Riconoscersi

Sappiamo che non è mai facile addentrarsi nella personale interiorità e non lo è maggiormente, tentare d’interagire in modo “luminoso” con l’ambito metafisico. Ad ogni modo, però, se provassimo ad intuire tutte le cose fisiche con la loro radice solo nel modo che a loro necessita, nei poteri spirituali, eterici, sottili e incorruttibili, restando forse collegate (in particolare per quanto attiene all’umanità) a quello che alcuni hanno descritto come “respiro divino” (Ruack kabbalistico), allora questi poteri dovrebbero poi discendere e trasferirsi in quella fisicità e nel modo che sarebbe richiesto dalla programmazione del Creatore. Così, con questo punto di vista, le sfere celesti con tutte le loro stelle, i loro Signori, sarebbero state create e programmate per questa misteriosa finalità.

Però, visto ciò che sta accadendo ovunque nel mondo e inevitabilmente anche nei cosiddetti percorsi iniziatici che ci sono più noti, immagino che possa essere utile focalizzare l’attenzione sulle specificità della nostra via che similmente ad altre, nasce dall’esigenza di dare un’organizzazione umana a qualche cosa che auspichiamo sia influenzata dallo Spirito. Questo, senza sottovalutare il problema che permea ogni ambito materiale, il quale, in qualche modo, è comunque sempre condizionato dai tempi e dai costumi del luogo (è indispensabile non scordarsene).

Da un punto di vista mistico-esoterico, la finalità implicita è quella di permettere ad ogni singolo uomo o donna animati da “desiderio di conoscenza e di miglioramento interiore”, di approfondire studi e ricerche per favorire, soprattutto la possibilità di conseguire i personali obiettivi di rigenerazione e di reintegrazione spirituale in quelli che ognuno intuisce possano essere i livelli originali.

Quindi, portando l’attenzione su ciò che si stia facendo della nostra Obbedienza/Rito, sarà importante, al di là della forma estetica, simbolica, che possa caratterizzare la liturgia delle molteplici Camere di Lavoro, constatare coscientemente la regolarità, la legittimità e la correttezza delle operazioni iniziatiche.

Inoltre, tutto ciò che pensiamo, diciamo e operiamo, dovrà trovare un chiaro riscontro armonico con la nostra coscienza e con la personale modalità esistenziale nella quotidianità.

Senza riscontri, il desiderio di realizzazione privo di volontà depurata dai condizionamenti passionali, rimarrà solo una sterile esigenza dell’Io, consistente in un impulso diretto a fantasticare di possedere qualche cosa di esterno a sé stessi.

Il nostro Corpo Massonico se riuscirà a conservarsi iniziatico e tradizionale, continuerà anche a trasmettere le proprie conoscenze finalizzate alla conquista del mutamento di stato dell’essere che dovrebbe realizzarsi come conseguenza di ogni vera iniziazione.

Mi sto riferendo alla rigenerazione spirituale di ogni singolo adepto, la quale ovviamente, nella sua interazione con l’ambito metafisico, è indiscutibilmente soggettiva, intima ed esclusiva per ognuno; quindi, allorché fosse conseguita, non potrebbe essere oggettivamente descritta anche volendolo. Riguarda infatti, una possibile ma non “scontata” realizzazione interiore (emersione concreta del Sé proporzionale alla dissoluzione dell’IO) a cui (è bene ricordarselo continuamente) non si perviene limitandosi solamente a “subire” iniziazioni od approfondendo esclusivamente la cultura letteraria.

Per tutto questo, la nostra metodologia formativa tende a suggerire la necessità di ricercare e di ritrovare la propria essenza spirituale; conseguentemente, di rendere omaggio al Supremo Artefice del nostro Essere anche attraverso la pratica quotidiana in cui è opportuno ritagliare un tempo e uno spazio assolutamente indispensabili, al fine di rivolgere la mente nella propria interiorità e contemporaneamente a predisporsi per riuscire ad interagire con l’ambito metafisico.

Così, se ogni singolo ricercatore sarà supportato da uno stato dell’essere spirituale progressivamente depurato, anche gli studi di materie provenienti da filoni tradizioni come ad esempio: Ermetismo-Alchimia, Astrologia, Kabbalah, ecc. (senza scordare: religioni, filosofia, miti, leggende, favole), avranno una chiara potenzialità per la conseguente efficace ricerca tra loro, di eventuali analogie e convergenze.

L’azione dei singoli che perseguono un obiettivo di perfezionamento spirituale e quindi, il rafforzamento del proprio carattere, tenderà a sommarsi a quella collettiva, per migliorare l’intera Fratellanza umana.

Prima di qualsiasi altro obiettivo, il fondamento prioritario del nostro metodo, è quello di acquisire conoscenza di sé stessi.

Secondo il nostro punto di vista, senza questa premessa, è impossibile qualsiasi opera e i testi liturgici delle varie Camere, potrebbero apparire oscuri, sfuggenti. Infatti, agli occhi di un profano (ma purtroppo, a volte, non solo), non si evidenzierebbe subito l’esigenza di tale conoscenza.

In genere, i tanti suggerimenti simbolici si presentano spesso misteriosi. Ad esempio, quelli del “Solve et Coagula” spesso echeggianti, sia nell’Acronimo (V.I.T.R.I.O.L.), che nelle identificazioni delle colonne d’ingresso al Tempio, inducono l’esigenza di prendere in considerazione anche altri simboli come quello dell’Athanor (interiorità animica-spirituale, sigillata rispetto alle influenze esterne, in un ambito ove sia opportuno eseguire la “digestione alchemica”).

Da un certo punto di vista, i nostri testi rituali oltre ai momenti teurgici, potrebbero apparire come delle note allegoriche, dei messaggi, delle tracce utili solo a coloro che oltre ad averne il desiderio, possiedano anche la volontà per rendersi idonei a decriptare quanto sia necessario e possibile.

Infatti, senza una particolare forma emergente dello stato dell’essere, non sarà affatto facile leggere il testo, ma soprattutto non si avrà grandi possibilità di comprenderlo.

La nostra formazione è costituita da suggerimenti simbolici per sviluppi spirituali, animici, che devono trovare poi corrispondenza anche nella materia; quindi, non si tratta solo di teorie speculative.

Le operazioni (pensieri, parole, azioni) vanno compiute, realizzate effettivamente dentro e fuori sé stessi.

L’evoluzione interiore va vissuta realmente nell’intimità del proprio essere e nella quotidianità materiale, ma se ne devono avere sempre riscontri.

La personale essenza che potremmo definire per comodità: il “Sé” (però senza alcun collegamento con le nomenclature psicologiche o psicanalitiche), non necessita di essere pensata. Infatti non è un concetto da definire e da configurare idealmente, formulandolo e utilizzandolo sul piano logico, pratico.

Per immaginarla più o meno grossolanamente, si potrebbe dire semplicemente: “Essere”.

Ovvero, si tratta di ciò di cui non ci si potrà mai spogliare, a differenza di quei metalli (passioni, gusci, emozioni, ecc.) che a tutti, sin dal primo istante d’ingresso in una nostra Piramide, è stato richiesto d’abbandonare; ma poi si è scoperto che riuscire a farlo veramente, non è né facile, né semplice.

Però, se si volesse insistere a voler identificare la personale essenza con un qualche concetto, ovvero con un pensiero definito e idealmente configurato, solamente perché per chissà quale motivo, si prediligerebbe indicarla con un termine, vuol dire che forse il nostro percorso non è adatto a chi la pensi così e che, probabilmente intenda continuare con buona probabilità, a voler confondere sé stesso.

Però, per chi lo voglia veramente, questo “Essere” deve essere conosciuto e realizzato.

Per riuscirci, è indispensabile conoscere Sé stessi. Ovvero, è necessario cercare, tentare, di sapere chi siamo “in profondità”. Quindi, anche chi o cosa sia ciò che induce insistentemente alcuni a intuire che la realtà non sia solo ciò che percepiscono tramite i cinque sensi.

Da quanto ho accennato, potrebbe facilmente dedursi che come per ogni percorso iniziatico ancora “sano”, le nostre liturgie, da sole, servono solo ad indicarci un metodo per camminare correttamente ed i momenti teurgici in esse contenuti, a stimolare l’essenza animica dei partecipanti per interagire con l’ambito metafisico.

Quindi, le identificazioni esteriori, i vestimenti vari, corrispondenti ai molteplici gradi, sono propedeutici a ricoprire funzioni organizzative necessarie per un’aggregazione umana, mentre contemporaneamente, la ricerca della propria conoscenza predispone ad abbandonare progressivamente qualsiasi identificazione o etichetta, con l’obiettivo d’imparare a divenire buoni osservatori dentro e fuori sé stessi, in modo prevalentemente solitario.

Infatti, se da un lato i nostri momenti teurgici si svolgono necessariamente in modo corale, contemporaneamente si comprende che il viaggio interiore è solitario e che nessuno può lavorare al posto del singolo soggetto, il quale deve poter contare principalmente sulle sue sole forze.

Quindi, i testi rituali, i Maestri, possono servire soprattutto come riferimenti di controllo e di conferma della correttezza di quanto si stia compiendo per ritrovarsi e conoscersi.

Ad ogni modo, come già accennato, poiché da qualche parte è necessario iniziare a muovere alcuni passi sul cammino che il nostro Rito suggerisce, è scontato che ci si possa imbattere frequentemente in raffigurazioni simboliche, a volte alchemiche oppure kabbalistiche, a volte astrologiche; spesso in tutte queste assieme ed in tante altre, contemporaneamente.

Negli anni, mi è parso d’intuire che l’approccio a queste materie possa rappresentare un’opportunità per cercare di intuire meglio ma poi anche di comprendere un pochino di più e con tutte le cautele necessarie, almeno l’enorme complessità e contemporaneamente l’unicità dell’esistenza personale (a volte, forse non solo di questa).

Mi è sembrato di poter intendere una maggior conoscenza, come la presa di coscienza di sé stessi e di ciò che ci circonda, considerandola né buona, né cattiva.

Non è sempre stato così, perché forse, una probabile differenza percettiva e reattiva nel tempo, potrebbe essere dipesa principalmente da ciò che avvolgeva il personale stato dell’essere, mentre tentavo progressivamente di acquisirla; quindi dalla qualità dei pensieri, delle parole e delle azioni conseguenti, ovvero poi, dalle scelte le quali hanno sempre delle conseguenze interiori ed esterne.

Così, immagino che un adepto sperimentando l’applicazione dei personali “studi”, potrebbe passare attraverso diverse fasi d’osservazione, interiori ed esteriori con caratteristiche specifiche, le quali se comprese, potrebbero contribuire ad agevolargli il percorso verso quei livelli spirituali superiori che, secondo un punto di vista mistico-esoterico, lo porterebbero ad avvicinarsi a quella “Luce” da cui ogni cosa avrebbe avuto principio.

Però, non solo all’inizio, dovrebbe prendere umilmente coscienza della sua ignoranza e dalla totale mancanza di conoscenza riguardo: sé stesso, l’ambito metafisico e la realtà.

In qualche caso, dovrebbe smantellare una grande quantità di notizie, dati, convincimenti errati (ecco di nuovo l’indispensabile azione del “Solve”).

Sarà indispensabile riuscirci, soprattutto nella società odierna dove ci si limita a vivere secondo le percezioni sensoriali, fisiche, con una sempre più spiccata tendenza all’edonismo. Tutto questo, supportato da estensioni tecnologiche che inducono a non pensare e ad accumulare passivamente informazioni senza particolare discernimento.

Un eventuale tentativo di dirigersi oltre gli elementi contingenti dell’esperienza sensibile per acquisire scintille di Conoscenza e di Verità, potrebbe intendersi come un auspicio a riuscire indagare quegli aspetti di sé stessi che si intuiscono più autentici e fondamentali della realtà, secondo una prospettiva più ampia, universale e possibile.

Ad ogni modo, coloro i quali avendo una particolare predisposizione mentale, scegliessero di volersi conoscere, almeno in una prima fase del “Solve”, addentrandosi anche negli studi dell’Astrologia (però questa materia potrebbe svelarsi ostica per qualcuno), potrebbero poi notare che l’eventuale possibilità di comprensione delle leggi che regolerebbero questa ipotetica influenza delle stelle, è spesso limitata. Da un punto di vista mistico, lo sarebbe perché funzionale a ciò che la Saggezza Suprema avrebbe decretato essere appropriato per ognuno, dal momento che alcune delle sue vie sarebbero conosciute solo secondo le nostre limitate modalità percettive (ad esempio spazio-tempo lineari) e lo specifico stato dell’essere di coloro che le osservassero.

Lo svelamento al di là di certi tempi e in modi specifici, oltre che in altri luoghi, con innumerevoli distinzioni e dettagli, sarebbero determinati con grande precisione, solo secondo ciò che sarebbe appropriato per il perfezionamento delle creature.

Per riuscire a trarre conoscenza da qualsiasi metodo si intraprenda, come suggeriscono anche gli ermetisti, rimane comunque una particolare necessità; ovvero che in ogni caso, si dovrebbe in modo prioritario, tentare di riuscire progressivamente ad utilizzare la mente in modo particolare affinché i pensieri, le immagini, le suggestioni della quotidianità riescano a divenire fluidi, non importanti, privi di “rumore”. Allora all’improvviso, senza più alcuno sforzo, si potrebbe aprire un varco attraverso ciò che avvolge la cosciente consapevolezza di sé. Quindi, a livello propedeutico, eventuali metodi riconducibili alle meditazioni (quelle strutturate per argomenti e scale d’importanza, mi appaiono molto interessanti ed efficaci) potrebbero mescolarsi facilmente anche a quelli astrologici.

Riuscendoci, ci si sentirà liberi di conoscersi e di contemplarsi con piena, fredda concentrazione, prendendo coscienza di sé e acquisendo auspicabilmente quelle scintille di Conoscenza che alcuni filoni kabbalistici individuano possibili, come conseguenza del raggiungimento di un’elevata evoluzione spirituale, essendo forse pervenuti nel misterioso livello di “Daat”.

Quindi, nella strana forma (soprattutto per i profani) di “osservatori di sé stessi”, si potrà poi scegliere e concretizzarne le conseguenze anche nel vivere quotidiano, senza alcun particolare coinvolgimento emotivo.

Ricapitolando, sarà bene comprendere che per tentare di sperimentare quanto ho accennato, è necessario abbandonare il superfluo ma evitando di scivolare in una inutile insensibilità; per questo suggerisco come sempre: attenzione e consapevolezza.  È inoltre importante farlo intelligentemente dal momento che l’ego probabilmente in queste fasi, non è ancora amalgamato con il Sé in posizione dominante. Così, se l’attenzione fosse troppo forte, potrebbe trascinare di nuovo ogni cosa all’esterno nel dominio dell’IO. Ne conseguirebbe che l’individuo potrebbe sentirsi presuntuoso, con sopravvalutazione della propria importanza, con fantasie deliranti di onnipotenza, narcisismo, autostima gonfiata e credenze illusorie.

Nell’insieme, queste si svelerebbero per separazione; sarebbero prodotte quando l’ego si separasse dal tutto.

Nel tentativo di conoscersi, suppongo sia interessante notare che anche da un punto di vista mistico, lo spirito e l’anima potrebbero formare due “strutture” sottili che si unirebbero nel profondo principio dell’essere. Tra le finalità di un percorso come il nostro, c’è quindi quello di suggerire come operare l’armonia dei contrari. Ad esempio, nell’individualità mondana: mente e cuore, fuoco e acqua, appaiono come contrapposti e complementari.

La visione del mondo potrebbe essere trasformata, non vivendo più nella conflittualità individuabile, ad esempio, nelle contrapposizioni: mio-tuo.

Anche gli stessi concetti di esterno e di interno potrebbero essere superati aprendo la dimensione della calma-consapevolezza, mentre la vita scorrerebbe semplicemente percependo in modo anche molto diverso, ciò che prima era considerato essenziale, necessario. Non si seguirebbe più nulla in funzione di stimoli passionali ed egoici.

Quando i desideri si manifestassero, tramite la coscienza ci si potrebbe limitare ad osservarli, mentre ogni reazione sarebbe guardata come quando si osserva una piuma volteggiare nell’aria prima di cadere.

La percezione temporale cambierebbe.

Risulta così evidente che è necessario porre la massima attenzione nella principale operazione alchemica: la “Putrefazione”. Questo lavoro è essenziale.

Sciogliere vuol dire abbandonare ciò che è esteriore (i desideri e le aspirazioni) per svelare a noi stessi il Centro. Ovvero, ciò che siamo realmente.

Il conseguente riconoscimento potrebbe svelarsi spiacevole o felice. Non è raro che ancora condizionati da ciò che non si fosse completamente sciolto, si pianga o si rida a seconda di come ci si era lasciati avviluppare dall’esigenze dell’IO.

Non è neppure esclusa la possibilità di non riconoscersi, oppure di non volerlo fare avendo ancora necessità di soddisfare desideri passionali, di godere di particolari emozioni.

È importante essere consapevoli che in queste situazioni, l’ego non si è sciolto e non si sta procedendo con “l’Opera al Nero”.

A tal proposito, una cartina di tornasole potrebbe configurarsi nel notare la manifestazione di personali salti compulsivi da un testo all’altro, dall’entrare ed uscire attraverso vari Riti/Obbedienze sperimentando le tecniche più differenti, sentendosi erroneamente degli iniziati, nonostante l’Opera personale sia fallita.

Non essendo pronti, non si potrà neppure intuire e comprendere che le nostre liturgie non prevedono tecniche di cui si possa prendere possesso o che servano per sostenere una debolezza spirituale.

La nostra Via è straordinariamente vasta. Non a caso accoglie i suggerimenti di molteplici lasciti tradizionali, tramite cui anche le sequenze numeriche che si riverberano nel Tempio assieme a molteplici simboli, trovano collegamento con ciò che deve essere compiuto interiormente, sia dai singoli, che dalla coralità dei presenti, sia durante i Lavori, che nella quotidianità.

Concludendo, per ora, sarà opportuno ricordare che nella maggior parte dei casi, le cristallizzazioni dell’IO dovranno essere disciolte lentamente in modo graduale (ad esempio, in sintonia con la via umida ove passioni e pulsioni costituiscono l’umidità) per consentire l’emersione ed il fissaggio del Sé. 

Però, in un ambiente “umido” (così come in altri) non è comunque facile lavorare secondo i suggerimenti delle nostre liturgie, in quanto l’ego è facilmente trascinato dalle passioni. Per questo, i nostri Apprendisti sono indirizzati ad isolarsi e a conquistare il silenzio interiore. Altrimenti vorrebbero disquisire di ciò che non conoscono.

Un incedere più veloce e diretto (via secca) potrebbe essere preso in considerazione solo da parte di coloro che abbiano già eliminato parte delle pulsioni passionali (però è una condizione affatto frequente) e che si trovino dotati di un grado di consapevolezza che li renda capaci di bruciare velocemente le scorie “a secco”.

Sarà opportuno tenere presente che la via secca è solo per coloro che abbiano compreso la pochezza dell’ego e siano veramente già pronti a riconoscersi nel Sé.

Però, la personale esperienza mi farebbe supporre che questi siano e lo siano sempre stati, veramente pochi.

Ad ogni modo, ogni individuo può cambiare ma è importante comprendere molto bene che nella propria intima essenza rimarrà immutabile (anche tenendo conto di ipotesi riguardanti la reincarnazione).

Questo Sé purificato è assimilato all’oro inattaccabile e immutabile, mentre ogni cosa gli gira attorno. È ciò che una volta emerso e reso fisso, potrebbe aspirare alla reintegrazione negli stati originali, spirituali, mentre la verità si svelerebbe lasciando intravvedere i piani perfetti con cui si equilibra l’esistenza di ogni cosa nella Luce del Supremo Artefice e che quindi si riverbera anche nell’armonia della natura.

S⸫G⸫ H⸫ S⸫ G⸫ M⸫ Renato Salvadeo

L’articolo è contenuto nel numero di Maggio 2024 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

Mi è sembrato di poter intendere una maggior conoscenza, come la presa di coscienza di sé stessi e di ciò che ci circonda, considerandola né buona, né cattiva. Non è sempre stato così, perché forse, una probabile differenza percettiva e reattiva nel tempo, potrebbe essere dipesa principalmente da ciò che avvolgeva il personale stato dell’essere, mentre tentavo progressivamente di acquisirla; quindi dalla qualità dei pensieri, delle parole e delle azioni conseguenti, ovvero poi, dalle scelte le quali hanno sempre delle conseguenze interiori ed esterne.

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Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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