Abbiamo già avuto modo di constatare varie volte in questi tempi così difficili, come non sia affatto raro che alcuni di coloro i quali avevano tentato di inserirsi in quelli che immaginavano essere percorsi iniziatici tradizionali, si ritrovino con una sensazione di insoddisfazione, di smarrimento, probabilmente derivata dal fallimento delle aspettative o delle speranze deluse, a volte collegate a rigurgiti di traumi infantili mai superati; soprattutto se si era andati alla ricerca di manifestazioni particolarmente straordinarie, facilmente miracolistiche sul piano materiale o nella peggiore delle ipotesi, si era cercato di introdursi semplicemente in associazioni elitarie per inserimenti sociali, ad un livello importante.
Ricordando e ribadendo quanto ho già accennato in altre occasioni, si tratta di una sensazione che può differire anche molto da quella del rimpianto, se non si ha la capacità di concentrarsi principalmente su quelle scelte personali che hanno contribuito ad un risultato evidentemente negativo.
Un’eventuale delusione potrebbe essere limitata al constatare semplicemente un risultato insoddisfacente, senza prenderne in considerazione i fattori originali ed i coinvolgimenti personali.
È comunque una fonte di stress psico-fisico che si sarebbe voluto, potuto, evitare se, per tempo, si fossero prese in considerazione le cause, l’impatto e il grado in cui le decisioni individuali sarebbero state indispensabili a livello di quella auspicabile cosciente consapevolezza che però non c’è stata.
Non avendolo fatto, può manifestarsi un nebuloso senso di delusione, di paure, di rimpianto e di frustrazione mentre a compensazione, si compiono anche azioni affatto “luminose”
Si tratterebbe di una risposta esclusivamente soggettiva correlata alle fantasie generate dalle personali passioni proiettate verso eventuali successi oggettivamente non raggiunti.
Ad ogni modo, il tempo di recupero da questo stato psicologico, di-penderà esclusivamente dall’intensità della delusione, ma anche dalla tipologia della singola emotività.
Per alcuni possono volerci periodi limitati, mentre per altri lo stesso disincanto può configurarsi in una modalità temporale molto più ampia.
Sembrerebbe addirittura che coloro che abbiano camminato maldestramente su un particolare percorso oppure che abbiano scelto una via fasulla, perché ottusamente concentrati in prevalenza sui propri obiettivi poco spirituali, si siano ritrovati occasionalmente anche con qualche compromissione del sistema immunitario.
Infatti, se in partenza (o in gioventù), un’incosciente predisposizione a vivere secondo le personali esigenze passionali, avrebbe potuto generalmente derivare anche da una temporanea buona condizione di salute, non è da escludere che tutto questo avrebbe favorito un’impostazione psicologica tendente a fantasticare egocentrici scenari di potenza. Poi l’effetto della delusione, come conseguenza soprattutto in de-terminati ambiti, avrebbe rafforzato l’assenza di quell’armonizzazione spirituale che si sarebbe dovuta acquisire camminando correttamente su un percorso sano e che contemporaneamente si riverbererebbe anche sulla struttura materiale.
Così, quando non si è in grado di riconoscere le vere cause interiori di quella emozione, si è meno preparati per affrontarla quando la si sperimenta anche con tutte le conseguenze fisiche.
D’altronde, se si fosse camminato malauguratamente oltre che male, anche su percorsi fasulli (a volte purtroppo accade), non sarebbe stato raro, ad esempio, trovarsi immersi in situazioni di inutile e deviante pseudo cultura, preposte ad immaginare e a favorire nella vita, false aspettative di perfezione su più piani; ciò, a tal punto che avrebbe impedito inevitabilmente il raggiungimento della sana comprensione della propria, vera, identità, continuando a cullarsi in fantasie anche pseudo-mistiche con relativi egocentrici stati di esaltazione (è già accaduto più volte).
Però, in qualche caso, la delusione potrebbe svelarsi anche essenziale per ritrovare sé stessi e per dirigersi verso ambiti più adatti alle proprie necessità spirituali.
Le delusioni, le frustrazioni per esigenze, richieste non soddisfatte, se lo si volesse veramente, potrebbero svelarsi come chiavi per scoprire chi si è in realtà e cosa possa essere eventualmente rettificato, se lo si voglia veramente.
A tal proposito, ne ho già fatto cenno in alcune occasioni, la tradizione prevede di solito per chi intenda percorrere strade iniziatiche come la nostra, la responsabilità di doversi conoscere interiormente con tutte le correlazioni mentali che potrebbero portare allo svelamento della personale, complessa, “essenza”.
Con tale prospettiva, un dovere importante, tra quelli non solo iniziali, dovrebbe essere costituito dal tentare di conoscere come funziona il proprio corpo, sia singolarmente, che inserito in un ambito di gruppo.
Indagando le varie cose che si dovrebbero sapere, c’è l’esistenza di non sottovalutare le sostanze biochimiche prodotte da ghiandole che versano il loro secreto all’esterno del corpo o in cavità comunicanti con l’esterno (per esempio, le ghiandole sudoripare, lacrimali, sebacee, salivari) e che sono emesse dagli organismi viventi con la funzione di inviare segnali ad altri individui della stessa specie. Generano comportamenti e reazioni fisiologico-comportamentali in altri individui per lo più della stessa specie che vi vengono a contatto. Un esempio sono i feromoni sessuali che vengono scambiati per contatto o per stimolo olfattivo e che provocano interesse in un altro individuo.
In generale, di feromoni ce ne sono di vari tipi e funzioni.
Ad esempio:
Nell’essere umano, di solito, c’è una stretta relazione tra olfatto e la funzione sessuale anche se la sua ricezione olfattiva non è così sviluppata come in altri animali.
Ad ogni modo, le reazioni istintive possono considerarsi di vario genere.
Ad esempio:
Condizionano comportamenti per i quali l’organismo non ha bisogno di addestramento.
Il riflesso istintivo provocato da uno stimolo olfattivo di determinate sostanze prodotte dalle ghiandole, potrebbe anche non richiedere l’attività cerebrale ma invece viaggiare attraverso il midollo spinale come un messaggio che viene poi ritrasmesso attraverso il corpo.
Tutto questo, nella maggior parte dei ca-si, potrebbe/dovrebbe far crollare alcune fantasie romantiche, non solo da rotocalco specializzato, in merito all’attrazione tra umani e quindi riguardo alle implicite, naturali, intenzioni riproduttive, svelando così, oltre a queste, la possibilità di esercitare una facile manipolazione reciproca tra individui che non abbiano un minimo di controllo su sé stessi, sulle intime passioni più o meno cupide, ignorando come funziona il proprio corpo e limitandosi per lo più, ad inseguire soddisfazioni edonistiche con le sempre presenti possibilità di estensioni verso fantasie a volte anche deviate, unite a perversioni spesso collegate ad anomale esperienze infantili.
Per un iniziato la conoscenza del proprio corpo, dei propri istinti (tutti, soprattutto quelli meno luminosi), è quindi importante.
Potrebbe accadere in ogni fase della vita di rimanere influenzati da questi stimoli più o meno naturali. Però, allorché si trattasse di subirli essendo proprio quei soggetti che avessero supposto e/o millantato di essere riusciti a interagire con l’ambito metafisico, affermando di aver conquistato un certo controllo sulla materia e se questi si proponessero come Maestri di non si sa bene cosa, rimanendo coinvolti da questi condizionamenti, non sarebbe una cosa buona per nessuno.
Teorizzando solo culturalmente di seguire suggerimenti tradizionali, evidentemente costoro non li avrebbero sperimentati correttamente oppure non ci sarebbero proprio riusciti, illudendosi del contrario, purtroppo mentendo a sé stessi, oltre a farlo con quanti avessero posto in essi qualche fiducia.
Se e quando accadesse ciò in un ambito iniziatico, si manifesterebbe per similitudine, la tipica situazione di co-loro che in una struttura profana, sociale, organizzata, occupano, la posizione più elevata, tramite un processo d’influenza (anche di comando) sui membri del gruppo; però spesso solo per il perseguimento degli scopi personali.
Così, in tali frangenti, le vere finalità sarebbero mascherate opportunamente ma contaminerebbero ogni cosa creando predisposizioni spiritualmente “devianti”. Infatti, gli stereotipi manieristici di riferimento, sono rintracciabili ovunque in modo più o meno confuso; la bibliografia soprattutto quella fasulla, semplicemente fantasiosa con particolari risvolti psicologici, che di solito ha finalità commerciali, è vastissima e disponibile per tutti. Le basi formative verrebbero illustrate anche in forme inevitabilmente sbagliate. Infatti, lo si farebbe senza alcuna sperimentazione di successo a monte, ma in modo da essere ritenuti comunque interessanti, credibili, da tutti (o quasi) i componenti dell’eventuale gruppo degli adepti. Costoro rimanendo così passivi, non essendo avvezzi a conquistare nuovi stati di coscienza evoluti attraverso l’intuizione empirica di ciò che deve essere conseguentemente realizzato nella pratica quotidiana, si ritroverebbero inevitabilmente manipolati e “costretti” da “guru fascinosi”, in percorsi “anomali” che quando va bene (opzione fortunosa ma affatto scontata), farebbero solo perdere inutilmente tanto tempo.
Queste cose, pur prendendone atto, per un vero iniziato non potrebbero suscitare particolare sconcerto, da momento che dovrebbe essere riuscito ad intuire, a comprendere e poi a sperimentare, tramite scintille di conoscenza, che le ciclicità karmiche, i veli dell’illusione, sono stati trasferiti dal livello cosmico originario a un livello più basso, quello umano, nel quale in generale, si è acquisita una possibilità di percezione semplicemente emotiva e psicologica. In tal modo, allorché la concezione del mondo rimanga frammentata, subendo l’incantesimo dei veli illusori, si potrebbe supporre di essere separati dall’ambiente in cui si vive e di poter agire indipendentemente da esso, mentre si è ancora legati alle ciclicità karmiche.
Riuscire ad essere liberi, almeno in parte, da questi vincoli, è strettamente collegato alla possibilità di intuire, di comprendere, l’unità e l’armonia di tutta la natura, compreso l’uomo, e di agire di conseguenza.
Ricercando ovunque analogie e convergenze con quanto studiamo, sperimentiamo, sul nostro percorso, così come è stato suggerito innumerevoli volte da Gastone Ventura, mi hanno colpito alcuni stralci di frasi estrapolate dalla Bhagavadgītā; ad esempio:
«Tutte le azioni avvengono per l’intrecciarsi delle forze della natura; (ma) colui che è traviato dal sentimento del proprio ego pensa: “sono io colui che fa”…Ma colui che conosce il rapporto fra le forze della natura e le azioni, vede come certe forze della natura agiscono su altre e non ne diviene schiavo».
Conquistare la libertà dagli incantesimi delle illusioni che velano ogni cosa, spezzare i legami delle ciclicità, è una conseguenza del capire che tutti i fenomeni che percepiamo con i nostri sensi, sono parte della medesima realtà.
Significa intuire, comprendere, provare concretamente e personalmente che il tutto, compreso il nostro stesso io, è indubbiamente solo il Supremo Artefice che con la sua emanazione luminosa, sostiene il ritmo senza fine dell’universo e di ogni cosa da lui creata. Si potrebbe vivere così in modo empirico, tra le innumerevoli possibilità di riuscirci, un’esperienza di “liberazione spirituale”.
La metodologia che caratterizza il nostro percorso, tiene conto del fatto che non tutti gli adepti siano in grado di avvicinarsi al Di-vino nella stessa maniera.
Perciò, senza dimenticare mai i due poli (maschile e femminile), propone concetti, rituali ed esercizi spirituali (ad esempio, le quotidiane meditazioni strutturate oppure quelle specifiche prima, durante e dopo i Lavori sugli argomenti predisposti) in vari gradi, a disposizione per differenti modi di consapevolezza.
L’applicazione dei nostri metodi coerenti con i suggerimenti dell’acronimo V.I.T.R.I.O.L. possono portare conseguenze importanti sul castello psicologicamente vario, costruito da ognuno per vivere con questo ambito fisico.
Infatti, prendere coscienza di ciò che riuscirebbe ad emergere da una visitazione interiore, potrebbe portare a dover affrontare la paura, il dolore che derivano dalla difficoltà che abbiamo a sperimentare un aspetto fondamentale della vita, cioè che intorno a noi tutto è precario e transitorio. Tutte le cose nascono e muoiono; il fluire e il mutare sono aspetti fondamentali della natura.
La sofferenza potrebbe nascere ogni volta che ci si oppone al fluire della vita e cerchiamo di attaccarci strettamente a forme fisse, le quali sono tutte le illusioni che velano la realtà, siano esse cose, eventi, persone o idee. La stessa l’idea egocentrica (quindi naturale) di un sé individuale separato dal complesso dell’umanità, potrebbe costituire un’illusione, un’altra forma dei veli che offrirebbero un concetto intellettuale che forse non ha alcuna realtà, dal momento che attaccarsi a questo concetto, come a qualsiasi altra categoria fissa di pensiero, porterebbe alla stessa frustrazione.
A causa di questo tipo di ignoranza causata dai veli, si tende a dividere il mondo che si percepisce in cose separate e distinte e si cerca così di racchiudere le forme fluide della realtà in categorie fisse, create dalla mente.
Finché prevale questo modo di vedere, siamo destinati a subire una frustrazione dopo l’altra. Tentando di attaccarci a cose che vediamo come fisse e persistenti, ma che in effetti sono transitorie e continuamente mutevoli, rimaniamo intrappolati in un circolo vizioso nel quale ogni azione genera altre azioni e la risposta data a ogni domanda suscita nuove domande. In oriente qualche cosa di simile è noto come “samsara”, il ciclo di nascita e morte che è guidato dal “karman” (termine in uso nei Veda, che indicava un rituale correttamente eseguito; è inteso come «atto», «evento rituale», e traducibile nelle lingue occidentali come «azione»), ovvero la catena senza fine di causa ed effetto.
Il metodo proposto dal sincretismo liturgico del nostro Rito, suggerisce che sia possibile superare progressivamente il circolo vizioso degli eterni ritorni, liberarsi dalle schiavitù karmiche e raggiungere uno stato di liberazione totale dagli stimoli passionali, come ad esempio: la brama, l’odio e l’illusione, ma anche tanto altro, tentando di avvicinarsi e reintegrarsi nel Supremo Artefice. In questo percorso (per chi riesca veramente a camminarvi correttamente), la falsa immagine di un sé separato tende a scomparire mentre l’unicità di tutta la vita diviene progressivamente una sensazione sempre più costante.
Essendo però uno stato di coscienza che trascende i molteplici concetti intellettuali, sfugge a ogni descrizione che si possa tentare tramite le parole.
Ad ogni modo, la corretta consapevolezza di esperienze dirette della realtà senza veli, costituiscono uno degli obiettivi finali che possono essere ottenuti dalle esecuzioni rituali strettamente unite alla ineludibile formazione preparatoria, estrapolabile dai testi liturgici e al conseguimento con successo dell’indispensabile evoluzione dello stato dell’essere.
In nostro sincretismo dottrinale si presenta come una sorta di un sistema filosofico coerente, che però è da considerare solo come un semplice mezzo per raggiungere scintille di verità e conoscenza.
Leggendo attentamente quanto previsto (oltre alle liturgie delle varie camere, sono anche indispensabili le opportune ma sempre molto prudenti esplorazioni nei filoni tradizionali collegati, come: Alchimia-Ermetismo, Astrologia, Kabbalah, ecc.; indispensabili per intuire ciò è descritto oltre la superficie delle stesse liturgie ma da non sostituire mai, in alcun modo o forma, al sincretismo originale del Rito) ed ascoltando le trasmissioni orali di coloro che sono preposti ad elargirle, si può notare che in fondo, al di là delle allegorie e delle citazioni tradizionali più o meno simboliche, le eventuali asserzioni sul mondo si dirigono spesso a sottolineare la precarietà di tutte le «cose». Si insiste straordinariamente sulla libertà di scelta, limitandosi però ad indicare esclusivamente la direzione per arrivare alle soglie dei molteplici diaframmi metafisici. Tocca poi ad ogni individuo provare a percorrere fino in fondo questa via con le proprie forze, senza dimenticare mai che il deperimento è connaturato in tutte le cose esistenti.
Un Rito come il nostro, armonizzato con un particolare sincretismo liturgico, costituisce una varietà di cerimonie riconducibili ad ogni atto o all’insieme di atti che vengono eseguiti secondo precise norme codificate.
Ognuna delle esperienze mistiche riconducibile alle nostre origini anche le più semplici, può essere assunta a rituale e rivestire così un significato sublime.
Il Rito in qualche modo riassume e riattualizza il mito e la sfera del sacro; così, ogni nostra camera svolge la funzione di rendere tangibile e ripetibile l’esperienza mistica che spesso si limita solo alla dimensione esclusivamente privata.
Tramite il rituale, soprattutto all’interno della celebrazione di una festa, le varie componenti come i miti, le prescrizioni, le formule, tendono a diventare in qualche “magico” modo, sempre più reali per tutti i partecipanti.
L’iniziato affida al Rito anche i momenti più critici della sua esistenza personale e della collettività di cui fa parte, cercando in esso la garanzia dell’evoluzione, del mantenimento della propria identità spirituale e di quella della comunità di appartenenza.
Ciò, può essere riconducibile a quanto ho accennato sopra, ovvero a percepire che l’esecuzione rituale, unita alla corretta formazione, possono anche aiutare l’uomo a sopportare attraverso la predominanza dello Spirito ed al suo collegamento con cuore e mente, una sorta di “crisi esistenziale” che si avverte di fronte alla natura, sentendo minacciata la propria stessa vita materiale.
I comportamenti stereotipati dei Riti, allorché interagiscano con successo con l’ambito metafisico, offrono rassicuranti modelli da seguire, costruendo quella che viene in seguito definita come “tradizione”.
A volte però, per quanto ci riguarda, dal momento che percorriamo strade particolari, forse tali perché ormai non molto conosciute, veniamo etichettati come “diversi” nel variegato modo delle molteplici Massonerie.
Non c’è da preoccuparsi; dopo secoli d’esistenza, vista la situazione generale, odierna, forse è oggettivamente sempre più vero.
D’altronde, nel panorama iniziatico, massonico, eravamo già indubbiamente differenti nel ‘700 e ancora lo siamo stati confermati nell’800; infine dopo la fusione di due Riti nel 1945, la cosa è risultata sempre più evidente. Poi, nel 1971, il risveglio della componente femminile (dopo quasi un secolo), a sua volta settecentesca su basi rituali di Cagliostro ma con rettifiche ottocentesche dei Fratelli del Misraïm nel Veneto, ha completato il quadro. Infine con le ultime rettifiche a partire dal 2014, è iniziato un nuovo ciclo.
Ciò ha infatti permesso di rifondare e di rinsaldare i legami spirituali interni alla comunità.
Andando alla conclusione, per ora, rammento che la ritualità ha bisogno di un coinvolgimento interiore, spirituale, profondo, senza il quale cessa di esistere e ad interagire proficuamente con gli adepti. Per questo si ricorda continuamente di mettere in campo una partecipazione ai lavori, cosciente e consapevole.
Ovviamente, è necessaria anche una componente estetica, differente nelle diverse camere e nei diversi tempi; da qui anche necessità ciclica di opportune rivisitazioni.
Infatti, il Rito si deve evolvere per non perdere di significato.
Per esempio, nell’ambito della stessa struttura, mentre per alcuni Triangoli/Logge il suono di opportune musiche (previste nella liturgia) è percepito come un aiuto e diventa quindi strumento “divino”, in altri, si predilige il silenzio, senza alcuna intromissione sonora, intendendo così il lavoro rituale più vicino al concetto del sacro.
Pur non cambiando il contesto, differenti sensibilità hanno portato ad eseguire in modo apparentemente differente ma ugualmente corretto, la stessa liturgia (comunque sempre all’interno delle variabili previste).
Suppongo che in questo strano periodo ricco di aggressività, di violenza, inserito negli ineffabili cicli della creazione, sarà opportuno per ognuno, ricercare cosciente consapevolezza di sé stesso, in controtendenza a quella sorta di ottusità diffusa che soprattutto ora, sembra voler ingabbiare ogni essere umano.
Se ci si svincolasse almeno un poco dai sempre presenti, normali, lacci della materialità, evitando anche le varie seduzioni derivate dalle proposte devianti degli ambiti affatto “sani”, si riuscirebbe a partecipare regolarmente con le corrette modalità interiori ed esteriori alla celebrazione sacrale di quanto previsto nei nostri lavori; altrimenti come la tradizione e l’esperienza ci confermano, non si verrebbe riconosciuti, accolti, in ambito metafisico e come sempre, qualsiasi formula, qualsiasi pronunciamento resterebbero inutili, forse ridicoli.
Al contrario, una progressiva “liberazione” interiore unita alle giuste intenzioni, alla corretta esecuzione del Rito, può svelarsi tramite le ineludibili conseguenze, una risposta importante ed efficace per l’auspicabile progressivo avvicinamento al Supremo Artefice dei Mondi, acquisendo un poco alla volta, conoscenza e verità.
Renato Salvadeo (S⸫G⸫ H⸫ S⸫ G⸫ M⸫)
L’articolo è contenuto nel numero di Ottobre 2022 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
Per un iniziato la conoscenza del proprio corpo, dei propri istinti (tutti, soprattutto quelli meno luminosi), è quindi importante. Potrebbe accadere in ogni fase della vita di rimanere influenzati da questi stimoli più o meno naturali.
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
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