Tradizione e reintegrazione

In questa strana modernità così ricca di confusione, mi ritrovo sempre più spesso a ricordare a qualcuno che mi contatta, che con i miei sintetici scritti (forse non di rado anche troppo sintetici, visi gli argomenti) non desidero trarre alcuna conclusione, ma quanto ho indicato in alcune occasioni, può portare probabilmente a qualche considerazione interessante, specie se si volesse prendere in esame un’ipotetica possibilità di dirigersi verso la cosiddetta reintegrazione spirituale.

A tal proposito, usufruendo anche delle preziose note di chi ci ha preceduto, appare pertinente quanto si può trovare negli Statuti e regolamenti dell’Alta Massoneria Egiziana – Biblioteca del Museo Calvet, Avignone. Manoscritto inedito, numero 3067: “Essendo stati creati all’immagine e sembianza di Dio, abbiamo ricevuto anche il potere di renderci Immortali e di regnare sulla terra.

L’Eterno ha dunque destinato questo pianeta ai suoi figli, gli uomini, ma nessuno di essi può goderne i benefici prima di essere penetrato nel santuario della natura”.

È precisamente a questo, che soprattutto alcuni Riti particolari tendono condurre i propri adepti; ovvero, che (continuando con il manoscritto): “avere consapevolezza di possedere l’immortalità spirituale, equivale evolversi verso la saggezza, l’intelligenza, la facilità di parlare le lingue e di servire da intermediari fra Dio ed i nostri simili”.

Purtroppo, con l’andar degli anni e con la strumentalizzazione di alcuni ambienti iniziatici verso la politica e la collettività, si è equivocato tra concetti di realizzazioni spirituali e quelle sociali, per cui l’aspirazione alla reintegrazione sembrerebbe essersi trasformata in conquista di benessere materiale e poi, il trinomio eguaglianza, fratellanza e libertà apparirebbe degenerato in significati demagogici.

I concetti riguardanti la reintegrazione sono stati per lo più obliati; spesso guardati con sospetto e ancora di più con sufficienza.

In alcune occasioni, i vertici di qualche Rito, forse per non esser trattati da altri (ugualmente “confusi”) come irregolari oppure semplicemente per acquisire proseliti o per altre ragioni ancor meno nobili, hanno modificato statuti e regolamenti ma addirittura anche le dottrine.

In alcuni casi, hanno posto tutto in sonno per andar a raccogliere riconoscimenti in altri luoghi.  

Ovunque, la maggior parte dei rituali originali sono andati perduti, ridotti o modificati secondo gli interessi, i riconoscimenti, la convenienza del momento. Si deve a particolari avvenimenti ed alla cura di alcuni virtuosi soggetti, se una parte di essi sono stati tramandati.

Ovviamente, come ho già scritto in altre occasioni e in differenti pubblicazioni (mi ripeto anche qui): … sappiamo che rituali, formule, invocazioni, hanno enorme importanza ma, senza l’ascesi, a poco servono.

Infatti poi, chi non fosse mai entrato nel tempio interiore, non avrebbe neppure la possibilità di utilizzarli in modo efficace. Costui sarebbe identificabile semplicemente come chi si comporta bene secondo la morale, amando il suo prossimo, aiutandolo, commuovendosi delle sofferenze altrui, ma di tutto il resto di cui aveva forse desiderio, continuerebbe a rendersi solo vagamente conto, continuando a non averne alcuna conoscenza.

Ad ogni modo, in catena con altri (ecco di nuovo un motivo per essere presenti ai Lavori), c’è quasi sempre la possibilità di ricevere ugualmente un’eco del piano sovrasensibile anche se spesso per qualcuno si percepisce abbastanza vicino solo a quello sensibile.

Dissertare sulla catena operativa, ci porterebbe a riaffrontare anche il concetto di eggregoro o eggregora e delle implicite azioni spirituali che ad esso sono associate; argomenti però, già affrontati più volte. Quindi rimanderò un eventuale ulteriore approfondimento in merito ad una differente occasione…

È chiaro che rispetto a tutto quanto esposto, si potrebbe dedurre che siamo molto lontani dalla reintegrazione nei livelli spirituali previsti in origine per l’umanità, da parte del Supremo Artefice, o per lo meno da come la si potrebbe intendere tradizionalmente.

Forse guardandoci attorno, si potrebbe supporre, come già accennato sopra, di averla addirittura persa di vista, scivolando in una sorta di decadenza spirituale dell’umanità, a seguito della quale, vari gruppi non seguono più, né la via detta teurgica (sacerdotale), né quella detta cardiaca (considerata ricettiva). Si tratta nei migliori dei casi, di strutture che, tuttavia, possono rappresentare per chi vi si accosti in modo corretto (ma qui per questa qualità, si aprono varie possibilità per ulteriori problemi), almeno scuole di simbolismo che aprirebbero orizzonti mentali più vasti di quelli abituali e che possono servire da preparazione

Sembrerebbe che al punto esistenziale cui siamo giunti, non si possa che tentare molto umilmente, una progressiva anche se parziale ricostruzione delle linee fondamentali della Tradizione. Se ci basassimo unicamente sui miti, leggende e simboli, tramandatici da millenni, potremmo constatare che quei princìpi continuano a risuonare nel profondo del nostro essere, in sintonia con un intenso lavoro di interiorizzazione.

Però, probabilmente non sarà sufficiente, visti gli ostacoli moderni che si sommano al pesante bagaglio dell’essere che esiste in ognuno di noi, comprendente anche l’accumulo di eredità generazionali, a conferma della nostra involuzione spirituale.

Ad ogni modo, tutti coloro che ritengono di essere degli “iniziati”, hanno la responsabilità di non obliare le scintille di Luce che i Grandi Maestri del passato hanno lasciato; quindi, dovrebbero anche evitare accuratamente soluzioni di continuità nella trasmissione di ciò che è stato loro donato.

Tutte le tradizioni concordano nell’affermare: un inizio e una “caduta” intesa anche come “uscita fuori da sé”; poi uno smarrimento nella molteplicità, senza che però si annullasse un desiderio per un ritorno.

Per lo più con un punto di vista mistico, si accenna che all’inizio Dio, il Principio, l’Uno, l’Ineffabile, l’Ein Sof, il Punto metafisico, si sarebbe manifestato anche nel livello esistenziale che identifichiamo come Natura; questo, per motivi a noi incomprensibili.

In questo ambito materiale ma forse non solo in questo, si evidenzierebbero due caratteristiche esistenziali: quella della realtà divina, invisibile e immortale che è viva e si esprime attraverso le forze spirituali, conseguenti alle leggi eterne e poi quella delle entità visibili, mortali che costituiscono la materia nel suo continuo divenire.

Fra i due poli, non sembrerebbe esistere soluzione di continuità ma un’interazione con lo sviluppo gerarchico di forze, le quali dalla sommità divina discenderebbero sino ai livelli più bassi del mondo dell’azione, degli effetti, del fare e viceversa.

A tal proposito, sono noti vari lasciti tradizionali, come ad esempio: i testi della “tavola di Smeraldo; concetti poi ripresi in qualche modo, secoli dopo, anche da William Shakespeare nell’Amleto, oppure spostandoci in ambito religioso, si avrebbe l’episodio biblico riguardante “la scala di Giacobbe” (o sogno di Giacobbe), descritto in Genesi 28:11-19, ma poi anche vari testi ermetici, dei quali leggiamo come nel secolo scorso, alcune frasi recuperate nel Kybalion, ecc.

L’essere umano dell’inizio sarebbe stato (e forse lo è ancora, in qualche modo) al centro dei due poli dell’essere e del divenire. Sarebbe influenzato, attirato, sia dalla natura visibile e materiale, che quella invisibile e spirituale.

In quanto entità, vive la propria spiritualità come qualcosa che sta al di là della vita e della morte, sentendo forte il richiamo di un Ordine Superiore da cui la Tradizione sostiene che provenga ma contemporaneamente prova l’attrazione verso il basso, verso l’Ordine inferiore, inteso come materialmente naturale e comunque compreso nell’ineffabile progetto divino.

Forse da qui è iniziata la cosiddetta “caduta”, sbilanciando lo stato di coscienza dell’Umanità verso gli stati molteplici dell’essere; essendo nato il desiderio di conoscenza di tutte le cose materiali che la circondano.

Però, a mano a mano che questa si allontana dal Centro originario, insorgono esigenze della cui natura molteplice tutti noi si partecipa e si rimane affascinati, come dal mitico canto delle sirene. Tale posizione sembrerebbe inoltre spingere l’essere umano, mosso dall’innata volontà di conoscenza, a cadere con facilità verso il polo del divenire, dominio delle forze fatali volute dal progetto divino, dalle quali non è affatto facile liberarsi (se non a determinate condizioni ma soprattutto con precisa volontà di ritorno e di reintegrazione).

Mantenendo il punto di vista mistico, forse la problematica di base per l’umanità, potrebbe essere individuata nel costituire una parte particolare del creato, immaginandola, come già accennato, essere stata posta al “centro” della manifestazione e pertanto partecipe delle due nature e delle relative forze occulte che le caratterizzano.

Anche la divisione in due esseri complementari, in continua opposizione tra di loro ed in reciproca ricerca di una integrazione, deve averne aumentato il peso esistenziale. Sono infatti emblematici gli episodi di prevaricazione di un essere sull’altro, uniti ad un progressivo stato di confusione tra l’identità dei due sessi. Tutto questo potrebbe aver accentuato maggiormente la caduta, fino ai tempi moderni, ove viene messa in discussione l’esistenza di maschi e di femmine, per privilegiare idee riguardanti esseri ibridi.

Eppure, rifacendosi alle tradizioni più antiche, sembrerebbe intuibile che un’unione armonica dei due esseri, mantenendo chiaramente ognuno la propria funzione distinta, realizzano in pieno la propria natura, sarebbe la sola possibilità di vero sposalizio ermetico.

Sembrerebbe quindi indispensabile che un maschio sia soltanto maschio e una femmina soltanto femmina, per poter ottenere quella fusione-unione perfetta, rappresentata ad esempio dal “Rebis” (ermetismo-alchimia e quindi Grande Opera). Allora, forse anche in termini metafisici, si potrebbe intuire perché per noi una parte della formazione iniziatica prevista a favore di un elemento maschile, sia proiettata maggiormente verso caratteristiche solari (via “secca”), mentre per le nostre Sorelle nelle Logge d’Adozione ci si indirizzerà di più verso la ricettività lunare della dedizione (via “umida”, ma poi come sappiamo, non solo verso quella) tendente ad identificarsi anche nella potente e magica regalità del “trono isiaco”. In tal modo, il maschio, se sarà stato in grado di camminare correttamente, si ritroverà a rappresentare il potente sovrano che verrà accolto da quel trono (così come è ben esemplificato da alcuni passaggi cerimoniali).

Tutto quanto accennato presuppone però per entrambi, il superamento delle passioni più o meno cupide e la piena realizzazione della vera natura, sia per l’uomo, che per la donna, quale presupposto indispensabile per raggiungere un rapporto armonico e solo poi continuando ad incedere, auspicabilmente empatico.

A questo punto, per ricollegarmi a quanto accennavo all’inizio, mi sovviene naturale ricordare una perentoria citazione di Arturo Reghini; orientativamente scriveva: “Chi pretende una conoscenza iniziatica adattata ai suoi gusti, alle sue credenze, agli umori suoi; od è in buona fede ed è un illuso, od è in mala fede. Comunque non è, né può essere un iniziato”.

Forse aveva tenuto conto anche di ciò che sembrerebbe aver scritto Geber (grande alchimista medioevale) in un suo lascito: “lo Spirito è pieno di fantasia, e passa facilmente da una opinione a un’altra affatto contraria: ovvero perché non sa precisamente che cosa vuole né a che deve determinarsi”.

Soprattutto in questa modernità, eventuali incertezze e “fantasie” potrebbero derivare in gran parte, dalle bizzarre e spesso false dottrine di cui si hanno innumerevoli esempi nella letteratura cosiddetta esoterica, metafisica, misterica; teorie che, a dir il vero, con buona probabilità, di esoterico o metafisico hanno gli argomenti, ma che per lo più appaiono come mere invenzioni o nella migliore delle situazioni, errate interpretazioni o soggettivi sviluppi di teorie di cui sembrerebbe proprio che non si sia intuito e compreso l’autentico significato.

Gastone Ventura in alcune occasioni, offriva una particolare variazione del punto di vista a favore di eventuali postulanti, citando vari punti fondamentali ricavati da testi ermetici (ad esempio quelli di Agrippa) e in particolare: “La chiave non si trasmette con gli scritti ma: sed spiritui per spiritumi infunditur; ossia: si infonde nello spirito per mezzo dello spirito”.

Occorre tenere presente che in questa strani tempi, nei quali si tende a definire tradizionali gli usi, i costumi e gli argomenti della sola generazione precedente, diviene difficile tentare di distinguere fra tradizione reale e quello che per grossolana abitudine, si indica con tale parola.

Un’educazione umanistica, poi contaminata sempre più intensamente da partigianerie politiche e/o sociali, sembrerebbe tendere a considerare tutto ciò che è stato conservato dell’eredità classica, come un’accozzaglia di miti, leggende, favole, ecc. da interpretarsi solo in senso umano-animale. Ciò ha creato un substrato di cognizioni riguardanti in qualche modo la vita, dal quale difficilmente possiamo separarci.

Anche la tradizione greco-romana (che si evidenzia già come una tradizione contaminata) si presenta oggi nel suo significato letterale, alterata dalle imperfette traduzioni, dalle interpretazioni soggettive, oltre che da interessi cosiddetti filosofici o religiosi, o di altro genere.

Potremmo aver perso la capacità d’intuire il complesso e multiforme significato del simbolo che ha rappresentato nell’antichità uno straordinario mezzo di trasmissione delle caratteristiche di una civiltà e che racchiude in sé rivelazioni metafisiche che appaiono sempre più difficili da penetrare attraverso una mentalità moderna, condizionata non solo dalle scoperte scientifiche (da un lato molto utili, però ciclicamente variabili e poi anche terribili se assurgono a livello di dogma), ma soprattutto dai bisogni edonistici, epicurei, e dalle innumerevoli suggestive ma fasulle teorie che sembrerebbero voler ridurre l’esoterismo (come pare che alcuni lo intendano oggi) a scuola occultistica di carattere familiare o di setta anche pericolosa; questo purtroppo ci viene riportato anche dai media.

Per verificare dove e come personalmente ci si stia dirigendo, si potrebbe, ad esempio, interrogarci in merito alle nostre reali possibilità di saper distinguere, almeno a livello culturale, se la scienza ermetica oppure la filosofia kabbalistica o altro ancora, abbiano per loro scopo la reintegrazione dell’uomo in senso trascendente o se, invece, ci si proietti ad una sua ricerca di affermazione fisica e quindi in senso discendente; magari, secondo alcuni, attraverso la distillazione di un magico elisir di lunga vita.

Inoltre, sempre ad esempio, ci si potrebbe domandare se ciascuno di noi sia in grado di intuire e comprendere come sia possibile separare almeno concettualmente lo spirituale dal materiale ma anche le visioni materiali (e cioè quelle del visibile) da quelle dell’invisibile. Ci si potrebbe chiedere se si immagini che una delle cosiddette due vie della realizzazione (quella “umida”) si debba considerare come mistica e se l’altra (quella secca) sia da ritenersi co-me magica o teurgica, supponendo persino di etichettare la prima come magia bianca e la seconda come magia nera. Oppure, giusto per immergersi nel la confusione più moderna, se la via teurgica sia magica e se per tale motivo, sia da considerarsi satanica.

Forse potremmo scoprire che tutto ciò non avrebbe veramente senso, se non, probabilmente, per le due accezioni di iniziazione e contro-iniziazione; ossia di moto spirituale verso l’alto e moto verso il basso partendo dallo stato dell’essere in cui ognuno si ritrova.

Mi riferisco nel primo caso a pensieri, parole, operazioni che tenderebbero auspicabilmente a favorire un processo di reintegrazione nei livelli spirituali sempre più elevati, mentre nel secondo, ad immergersi sempre più nell’oscurità metafisica, con poche o nulle speranze di risalita. In effetti, la nostra odierna condizione (purtroppo non riguarda solo l’ambito profano) è, nella maggior parte dei casi, quella di non essere affatto formati per saper dirigere correttamente la volontà depurata dalle debolezze passionali, al fine di superare almeno gli ostacoli creati in ognuno, attraverso i millenni, dai divieti, dalla paura, dalle superstizioni, dall’oscurità, ecc.

Così, spesso, nell’intento smanioso di ricorrere a interpretazioni moderne e antitradizionali, del genere: pseudo-religioso, pseudo-scientifico, psicologico, o genericamente culturale, si possono confondere irrimediabilmente i vari elementi, creando così un pasticcio che può esser tutto quello che si vuole, fuorché qualcosa di tradizionale e tanto meno, di esoterico tradizionale.

Questo discorso porta ad una particolare considerazione: per ragionare tradizionalmente, per intuire, capire cosa sia tradizionale e cosa non lo sia, per essere in grado di distinguere il vero dal falso in senso esoterico, così come per entrare correttamente nel significato dei simboli, è indispensabile farsi una mentalità tradizionale. Senza di essa, non è opportuno tentare di percorrere una via iniziatica né, tanto meno, pretendere di volerne insegnare qualche cosa ad altri.

Naturalmente, quando si parla di via iniziatica, si intende un percorso spiritualmente superiore e non certo una mera trasmissione di certificati o di altro, anche se preceduti da qualche cerimonia più o meno sensata, come quelle di cui ho fatto cenno sopra.

D’altronde, sarebbe opportuno rammentare che, non solo secondo il nostro punto di vista, l’acquisizione di un grado di iniziazione non può esser concessa da nessuno, ma si conquista da sé stessi. I gradi non rappresentano in nessun modo l’acquisizione automatica di una maggior conoscenza in campo iniziatico o tradizionale e quel che più conta, non sono un avvicinamento scontato alla realizzazione della reintegrazione nei livelli spirituali più elevati.

Di solito, i gradi corrispondono soltanto ad un incarico organizzativo, all’interno di qualsiasi struttura.

Chi dovesse ricevere un grado e non capisse una cosa tanto semplice o è in mala fede o è probabilmente turbato intellettualmente.

Per farsi una mentalità tradizionale è necessario prima di tutto: studiare (anche Gastone Ventura lo ripeteva continuamente) e contemporaneamente meditare allo scopo di ripulire, rettificare interiormente quanto necessiti ad ognuno.

Però, per tutto quanto sopra accennato, non è facile riuscirci correttamente e ci si può ritrovare, con estrema facilità, ad essersi indirizzati verso la contro-iniziazione.

Inoltre, l’enorme e caotica quantità di materiale non solo letterario di cui oggi si dispone, frutto il più delle volte del pensiero moderno applicato all’esoterismo, può indurre all’inganno.

Una sorta di regola insita nel nostro programma formativo, suggerisce di procedere negli studi con prudenza, prestando attenzione al concetto per il quale, la Tradizione quando si adatta ai tempi e ai luoghi, lo fa solo per necessità di linguaggio o per velare la verità che da essa si emana. Ne consegue che qualsiasi dottrina, scritta o orale, la quale tenda a non combaciare con la tradizione, è da sospettare come fasulla. È evidente che per procedere con questo metodo, occorre una preparazione culturale dignitosa che spazi nei diversi settori dello scibile e delle arti umane (per chiunque, però, è evidente che non potrà essere enciclopedica) in modo da tentare di risalire dall’eventuale errore alla verità, attraverso l’applicazione del metodo della convergenza analogica. Dove non si riscontrasse analogia, si dovrebbe agire per esclusione; in altri termini, mancando il presupposto dell’analogia, ciò che si osserva potrebbe essere considerato inutile anche se sembrasse importante dal punto di vista scientifico o da altri punti. Le teorie, le dissertazioni scientifiche oppure quelle di tanti altri settori, cambiano con l’avvicendarsi dei tempi e delle scoperte, mentre la tradizione non cambia mai, altrimenti non sarebbe tradizione.

Comprendo che tali affermazioni possano apparire un po’ radicali ma credo che un poco alla volta, si potrebbe tentare di renderle più facilmente intuibili.

Per ora mi fermo qui ma credo che più avanti, riprenderò inevitabilmente l’argomento.

S⸫G⸫ H⸫ S⸫ G⸫ M⸫ Renato Salvadeo

L’articolo è contenuto nel numero di Aprile 2024 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

In questo ambito materiale ma forse non solo in questo, si evidenzierebbero due caratteristiche esistenziali: quella della realtà divina, invisibile e immortale che è viva e si esprime attraverso le forze spirituali, conseguenti alle leggi eterne e poi quella delle entità visibili, mortali che costituiscono la materia nel suo continuo divenire. Fra i due poli, non sembrerebbe esistere soluzione di continuità ma un’interazione con lo sviluppo gerarchico di forze, le quali dalla sommità divina discenderebbero sino ai livelli più bassi del mondo dell’azione, degli effetti, del fare e viceversa.

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Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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