La simbolica relativista, come orientarsi… una personale riflessione!

La coscienza è una suocera le cui visite non finiscono mai

H.L.Menchen

 

La propedeutica dei nostri insegnamenti concernente la “simbolica relativista” ci porta a confrontarci con l’aperta diatriba sviluppatasi su più livelli con l’orientamento del mondo profano. Mi domando se l’intuizione della Verità, per altro, secondo il nostro punto di vista, ascrivibile sempre solo a livello soggettivo, vista l’impossibilità che si differenzia a livello di ogni singolo, di percepire un’esistenza a-spaziale e a-temporale della Creazione, sia una nostra prerogativa e se il Dubbio sia per molti l’unica sensazione nel confronto con sé stessi.

Il cammino prosegue ma il guardarsi indietro ci ricorda che siamo sempre e solo esseri imperfetti, che il nostro è un percorso senza fine; il ricordare quei momenti di tremore deve farci restare consapevoli di Noi con la nostra fragile imperfezione.

Come si confronta nel mondo profano il massone e soprattutto noi del Rito egizio? La risposta sembra complessa ma forse è semplice allo stesso tempo: osservando e applicando i principi di: Libertà, Uguaglianza, Fratellanza e Tolleranza, però avendoli prima acquisiti interiormente con l’auspicabile conoscenza di sé stessi, dopo essersi progressivamente liberati dai condizionamenti egoici delle passioni alimentate non solo dalle esigenze materiali.

Questi sono i quattro lati che disegnano un perimetro oltre il quale non c’è più sensibilità massonica, un confine che, una volta varcato, per l’iniziato significa perdere le sue caratteristiche sostanziali e limitarsi alla forma.

Occorre conoscere l’Architettura come metodologia di lavoro interiore che pone il fondamento nell’Armonia. Infatti, il più importante degli obiettivi è da questo punto di vista la Radice dell’Armonia, che si attua attraverso l’esercizio e l’osservanza libera, creativa, dei valori iniziatici.

Nella quotidiana realtà in cui pregiudizio e ignoranza sono gli aspetti conditi dell’uso strumentale dell’informazione, l’iniziato dovrebbe oscillare virtuosamente fra la guida etica di valori stabili ed il Dubbio. Quest’ultimo non deve limitarsi ad atti precostituiti da dogmi ma spingere a proseguire con coraggio e fatica nella libera ricerca della parola perduta.

Il Dubbio, la ricerca filosofica, la difesa della libertà e della tolleranza, rappresentano alcuni importanti riferimenti per la nostra crescita. Ci stimolano a percorrere tutto ciò che contraddistingue il progresso del nostro lavoro speculativo, il quale in virtù della magia e della teurgia che sperimentiamo con i nostri lavori rituali, unitamente ai simboli, alla condivisione dei valori, aiuta a trasformarci progressivamente, secondo la sottile linea alchemica che alimenta l’Athanor dei nostri Templi interiori.

Sulla base di queste peculiarità, forse potremmo considerare il relativismo come un aspetto di una libera ricerca di conoscenza, di cui il dubbio fecondo contribuisce ad allargare gli aspetti di un orizzonte limitato e ristretto in termini di normale cognizione. Dunque, si passa dalla staticità alla dinamicità di una volontà di conoscere che compiamo nell’intimo di noi stessi. Per alcuni aspetti, il relativismo potrebbe essere un piglio mentale che ci impedirebbe di compiere il volo pindarico della speculazione filosofica e ci porterebbe a delineare la nostra eventuale conoscenza innanzi al fattivo reale al fine di distillarne il significato più profondo.

In questo, occorre interrogarsi sul perché un Massone potrebbe pretendere la ricerca di una conoscenza e non la verità soprattutto su sé stesso?

Nell’intima libertà, sviluppata attraverso le virtù del lavoro ermetico-esoterico, ognuno apre il proprio valico del sentore oltre la percezione fisica e soprattutto avanti i limiti della convenzionale conoscenza. Ecco che la verità quale prerogativa dello sviluppo di ricerca interiore nel corso del tempo, si sviluppa prevalentemente come conoscenza intuitiva. Il massone ispirato dall’amore per il sapere nella ricerca della bellezza non estetica (ricordiamo Kant e la 6^ Sephirah Tipheret), prosegue il periglioso percorso nell’intimo di sé stesso.

Il dubbio lo argina dagli stereotipi, dalle scorciatoie e da tutto ciò che è avvolto dal preconcetto, pur sapendo che solo la summa delle virtù auspicabilmente acquisite con la libertà del proprio pensare, parlare, agire, verso la luce, gli permetterà un confronto equo e soprattutto costruttivo innanzi ai propri errori riuscendo a trarre l’apogeo del valore.

Karl Popper annotava: l’errore commesso, individuato ed eliminato, è il debole segnale rosso che ci permette di venire fuori dalla caverna della nostra ignoranza. Quest’idea di libertà, in ultima analisi, si fonda su un atteggiamento socratico di ricerca della verità, consapevole che la sua scoperta può avvenire nelle forme più diverse. Tale atteggiamento svolge una funzione essenziale nel processo di crescita individuale dell’uomo.

Il Massone non dovrebbe fare a meno di constatare quanto questi aspetti siano oggi come ieri corrispondenti alla realtà contingente. La ricerca e con essa la possibile certezza misurata con la nostra modalità, sono spinte al fine di sradicarle dai loro ancoraggi insiti nell’individualismo passivo. Se solo parzialmente accettassimo la persistenza di queste posizioni, allora ma solo alla fine di uno specifico percorso formativo che dovrebbe portare ad una soglia metafisica, oltre la quale ogni cosa precedente finirebbe, ritengo che solo da quel momento, senza il minimo sforzo, il lavoro muratorio sarebbe infine del tutto superfluo; ma sappiamo che non è affatto facile arrivare a quel momento. È per questo occorre che il nostro percorso sia sempre concreto, illuminato ed azimutale.

Il nostro cammino non sarà mai facile se la conoscenza venisse confabulata e trasmutata attraverso verità precostituite di cui la stessa intelligenza-intuizione venisse destrutturata nella sua capacità di interrogarsi in piena libertà.

Dovremmo imparare a percepire il sottile che viene dall’intuizione oltre ogni convenevole conoscenza illusoria.

In questa compagine, citare Henry Louis Menchen, precursore della nuova letteratura americana, ci aiuta a riflettere soprattutto quando evidenzia che: “le minacce dell’inferno hanno avuto la loro utilità sociale… e non un argomento a sostegno della verità…”  

Purtroppo, si assiste a come un probabile, errato, senso di partecipazione ai vasti misteri lontani dalla realtà esoterica condivisa e convissuta, portino a concretizzare catafalchi di “umani vuoti” nella ricerca di orpelli e di gratificazioni del tutto effimere.

Menzionare lo scrittore statunitense Menchen dopo averlo attentamente ripercorso nella sua bibliografia, secondo una mia personale opinione e nel tumulto del mio pensiero, trovo una particolare affinità riconducibile all’opera muratoria che nella sua realtà di oggi andrebbe rimodellata. Ecco che, se pur limitati dalla inesorabile relatività delle cose, diviene categorico prendere sempre più consapevolezza del traguardo che ci siamo prefissati, i cui contorni sfumano in misura proporzionale alle possibili conoscenze raggiunte.

Dove è la verità o le verità… cui prodest? [Riferimento all’articolo del mese agosto\settembre 2023 della nostra rivista]

Il massone ma soprattutto noi, dovremmo sempre ricordarci che la certezza “ottusa” diviene una sorta di blocco della nostra progressione a differenza del dubbio intelligente, attivo, che è progresso. Come saggiamente scriveva l’economista George Elgozy, non è tanto importate rispondere al problema ma bensì porsi il problema.

Per questa ragione, credere che la Verità o le verità, a seconda di come ogni massone esprime a propria sensibilità iniziatica, può portare a trovare il mattone per completare l’intimo tempio? Sarà la spada di Damocle a recidere ogni oscurità innanzi alla forza della luce della vera conoscenza?

Noi Massoni siamo davvero “sani” relativisti? Oppure ne siamo agli antipodi?

L’ideale è la ricerca della Verità strettamente collegata prioritariamente alla conoscenza di sé stessi. Ogni aspettativa dell’uomo è progressiva e di conseguenza relativa. L’insegnamento mu-ratorio e il nostro metodo in particolare, non suggerisce alcuna verità come definitiva ma ci impone la sua ricerca.

Il relativismo è una parola malleabile ed affidabile a piacere come un chewing-gum; potrebbe essere un concetto inteso come un sinonimo di tolleranza, di libertà e per alcuni rappresenterebbe la rinuncia a priori, ad affermare una qualsiasi verità, un qualsiasi valore e quindi una conoscenza.

Soppesando i passi dell’antica filosofia presocratica con Protagora (V secolo a.C.) potremmo dedurne la centralità dell’opinione umana e la conseguente impossibilità di custodire una conoscenza immutabile e oggettiva. Emblematico è il suo principio filosofico: “L’uomo è misura di tutte le cose”. La filosofia in questo si è spostata dalla Φύσις (Physis) che all’origine indicava la forza della natura quale ordinatrice divina del Kosmos, verso l’Uomo ritenuto la misura di tutte le cose. Ecco che tra l’età di Omero (XIII-IX a.C.) e l’età di Socrate (seconda metà del V secolo a.C.) all’interno del galoppante pensiero greco, l’oggetto di indagine è la natura physis (la realtà prima e fondamentale, principio e causa di tutte le cose). La parola natura designa l’insieme delle cose e degli esseri presenti nell’universo, la cui derivazione latina gna (in greco gen) significa generazione, da cui il verbo latino nasci – nascere. Parallelamente il riferimento alla parola greca physis deriva dalla radice phyo (φύω), “genero”, “cresco”. Ecco che il punto physis indica l’insieme delle cose che esistono.

Su questo dovremmo riflettere al fine di comprendere l’essenzialità della personale ricerca posta nell’intimo illuminato dalla luce auspicabilmente libera e pura della conoscenza.

Ulteriore aggiunta la riscontriamo con il libro di Boezio “la consolazione della filosofia”, scritto nel corso della dolorosa prigionia di cui emerge la sua capacità di resistere alla sofferenza causata dalla crudele stupidità degli uomini, grazie proprio all’iniziazione.

Questa figura muliebre della filosofia dagli occhi ardenti, appariva gigantesca e nobile, la cui fronte toccava il cielo e fra le sue mani reggeva uno scettro e due volumi: l’uno aperto e l’altro chiuso.

L’importanza di tutto ciò lo desumiamo dalle parole di Boezio quando scrive che la vera nobiltà è conferita solo agli avi che hanno ricevuto l’iniziazione; solo grazie a questo canale tradizionale (aggiungeva), coloro che ne sono degni potranno ambire a partecipare ai Misteri. Ecco che in questo, l’uomo deificherà e conoscerà la profonda natura della vita.

La Massoneria seppure suddivisa in molteplici rivoli, è in generale una idea la cui essenzialità è paragonabile alle idee del mondo iperuranico di Platone. Questa specifica idea si concretizza nel nostro mondo, alle varie latitudini e longitudini di cui trova diverse manifestazioni fuori da ogni profanità, diventando l’incentivo della ricerca oltre quel qualunquismo di una società abietta e senza ragionevolezza nell’affrontare il dogma delle dottrine che di fatto nichilizzano il sapere aude.

Non è importante se qualcuno non è concorde con il pensiero kantiano ma occorre considerare come all’interno della Critica del Giudizio potremmo riscontrare riferimenti che non possono essere bypassati da quanti desiderano coscienziosamente addentrarsi in Massoneria. In più occasioni, ho evidenziato come il bello e il sublime possano aprire uno scenario di studio valevole, ad esempio, soprattutto per l’Apprendista d’arte e per il Compagno d’arte.

Ricercare l’equilibrio sotto la Volta Stellata; nella ricerca della verità i massoni lavorano per porre un freno all’intime passioni… ricordiamo il cinto che sorregge il grembiule. Kant nel suo pensiero ci porta a riscontrare una analogia nel mettere un freno alle passioni. Insomma, cos’è questo freno per noi massoni speculativi che ritroviamo depositato all’interno dei nostri rituali (ad esempio la simbologia degli Assiri nella leggenda del grado di Compagno)? Proprio questo significato deve edificare nell’intimo, il suo senso libero verso quell’oltre in cui la luce non cesserà di tramontare.

La storia dell’uomo perennemente in catene (J.J. Rousseau) è tangente alla storia di un’evoluzione spesso abiurata di cui l’architettura e l’ermetismo hanno trasmesso il profondo e arcano segreto di una conoscenza. L’uomo edificatore è stato con la sua ricerca, da un lato campione del progresso della civiltà e dall’altro custode della tradizione. Non dimentichiamo il rapporto dell’uomo con la pietra, il cui legame antico e legato al sacro. Le pietre come manifestazioni di una conoscenza, il collegamento con Hermes e con la pietra grezza, richiamano ermeticamente elementi presenti a livello inconscio e spesso non afferrabili.

Un rapporto tra l’uomo e la pietra è ripreso nello scritto di Pausania (VII, 22,4) cui si rimanda [i Greci rendevano onori divini non a statue ma a pietre non lavorate “argoi lithoi”]. Dunque, solo la Tradizione potrà garantire il contenuto del Rito, e solo rispettandone e difendendone i principi, possiamo salvaguardarne la continuità, l’integrità e l’efficacia.

La peculiarità di ogni uomo è tessuta dalla capacità di elaborare e intuire ogni cosa possibile cercando di stabilire un approfondimento sulle possibili cause e sugli effetti che determinano gradino dopo gradino una nuova ipotesi di conoscenza. Cercare la verità, oltre a comportare una serie di interazioni con varie fonti, deve convivere con la nostra formazione e solo dopo aver interiorizzato i concetti, si potrà tentare di dare una possibile risposta ai nostri interrogativi di partenza per poi proseguire.

Antropologicamente l’uomo si è posto attente domande sulla propria esistenza.

Sensibilizzato dall’ineluttabilità della morte, ha cercato di comprendere il senso della propria vita affrontando con una possibile chiave di lettura per risposte immemorabili a: “chi siamo”, “da dove veniamo” e “dove andiamo”.

Dalla notte dei tempi questi tre interrogativi hanno avuto collegamenti diversi di cui la stessa ricerca del pensiero filosofico ha percorso un cammino isolato; condizione che ha visto in altri aspetti, una comunanza con la ricerca scientifica e religiosa.

Il mondo profano cerca possibili risposte per le domande esistenziali, all’interno delle teorie moderne, ma noi come Massoni, abbiamo interiorizzato una faticosa strada per la ricerca della verità nella piena condivisione in merito alla saggezza delle nostre antichissime tradizioni iniziatiche. Trattasi di un metodo di lavoro che si sviluppa appieno in sintonia, in primis, con sé stessi e con i fratelli al fine di attivare ogni funzione di ricerca libera e armoniosa. Noi liberi muratori speculativi dobbiamo lavorare con metodo e rigore affinché possiamo elevare le nostre capacità cognitive nell’ardua impresa della ricerca della verità, ponendoci sempre l’interrogativo di chi siamo per poi proseguire il viaggio del nostro divenire.

Purtroppo, a volte accade che questo percorso sia intrapreso al contrario proprio a causa dell’assoluta individualità dell’agire dell’uomo. 

Intendere il significato della vita nella comprensione più articolata della mente dell’uomo, innanzi ai tre interrogativi dell’antropologia di cui sopra, in molti tra filosofi e linguisti si sono incamminati nel formulare teorie rivoluzionarie sul modo di percepire il mondo. Tra le più eminenti la teoria di Sapir-Whorf, nota anche come relativismo linguistico, ci porta a considerare come il nostro linguaggio determini un ruolo cruciale nella formazione della nostra realtà. In questa teoria il “determinismo linguistico forte” contestualizza come la lingua fissi il modo di interpretare il mondo, da parte dell’uomo; in maniera semplice, se due persone parlano due lingue, avranno parole e concetti per esprimere idee completamente diverse sulla medesima realtà. Invece il “determinismo linguistico debole” indica che la lingua ha un’influenza significativa sulla percezione e sul pensiero, ma di fatto non la determina completamente. Le lingue influenzano il mondo come lo intendiamo, ma non ci determinano in maniera specifica. Questo ci porta a riflettere come la lingua agisca in determinati contesti, ovvero, come una lente che ci permette di vedere la realtà che però non è l’identica realtà.

Qui troviamo un trait d’union con lo studio simbolico che compiamo accedendo in ogni Camera di lavoro del N.V.R. Mentre approfondiamo il potenziale connubio con il linguaggio ermetico e la percezione del mondo, si aprono porte sempre più enigmatiche sul mistero della vita all’unisono con la pluralità delle prospettive offerte dall’insegnamento iniziatico.

Nella ricerca nel mondo della materialità, l’uomo non è messo al centro. La ricerca nel campo della mente e della fisica prescindono dall’uomo, in quanto non ritenuto elemento fondamentale nell’ambita ricerca della verità.

Nel mondo esoterico, massonico la ricerca passa dall’uomo, l’esortazione socratica “conosci te stesso” emerge in ogni istante dell’intimo percorso; già nella Cripta della Piramide riflettendo sull’acrostico V.I.T.R.I.O.L. ci esorta a rivolgere in noi la ricerca della pietra occulta.

L’uso metafisico degli utensili dell’arte muratoria, deve agire in simbiosi all’interno dei nostri stati percettivi mentali di uomini liberi, orientati grazie alla ritualità verso una continua ricerca introspettiva.

In questa attualità così appariscente, la ricerca delle risposte attraverso l’osservazione dei fenomeni esteriori deve, come ribadito, partire da sé stessi. Questo presupposto ci permette di capovolgere il concetto di ricerca rispetto alla classicità utilizzata dall’uomo; essere liberi significa riuscire ad affrontare ogni argomento senza condizionamenti.

Il Massone è definito per antonomasia Uomo del dubbio e può sembrare una contraddizione; eppure questa condizione è preliminare alla ricerca della verità e il dubbio per l’iniziato diviene uno dei metodi più efficaci per la propria formazione. In questa maniera va aumentando così la propria conoscenza, il proprio spirito critico, la propria maturità interiore.

Quello che conta è la prova che prelude a una trasformazione; in altre parole migliorare sé stessi nel saper reggere la verità.

Proprio quella ricerca di cambiamento porta a bussare alla porta della Piramide ed il neofita è un uomo che chiede di vivere nello spirito della verità.

Cambiare sé stessi potrebbe significare passare di verità in verità senza fissarsi su nessuna, senza fossilizzarsi su di un dogmatismo e senza per questo essere scettici.

In questo l’iniziato progressivamente consapevole di sé, attua il viaggio per la trasformazione del conoscente nel già conosciuto, per auto-realizzarsi nell’individuare l’espansione della possibilità ricercata della conoscenza nel suo valore, nella sua pienezza e nella sua verità. Si ripropone in fasi sequenziali (anche parallele) sintetiche ed essenziali nell’uso critico della parola-simbolo, fino a giungere alla più utile rarefazione del suo punto di configurazioni sincretiche.

Le immagini sensibili, intese come idee disorganizzate, si trasformano in idee chiare e distinte anche se non esauriscono la realtà.

Ecco che l’esperienza reale per il massone potrebbe diventare un universo complesso che farebbe emerge ambiti alternativi (dal magico al mitico-simbolico), in cui s’intrecciano aspetti di una ricerca che permette di individuare un livello non esplorato di conoscenza. Ogni concetto che afferra il reale della nostra ricerca, lo coglie inadeguatamente o incompiutamente; la verità è al di là di quanto si possa concepire.

La discesa suggerita dal V.I.T.R.I.O.L. nell’elemento Terra, nelle ombre, determina molteplici immagini quando ci si rivolge all’interno per conoscere sé stessi.

La polifunzionalità dei rimandi negli schemi presentati dall’IO che risponde, porta alla realizzazione di aspetti pregni di significato.

Un eventuale cambiamento nella struttura della ricerca, avviene nel percepire e forse comprendere, pensando anche con la propria idealità quale processo del proprio divenire continuo. In questa ricerca il viaggio diventa l’intuizione delle assenze e la libertà è la piena avvedutezza dell’esigenza dell’ignoto o meglio, quel confine che in un passato era ritenuto invalicabile per il profano.

L’iniziato dovrebbe sentire quella necessità di indagare oltre il velo dei simboli (ad esempio, rappresentato in alcune versioni della Papessa: 2^ arcano dei tarocchi conosciuta anche come la sacerdotessa o come Iside), con l’esigenza di trasformare in atto conoscitivo, una rappresentazione del nuovo che riempie i vuoti progressi.

Il viaggio dell’iniziato è connesso allo spazio in quanto si muove in un dove, ed ecco che diviene rituale proiettandosi in uno spazio inconoscibile, definibile sacro, in cui il tempo e lo spazio si annullano e si trasformano in un non tempo e in una a-spazialità, in cui non esiste linearità ma bensì sincronicità, che trasforma percettivamente i parametri spazio-temporali in un qui e ora, in un contemporaneamente.

Nel desiderio di percepirsi come unità, è possibile solo agire come colui che viaggia verso la verità, in uno spazio e in un tempo, comunque e sempre, non apparentemente identificabili, perché rendono attuabile il passaggio da uno stato di coscienza all’altro.

Allora interiorizzare il valore del viaggio che compiamo, in modo consapevole, diviene indispensabile, poiché è l’unica via che porta alla presa di coscienza del proprio status verso l’anelata verità.

Il percorso che compiamo è probabilmente motivato dalla nostalgia di un’esistenza che è, e che viene ricercata grazie alla Luce che illumina la capacità dell’iniziato di potersi percepire come l’Essere Uno.

Il relativismo si frappone all’essere cieco (Tiresia… ricordiamo il suo riferimento mitologico), in quanto è una condizione manifesta di un progetto di ricerca di verità, come viaggio iniziatico in quanto sarebbe finalizzato al ritrovamento di un qualcosa di sconosciuto, linguisticamente delimitato, da ridefinire in termini di percezione, poi di comprensione e di riconoscimento (o di non riconoscimento).

L’illuminazione, il saper vedere baconianamente, avviene in modo non lineare ma a salti di livello. La via per tendere verso la verità è nell’uomo stesso; virtù e conoscenza sono un itinerario senza fine: il segno del ritorno all’Uno

all’Origine.

Il massone se comprende il profondo senso della rinascita iniziatica ritrova le ragioni dell’infinito sé stesso. Il lavoro che compie su sé stesso diviene essenziale per indagare e giungere all’intima natura delle cose e della verità.

Come riconoscerà ciò che è rispetto a ciò che non è, ciò che sembra da ciò che deve essere? L’apprendista osserva, medita e tenta d’intuire nel silenzio; con esso vuole vedere, perché gli è dato di vedere e nel silenzio esprime la volontà di vedere. L’insegnamento muratorio lo guida nella conoscenza dell’uso degli utensili su di sé per esternare l’intima natura e metterla in comunione con altri sé: l’uomo iniziato è lo strumento per riconoscere il sé verità.

Il Tempio della Verità universale prosegue nella sua storia e la ripercorre anche all’indietro, in un processo di rivisitazione e di conoscenza, ma soprattutto di separazione tra luce e ombra.

La scelta del percorso è determinante per cogliere l’essenzialità della Vera Luce, aspetto non comprensibile sotto molte fattezze delle dottrine conformate e detentrici di verità assolute.

Orientarsi e riconoscersi in questo viaggio di ricerca, la via che ri-porta al sé-Tempio, al sé-luce, al sé-Verità, è al di là dei condizionamenti delle abitudini dottrinarie. Chiedete e riceverete [LA LUCE], cercate e troverete [LA VERITÀ], bussate e vi sarà aperto [LA PORTA DEL TEMPIO].

Orientarsi è cercare l’Oriente, sorgente di luce; orientarsi è saper ascoltare l’Oriente quale fonte di verità.

Il gesto-rito risveglia la coscienza in armonia d’azione e diviene il simbolo di verità in azione. La Luce della conoscenza spinge invece a provare a capire…Spetta a noi rendere questa Luce un sostegno e non una barriera accecante, spetta al nostro umile lavoro utilizzarla per rendere più definito il nostro obiettivo, per illuminare la nostra strada Non pensiamo che illuminarla ci dia la certezza del dove e come andare… la certezza non esiste, a mio avviso, in nulla.

In proposito, penso sia facile cadere nella tentazione di dimenticare di essere uomini del Dubbio; ritengo invece che il Dubbio ci debba accompagnare SEMPRE e suggerisco SEMPRE. Il Dubbio ci mantiene aperta la mente e mente aperta, a mio avviso, vuol dire libertà, libertà di pensiero, di confronto, di azione in noi, tra noi, e oltre noi.

Da sempre, la ricerca ha tessuto pagine relative al problema della verità; tutto il pensiero platonico ha inondato di bellezza le successive tesi filosofiche.

L’aspro Lucrezio negò tra i primi, la parola alle religioni accusandole al tribunale della Storia, di plagiare gli uomini. In questo retaggio, l’insegnamento muratorio si prefigge di diradare le immense tenebre che affliggono l’uomo. Di fatto, resta incontrovertibile che laddove il dogma si conclama avverso la valenza della laicità, là rimane annidato il pericolo che destruttura la società fino a quando non riuscirà a liberarsene.

Essere sé stessi nella valenza di un denominatore comune, ci permette di oltrepassare il timore materiale di cui la sete e potere spirituale sulle masse ha reso egemone un potere camaleontico. Oggi non possiamo vivere accecati dal solo perbenismo e l’uomo è divenuto il prodotto di forze evolute ma cieche di finalità.

L’antica alleanza tra Dio e l’uomo si è forse infranta: l’uomo potrebbe ritenere di essere indifferente all’universo da cui è emerso e il suo dovere come il suo destino, non sarebbe scritto in nessun luogo, come scriveva saggiamente Jacques Monod premio Nobel per la medicina nel 1965.

In questa sintesi, il nostro simbolismo ci permette di avvicinarci alla Verità, ma occorre ribadire che ogni elemento simbolico o metafora, proprio per il suo aspetto, è intuitivamente decodificabile in modo strettamente personale.

Il riferimento filosofico sul concetto di relativismo ci porta al riconoscimento del valore mai oggettivo o assoluto, sia della conoscenza, dei criteri (relativismo gnoseologico), sia dei principi e giudizi etici (relativismo etico), che variano da individuo a individuo. Ogni cultura detiene il proprio criterio, la cui validità inizia e termina con esso, di cui l’idea della conoscenza obiettiva è l’unica fonte di verità che il Massone dovrebbe perennemente cercare.

Il relativismo gnoseologico considera la conoscenza inidonea a comprendere la realtà e nega nella sua assolutezza oggettiva, la possibilità di verità assolute.

La critica sulla verità porta ad una forma radicale di relativismo di cui per ognuno diviene vera la propria percezione soggettiva.

Il relativismo viene confuso e considerato attraente e l’atteggiamento di chi non erige le proprie convinzioni a dogmi inattaccabili dal-la critica ma è pronto a rivederle alla luce del confronto, mostra di fatto la sua disponibilità al dialogo innanzi alle tematiche altrui.

Altro aspetto del relativismo viene trovato nella tolleranza.

In merito, il relativismo etico normativo in alcune sue particolarità, addice una certa forma di tolleranza, perché riporta come ogni cultura non deve interferire con l’ideologia delle altre culture. In questo, occorre sottolineare che il relativismo normativo non riporta in nessuna delle sue specificità la tolleranza alla quale si è abituati attribuire valore, ossia la non interferenza del potere in alcuni ambiti dell’agire dell’uomo, come la manifestazione del pensiero o della professione di fede; esso stabilisce la validità alle regole di ogni cultura, a prescindere a ciò che garantiscono o non garantiscono la libertà del pensiero o qualunque altra libertà.

In questo scenario abbiamo come il valore della tolleranza si avvalga del relativismo metaetico o lo scetticismo metaetico, in quanto solo la convinzione che in etica vi siano molte verità o nessuna verità non trova ragione per imporre agli altri le nostre credenze morali o per determinare comportamenti che appaiono corretti.

Considerando il momento così violento, le riflessioni del docente di teoria generale del diritto Diciotti trovano un palese riscontro: “Alcuni sembrano infine ritenere che dal relativismo segua il pacifismo e dal suo opposto la legittimazione della guerra, almeno in alcune circostanze. In particolare, vengono addossate responsabilità belliche alle dottrine morali universaliste che fanno proprio il valore della democrazia o l’idea dei diritti umani.”

Mi interessa approfondire i riflessi che il relativismo ha determinato in maniera contrastante con la Massoneria e soprattutto, come i liberi muratori si pongano alla ricerca della verità.

Una delle tante critiche nate e rivolte per lo più da strutture confessionali, è quella che la Massoneria non detenga alcuna dottrina, ma solo una modalità di ricerca che per la sua valenza si pone nel vago e sotto il dominio del relativismo.

Per questa ragione del tutto opinabile, la visione della verità, la gnosi, non si può raggiungere meramente per semplice definizione o peggio nemmeno in maniera concepibile, in quanto tutte le conoscenze umane detengono aspettative imperfette, determinate da un particolare periodo storico o da una certa cultura, modificabili e superabili proprio innanzi alla variazione del tempo e dello spazio; per questo devono considerarsi accettabili con la dovuta prudenza in quanto destinate a cambiare nel tempo. Questo fatto per alcuni, il pensiero latomistico sarebbe vanificato in quanto anch’esso relativo e non fonderebbe le sue affermazioni etiche e metafisiche su un fondamento incontrovertibile.

Se approfondiamo questi aspetti, per alcuni massoni poco attenti potrebbe trovare un possibile appagamento, in quanto non sono sempre consapevoli della portata di alcune diatribe che nella loro apparenza, per quanto innocue e attraenti, non recepiscono che la libera ragione umana; ovvero, l’unico sistema di misura accettabile innanzi al positivismo scettico, che in ultima analisi si riduce da sé al silenzio e di fatto conduce a rinunciare a qualunque interrogativo.

Questa disamina deve portare a comprendere il fenomeno massonico posto innanzi alle analisi che emergono in questa diatriba, pur considerando che spesso, sono accettate purtroppo sia da massoni ma anche da chi tratteggia fantasiose e disarmoniche storielle di basso conio.

Non è affatto un caso che l’Apprendista d’Arte, proprio perché all’inizio del suo lavoro, non possieda una giusta qualificazione massonica, volendo con questo indicare che rappresenta simbolicamente un punto di confine con un pensiero grezzo intriso dalla profanità. Per questo necessità capire se il neofita in silenzio sia pronto interiormente a varcare le possenti Colonne. In questo Grado il continuo rimuginare di pensieri nei suoi variopinti aspetti presentati come essenza del proprio status, diviene determinante per i Maestri che seguono il cammino iniziatico.

La verità massonica è una verità personale che emerge nel corso del cammino iniziatico. Ognuno è creatore della propria verità, nella propria coscienza.

La caratteristica della verità massonica è quella di essere molteplice. Cioè, contro ogni dogmatismo, sia politico, che religioso. Di conseguenza, nella costante ricerca della verità, gli iniziati non accettano ostacoli e non impongono limiti.

Essendo il dominio del vero completamente inconoscibile, apre tutte le possibilità. Non possiamo darci alcun limite nella nostra ricerca. Se ogni verità è diversa a seconda di ogni individuo, ciò deve essere inteso come un elogio della differenza e della tolleranza; uno dei suoi pilastri.

In questo crogiuolo, ogni fratello troverà la sua verità attraverso il rito e la luce che illumina il profondo di sé stesso solo quando nulla si oppone al suo splendore.

Nel mondo secolare, il valore delle cose e degli onori è relativo. Nel mondo iniziatico-massonico, lavoriamo per raggiungere l’unità e la realtà ultima.

È quindi la nostra visione che cambia e non il mondo. La nostra visione si è ampliata, siamo in costante ascesa e la verità sta gradualmente rimuovendo in noi il velo delle illusioni.

Progressivamente, ci conduce sempre più in alto, come in una spirale ascendente. Volendo avanzare sulla via della Conoscenza, la nostra consapevolezza dell’universo diventa proporzionale alla qualità e quantità di energia che liberiamo durante la nostra ricerca.

Quando cerchiamo, abbiamo una direzione, un obiettivo. Ma questo obiettivo non è il più importante. L’importante è iniziare. La verità è anche ricerca della Luce e ce n’è una sola, la Grande Luce. Penso che, quando parliamo di verità personale, parliamo della nostra stessa costruzione. Un’immagine molto conosciuta è quella della Verità che esce da un pozzo [dell’artista francese Jean-Léon Gérôme]. Ciò implica che si può rinascere solo emergendo dal proprio caos interiore, per raggiungere una ricomposizione personale.

Questa sarà solo la nostra verità che, se non sarà Universale, meriterà comunque di essere scritta con la V maiuscola.

L’articolo è contenuto nel numero di Maggio 2024 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

Il nostro cammino non sarà mai facile se la conoscenza venisse confabulata e trasmutata attraverso verità precostituite di cui la stessa intelligenza-intuizione venisse destrutturata nella sua capacità di interrogarsi in piena libertà. Dovremmo imparare a percepire il sottile che viene dall’intuizione oltre ogni convenevole conoscenza illusoria.

CATEGORIE:

Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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