L’uomo spesso medita sulle sue azioni cercando scappatoie utili ad evitarne le conseguenze o cercando di modificarne i risultati, in modo da sottrarsi a qualsiasi cosa lo possa danneggiare.
Però, ad ogni azione corrisponde una reazione e l’affermazione: raccogli ciò che hai seminato, riassume egregiamente tale legge universalmente riconosciuta anche se non è così semplice e banale come potrebbe apparire in prima istanza.
Il termine sanscrito Karma (atto, evento rituale, azione) è stato introdotto nei vari vocabolari come parola omnicomprensiva che sembrerebbe definire questi concetti; ovvero, sarebbe la legge armonica dell’equilibrio, della compensazione, della reciproca dipendenza di azione e reazione, a cui sarebbero soggetti tutti i processi naturali.
Il karma non è un pensiero occidentale ma è stato assimilato e identificato come ipotesi dello sviluppo ciclico, in armonia con la legge universale, grazie a varie scuole iniziatiche. Ad esempio, Società come quella Teosofica, verso la fine del 1800, rifacendosi ai Veda, all’Induismo, al Buddismo, al Giainismo, ecc. ha proposto diversi trattati sull’argomento, coinvolgendo le menti più illuminate di quell’epoca.
Nei percorsi iniziatici, tale idea sembrava essere quasi caduta nel dimenticatoio prima della sua rivisitazione, ma ora non è per nulla ignota al nostro mondo.
Alcuni associano il Karma, in modo più o memo appropriato, a concetti come il Fato e il Destino, di cui da sempre si discute.
Il “Fato” dal latino fatum, presso i Latini era la parola pronunciata dalla divinità; quindi era irrevocabile (comprendente anche la morte), fissata fin dal principio dei tempi e a cui nessuno si poteva sottrarre.
Diversamente, la parola “Destino” deriva da un verbo latino che significa: volere, stabilire; ovvero, l’uomo «faber est suae quisque fortunae» (ciascuno è artefice della propria sorte) ed indica l’idea di una determinazione per le cose che accadono, percepita come mutabile, in quanto frutto di una volontà ferma e delle capacità di azione e comprensione umane.
Quindi c’è modo di non essere inermi e impotenti di fronte al Fato? possiamo scegliere come agire?
È facile incolpare il “karma, o il fato” di tutto quello che di brutto capita nella nostra vita, dimenticando che anche le cose positive ne fanno parte. Ciò che ci accade ce lo siamo “guadagnato”(nel bene o nel male) azione dopo azio ne, parola dopo parola, pensiero dopo pensiero.
Il karma, mi piace pensare, è forse l’incrocio molto complicato, tra fatalismo ed il libero arbitrio. Esso avverte come ci sia un motivo per ogni cosa e che ogni cosa accade per un motivo. Ogni essere umano ha un proprio Karma al quale non si può sottrarre, in quanto siamo noi stessi a generarlo in ogni attimo della nostra vita, interagendo coscientemente oppure no, con una predisposizione fatale! Il suo agire può essere crudele o magnifico; è lui che comanda le regole del gioco di ogni essere umano.
Una definizione che mi è piaciuta molto dice: Il Karma di un uomo è il suo libro mastro.
L’equilibrio, di solito, non è stato raggiunto e non si sa quale sia. Non si sa neppure esattamente quali debiti si debbano pagare o quanto ci sia dovuto; non si conosce nemmeno quando saranno richiesti i pagamenti che lui prevede.
Parlando di Karma, Fato e Destino, non si può non pensare alla ciclicità di determinati eventi che si ripropongono nella vita delle persone. Eventi che assumono un significato profondo quando la persona che li vive, decide di affrontarli e soprattutto di scegliere come affrontarli.
Se si analizza la propria vita, risulta palese che ciò che facciamo ci ritorna indietro in tempi e modi non sempre immediati ed evidenti.
Pensiamo alle doti che abbiamo fin dalla nascita e alle cose positive che sono capitate a ciascuno nella vita.
Ora pensiamo anche agli ostacoli e alle sfide che si sono presentate.
Entrambi questi aspetti hanno a che vedere con il karma. Semplicemente, esso ci dice che ciò che ci capita ora, è il risultato di cause che abbiamo messo in moto nel passato, sia che si tratti di dieci minuti, come di dieci anni fa (oppure addirittura in altre vite).
Tutti siamo cresciuti col karma. Solo che non lo chiamavamo così.
Il percorso iniziatico che abbiamo scelto ci dà la possibilità e gli strumenti, per tentare di riSolvere problematiche che ci bloccano, che ci rallentano o che ci fermano verso la reintegrazione.
Poter riuscire a percorrere il cammino in una vita sola sarebbe, secondo alcuni, inverosimile; troppi fardelli, sbagli e pesi ci ancorano al mondo materiale.
Siamo immersi nella quotidianità ed è difficile distaccarcene; quindi, il pensiero di dover compiere molti cicli/vite per uscire dagli schemi e per poterci purificare potrebbe apparire più che giustificato.
Pitagora pensava che, dopo la morte, l’anima, liberata dal corpo, si reincarnasse per purificarsi e per pagare una colpa originaria oppure se era già pronta, si sarebbe innalzata ad una condizione divina da cui si era precedentemente divisa; ovvero, procedeva alla reintegrazione.
Tali pensieri li aveva forse ripresi dagli Orfici; essi credevano che, dopo la morte, l’anima potesse reincarnarsi fino all’espiazione delle proprie colpe.
Karma e reincarnazione sembrerebbero interagire.
Se karma vuol dire responsabilità e ricompensa, reincarnazione vuol dire nuova opportunità.
In astrologia, esistono i calcoli per determinare i cosiddetti nodi lunari.
Generalmente, in un Tema Natale viene indicato il Nodo Lunare Nord, a cui corrisponde un Nodo Lunare Sud diametralmente opposto (ovvero negli stessi gradi del segno opposto).
Si tratta di un’opposizione implicita, in quanto il loro asse viene considerato il percorso evolutivo karmico di una persona, durante l’incarnazione che sta vivendo.
Come anime, infatti, tendiamo ad “arrivare” dal Nodo Sud (con tutti i carichi spirituali pregressi) e siamo chiamati ad evolvere, a pagare il nostro debito karmico, attraverso una nuova esperienza evolutiva, puntando alle caratteristiche spirituali, esemplificate dal Nodo Lunare Nord.
Per tale motivo, l’origine (nodo sud) viene spesso indicato come carico delle “manchevolezze” ereditate da vite precedenti, mentre quello nord corrisponderebbe alla possibile, sperabile, evoluzione ed alla trasformazione virtuosa degli stessi. L’acquisizione degli schemi interpretativi astrologici, sono per noi che percorriamo questo cammino, alla base degli studi da affrontare.
Molti sono i mezzi e le possibilità a nostra disposizione; dobbiamo solo rimboccarci le maniche e lavorare su noi stessi.
L’articolo è contenuto nel numero di Febbraio 2024 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
Il karma, mi piace pensare, è forse l’incrocio molto complicato, tra fatalismo ed il libero arbitrio. Esso avverte come ci sia un motivo per ogni cosa e che ogni cosa accade per un motivo. Ogni essere umano ha un proprio Karma al quale non si può sottrarre, in quanto siamo noi stessi a generarlo in ogni attimo della nostra vita, interagendo coscientemente oppure no, con una predisposizione fatale! Il suo agire può essere crudele o magnifico; è lui che comanda le regole del gioco di ogni essere umano.
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
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