camminando in linea, in armonia, con quanto prevede il nostro percorso. Se lo si comprende e lo si vuole, si possono mettere in atto le azioni opportune per rimettersi in carreggiata.
È innegabilmente frequente che quando si accennano questi argomenti, per alcuni che abbiano subito maldestre formazioni educative, familiari e/o sociali, si abbiano moti di rifiuto istintivo, come se si trattasse di un escamotage (il nostro dissertare) per intrappolarli in qualche cosa di spiacevole ed oscuro che ne limiti l’egocentrico presupposto di libertà. Sono tutti “scusabili”, in quanto le conseguenze del vivere nella materia con le sue regole predatorie, porta frequentemente ad essere ricoperti dall’oscurità e di temere la “Luce”, anche quella che potrebbe derivare da certe argomentazioni.
Non sono altresì scusabili coloro che per riflessione e/o calcolo funzionale a manipolazioni di ogni tipo, vogliono stravolgere i concetti, i percorsi formativi, ecc. che portano ad omaggiare il Supremo Artefice e il suo eterno “Pronuncia-mento”. Risulta quindi evidente che per camminare su un percorso come il nostro, esiste una premessa di fede, di credenza, che è più di una conseguenza filosofica ma che è però scevra da ogni condizionamento ecclesiastico o similare.
Si configura come una sorta di obbligo, di bisogno radicale che emerge dalle intime profondità dell’essere, che può farsi sentire in vari momenti della vita e che necessita di essere soddisfatto.
Però è imperativo che sia chiaramente scolpito nella mente di tutti, un preciso concetto; ovvero che: Fede e Desiderio di Conoscenza non servono a nulla se non si procede con il “fare” interiore, esteriore e quindi, non si agisce correttamente anche o soprattutto tramite le conseguenti opere nel vivere quotidiano.
Tutto questo sembrerebbe portare ad un altro argomento molto delicato ma ineludibile per chiunque, riguardante la facilità di inciampare, cadere, compiere cose non buone.
Per questo, accenno nuovamente a quello che già avevo scritto in altre occasioni, in merito a quando si eserciti un’azione su qualsiasi elemento: “non bisogna dimenticare mai che in tal caso, quest’ultimo rivolge verso il responsabile della prima azione, una forza uguale e contraria”.
Sono regole ben note anche nello studio scientifico delle cose materiali.
In ambito metafisico, allorché si tenti d’intuire qualche cosa in merito alle conseguenze di pensieri, parole, azioni errate e non buone, si potrebbe percepire che vi sia un’analogia perfetta tra queste ed una reazione contraria.
Perciò, come più volte suggerito, diviene necessario usufruire di tecniche meditative (meglio se siano quelle strutturate con argomenti prefissati) per cercare di trovare chiaramente, per quanto riguarda sé stessi, il genere dei propri errori e delle azioni collegate, perché la conseguente reazione avversa (banalmente si potrebbe identificare nella “punizione” o nel malanno apparentemente accidentale) deve poter essere calcolata scrupolosamente, sovrapponendola l’una sull’altra.
Potrebbe essere d’aiuto ai fini della comprensione di sé, utilizzare anche il punto di vista astrologico che consente di valutare con una certa precisione, la qualità e la quantità delle predisposizioni personali, influenzate dalle essenze spirituali planetare e stellari (immaginabili come: angeli, signori dei corpi celesti, emanazioni divine, ecc.) come una sorta di programma genetico esistenziale, ma concretizzabile nel bene o nel male, tramite le azioni e quindi solo attraverso le scelte e le non scelte che ognuno compie continuamente, coscientemente nel migliore dei casi, oppure istintivamente come qualsiasi normale umano-animalesco.
Nel valutare l’esattezza di questa sorta di “giustizia reattiva”, si dovrebbero individuare con una certa precisione, i rapporti tra errori-colpe ed il principio contro il quale essi sono stati compiuti, poiché devono risultare evidenti, in tutte le loro caratteristiche, come il contrario e l’inverso di questo principio.
Così, meditando, scavando nei ricordi e nell’interiorità, andando a ritroso sulla linea delle azioni concatenate, si potrebbe arrivare ad individuare il principio che è stato leso; esaminando il genere della reazione avversa e delle eventuali sofferenze, si potrebbe individuare anche il tipo di errore di cui esse sono le conseguenze.
L’esame della reazione avversa (la “sanzione” o l’incidente) dovrebbe essere la prima operazione, poiché è da quella che si può arrivare a dedure quale sia stata l’azione errata originale.
Qualche cosa del genere lo si compie anche quando in ambito astrologico si studiano (con opzioni riguardanti passato, presente, futuro) le conseguenze delle azioni durante un anello di sosta illustrante l’incedere di uno o più pianeti sull’eclittica, interagenti con la situazione di uno o più punti sensibili, presenti in una mappa natale. Le scelte e le azioni messe in campo in determinati momenti, tenuto conto delle molteplici predisposizioni, delle influenze esistenti contemporaneamente come effetti dei movimenti nell’anello, avranno conseguenze macroscopiche facilmente riscontrabili da chi abbia una mente lucida, “aperta”, per individuare cosa sia stato inevitabilmente “subito” oppure evitato. D’altronde, anche lo studio di questa materia è contemplato con precisione ineludibile, nelle indicazioni desumibili dalle liturgie delle camere di diversi gradi.
La seconda operazione dovrebbe essere, come accennato, quella di procedere retrocedendo nella presa di consapevolezza, per arrivare al principio leso.
Non è facile da effettuare.
Infatti come premessa, sarebbe necessario silenziare umilmente il sempre possibile esplodere delle emozioni nel ricordare gli avvenimenti, mentre si sia ancora influenzati dai condizionamenti passionali, senza che sia stato attivato stabilmente il canale della co-scienza che collega in modo virtuoso, cuore e mente.
Quindi, la possibilità per riuscirci è conseguente ad una particolare forma di volontà che nasce solo se si sia conquistato almeno in parte, quel silenzio interiore che impedisce di essere distratti dal mantenere fissa la mente sugli obiettivi dell’indagine e che consente di dissipare le tenebre, di accettare la verità, ri-conducendo progressivamente il ricercatore nell’armonia da cui la stessa azione errata lo aveva allontanato.
Allorché si esamini la cosiddetta reazione di “pena”, si potrebbe anche constatare come ci si ritrovi in uno stato esistenziale meno vicino all’Emanazione Luminosa e questo provoca per lo più, sensazioni di dolorosa presa d’atto dell’inadeguatezza personale, rispetto a quanto si era progettato di conseguire accedendo al percorso iniziatico. Se poi si osservasse che quando ci si trova assieme (tornate di lavoro), l’atmosfera non risulta vivificata dai discorsi oggettivamente deboli e manieristici, di cui si fa un così puerile uso e da cui si può attendere così poco profitto finché essi non siano “rigenerati”, risulterebbe evidente che l’essersi allontanati, per propria colpa, dal giusto incedere, necessità di una rianimazione, di una veloce rettifica interiore e comportamentale che consenta un’uscita da quel cerchio di cose affatto virtuose; ciò, per dirigersi nuovamente nella giusta direzione del “suono luminoso”, vivificante.
Così si potrebbe intuire che ci si ritroverebbe tanto “illuminati”, quanto lo si potrebbe essere in merito alla progressiva comprensione della reazione inversa che si sia subita e poi, tenuto conto dell’analogia necessaria che si potrebbe riconoscere tra la reazione e l’azione colpevole, si potrebbe concludere che ci si sarebbe ritrovati come “puniti”, semplicemente con l’auto-riduzione delle possibilità d’accoglimento della vera “emanazione del Supremo Artefice”; infatti, sarebbe stata attivata la personale azione errata, sicuramente proprio contro quell’emanazione.
Come conseguenza di questa analogia, tra la reazione avversa ed il principio, si potrebbe tentare di procedere, ad esempio, con pensieri, parole, azioni, nel senso inverso a quello nel quale si era agito nella vita di tutti i giorni e che aveva avuto come effetto, l’alterazione primitiva. In tal modo, forse (dipende dall’impegno), si perverrebbe di nuovo a dirigersi verso quella situazione luminosa con la quale si sente che si avrebbe bisogno di vivere e con la quale si abiterebbe gioiosamente, invece di subire le sofferenze che tormentano in modo psico-fisico.
A scanso di equivoci, sarà opportuno comprendere che le nostre liturgie di tutte le camere nei diversi gradi, sia maschili, che femminili, sono configurate in modo tale da permettere a chiunque ne abbia veramente desiderio e volontà, di tentare di conoscersi, di comprendere gli eventuali errori nel vivere quotidiano (comprensivi poi di probabili reazioni inverse) e di come procedere per rettificarsi, in modo da rientrare nell’alveo dell’emanazione spirituale, luminosa.
In generale, non solo tra noi, è opportuno non prendere mai per buoni, eventuali suggerimenti, insegnamenti, che si presentino oggettivamente tronfi, roboanti per nascondere vanitosamente, una reale ignoranza riguardo ciò che potrebbe, dovrebbe, essere percepito dagli ambiti metafisici.
In effetti, non s’impara a conoscere qualche co-sa di quelle dimensioni, se non nel silenzio di tutto ciò che è di questo mondo; è solamente lì, “nell’oltre”, che si potrebbe meglio percepire qualche scintilla della manifestazione del Su-premo Artefice.
Così, è indispensabile essere molto prudenti quando si parla con sé stessi o con gli altri, soltanto di ciò che è legato a questo mondo; a maggior ragione se lo si faccia senza riuscire a mantenere continuamente la consapevolezza di ciò che non lo sia e ci si abbandoni frequentemente ai sempre possibili moti passionali.
Quando accade, ci si abbassa immergendosi sempre più nella materia, la quale come accennato sopra, si colloca lontana dall’emanazione luminosa primitiva e per questa ragione si caratterizza come lo strumento ed il mezzo preponderante (con tutte le possibili conseguenze psico-fisiche) della difficoltà esistenziale insita in una reazione avversa.
Non dimentichiamo tuttavia, che se l’azione errata porta ad una privazione più o meno grande della possibilità di ricevere l’impulso luminoso, ponendo chiunque in una condizione di spoliazione spirituale, bisogna necessariamente considerare che, per “guarire”, sia probabile che tutto sia ridato proprio da parte dell’incommensurabile ed universale amore che deriva dal Supremo Artefice.
Senza quello, l’eventuale guarigione non potrebbe mai avere alcuna possibilità di divenire assoluta.
Questo però ci porta ad un altro problema, ovvero alla fretta che nasce dall’ignoranza e dalla cupidigia istintiva, animalesca, tipica di ogni essere umano.
Un percorso di conoscenza e di avvicinamento alla fonte di “Luce”, che vede sempre la trasmissione iniziale da un singolo Maestro (è importante che sia veramente tale, per stato dell’essere e per conoscenze) a un singolo Apprendista (anche se ciò avviene alla presenza della coralità di una Loggia e poi segue con le successive esperienze di lavoro rituale, secondo una liturgia formativa uguale per tutti i partecipanti), può avvenire solo con lentezza, similmente come ad un bambino necessita il tempo per imparare a parlare ed a camminare.
In effetti, sarebbe forse opportuno ritornare ad una forma di personalità simile a quella di un bambino, per provare ad accedere con ammirazione e stupore ai misteri della dimensione metafisica ove l’intuizione più elevata (forse tramite il fluire delle acque spirituali, discendenti dalla Sephirah: Chokhmah) potrebbe progressivamente svelare a coloro che ci riusciranno, l’armonia universale con l’immensità di tutto ciò che esiste, non solo in relazione allo spazio ed al tempo lineare che si percepisce in modo sensoriale. Quindi, si avrebbe anche conferma di una probabile alleanza particolare, spirituale, con l’umanità; essendo stati seminati in lei diversi germi di doni e di virtù che si attirerebbero e si riunirebbero per la loro continua attrazione. Ciò, forse, fino a quando quelli (doni e virtù) abbiano acquisito, con la loro forza e la loro attività armonica, un’affinità abbastanza grande con “l’Unità”, in modo che questa stessa si possa congiungere a tutti: gli uomini, alle donne e consacrarli.
Ovviamente, nel dissertare di questi argomenti, ho volutamente escluso coloro che nascono con caratteristiche profondamente malvagie continuamente alimentate, tramite i qlippoth (bucce, gusci o involucri impuri), dall’altro lato antitetico alla santità: il Sitra Achra; sono elementi noti con questi nomi, secondo la tradizione kabbalistica.
Per quei soggetti e sul perché nascono con simili predisposizioni, sarebbe necessario un approfondimento a parte e poi soprattutto un altro in merito alla possibilità o meno di un loro recupero rettificatore.
In effetti però, ogni generazione, se è rivolta per lo più verso la regione della Luce, consente molteplici piccole o grandi resurrezioni; quindi vere e proprie conquiste sulla morte spirituale.
Forse, ci si potrebbe ricordare anche delle Potenze celesti, spirituali e divine, dei Signori dei pianeti, delle stelle, delle Essenze Angeliche, ecc. tutti comunque emanazioni del “Logos”, spesso citati anche nelle liturgie dei nostri Rituali, a volte in modo e con nomi apparentemente differenti, da una camera ad un’altra. In genere, sono descritti varie volte, soprattutto a partire dal periodo rinascimentale, individuando, creando identità angeliche collegate semplicemente alle funzioni o agli aggettivi, rivolti al Supremo Artefice; si trovano in moltissimi testi non solo della cosiddetta kabbalah cristiana, interagente con la tradizione ebraica, ma poi anche nelle “degenerazioni” successive, funzionali a “magherie” di ogni tipo, non tenendo quasi mai conto, spesso per ignoranza, della dicotomia spirituale che permea i livelli più bassi dell’ambito metafisico e poi dell’estrema difficoltà di far coincidere ciò che si pronuncia con ciò che si scrive.
Tutte queste entità, questi intermediari, potrebbero gioire per gli avvenimenti (le progressive resurrezioni), allorché l’umanità come figlia sempre più buona e giusta, pervenendo progressivamente ad ingenerarsi nel mondo della Verità e della Luce, tenderebbe a rassomigliare sempre di più a coloro che esistono eternamente nell’ambito metafisico.
Così, forse, gli umani potrebbero ricominciare ad essere ed a fare ciò per cui sono stati veramente creati; ad ogni modo, questo per noi è ancora avvolto nel mistero ma come ci narra la tradizione in merito alla “caduta”, per un certo periodo (ovvero, in riferimento alla percezione del tempo lineare in cui viviamo ora), non è stato eseguito correttamente, come previsto.
L’articolo è contenuto nel numero di Aprile 2022 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
In ambito metafisico, allorché si tenti d’intuire qualche cosa in merito alle conseguenze di pensieri, parole, azioni errate e non buone, si potrebbe percepire che vi sia un’analogia perfetta tra queste ed una reazione contraria.
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
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