In questa nostra odierna realtà, la sensazione di insoddisfazione che a volte segue il fallimento delle aspettative o delle speranze per ciò che si auspicava di ottenere, sembrerebbe pervadere non pochi sedicenti ricercatori spirituali.
Parte di questi, però, non parrebbero sapersi concentrare sulle scelte personali che hanno contribuito ad un risultato negativo (in modo da capire cosa possano aver sbagliato), ma guarderebbero esclusivamente il risultato stesso.
Così, si ritroverebbero agganciati ad una fonte di stress psicologico, oltre a non sapere come poter continuare il cammino spirituale intrapreso.
Cercare di comprendere da dove nascerebbe una delusione e le sue cause, potrebbe costituire un punto focale nel campo dell’analisi decisionale, anche se le emozioni primarie risultano sempre coinvolte e non aiutano ad esercitare la lucidità intellettiva.
Ovviamente, il punto di vista reattivo riguarderebbe le aspettative per ipotetiche “ricompense”, immaginate in premessa alle scelte soggettive.
Il tempo di recupero dalla delusione dipende dall’intensità della stessa, dal soggetto che la sta vivendo, dalle sue possibilità di capire cosa stia succedendo e perché stia accadendo. In qualche caso, non si recupera mai completamente la “normalità”; in altri, si registrano conseguenze anche per la salute. Infatti, l’incapacità di superare velocemente il disagio psicologico, sarebbe stata ipotizzata come fonte di accidentale compromissione del sistema immunitario, soprattutto se lo stress si caratterizzasse prolungato o incontrollabile.
Secondo alcuni, a tutto questo potrebbe però affiancarsi anche un risvolto positivo, se la frustrazione delle personali aspettative nei confronti della società in cui si vive e del percorso intrapreso, si trasformasse in una sorta di chiave per scoprire finalmente chi si è in realtà, indirizzandosi verso l’antico suggerimento: “conosci te stesso”.
In tal caso, non sarebbe strano osservare il risorgere di una fiduciosa attesa per qualche cosa che quanto più desiderata, tanto più caratterizzerebbe l’aspettativa con il timore per la sempre possibile mancata realizzazione dei nuovi auspici.
Questo potrebbe riportarci alla mente ciò che nel mito riconduce a quanto rimaneva nel vaso di Pandora e che ad esempio, nella liturgia di una Camera dei Riti egizi (nel percorso maschile), si riverbera simbolicamente alla luce di una candela conservata da mani incatenate nella prigionia in cui erano state costrette per settanta anni, dai propri nemici interiori ed esteriori.
Le condizioni, i modi in cui si svolge la propria vita ed anche come si sviluppa un personale cammino iniziatico, potrebbero cambiare, se si riuscisse a prendere coscienza delle difficoltà, della decadenza ormai diffuse ovunque e si scegliesse di affrontarle, di superarle, con il lavoro, la costanza e la diligenza. Le condizioni, i modi in cui si svolgerebbe personalmente la vita, dopo un “inciampo” più o meno grave, definirebbero come sarebbe indispensabile affrontare, con prudenza e perseveranza, quanto lo necessitasse.
Solo il lavoro interiore ed esteriore, la costanza, la diligenza, possono consentire di riempire nuovamente di beni la vita e nutrirla di buone speranze (aspettative che però, da un certo punto di vista, non sono affatto da considerare sempre come elementi positivi), in mezzo ai tanti mali diffusi da Pandora.
Per camminare correttamente, è indispensabile un atto della volontà che nasca da una abitudine virtuosa che in potenza tenda al raggiungimento di un bene futuro, difficile ma non impossibile da realizzare.
In questo comportamento, occorre che sia ben definito cosa si vuole ottenere e il mezzo che rende congruamente possibile conseguirlo; per cui, la speranza si riferirebbe non solo all’oggettivo bene verso cui tenderebbe la volontà, ma anche ai particolari mezzi ed ai modi con cui si avrebbe fiducia di ottenerlo.
Quindi, non a caso ritroviamo scritto (sempre nella liturgia di una Camera maschile del Rito egizio) che “…. un cavaliere non può tradire la giurata fede neppure quando tale tradimento permette di realizzare un’opera grande e meritoria…”
È chiaro che la speranza si presenta di qualità diversa col mutare dell’età dell’uomo, il quale ne ha forse un tipo di consapevolezza virtuosa nella sua identità matura, mentre nella giovinezza la manifesta con eccesso e nella vecchiaia decisamente di meno.
Come accennavo sopra, tutto questo non è affatto da considerare sempre positivo, infatti, se l’essere umano e soprattutto il ricercatore di Verità, fossero, come si sostiene anche in ambito mistico, un microcosmo, una totalità nel quale tutto l’universo sarebbe riprodotto, allora dovrebbe adeguarsi almeno all’ordine razionale con l’annullamento delle proprie passioni, se volesse raggiungere la saggezza in una vita serena. Quindi, tra le passioni da mettere da parte, vi sarebbe proprio anche la speranza poiché un ricercatore evoluto, secondo tradizione, sarebbe colui che sa vivere liberandosi progressivamente di speranze e paure, abbandonando il punto di vista relativo dell’Io individuale (non solo materiale) per assumere un poco alla volta (ma sappiamo che non è affatto facile), una visione della realtà nell’ottica eterna, approdando ad un’unione mistica e ascetica con il tutto, seppur anche solo in ambito terreno.
Infatti, in assenza di una possibilità di accesso ad una realtà concepita come: “al di là“, rispetto a questo mondo al quale pertanto si contrappone, secondo una visione dualistica, il Divino rimarrebbe immanente all’universo e all’uomo in una concezione dove la speranza rappresenterebbe un difetto di conoscenza e un’impotenza della mente.
Quindi, allorché ci si sforzasse di vivere sotto la guida della ragione, della comprensione preceduta dall’intuizione (tipico punto di vista kabbalistico), lo si dovrebbe fare dipendendo il meno possibile dalla speranza.
D’altronde, volendo utilizzare tale metodo anche sulla nostra via, è indispensabile intuire che se è importante partecipare ai Lavori che contemplano anche momenti teurgici indirizzati ad interagire con l’ambito metafisico, diviene conseguente riuscire a percepire anche razionalmente l’importanza di ciò che un nostro “insieme” spirituale, psichico, energetico, proveniente da persone legate da sentimenti, ideali, usi e costumi comuni, sia “lanciato” ad interagire con la moltitudine delle realtà esistenziali che si intuiscono leggendo le liturgie delle varie Camere (sia maschili, che femminili). Deve essere un insieme forte, compatto e gli impulsi che lo rafforzano devono essere continui (ecco di nuovo la necessità di non mancare ai Lavori che però qualcuno non sempre riesce ad intuire e neppure a comprendere, continuando a privilegiare le esigenze materiali), ma deve anche essere privo di scopi profani.
In altre parole deve provenire da chi, conquistata almeno un poco, la tranquillità interiore, sa che la quotidianità comprensiva delle lotte che ne caratterizzano l’evoluzione o l’involuzione, ovvero i problemi economici, sociali, politici, religiosi e via dicendo, sono soltanto questioni contingenti; quindi, metafisicamente irreali perché non stabili ma variabili, mentre ciò che conta è l’equilibrio, la legge dei contrari che si sostengono l’un l’altro e che permettono lo svolgersi delle attività umane, così come quelle cosmiche e quelle universali.
Però, al fine di non essere equivocato, proviamo ad ipotizzare una situazione in cui i componenti di un Triangolo o di una Loggia, volessero sfruttare il nostro campo eggregorico per motivi fisici, per scopi benefici e quindi materiali, legati a problemi profani; allora si configurerebbe una situazione in cui, come sappiamo, con la sola presenza per uno scopo comune, si formerebbe un particolare campo eggregorico.
Se durante quella riunione, ci si concentrasse tramite la Catena Rituale prevista nelle varie Camere (in ogni grado c’è una particolare teurgia), per inviare un pensiero, un aiuto, un’onda di forza salutare a qualcuno a cui si sarebbe interessati, si produrrebbe, con quella specifica ritualità, una composizione energetica, spirituale, generata da adepti del nostro Rito (perché tali loro sono o si ritengono) ma non sarebbe l’Eggregore del Rito.
Occorre fare attenzione e possibilmente intuire, comprendere bene questa differenza, meditandoci per quanto lo necessiti a ciascuno.
Formazione specifica, animo in sintonia con le nostre liturgie, Riti comuni, volontà comune, armonia corale, sono indispensabili per procedere con i nostri metodi, entro i confini delle nostre finalità; le riporto in sintesi per chi non ne avesse sufficiente memoria: “….la necessità di ricercare e ritrovare la propria essenza spirituale; conseguentemente, di rendere omaggio al divino Autore del nostro Essere anche attraverso la pratica quotidiana…. Di perseguire il perfezionamento spirituale e quindi, il rafforzamento del carattere dell’individuo singolo al fine di migliorare l’intera Fratellanza umana….”
Se non ci fossero queste premesse non ci sarebbe neppure un Ordine Iniziatico e di conseguenza, non ci potrebbe essere un Eggregore del nostro Rito.
È indispensabile vigilare costantemente su sé stessi, prima di tutto, e poi valutare chi o che cosa ci stia circondando.
L’eventuale scarsa omogeneità interiore dei componenti umani di un Triangolo e/o di una Loggia, il difetto di univocità delle idee e delle tendenze scaturite, a volte, anche dalla provenienza di qualcuno da Riti diversi, oltre che da formazioni religiose particolarmente condizionanti, non sono da sottovalutare mai.
L’incertezza è spesso provocata dalla pluralità delle dottrine ritenute massoniche, dalle infiltrazioni di carattere umanistico, sociale, psicologico, politico, religioso ecc. le quali per quanto nobili e contingenti, nulla hanno a che vedere con un Ordine esoterico che per sua tradizionale natura, si interessa soprattutto di metafisica. Tali pluralità anche se possono essere prese in considerazione nella vita quotidiana, a volte tendono a creare tra noi delle diversità che non possono generare altro che frequenze diverse. Queste poi, molto difficilmente possono armonizzarsi in una frequenza unica, con quel senso e quella direzione necessari per produrre l’indispensabile Eggregore del Rito.
Qualche cosa, in ogni caso, scaturisce sempre da una nostra catena ed anche in quella situazione è possibile che ciò che si produce sia già un fatto positivo. Però, si tratta solo di un fatto estemporaneo, puramente meccanico.
Ad ogni modo, non sarà affatto chiara la qualità della frequenza che caratterizzerà il risultato. In funzione della diversità delle idee dei partecipanti alla catena, questa potrebbe risultare anche contraria agli scopi ed alla nostra formazione. Allora non avremmo un Eggregore dell’Ordine-Rito ma qualche cosa prodotto da Massoni di nome (in quanto iniziati) ma che effettivamente nulla avrebbe di nostro nella realtà metafisica.
Potrebbe anche essere un Eggregore che facilmente si lascerebbe “catturare” da un altro più forte anche se negativo ed ostile alla nostra spiritualità.
Se poi approfondissimo almeno un poco di più il punto di vista mistico, ci si dovrebbe rammentare che, secondo gli insegnamenti di alcuni Fratelli del passato, tutte le cose fisiche avrebbero avuto e hanno la loro radice nei poteri insiti nella loro anatomia occulta, radicati a seconda delle specifiche necessità. Così, tali facoltà potrebbero essere richiamate e trasferite nella fisicità nel modo previsto per ognuno. Così, si potrebbero intuire meglio gli ambiti d’azione di ogni singolo soggetto e quelli di un Eggregore.
Rimanendo ad indagare i concetti mistici, potremmo prendere in considerazione anche l’ipotesi che le sfere celesti con tutte le loro stelle, siano state sicuramente configurate per questi scopi. Attraverso i loro movimenti, tutto ciò che sia stato creato e preparato nel mondo spirituale (con influenze a-temporali e a-spaziali) verrebbe attirato e trasferito nel nostro mondo fisico, per essere inserito nella sua forma appropriata anche secondo programmi concettualmente karmici; soprattutto in Oriente si contemplano tali possibilità.
Così, sempre secondo queste ipotesi, il numero delle stelle comprensive dei loro vari livelli esistenziali e delle loro divisioni qualitative, sarebbero tali secondo ciò che la Saggezza Suprema avrebbe visto essere necessario e appropriato per realizzare questo trasferimento dall’alto al basso di cui ho già fatto cenno e poi dal basso all’alto.
Quindi, un potere spirituale dell’esistenza, nel suo continuo altalenare, comprensivo di potenziali ed innumerevoli varianti, fluirebbe dalle stelle ad ogni oggetto fisico al di sotto di esse. Le varianti, sarebbero il mezzo per trasformare il suo contenuto, a partire dal suo carattere “sopra”, nelle radici spirituali, al suo carattere “sotto”, nell’ambito materiale, condizionato dal tempo lineare.
Ne consegue che vi sarebbe una convergenza anche con ciò di cui dissertano gli studiosi di astrologia.
Ovvero, se tutti gli eventi delle cose fisiche e ciò che accade, fossero stati configurati, preparati, in alto (secondo questo punto di vista mistico per il quale tutto sarebbe stato predisposto anche ciclicamente, secondo le regole fissate dal Supremo Artefice) e poi tirati giù dalle stelle nella forma in cui sono destinati a verificarsi, allora le questioni della vita, della ricchezza, della saggezza, dei figli e di tanto altro, troverebbero manifestazione in basso, nelle molteplicità ramificate delle variabili che predisporrebbero le potenzialità nella loro forma appropriata.
Ognuno di questi avvenimenti si manifesterebbe attraverso divisioni specifiche, raggruppamenti particolari e varie orbite assegnate ai corpi celesti.
Tutto ciò che accadrebbe alle cose fisiche in tutte le loro tipologie, sarebbe collegato e ripartito tra loro. Tutte le cose fisiche sarebbero state poste sotto il controllo della spiritualità stellare, secondo il loro ordine, affinché le cose sorgessero e sorgano per loro, in linea con ciò che avrebbe voluto l’orchestrazione divina per creare una connessione con ogni singolo individuo.
In effetti, tutto ciò troverebbe convergenza ed analogia con le enunciazioni di coloro che hanno studiato in tutti i tempi e luoghi, i misteri dell’astrologia. Infatti, sempre secondo un punto di vista mistico, la comprensione delle leggi di questa influenza delle stelle sarebbe limitata, secondo ciò che la Saggezza Suprema avrebbe decretato essere appropriato. Perciò, alcune delle sue vie sarebbero conosciute solo secondo i modi e la specifica qualità spirituale di coloro che le osservano.
Tuttavia, non tutte le Sue vere vie sarebbero svelate da queste tecniche. Quindi, gli osservatori delle stelle coglierebbero solo una parte degli sviluppi temporali contenuti nelle influenze siderali.
Inoltre, tornando ai nostri ambiti di ricerca, bisognerebbe prendere atto e convincersi, che i simboli delle costellazioni non sono stati posti nei nostri Templi, per motivi ornamentali.
Tuttavia, riferendoci ancora all’aspetto mistico, sembrerebbe effettivamente possibile che l’effetto delle stelle nell’influenza dell’orchestrazione, possa essere annullato, in parte o completamente, da un forte potere al di sopra di esse, così che il risultato sarà secondo quell’influenza superiore (del Supremo Artefice) che interagirebbe con le variabili spirituali che ogni iniziato metterebbe in campo, evolvendo tramite un percorso di perfezione di sé (di solito, le vie iniziatiche predispongono le variabili formative, specifiche di ognuna, proprio in funzione di un ritorno verso l’alto di cui ho già fatto cenno prima ma anche di una sorta di nuova nascita).
Ad ogni modo, al fine di non lasciarsi travolgere dalle ipotesi più o meno fantasiose che ben poco avrebbero a che fare con le mistiche intuizioni discendenti dalle acque spirituali di Chokhmah, sarebbe opportuno ricordarsi sempre che, in un percorso iniziatico come il nostro, allorché ci si trovi a confronto di un’idea provvisoria, si dovrebbe trovare il modo di accertarne il valore e l’esattezza, a prescindere dal fascino e dalla bellezza espositiva.
L’ipotesi richiede quindi uno sforzo da parte dei ricercatori per confermarla o negarla. Anche il metodo ipotetico-deduttivo, può essere utile tendendo a trovare le possibilità di dichiararla falsa, solitamente tramite osservazione e la conseguente formulazione di un’altra ipotesi logica.
Mi spiego meglio. Se una persona entrasse in negozio e vedesse che alcuni particolari oggetti fossero di colore blu, potrebbe formulare l’ipotesi che tutti gli oggetti di quel tipo siano blu.
Questa può essere considerata un’ipotesi, in quanto è falsificabile. Infatti, può essere provato il contrario, da momento che basterebbe riscontrare l’esistenza di un solo oggetto di quel tipo, di differente colore.
Spesso le dissertazioni anche in ambito di ricerca spirituale, vengono enunciate in tre parti: ipotesi, tesi e dimostrazione, dove l’enunciato per il quale si tenta di avere dimostrazione, non è l’ipotesi ma la tesi.
Le ipotesi come premesse sottese ad un ragionamento o a una dimostrazione sono invece le condizioni in cui si opera, se vengono utilizzate unitamente agli assiomi ovvero alle proposizioni o ai principi che sono assunti come veri perché ritenuti evidenti o perché forniscono il punto di partenza di un quadro concettuale di riferimento della teoria in cui si indaga, per ricavarne la dimostrazione.
La tesi sarebbe la proposizione di cui si vorrebbe accertare la verità.
Il ragionamento che bisognerebbe eseguire per arrivare a tale verità, tenderà alla chiara dimostrazione ed è tipicamente condotto in funzione di una o più ipotesi.
Se la dimostrazione venisse portata a termine con successo, essa consentirebbe ad un’affermazione, ad esempio quella derivata da una congettura mistica (ogni percorso iniziatico come il nostro è pervaso da ipotesi e da tesi esoteriche, mistiche più o meno criptate), di acquisire validità, divenendo così una sorta di teorema, ovvero di una proposizione che, a partire da condizioni iniziali arbitrariamente stabilite sotto la classificazione “filosofica” “tradizionale”, trarrebbe delle conclusioni, dandone una valida dimostrazione.
Ciò che si differenzia da un assioma (ovvero, da una proposizione o da un principio che sarebbe assunto come vero perché ritenuto evidente o perché fornisce il punto di partenza di un quadro teorico di riferimento) non sarebbe il grado di validità, ma il fatto che sia un risultato dimostrabile a posteriori.
Quindi, nel nostro caso, quando si avesse l’opportunità di promettere o di giurare qualche cosa, in funzione dei doveri che legano ogni libero muratore egizio alla terra dove nacque e ai fratelli che il Supremo Artefice gli avrebbe concesso, dovrebbe intuire che lo starebbe facendo soprattutto in funzione della consapevolezza nella corretta, personale, capacità di pensiero.
Però, allorché non avesse ancora verificato e dimostrato alla propria coscienza il grado di validità del proprio cammino interiore e di essersi ormai liberato dai condizionamenti passionali, quindi anche dall’eccessiva dipendenza dalle esigenze materiali, allora in attesa di riuscirci, dovrebbe avere almeno fede per l’amore del giusto, del bello e del buono, per il fremito dello Spirito creato alla libertà.
Così, potrebbe mantenere per il tempo necessario alla sua auspicabile evoluzione (comprensiva poi, di risultati dimostrabili a posteriori), un convincimento riguardante sé stesso come depositario di quella forza spirituale, che nel dirigerla, per l’uomo e con l’uomo, starebbe il segreto della sapienza; convinto che la virtù stia nell’azione e nel sacrificio, che la potenza stia nell’unione e nella costanza della volontà.
Forse un giorno potrebbe veramente consacrarsi definitivamente per il bene dell’umanità e dell’Ordine massonico al quale appartiene.
Renato Salvadeo (S⸫G⸫ H⸫ S⸫ G⸫ M⸫)
L’articolo è contenuto nel numero di Luglio 2023 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
L’incertezza è spesso provocata dalla pluralità delle dottrine ritenute massoniche, dalle infiltrazioni di carattere umanistico, sociale, psicologico, politico, religioso ecc. le quali per quanto nobili e contingenti, nulla hanno a che vedere con un Ordine esoterico che per sua tradizionale natura, si interessa soprattutto di metafisica. Tali pluralità anche se possono essere prese in considerazione nella vita quotidiana, a volte tendono a creare tra noi delle diversità che non possono generare altro che frequenze diverse.
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
Ricevi aggiornamenti sull’uscita dei nuovi numeri della rivista o sulle nostre iniziative direttamente nella tua email.