La Musica

È l’arte che tratta il rapporto tra i suoni e le loro diverse modulazioni.

Il simbolismo della Musica e l’utilizzazione di quest’arte in ambito rituale, iniziatico, sono di estrema complessità; essa penetra tutti gli elementi, attraverso gli strumenti, i ritmi, i timbri, le forme e le melodie.

Credo che uno tra i modi più interessante di trattare la musica rituale, quindi la sua essenza musicale, potrebbe essere quello di concentrarsi sul mondo e sulla cultura che l’hanno prodotta.

Dopotutto, si potrebbe dire che la musica abbia un significato solo una volta eseguita, ascoltata ed interiorizzata.

Molti infatti hanno cercato di dare un “senso” alla musica rituale e pochi, in qualche modo, hanno risposto proseguendo sul tracciato di quei progetti.

Dell’Antico Egitto si può scrivere, e si è scritto, moltissimo in termini di religione e di magia, di piramidi e di templi, di rituali iniziatici e di vita-morte-resurrezione; tutti concetti per i quali è richiesta, per essere compresi, Conoscenza e un difficile lavoro interiore.

Consapevole di ciò, mi sono ripromesso di offrire questa mia piccola pietra, appena squadrata e poco levigata.

Dall’Antico Egitto nulla di decifrato ci indica l’esistenza di un vero e proprio sistema musicale per lo meno come oggi intenderemmo uno spartito. Solo dalla ricchezza delle fonti iconografiche, oltre che dai reperti archeologici, oggi è costituita la maggior parte della nostra conoscenza dell’esistenza di mondo musicale egizio.

In termini di strumenti musicali, abbiamo testimonianze sull’utilizzo di idiofoni (tavolette) o il più conosciuto, il sistro “a naos” o “arcuato”), di tamburi, di arpe, di liuti e di lire.

Pare che tavolette a forma di braccio con mano, diritte o ricurve, di vari materiali (legno, osso, avorio, metalli vari) venissero percosse, l’una contro l’altra, per scandire il ritmo, elemento essenziale della vita e della ritualità egizia.

Curt Sachs, musicologo tedesco al quale dobbiamo (tra i vari studi) l’odierna classificazione degli strumenti musicali, analizzando la musica dell’Antico Egitto e l’iconografia religiosa associata alla dea Hathor ed alla dea Iside, disse: “ogni donna aveva probabilmente con sé, in ogni momento, le sue tavolette per il culto religioso, come oggi ogni pia donna cattolica ha il suo rosario”.

Nello studio della musica rituale, occorrerebbe aprire il campo cercando di costruire ponti verso altri ambiti, creare portali verso i Piani sottili; lo studio dei rituali, quello delle simbologie, ecc. svela tanti esempi di tentativi affascinanti e talvolta anche di concreti risultati. Ciò potrebbe portare ad osservare e ad interrogarsi in cerca di ispirazione, in cerca di scintille.

Credo che intuire e forse scoprire come la musica rituale “funzioni” o come i temi rituali possano risuonare interiormente attraverso la musica, potrebbe illuminare interiormente, esponenzialmente, tramite scintille spirituali, la nostra comprensione e la Conoscenza del macrocosmo e del microcosmo. Forse, soltanto allora potrebbe essere più probabile che il lavoro Rituale riesca a creare a livello personale, un vero Cordone, attivo e passivo, in grado di collegare tutti i Fratelli visibili e invisibili.

Suppongo che la musica, all’interno di una liturgia, potrebbe rappresentare una sorta di “filo di Arianna”, una guida attraverso il proprio labirinto interiore.

Da qui, la mia riflessione segue essenzialmente due correnti: la prima, basata su un’aritmosofia radicata alla cosmogonia iniziatica che ne analizza gli aspetti simbolici, mentre la seconda sottolinea le virtù di quest’arte e ne presenta le energie sottili.

A mio avviso, la musica si presta sempre e meravigliosamente a descrivere la vibrazione dello stato del mondo, del macrocosmo, dal suo principio originario di armonia, fino al suo attuale stato che ci appare spesso in disordine e dissonanza.

Mi viene infatti spontaneo pensare che la musica ci mostri le due leggi della forza e della resistenza, dell’azione e della reazione che regolano l’universo materiale e l’universo spirituale.

Questa tesi poggia su una visione che deriva interiormente da una personale indagine iniziata anni fa e poi esteriormente, dagli insegnamenti iniziatici Tradizionali.

Nel tempo, ho potuto quindi sviluppare un personale ragionamento partendo da una riflessione sull’ “accordo perfetto”, che si potrebbe presentare come l’immagine della Creazione, prima che la sua armonia fosse disturbata dalla dissonanza causata forse dalle azioni dell’Ādam.

Il tema di un “accordo perfetto” è stato per me l’occasione di mettere in luce un principio essenziale e profondo: la probabile, intima, relazione tra l’unità divina e il numero quattro.

Credo che un “accordo perfetto” potrebbe portare al numero “uno”, che è unico e singolare, che è Tutto e che è inalterabile nel suo valore intrinseco di Unità. Un “accordo perfetto” potrebbe essere composto da quattro suoni comprendenti tre intervalli; questo quaternario, agente principale dell’armonia dell’accordo, potrebbe essere l’immagine della causa attiva e intelligente, ovvero del Supremo Artefice Dei Mondi che guida tutti gli esseri.

Se considerassimo il Quaternario come simbologia legata ad un duplice ambito, terreno e Superiore, otterremmo il numero otto e proprio così, per l’iniziato, l’ottava potrebbe rappresentare il principio superiore dell’armonia e della Creazione universale. Il numero otto dell’ottava era, secondo alcuni testi antichi, l’Alfa e l’Omega, l’inizio e la fine.

Tuttavia, la dissonanza provocata dalla caduta dell’Ādam ruppe l’armonia primordiale e la Creazione potrebbe allora essere passata sotto il dominio del numero sette. L’accordo di settima è, infatti, quello della dissonanza e di conseguenza, il ritorno all’armonia potrebbe avvenire nuovamente solo attraverso il passaggio ad un “accordo perfetto”, che permetterà a tutti gli esseri di trovare pace nell’Unità, che è fonte di Luce e Vita.

Se la musica occupa un posto preminente, è perché, forse, nell’ordine della Creazione, il Verbo ha preceduto la Luce e il suono ha preceduto la Luce.

Ritengo quindi, che la musica abbia la Virtù essenziale di permettere all’Uomo di rompere le barriere temporali che lo circondano, in modo che le energie Sottili derivanti dai Piani Superiori possano permearlo.

Credo che coloro che suonano uno strumento con mente-cuore o cantano o ascoltano permettono di mettere in moto le energie attive e passive dell’Armonia; così, fanno irradiare interiormente e tutto intorno queste energie.

Collegando, in questo modo, il Sé interiore a queste energie, l’Uomo potrebbe davvero aprire Portali e creare canali di collegamento con i Piani Superiori, non solo per “portare” il proprio Essere verso il Divino ma anche per riportare questo regno divino nella propria essenza.

Inoltre, le teorie iniziatiche sul ruolo dell’aria, il mezzo delle vibrazioni musicali, sono simili a quelle personali: può esistere musica senza suono, suono senza aria, aria senza Rùach?

Per concludere, si potrebbe considerare la Mu-sica come un pretesto per ricordare il principio di un’Armonia di cui sono state probabilmente perse le chiavi.

Tuttavia sbaglieremmo a prendere alla lettera questi concetti.

Queste teorie non dovrebbero essere prese come “risolutive” poiché tali pensieri non risiedono in freddi ragionamenti o fredde dissertazioni scritte su di un foglio ma forse solo nelle intuizioni virtuose della nostra interiorità, volte ad armonizzare, in ogni momento, pensieri-parole-azioni.

L’articolo è contenuto nel numero di Febbraio 2024 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

La mia riflessione segue essenzialmente due correnti: la prima, basata su un’aritmosofia radicata alla cosmogonia iniziatica che ne analizza gli aspetti simbolici, mentre la seconda sottolinea le virtù di quest’arte e ne presenta le energie sottili. A mio avviso, la musica si presta sempre e meravigliosamente a descrivere la vibrazione dello stato del mondo, del macrocosmo, dal suo principio originario di armonia, fino al suo attuale stato che ci appare spesso in disordine e dissonanza.

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Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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