Percorso Iniziatico (appunti)

Suppongo che per un ricercatore spirituale, la necessità di apprendimento di ciò che non “conosce”, sia qualche cosa di ineludibile, similmente a ciò che accade per ogni essere vivente, non solo durante un’esperienza fisica.

Infatti, limitandosi all’ambito comune a tutti in questa dimensione materiale, il soddisfacimento di una tale esigenza, potrebbe generare un cambiamento in parte permanente, che deriverebbe da nuove esperienze (di vita e di attività) collegate alla pratica di comportamenti complessi, modificati   anche in modo abbastanza stabile nel tempo. 

In tal caso, sarebbero processi “esperienziali” che potrebbero influenzare significativamente le personali connessioni neuronali e quindi le complesse strutture cerebrali.

Da un certo punto di vista, l’apprendimento interagirebbe strettamente con le necessità dell’adattamento di un soggetto che in funzione dell’esperienza di un problema o di modificazioni in un contesto, come potrebbe essere ad esempio l’ambiente, acquisirebbe nuove modalità di agire o reagire, compresi gli insiemi relazionali, per conformarsi ai cambiamenti.

Quindi, se le trasformazioni derivate dall’esperienza, fossero relativamente semplici, si configurerebbero come condizionamenti provocati dall’esposizione a nuovi stimoli interni o esterni.

Però per quanto possibile, sarà opportuno distinguere il concetto di apprendimento da ciò che non dipende dal subire uno stimolo esterno, ma dal normale sviluppo delle strutture biologiche dell’individuo e della specie; in tal caso però, senza prendere in considerazione l’aspetto spirituale.

Così, qualsiasi soggetto tramite l’interazione con contesti diversi, tenderebbe ad aumentare le competenze e i repertori comportamentali, ampliando la gamma di problemi che potrebbe affrontare e gestire. Diversamente, una sorta di maturazione tenderebbe a far emergere caratteristiche comuni in individui ben adattati nella stessa struttura sociale evidenziando come lo sviluppo psico-fisico personale risulti un complesso intreccio di apprendimento e di maturazione; questa completezza determinata dall’ambiente naturale, storico-sociale, prenderebbe il controllo in modo direttamente proporzionale al ridursi delle esigenze biologiche.

Proiettandoci verso le ipotesi spirituali, a tutto questo, conseguirebbe parallelamente una considerazione riguardante ciascuno; ovvero, l’eventuale necessità formativa di studiare (ad esempio, il motto di Gastone Ventura era: “…studiare, studiare, studiare… e ancora studiare…”). Mi riferisco in tal modo, all’insieme delle tecniche e delle strategie messe in atto per appropriarsi di varie discipline e/o delle relazioni intercorrenti fra di esse e le altre conoscenze; poi, allorché si affrontassero tematiche simboliche in racconti e/o in rappresentazioni grafiche, cromatiche, sonore, ecc., occorrerebbe ricercarne eventuali analogie e convergenze per provare almeno di intuire le radici molto antiche di quanto è descritto in alcuni nostri testi liturgici.

Non a caso si organizzano tra noi, oltre alla pubblicazione mensile delle riviste contenenti spesso aspetti didattici, anche incontri culturali in qualche modo riconducibili alle nostre liturgie, su materie storiche, religiose, iniziatiche, ecc.

Così, se i singoli non avessero ancora messo a punto una programmazione in merito a cosa cercare, potrebbero trovare qualche ulteriore suggerimento su come tentare di colmare eventuali personali lacune.

Nell’ambito più generale dell’apprendimento, la volontà messa in atto con la finalità di approcciarsi a una determinata materia, diviene determinante per un’efficace utilizzazione delle personali energie.

In ambito materiale, gli esseri umani, gli animali, le piante seguono un processo di acquisizione di nuove conoscenze, comportamenti, abilità, valori o preferenze che possono riguardare la sintesi di diversi tipi di informazione interagenti con l’evoluzione del comportamento in ambito temporale, in funzione di una curva di apprendimento che potrebbe svelarsi esso stesso come una particolare abilità. Ovvero, si può imparare ad apprendere.

Risultano ineludibili per ogni vero ricercatore, sia l’educazione umana socialmente regolata, designata a promuovere l’altrui apprendimento, che quelle particolari (anche estremamente differenti tra loro) delle vie iniziatiche (non sempre armoniche con le metodologie della prima), rivolte ad acquisire “conoscenza” in modo prioritario di sé stessi, caratterizzandosi come premessa propedeutica per qualsiasi altra cosa.

Ad ogni modo, sarà opportuno tenere presente che un apprendimento attivo, esperienziale sarà più efficiente dell’apprendimento passivo, come ad esempio, la lettura o l’ascolto.

Ne consegue che sarebbe opportuno non illudersi di saper fare qualche cosa, solo per aver letto vari libri o ascoltato qualche conferenza.

Quindi, sarà necessario che un soggetto prenda il controllo della propria esperienza dal momento che l’intuizione e la comprensione di qualsiasi cosa (binomio osservabile anche in ambito kabbalistico), rappresenta l’aspetto fondamentale di un’acquisizione. Sarà poi importante riconoscere e distinguere ciò che si capisce da ciò che rimane incomprensibile. L’apprendimento attivo incoraggia un ricercatore ad avere un dialogo interiore in cui registrare intuizioni e comprensioni, caratterizzandosi come fondamentale per una centratura su sé stessi. Al contrario, l’apprendimento passivo e l’istruzione diretta sono le caratteristiche di una tipica situazione: “insegnante-centrico”, che si ritrova normalmente nell’educazione sociale.

In un ambito iniziatico, a cura di ognuno, sarà importante che l’apprendimento divenga veramente intenzionale, predisponendo tramite metodologie specifiche:

  • La riduzione dei “rumori” interiori al fine migliorare le capacità di osservazione e per il conseguente immagazzinamento di percezioni, contemplazioni, informazioni, ecc.
  • Le strategie per lo sviluppo di memorie anche eidetiche.
  • La progressiva conoscenza di sé stessi con capacità di riflettere sul proprio modo di pensare; ovvero, sostanzialmente favorire l’autocoscienza.

 

Contemporaneamente, da parte dei Maestri che accoglieranno i postulanti, dovrà esserci prima di tutto, consapevolezza della situazione psicofisica di ognuno degli allievi, favorendo soprattutto nella fase iniziale, l’acquisizione dei punti cardine del percorso, dei concetti, delle simbologie, dell’azione da eseguire.

Questo, perché i compiti che i novizi svolgeranno, dovranno essere proporzionati alle capacità di ciascuno, con incrementi utili a creare anche situazioni di disequilibrio (l’indagine interiore con riscontri reali, concreti, nella quotidianità, può avere queste temporanee conseguenze sulle personali abitudini) per permettere ad ogni specifico individuo di acquisire nuove abilità e consolidare le precedenti.

L’esperienza formativa intesa ad esempio, attraverso la decriptazione dei testi liturgici ricchi di simbologie, le meditazioni su argomenti specifici, i suggerimenti da bocca ad orecchio, ecc. dovranno avere una struttura sistematica; quindi, dovranno seguire un percorso solitamente da semplice a complesso (le molteplici camere collegate ad una scala di gradi, rappresentano anche questo).

Affinché la formazione (comprensiva della presenza nei momenti rituali, previsti) e l’auspicabile apprendimento risultino efficaci, sarà sempre fondamentale considerare tale esperienza dal punto di vista del particolare individuo che apprende anche attraverso l’imitazione e la riproduzione.

Qualche cosa del genere accade quando si impara a muoversi nel Tempio, semplicemente osservando un atteggiamento desiderato, per facilitare l’esecuzione del successivo, personale, comportamento, senza escludere le auspicabili reazioni interiori.

A tal proposito, coglierei l’occasione per suggerire ancora una volta, una particolare indagine su sé stessi, in modo da interrogarsi coscientemente sul perché si desideri entrare nel Tempio per partecipare ai Lavori e se contemporaneamente si voglia veramente entrare anche in quello interiore.

Sarà opportuno rivolgersi questi quesiti. Così forse si potrà anche comprendere perché normalmente almeno in una fase iniziale, le esigenze mondane possano essere percepite come più importanti di quelle spirituali (con tutto ciò che poi ne consegue a livello di pensieri, parole, azioni).

Tale osservazione introspettiva è indispensabile per camminare sui nostri percorsi (maschile e femminile, che come sappiamo sono diversi).

Infatti, anche durante la presenza nei momenti liturgici nei quali è molto importante esserci, è necessario separare il punto di vista formativo che è propedeutico ad aiutare l’adepto a raggiungere una soglia metafisica rappresentata simbolicamente dall’iniziazione formale, da ciò che si potrà, dovrà, eseguire, sperimentare, oltre quel diaframma, ma che sarà da esperire esclusivamente in solitudine; però solo se prima avrà compiuto ogni cosa in modo corretto, in modo da realizzare efficacemente anche i momenti teurgici.

Ne consegue che la fase formativa potrà prevedere anche varie miscellanee operative tra modalità umide e secche in cui sono previste: invocazioni, evocazioni teurgiche, preghiere, tecniche di concentrazione, ecc.

Si caratterizzeranno tutte in modo vario e diverso, a seconda della “materia personale” da cui si parte; ossia, a seconda delle caratteristiche individuali, in parte analogicamente riconducibili anche alle Camere a cui si abbia accesso; ma queste saranno da considerare solo come supporti per aiutare il Sé a liberarsi da quei legami, a sciogliere quei metalli, da cui è imprigionato e di cui si trova continua traccia nei nostri testi liturgici.

Nei processi psichici ogni individuo ha una capacità di sviluppo, di evoluzione, più o meno lunga e difficile. Però, potrebbe anche accadere che alcuni, non conoscendo le caratteristiche psicologiche oltre che fisiche che li caratterizzano soggettivamente, purtroppo, vorranno nondimeno parlare e pontificare in merito a come si dovrebbe camminare su un percorso come il nostro.

Oltre a suggerire di nuovo la necessità di studiare con umiltà, attenzione e perseveranza, tenterò di spiegarmi meglio.

La simbologia contenuta nei nostri rituali, suggerisce che un viaggio attraverso una via umida, parta da una situazione psico-fisica dell’adepto che necessiti di un lento scioglimento delle cristallizzazioni (ovvero, di quelle personalità profane, egoiche, che avvolgono l’entità animica) le quali caratterizzano l’IO; poi si procederà alla sua lenta e graduale “cottura” nel personale Athanor.

L’ambito umido indica un’interiorità carica di passioni e di pulsioni (umidità). In simili condizioni sono evidenti per tutti coloro che vi si addentrano (a seguito dei suggerimenti desumibili dall’acronimo V.I.T.R.I.O.L.), le difficoltà per procedere nell’opera, in quanto l’IO è facilmente succube delle passioni. Per questo si insiste a suggerire di tentare, in modo prioritario, la conquista del silenzio interiore, utilizzando almeno nelle prime fasi, anche quello esteriore.

Per accedere alla via secca, è indispensabile verificare se parte delle pulsioni passionali siano già state eliminate e se ci si trovi dotati di un livello di consapevolezza idoneo per “bruciare” le scorie, i gusci, ecc. più velocemente.

In sintesi, quest’ultima è una fase adatta solo a coloro che abbiano veramente già compreso la limitatezza dell’IO riconducibile all’ambito materiale e siano dotati di una mente sottile, intuendo ciò che necessita per tentare di riconoscersi nel Sé e quindi semplicemente (ma anche straordinariamente) per ritrovarsi.

Se si riuscisse a raggiungere tutto questo (ma non è affatto facile e bene che vada, potrebbe forse accadere per qualcuno, solo alla fine del percorso sperimentato correttamente), oltre all’emersione del Sé e al suo consolidamento, niente altro sarebbe necessario.

Ci si ritroverebbe a poter oltrepassare quella soglia metafisica a cui il nostro percorso formativo aveva indirizzato, al fine di acquisire Conoscenza e Verità, tramite l’apertura all’universale, alla totalità, con l’auspicio di reintegrazione spirituale nei livelli più vicini alla Luce del Supremo Artefice.

Forse potrebbe essere opportuno ribadire che non sarà affatto facile cambiare la propria personalità fino a che non si sarà aperto totalmente il Sé.

Infatti, senza questo progressivo passaggio, saranno le strutture corporee, unitamente alle caratteristiche psicologiche, a caratterizzare la mentalità dell’individuo.

Se in alcuni momenti potrebbe apparire impossibile trasformare l’IO (ovvero ciò che ci domina quotidianamente) nel Sé supremo, sarà opportuno rammentarsi che secondo la Tradizione, lo stesso IO comprensivo di tutti i suoi metalli, i suoi gusci, le sue passioni, avrebbe la propria origine nel Sé. Quindi se tutti proveniamo dall’Uno, l’auspicio di reintegrarci negli stati originali, potrebbe corrispondere a voler tornare di nuovo Uno con l’Uno.

Si potrebbe intuire perciò che le varie individualità possano avere un loro nutrimento spirituale comune nel “Sé”.

L’oro e l’argento, cioè l’ego attivo e quello ricettivo potrebbero essere superati. Se si riuscirà a disciogliere (Soluzione) l’IO (oro et argento) grazie al lento processo dell’Arte (Nigredo), rimarrà solamente il Sé; ovvero: il principio immutabile, che è fisso per eccellenza e che costituisce il Fine del Magistero Ermetico: l’Opera al Rosso.

Ogni individuo potrebbe quindi cambiare ma nella propria intimità rimarrà immutabile, dal momento che la personale essenza non cambia mai, non può essere turbata ma è sempre identica a sé.

A proposito di mutamenti, sembrerebbe che in questa strana modernità, in generale non solo tra i giovanissimi, si tenda ad identificare il bene morale col piacere, riconoscendo in esso una sorta di fine ultimo dell’essere umano; però a mio modo di vedere, è abbastanza differente dal secolare auspicio filosofico di felicità.

Infatti, questa concezione sembrerebbe confondersi in modo poco ragionevole, solo con un auspicio di benessere immediato e attuale, identificabile con il piacere, specialmente quello fisico, alla stregua di bene supremo della vita.

Questo, considerando la tipologia fisica del piacere più intensa e desiderabile di altre cose mentali, senza escludere una forma statica consistente nella semplice assenza di dolore e di turbamento.

Sembrerebbe un ritorno a concezioni non certo nuove, per le quali il bene sarebbe stato solo il piacere che la persona avrebbe potuto godere istante per istante, dal momento che non vi sarebbe stata alcuna certezza che se ne sarebbe potuto usufruire in un futuro per lo più imperscrutabile, dove avrebbe potuto intervenire il fato voluto dagli dei, che avrebbe reso vana ogni speranza di vita felice.

Guardandosi attorno, sembrerebbe che la ricerca di un bene futuro sia pervasa sistematicamente da un senso di incertezza e d’inquietudine che alla fine, starebbe rendendo affannosa e nevroticamente ottusa, la vita di coloro che cercano di impossessarsi di un piacere in movimento (sindrome del criceto).

Forse alcuni si agitano anche in continuità con alcuni punti di vista esplosi negli anni ’80 ma che sembrerebbero perdurare ovunque, caratterizzati da teorie individualiste, dal neoliberismo e dai comportamenti egoistici tramite cui, come scriveva anche Umberto Eco su una rivista: “…emerge un individualismo sfrenato, dove nessuno è più compagno di strada ma antagonista di ciascuno, da cui guardarsi. Questo “soggettivismo” ha minato le basi della modernità, l’ha resa fragile: una situazione in cui, mancando ogni punto di riferimento, tutto si dissolve in una sorta di liquidità. Si perde la certezza del diritto (la magistratura è sentita come nemica), e le uniche soluzioni per l’individuo senza punti di riferimento sono da un lato l’apparire a tutti i costi, l’apparire come valore … e da un altro, il consumismo. Però si tratta di un consumismo che non mira al possesso di oggetti di desiderio in cui appagarsi, ma che li rende subito obsoleti, e il singolo passa da un consumo all’altro in una sorta di bulimia senza scopo…”

Ad ogni modo, ritornando alle nostre ipotesi formative, sarà opportuno notare come i suggerimenti che ne derivano, possano lasciare intuire la necessità di eseguire nel modo migliore possibile, quella che potremmo indicare come una purificazione, affinché la mente possa usufruire di un “IO” più “pulito”, il quale essendosi sbarazzato progressivamente delle scorie, cioè dei desideri, identificazioni, ecc. (ma non è facile liberarsi veramente di tutto), avrà a disposizione dei sentimenti più sensibili e nobili, sempre meno condizionati dalle contrapposizioni tra l’oro e l’argento di cui sopra. Mentre il silenzio dovrebbe pervadere la materia, questi sentimenti potrebbero divenire una parte costante fino alla formazione stabile di “nobili tendenze”.

Infine, aspettando pazientemente ma con coscienza e consapevolezza, è probabile che accada che ciò che era l’origine di ogni cosa, si ritrovi nella sua sede cardiaca, mentre la personalità mondana tenderà a sparire; ovvero, senza continuare a creare disturbo allo svelamento del Sé.

La conseguente acquisizione di Conoscenza e Verità, tramite l’apertura ad uno spazio-tempo differenti, all’universale, alla totalità, potrebbe, dovrebbe, consentire a quella “pietra non più occulta” di riguardare con maggiore ottimismo l’auspicio di reintegrazione spirituale nei livelli più vicini alla Luce del Supremo Artefice.

S⸫G⸫ H⸫ S⸫ G⸫ M⸫ Renato Salvadeo

L’articolo è contenuto nel numero di Giugno 2024 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

Se i singoli non avessero ancora messo a punto una programmazione in merito a cosa cercare, potrebbero trovare qualche ulteriore suggerimento su come tentare di colmare eventuali personali lacune. Nell’ambito più generale dell’apprendimento, la volontà messa in atto con la finalità di approcciarsi a una determinata materia, diviene determinante per un’efficace utilizzazione delle personali energie.

CATEGORIE:

Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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