Note musicali

La parola “Musica” deriva dall’antico francese musique dal greco mousikē, che significa “arte delle Muse”, le quali erano le Dee ispiratrici, nella mitologia greca, della letteratura, della scienza e delle arti.

La Musica è l’unica arte del Cielo data alla Terra, e di converso, l’unica arte della terra che portiamo in Cielo e questo è vero, perché ci collega direttamente, senza alcun intermediario, ai regni spirituali più elevati.

Questa verità è stata ripresa da tutti i grandi compositori classici.

Beethoven disse che la musica è una rivelazione più alta di ogni saggezza e filosofia, aggiungendo che è: “il mediatore tra la vita spirituale e quella sensuale”. Bach disse: “lo scopo e il fine ultimo di tutta la musica non dovrebbero essere altro che la gloria di Dio e il ristoro dell’anima”.

I tre elementi caratterizzanti la musica sono:

  • Il ritmo che denota la regolazione dell’accento e le qualità ad esso associate di tempo, metro e articolazione.
  • La tonalità che definisce la frequenza precisa di un dato tono.
  • Il volume che denota il volume e la morbidezza del suono.

Questi tre elementi trovano la loro esatta corrispondenza nelle arti visive, nelle quali vengono chiamati Valore, Tonalità e Intensità. Il valore descrive la quantità di luce, d’oscurità e varia dal bianco brillante al nero profondo, proprio come il ritmo nella musica, denota la regolazione dell’accento. La tonalità denota il colore stesso che essenzialmente lo caratterizza e lo rende diverso sia dal bianco che dal nero; in Musica ne denota l’altezza esatta. L’intensità, chiamata anche Saturazione, si riferisce alla brillantezza di un dato colore.

Si può dire che un colore sia alla massima intensità quando non è in alcun modo diluito (non mescolato con bianco o nero). Come del resto il Bianco e nero sono i colori del pavimento a scacchi nel Tempio.

Ma, cos’è allora il suono? È la Vibrazione. Il Suono è Colore e il Colore è Suono ed entrambi sono vibrazione. Alcune vibrazioni influenzano il timpano dell’orecchio e ciò lo chiamiamo Suono, così come un altro insieme di vibrazioni influenza i nervi ottici dell’occhio e noi visualizziamo il Colore.

La Bibbia ci dice: “In principio era la Parola, e la Parola era presso Dio e la Parola era Dio

(Giovanni1:1), e diverse migliaia di anni prima un saggio egiziano scrisse: “Dio che fece ogni cosa, qualunque cosa la Sua mente progettato venne all’esistenza immediatamente, e una volta che Egli ebbe pronunciato la Parola, essa venne all’esistenza per sempre”. La Parola è appunto suono e ciò non lascia dubbi sul significato del versetto del Vangelo secondo San Giovanni. Sappiamo, quindi, che Suono e per estensione, Colore sono la stessa cosa che si realizzano in due modi diversi.

Nell’arte, come nella musica, esistono vari modi di classificare le armonie cromatiche, le quali vengono prese dalle leggi della natura e riprese nelle opere dei grandi maestri. Innanzitutto abbiamo l’Armonia della Dominante, con i diversi valori (livelli di luce e di oscurità) e l’Armonia Perfetta dove i tre colori primari (giallo, rosso e blu) sono sapientemente miscelati tra loro. Questi tre colori, nella musica, sono la forma ternaria e secondo alcuni punti di vista, avrebbero una corrispondenza diretta con: il corpo fisico (rosso), l’Anima o il Sé Superiore nella nostra terminologia (giallo) e l’aura umana (blu).

È interessante sapere, a questo proposito, che Beethoven compose la sua “Sinfonia pastorale N.6 OP.68” nella tonalità di Fa maggiore che corrisponde al verde, il colore della natura, mentre la nota dominante nell’opera famosa “Il flauto Magico” di Mozart è Mi bemolle maggiore, corrispondente al Sé Superiore e il colore giallo. Da ciò, può apparire chiaro che esisterebbe una nota musicale e un colore definiti per ciascuno dei Principi occulti dell’Uomo, riferendosi ad essi come corpo/sé inferiore e Anima Divina /sé superiore. Ci si ricollega ai 7 principi dell’uomo che sono Corpo fisico, Principio vitale, Corpo astrale, Forma astrale, Intelligenza e Spirito. Concetti che ritroviamo nel buddismo con Rupa (corpo), Prana (vitalità), Linga sharira (corpo astrale), Kama Rupa (anima animale), Manas (anima umana), Buddhi (anima spirituale), Atma (spirito). Questo concetto fu ripreso dalla discussa e discutibile Helena Blavatsky nella sua opera “Iside svelata” in cui spiegò che la negazione della reincarnazione in Iside riguardava la “monade astrale” e non la “monade spirituale”. La “monade astrale”, secondo quanto sosteneva, di regola non si reincarna, mentre la “monade spirituale” lo fa più volte in questo e altri pianeti, finché non raggiunge la liberazione.

La monade è, secondo la Blavasky, il trono della Divinità Onnipotente. Tornando alle 7 note, basta ricordare che il numero magico per eccellenza è il 7 ribadendo che ogni singola nota produce una vibra zione ed essa è associata ad un determinato pianeta e colore. Questo produce nell’uomo, una variazione di vibrazioni che possono essere alte o basse, e influenzarne l’umore.

Ogni vibrazione emessa da una singola nota musicale può trovare riscontro anche nella ritualità, in quanto può richiamare nel campo magnetico dell’operazione magica, diversi stati vibrazionali, in sintonia con lo scopo del lavoro rituale in quel dato momento.

Largamente utilizzato anche nella ritualità delle religioni orientali, la vibrazione tonale ricavata dalla nota musicale è associata al potere di lavorare magicamente su componenti “sensibili” e spirituali con onde e vibrazioni geometriche.

Gli ermetisti ci insegnano che se eleviamo le nostre vibrazioni, andiamo incontro ad una intensificazione degli stati mentali in senso spirituale, fino a rientrare nel TUTTO, cioè nello Spirito Assoluto. Ed è questo il grande potere delle note musicali nelle scienze esoteriche. In definitiva, quando si esegue ritualità, questa deve avvenire con i tempi giusti di intonazione e di tempi di pausa, il cui Suono dà corso ad un vero e proprio Mantra che fa vibrare l’anima e accorcia le distanze dal Supremo Artefice dei Mondi.

L’articolo è contenuto nel numero di Giugno 2024 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

Ma, cos’è allora il suono? È la Vibrazione. Il Suono è Colore e il Colore è Suono ed entrambi sono vibrazione. Alcune vibrazioni influenzano il timpano dell’orecchio e ciò lo chiamiamo Suono, così come un altro insieme di vibrazioni influenza i nervi ottici dell’occhio e noi visualizziamo il Colore. La Bibbia ci dice: “In principio era la Parola, e la Parola era presso Dio e la Parola era Dio

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Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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