Prima di addentrarmi nei meandri delle possibili interpretazioni di ciò che più o meno correttamente, ognuno potrebbe intendere con il termine “esoterismo, vorrei indurre a non sottovalutare la situazione per la quale, dopo alcuni anni in cui la paura della morte aleggiava su tutto e tutti, sembrerebbe da prendersi in considerazione come la pandemia si stia affievolendo e come si possa ritornare ad una vita “normale”.
Restano però evidenti le cicatrici, sia fisiche, che psicologiche.
Suppongo che ci vorrà del tempo per superarne alcune e per uscire da quell’isolamento mentale e morale in cui molti (compresi i sedicenti iniziati) si sono confinati da soli.
Le manifestazioni di depressione (per gli stessi soggetti) qualche volta contemporanee a vari comportamenti caratterizzati da alternanza di abbuffate fuori controllo per attività di ogni tipo e poi per restrizioni tendenti a isolarsi sempre più da chiunque, sembrerebbero manifestare un nuovo stile di vita.
Quella che ormai appare abbastanza confermata, è una sorta di ventata spirituale, una tempesta, che tenderebbe (si auspica ovunque) a spazzare via i vari inutili manierismi che aleggiavano negli ambiti iniziatici con abitudini umane di tipo morale, comportamentale, progressivamente stantie e senza collegamenti con gli indispensabili depositi sacrali (se mai fossero esistiti alle loro origini; altrimenti non succederà alcunché).
La confusione, i litigi e tanto altro di cui si ha notizia quasi quotidianamente come ad esempio, la progressiva trasformazione delle riunioni rituali in momenti di confronto esclusivamente culturale se non addirittura politico, che si stanno manifestando in diversi luoghi, parrebbero testimoniarlo.
Sembrerebbe diventato difficile comprendere che anche senza essere degli iniziati, l’integrità morale si dovrebbe tradurre e manifestarsi in comportamenti improntati costantemente alla correttezza e alla virtù.
D’altronde, l’onestà, soprattutto per degli “esseri di desiderio spirituale”, dovrebbe essere un aspetto del carattere morale che connoti attributi positivi e virtuosi.
Tra questi, dovrebbe spiccare l’integrità e la franchezza di condotta; ovviamente insieme all’assenza di bugie, inganni, maldicenze, ecc. che implicano anche l’essere giusti e degni di fiducia.
L’onestà morale dovrebbe avere come conseguenza l’agire e il comunicare in base a principi ritenuti validi, secondo la personale coscienza. Ciò indurrebbe ad evitare di compiere azioni riprovevoli nei confronti del prossimo.
Chiunque dovrebbe provare a valutare di sé stesso, se stia vivendo la propria esistenza con correttezza e franchezza di condotta e quindi, con una “sana” aderenza ai fatti che lo riguardano.
La libertà che come concetto, riempie spesso il frasario in molteplici ambiti, mai come oggi dovrebbe caratterizzarsi per essere senza inganni, veritiera e sincera, moralmente corretta e virtuosa, conquistata soprattutto attraverso il duro lavoro interiore ed esteriore, ricco di buone intenzioni ma soprattutto di azioni concrete, conseguenti, senza lamentarsi se qualche volta possano svelarsi anche poco fruttuose. Tutto questo dovrebbe essere, soprattutto per i cosiddetti ricercatori spirituali, semplice, senza pretese e non sofisticato.
Se si constata che oggettivamente il personale modo di vivere non lo è, allora si potrebbe prendere in esame la possibilità di spazzare via tutto (anche se possa sembrare spiacevole) e di ricominciare.
In tal caso, potrebbe essere opportuno riprendere in considerazione (forse in modo migliore e da più punti di vista) anche il concetto di “esoterismo” con cui, di solito, si indicano i principi e le ricerche interiori, cosiddette spirituali (immaginate antitetiche a quelle esteriori), di carattere almeno in parte, segreto o riservato.
Nella maggior parte dei casi, ogni autore di letteratura esoterica è però detentore di una propria definizione di “esoterismo”. Ognuno di essi identifica questo concetto con una nozione particolare, dilatandone o restringendone il campo semantico a seconda delle personali esigenze. Questo può rappresentare un problema che non dovrebbe essere sottovalutato.
Ad ogni modo, la Verità da svelare o i significati nascosti di quanto verrebbe proposto nei percorsi formativi, sarebbero per lo più accessibili solo ai cosiddetti adepti, prevedendo spesso diversi gradi di iniziazione, caratterizzati da molteplici fasi liturgiche contenenti an-che aspetti teurgici.
Se il termine “esoterico” denota la presunta capacità particolare e riservata di accedere al nucleo intimo e unitario di una verità, andando oltre le apparenze esteriori, vediamo che logicamente si contrappone a quello “essoterico (condiviso)”, parola che indica una conoscenza aperta a chiunque.
Quindi, si potrebbe supporre che i grandi numeri associativi che sembrerebbero spesso ricercati, non siano proprio idonei per rappresentare le ipotesi di corretta e sana ricerca esoterica.
È inoltre indispensabile tenere conto che ogni religione possiederebbe una componente esoterica originale da cui lei stessa si sarebbe originata e che spesso influenza anche molte delle altre non religiose.
Ne consegue che anche le sedicenti strutture che si immaginano, secondo alcuni e chissà per quale motivo, come antitetiche alle religioni (però, confondendole spesso con le organizzazioni ecclesiastiche), coltiverebbero conoscenze esoteriche derivate dalle forme primarie, più o meno mistiche, da cui tutte le altre sarebbero nate, ramificandosi in molteplici situazioni adatte ai tempi ed ai luoghi.
Infatti, si potrebbe constatare che sulle cosiddette verità fondamentali e finali, seguendo per lo più, lo stesso metodo riconducibile all’iniziazione interiore, alla meditazione, alle varie forme di preghiera (caratterizzate anche da invocazioni e evocazioni), i sapienti, i santi, i profeti, ecc. delle età e dei luoghi più diversi, sarebbero pervenuti a conclusioni pressocché identiche nella sostanza, seppure dissimili nella forma.
Non è quindi prudente ipotizzare di poter disquisire superficialmente della possibilità che caratteristiche essoteriche ed esoteriche possono coesistere facilmente in una medesima dottrina, in modo amorevole e complementare.
Una stessa dottrina può presentare armonicamente, in modo “sano”, una componente esoterica e una essoterica, solo se quella esoterica si presenta fortemente dominante, in modo da mantenere sotto opportuno controllo ciò che le esigenze materiali e passionali manifestano inevitabilmente in ogni raggruppamento umano, in cui lo stato spirituale dell’essere sia naturalmente ed inevitabilmente, per lo più, a livello “basso”.
Così, non è affatto priva di rischi, l’ipotesi sostenuta da alcuni con faciloneria, in merito alla possibilità che ad un medesimo insegnamento possa essere data un’interpretazione essoterica, aperta a tutti e contemporaneamente una più profonda esoterica, appannaggio dei soli iniziati.
Di solito, i profani si concentreranno su inevitabili interpretazioni di convenienza (normali esigenze di sopravvivenza animale) e purtroppo, spesso, la maggior parte degli iniziati, essendo numericamente pochi e quasi sempre spiritualmente instabili, tenderanno ad adagiarsi sulle modalità esistenziali, intellettive, della maggioranza ed a ricadere facilmente nelle abitudini comuni a tutti, supponendo di poter riprendere le attività iniziatiche quando lo volessero; dal punto di vista psicologico assomiglierebbero a coloro che sono fortemente dipendenti da qualche cosa affatto sana e di cui errando, pensano di potersi liberare tranquillamente.
Alla fine, pur rimanendo tutti o quasi, nella più grande ignoranza di cosa possa veramente esistere nell’ambito metafisico, il punto di vista della maggioranza dominante diverrà (è già accaduto in varie situazioni) anche uno strumento di prevaricazione nell’imporre interpretazioni pseudo filosofiche, culturali (ovviamente prese a prestito anche da autori di molti secoli precedenti, oppure inventate di sana pianta) nei riguardi del metodo e delle simbologie, costruendo oggettivamente nuovi dogmi a cui dover prestare fede, anziché suggerire quella libertà di pensiero e di coscienza che dovrebbero rappresentare il cardine di ogni metodologia, di ogni scuola spirituale, “sa-na”, però, sempre all’interno della Tradizione. Costoro, supponendo di detenere chissà quale canale esclusivo, non si accorgerebbero neppure che nel mondo attuale, le possibilità di leggere ogni tipo di libri, facendosene un’idea personale, sono facilmente aperte a tutti.
Approfondendo alcune ipotesi, potremmo notare che secondo queste, si ipotizzano, secondo varie costruzioni culturali, la rappresentazione del macrocosmo come una serie di cerchi concentrici che abbia al centro l’umanità primordiale (forse, l’adam kadmon), approssimandosi alla quale, tramite metodi formativi differenti nei vari percorsi, si risalirebbero i gradi di una eventuale iniziazione esoterica.
Questi gradi, in relazione ai cerchi concentrici, si avvicinano progressivamente al centro, cioè alla prospettiva unitaria e universale.
Da tutto questo, potrebbe derivare quel punto di vista tramite cui, si immaginerebbe che il microcosmo possa giungere a comprendere il macrocosmo, il quale esplicandosi nel mondo, darebbe origine alla molteplicità dei fenomeni visibili. Ovvero, si tratterebbe di molteplici manifestazioni non solo della Vita, che non sarebbero altro che manifestazioni dell’Assoluto.
Se i diversi gradi si configurassero anche come gerarchici in seno ad un percorso, si tratterebbe della costituzione di una progressione di possibilità di conoscenze, corrispondenti ai livelli della natura fisica, spirituale, dell’essere come oggetto in sé.
Corrisponderebbero alla figura di una piramide, il cui vertice assumerebbe lo stesso significato del centro nella figura
circolare. Ciò, in sintonia con l’ipotesi che gli studi esoterici siano indirizzati in origine, per lo più, sulla natura interna dell’uomo; quindi, che portino, attraverso l’introspezione, alla riscoperta di sé stessi, alla conoscenza della personale “natura interna spirituale” e della Verità.
Un’ipotesi gerarchica piramidale ma anche quella concentrica, contrastano con quelle di quelle organizzazioni che ipotizzano metodologie cosiddette “democratiche”, immaginate per configurare le posizioni tra gli adepti ma che dovrebbero favorire anche l’assetto di eventuali percorsi formativi iniziatici. Questo diverrebbe decisamente ineludibile, se poi si dovesse immaginare un’ipotesi di conoscenza appannaggio di un ristretto gruppo di iniziati (al vertice della piramide), che deterrebbero la facoltà di svelare correttamente le direzioni e le modalità per acquisirla, solo a chi la desiderasse veramente e che fosse disposto a seguire con prudenza, vigilanza e perseveranza, i suggerimenti tradizionali che ogni particolare metodo proponesse ai propri adepti.
Accomunare la parola esoterismo al concetto di nascosto od occulto, è un vezzo che si manifestò nel passato quando metodologie di ricerca come l’alchimia (il cui fine era quello di sperimentare come trasformare il piombo interiore, in oro spirituale, facendo scoprire all’uomo la sua “natura interna”) ma anche altre, dovevano essere praticate clandestinamente e rendersi occulte, soprattutto in Occidente, usando allegorie poco comprensibili per sfuggire alla repressione della Chiesa cattolica e delle Chiese protestanti.
Da tutto ciò, deriva l’uso comune anche se forse improprio del termine.
Infatti, a partire almeno dall’ ‘800, tutto questo è stato associato anche a pratiche di magia, di cartomanzia, a calcoli kabbalistici e ad altre pratiche che ovviamente seguono regole non scientificamente accettate.
Alcuni come ad esempio: Antoine Faivre, alla fine del secolo scorso, hanno tentato di dare una definizione alla nozione di esoterismo, rimanendo nell’ambito delle correnti moderne e contemporanee dell’Occidente.
Secondo il suo punto di vista storico-religioso, sarebbe esoterica ogni dottrina o forma di pensiero che si basi sui quattro principi seguenti:
A questi suoi quattro principi fondamentali andrebbero aggiunti i due seguenti, considerati complementari:
È evidente che a tali criteri corrisponderebbero le maggiori espressioni di quello che comunemente viene chiamato “esoterismo occidentale”, quali ad esempio, l’alchimia, la kabbalah, l’ermetismo, l’astrologia, la teosofia, ecc.
A tale punto di vista, mi permetterei di aggiungere le varie tradizioni iniziatiche non solo massoniche e le tante correnti mistiche, occidentali e orientali, che assieme allo sciamanesimo, hanno contribuito a fondare in concetto di esoterismo contemporaneo che conosciamo.
Ovviamente, qualcuno ha anche pensato fosse necessario creare una disciplina scientifica nuova, che si facesse carico di studiare l’esoterismo occidentale come se fosse un fenomeno storico-religioso nuovo. Così si è vista nascere a Parigi: l’École pratique des hautes études, da parte di François Secret, titolare fin dal 1964 della cattedra di Storia dell’esoterismo cristiano. A Secret successe nel 1979 Antoine Faivre, sotto la cui direzione la cattedra mutò nome, prendendo il titolo di “Storia delle correnti esoteriche e mistiche nell’Europa moderna e contemporanea”. Il termine “mistico” fu poi depennato da Jean-Pierre Brach nel 2002. Costui ridusse la dimensione dello studio, privandolo di quella importante componente, senza la quale è immaginabile che ogni successivo risultato della ricerca risulterebbe alla fine squilibrato.
Ad ogni modo, la fecondità di tale indagine scientifica o pseudo tale, è stata poi confermata dalla creazione di numerose cattedre in altri Paesi, tra cui quella di Amsterdam (1999) e quella di Exeter in Inghilterra (2006).
Se però si volessero prendere in considerazione anche le citazioni presenti nelle opere letterarie di vari autori per altro molto noti, però considerati “non scientifici”, potremmo avere ad esempio, alcuni particolari punti di vista in merito a cosa possa essere per loro l’esoterismo; ovvero si potrebbe intendere:
Come si può constatare già da tutto ciò che ho accennato, sino ad ora, il concetto di esoterismo non è affatto percepito ed interpretato da tutti (neppure negli ambienti cosiddetti iniziatici) nello stesso modo.
Colgo quindi l’opportunità di questi appunti altalenanti anche tra storia, letteratura e possibili associazionismi, per portarmi a disquisire brevemente sul nostro metodo e su ciò che dovrebbe essere messo in campo nei nostri Lavori rituali.
Proviamo ad approfondire alcuni nostri concetti, semplici ma ineludibili per procere sulla via.
In particolare:
Ne consegue che le nostre liturgie, complesse, ricche di simbologie per lo più incomprensibili per i profani, sono semplicemente un metodo per indicarci, tramite lo svelamento delle descrizioni più o meno criptate, unite a particolari tecniche d’indagine, a meditazioni, ecc., una direzione corretta verso cui avviarci, preparandoci in modo idoneo (pensieri, parole, azioni), al fine di favorire quelle evoluzioni della personalità, della co-scienza, del rapporto mente-cuore, dell’anima (o comunque la si voglia chiamare) che possano consentire di tentare progressivamente la realizzazione concreta, almeno minimale, di quanto auspichiamo.
La partecipazione agli incontri rituali diviene così assolutamente indispensabile per focalizzare durante i momenti teurgici, caratterizzati da invocazioni, evocazioni, parole, gesti, segni, toccamenti, ecc. quanto negli “operatori” (maschili o femminili a seconda del percorso) con differenti funzioni, sia stato reso idoneo interiormente ed esteriormente per riuscirci e quindi per constatare poi il successo di ciò che sia stato messo in campo.
Anche gli altri (Sorelle o Fratelli, a seconda del percorso e a loro volta con un corretto stato dell’essere) poiché presenti, comunque coinvolti tramite un collegamento, sia psico-fisico, che spirituale, avranno l’opportunità di trarne auspicabilmente i benefici ricercati.
Si può così comprendere con facilità che, in generale, le semplici acquisizioni letterarie di un sapere quasi sempre preso a prestito (anche se “importante”) comprensivo di leggende, favole, testi religiosi, filosofie, liturgie, ecc., sulla nostra via hanno soprattutto la funzione di “cartine di tornasole”, ovvero di constatazione che ciò che potrebbe essere accaduto dentro e fuori ogni soggetto che cammini sulla nostra via, risulterebbe analogico, convergente, con ciò che altri iniziati delle più variegate organizzazioni spirituali (ma senza escludere mai anche quelle scientifiche, a mio avviso sempre indispensabili), hanno lasciato scritto nei millenni. Quindi gli studi diverranno essenziali compagni, sia come aiuto per prepararsi correttamente, che come elemento di confronto con ciò che potrebbe essersi manifestato.
Analogico e convergente non vuole però significare che si possono poi provare impunemente sperimentazioni indirizzate verso imprudenti mescolanze di metodi e di collegamenti con l’ipotetico ambito metafisico, solo perché ne sono state lette le istruzioni in qualche libro che come accade spesso, a prescindere da chi lo abbia scritto, forse titilla impropriamente le passionalità umane con promesse di effetti speciali, mirabolanti e miracolosi.
Lo sconsigliamo vivamente.
Volendo concludere la disamina, si potrebbe precisare che sul nostro percorso, la cultura fine a sé stessa, per altro importante ed utile nei circoli letterari e nei normali ambiti scolastici, si presenta in ambito esoterico, sterile e controproducente. È altresì opportuna per tentare di comprendere con molta prudenza, cosa si stia facendo e perché lo si esegua.
Sono anche suggeriti ed apprezzati i vari metodi, le tecniche (soprattutto quelli tradizionali) che consentono prima di tutto di conoscersi interiormente e fisicamente, vigilando attentamente su sé stessi.
Infine, si caldeggia la messa in pratica di una virtuosa perseveranza nel tentare di prepararsi correttamente, secondo i nostri metodi formativi, in modo da poter partecipare con successo all’esecuzione dei lavori rituali e ad interagire con chi o con che cosa sia previsto.
Che lo si voglia o no, il nostro rimane un metodo operativo (sia nel percorso maschile, che femminile) che si mette in pratica, per lo più, in modo corale, solo con le cerimonie all’interno del tempio fisico; ma affinché sia completo ed efficace, occorre sviluppare anche ciò che lo necessita più singolarmente, prima, durante e dopo i lavori, in quello interiore.
Renato Salvadeo (S⸫G⸫ H⸫ S⸫ G⸫ M⸫)
L’articolo è contenuto nel numero di Maggio 2023 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
Si potrebbe supporre che i grandi numeri associativi che sembrerebbero spesso ricercati, non siano proprio idonei per rappresentare le ipotesi di corretta e sana ricerca esoterica. È inoltre indispensabile tenere conto che ogni religione possiederebbe una componente esoterica originale da cui lei stessa si sarebbe originata e che spesso influenza anche molte delle altre non religiose.
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
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