Punizione: difficoltà o occasione?

La crescita verso una maggiore maturità di qualsiasi tipo, generalmente è difficile; poco importa se si tratti di una crescita in un percorso iniziatico o di una maturazione nella vita materiale. Raramente questa si presenta come una passeggiata senza fatica. Mentre nella vita profana, materiale, questo concetto di fare fatica e di superare ostacoli per crescere, è accettato come normale, nella crescita spirituale è più complicato dargli un’immagine che si possa contestualizzare per bene.

Approcciandosi a una vita iniziatica, alcuni si aspettano di essere come protetti dalle “fatiche” della vita quotidiana; forse per potersi concentrare pienamente sulla crescita interiore, cioè per non essere distratti. Però, sarebbe come se queste due parti della nostra esistenza: vita profana e spirituale non avessero un collegamento.

Ma è veramente un vantaggio essere protetti dalle fatiche della vita profana? Siamo sicuri di camminare bene o di non camminare affatto? Non aver mai affrontato delle fatiche è veramente un segno di essere nelle grazie del Supremo Artefice o magari può mostrare, a volte, l’esatto contrario?

Da sempre, uno dei primi suggerimenti in una vita iniziatica, quello forse più importante per poter cominciare, è il famoso: “Conosci te stesso” che si trovava anche scritto nel tempio di Apollo a Delfi. Tentare di ottemperarvi, è un’impresa molto ardua e difficile. Non ce ne si rende conto fin quando non si è messi di fronte all’evidenza di non conoscersi poi così bene; diversamente da come si pensava.

Vedere ogni difficoltà come una punizione, rivolgendosi all’Altissimo per lamentarsi dell’ipotetica ingiustizia che si starebbe vivendo, forse vuol dire non sapersi concentrare e comprendere ciò che stia accadendo.

Ogni situazione nella vita presenta una lezione ma per poterla imparare, bisogna rimanere in ascolto, senza creare ulteriore rumore dentro e intorno a sé.

Fare rumore è prerogativa del profano che magari non ha ancora dimostrato il desiderio di intraprendere una via di ritorno alle proprie radici spirituali; quelle che riportano al divino. Ma chi ha intrapreso una via iniziatica esprimendo questo desiderio, dovrebbe approcciarsi in modo diverso a ciò che affronta nella quotidianità o almeno dovrebbe tentare di provarlo.

Come faccio a conoscermi se tanti aspetti di me, mi sono ancora celati? Come si fa a sapere come si reagisce davanti a qualcosa mai sperimentata e vissuta?

La lettura di libri non si sostituisce alla vita.

Chi ha vissuto un’iniziazione veramente tradizionale, di solito ripensa a cosa ha sentito, detto e fatto e poi si immagina come sarebbe stato completamente diverso se l’avesse solo letto, senza la possibilità di viverlo.

A volte ci si sente intelligenti nel prendere delle decisioni davanti ad una situazione teorica, ipotetica, ma le cose cambiano quando si deve vivere la stessa situazione dal vivo. Immagino che sia decisamente più facile sentirsi coraggiosi, intelligenti, puri ecc. a parole, anziché con i fatti. La vita offre la possibilità di vivere varie situazioni difficili, disastrose, complicate ecc. indubbiamente utili per potersi conoscere sempre meglio.

Ogni passo anche se apparentemente percepito come un arretramento, non lo è sempre veramente. Forse è semplicemente necessario immergersi in certe situazioni, nella materialità del mondo, per comprendere meglio quegli intimi aspetti che prima risultavano ignoti. Un’eventuale caduta potrebbe essere utile per imparare ad alzarsi con maggiore sicurezza.

Questo permetterebbe successivamente una più sana e meno rischiosa crescita.

Quasi mai un bambino può avere la stessa conoscenza di sé, di quanto potrebbe farlo un adulto che abbia lavorato in tal senso e sia rimasto sempre in ascolto di sé stesso. Forse è proprio con il raggiungimento di una certa età che in alcuni percorsi, certi passaggi vengono aperti solo a quel livello di maturità per il quale si presume che l’individuo abbia avuto il tempo di avere una più profonda conoscenza di sé stesso; ciò serve per poter accedere a certi stati spirituali dove quello che non conosciamo di noi, potrebbe diventare una minaccia, sia per sé stessi, che per altri.

Perciò, non tutte le difficoltà sono da considerare una punizione; sono una delle tante occasioni per conoscersi. Già prima di iniziare il percorso, forse si è proceduto con l’inizio di una piccola rettifica del proprio essere, nel gabinetto di riflessione, leggendo i suggerimenti del V.I.T.R.I.O.L.

Cambiare il personale stato, far evolvere le proprie brutture e sollevarsi verso i piani spirituali alti, sono importanti obiettivi. Visitare l’interiorità dovrebbe avvenire in tutte le parti, anche in quelle più ignote ad ognuno. Però, supponendo di aver eseguito un lavoro di rettifica sul qualcosa del proprio essere, come si può essere sicuri di essere cambiati, veramente? Nella vita quotidiana, si può constatare che riuscirci veramente è molto difficile, ma forse non lo è sempre.

Infatti, allorché scegliendo in coscienza, si provi a rettificare qualche cosa sul serio, è poi probabile che agendo nella conseguente pratica, non ci si accorga neanche di una difficoltà da vivere quel cambiamento. 

Piuttosto potrebbe diventare un segnale negativo, importante, se si percepisse qualcosa come difficile da sperimentare avendo prima supposto di averlo superato.

Da questo punto di vista, si dovrebbe essere piuttosto grati di poter vivere certe situazioni perché si svelano essere la cartina di tornasole che così permette di poter continuare a lavorare su sé stessi e di non vivere solo d’illusioni sul personale stato d’essere.

Ci si dovrebbe ritenere nella grazia divina se la vita si dovesse presentare sempre accomodante? Se non ci fossero difficoltà da superare, problemi finanziari da affrontare o simile? Quante volte un male ha portato a un bene e quante volte un bene ha portato a un male? Sicuramente ognuno ha sperimentato degli esempi dove un bene ha portato un male e viceversa. Ad esempio, un’auto nuova, vinta che ha portato a un incidente mortale, un aereo perso che ha salvato la vita o evitato un incontro spiacevole. Non sappiamo dove ci portino certi avvenimenti.

Nell’Ecclesiaste/Qohelet si ricorda che non conosciamo i piani divini: 3,11 “Egli ha fatto bella ogni casa a suo tempo, ma egli ha messo la nozione dell’eternità nel loro cuore, senza però che gli uomini possano capire l’opera compiuta da Dio dal principio alla fine. 8,14 […] che l’uomo non può scoprire la ragione di quanto si compie sotto il sole; per quanto si affatichi a cercare, non può scoprirla. Anche se un saggio dicesse di conoscerla, nessuno potrebbe trovarla”.

A volte, accadono semplicemente cose che non possiamo capire, sia nel bene, che nel male e come tali le dobbiamo affrontare. È necessario tentare di fare del nostro meglio anche nelle difficoltà perché non sappiamo dove ci portano.

Di solito, si afferma che il cattivo è ricco e che il povero è buono, ma forse era la povertà a renderlo buono e al ricco mancavano le occasioni per diventare buono, o semplicemente ha potuto ignorare le occasioni per cambiare il suo stato.

Non lo sappiamo e non è nostro compito capire tutto; conta solo fare del nostro meglio nelle occasioni che ci si presentano e vivere con consapevolezza.

In una via iniziatica, lo scopo è di avvicinarsi ai piani divini. Se il nostro desiderio è veramente sincero ma nella nostra vita forse procediamo su un binario sbagliato e non riuscissimo a vederlo, quindi di conseguenza neppure a cambiarlo, allora, forse, la Provvidenza divina potrebbe decidere di darci una scossa per riprendere la diritta via. L’amore divino non si esprimerebbe in tal caso, più chiaramente così, piuttosto che lasciarci nella nostra inutile bolla di conforto? Non è forse più desiderabile la scossa, che un vivere in un letargo spirituale rimanendo in un’ambiente o in una condizione di vita per noi sbagliata? Ovviamente sta a noi cogliere cosa ci possano suggerire queste esperienze; deve essere sempre nostra volontà unita all’intuizione ad afferrare l’insegnamento ed a mettere in campo ciò che serve per cambiare.

Essere senza problemi e vivere apparentemente bene, senza sfide particolari, potrebbe essere anche un altro segno; non solo che noi non vogliamo crescere, ma magari che qualcos’altro non vuole farci crescere. Dove c’è la luce, ci si dovrebbe aspettare anche l’ombra. Non è da sottovalutare se non la vediamo, soprattutto se si vive una vita che ci distrae completamente dai piani spirituali più alti, tenendoci concentrati sui piaceri mondani; forse sarebbe il caso di svegliarsi, di agire e di cambiare qualcosa.

Da un punto di vista astrologico, un tema natale senza tante quadrature e/o opposizioni, è bello da guardare, ma probabilmente indica una vita in cui l’essere ha scelto di prendersi una pausa, senza particolari momenti di crescita. Sono gli ostacoli che ci fanno crescere.

Guardare altri che abbiano meno o più problemi di noi, non ci aiuta. Se una disgrazia ha colpito uno, ma non l’altro, vuol dire solo che uno deve imparare qualcosa di cui l’altro non ha bisogno, non gli serve o non ne è degno.

Non siamo la motrice del tutto, bensì siamo in mezzo a questo grande ingranaggio e stiamo provando a trovare il nostro posto, conoscendoci e camminando correttamente; le difficoltà fanno parte di questo programma.

La pietra non si lavora senza colpirla e levigarla. E se ogni tanto in mezzo c’è una punizione, è probabile che se l’individuo stia in ascolto interiore, sappia ben distinguere se lo è stata e cosa ne debba trarre, trasformandola comunque in un’occasione.

Secondo me, è importante tenere in mente che non ogni male corrisponde ad una punizione e non ogni punizione è da considerare solo un male.

Forse se arriva una punizione, accade perché si è ritenuti importanti degni d’attenzione; si è stati visti e sentiti. Se non avviene, è triste perché si potrebbe supporre che i piani alti siano ormai indifferenti a causa di tutto ciò che si abbia commesso sino a quel momento.

Per maturare e crescere, alla base c’è l’ascolto, l’eliminazione dei rumori esterni ed interni, il silenzio. Ascoltare cosa la vita ci vuole insegnare, ascoltare gli insegnamenti che i piani alti ci stanno mandando.

Invece di limitarsi solo a dolersi delle difficoltà, che sicuramente ci sono, è importante aprire orecchi e cuore per accogliere quanto ci necessita per continuare sul personale cammino; in questo modo ogni ostacolo diventa un’occasione per maturare e per crescere verso i livelli più alti dello Spirito.

L’articolo è contenuto nel numero di Luglio 2023 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

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Ci si dovrebbe ritenere nella grazia divina se la vita si dovesse presentare sempre accomodante? Se non ci fossero difficoltà da superare, problemi finanziari da affrontare o simile? Quante volte un male ha portato a un bene e quante volte un bene ha portato a un male? Sicuramente ognuno ha sperimentato degli esempi dove un bene ha portato un male e viceversa.

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Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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