Scelte, Cambiamenti, Evoluzione

Sappiamo che secondo le indicazioni provenienti dalla filosofia del nostro Rito d’Adozione Femminile, sin dal suo accoglimento, una donna dovrebbe lavorare per la piena realizzazione della propria femminilità, mentre tenterebbe di studiare e soprattutto di conoscere sé stessa. Così, infatti, cercherebbe di riconoscere e di comprendere la condizione comune in ogni soggetto umano; ovvero, il probabile stato caotico in cui si trova e quindi anche i propri vizi, i propri difetti provvedendo alla loro purificazione, alla rettificazione e infine alla trasmutazione nelle virtù corrispondenti. Inoltre, dovrebbe iniziare a trasformarsi rispetto a quella mentalità tradizionale a cui potrebbe pervenire passando simbolicamente attraverso le tre indispensabili fasi alchemiche.

Se riuscisse a coltivare la pratica dello studio e della meditazione inerente ai simboli che emergono dalla lettura dei nostri Rituali (ma non solo), potrebbe prendere coscienza che, nel tempo, esisterebbe la necessità di “fissare” una nuova personalità, come conseguenza della trasmutazione “luminosa” di quella iniziale.

Allorché fosse in grado di controllare, di verificare nella propria interiorità che cosa pensa, che cosa dice, come opera, prendendo pienamente coscienza delle conseguenze di queste manifestazioni personali (sarebbe opportuno ricordarsi anche dei tre quesiti posti nel gabinetto delle riflessioni; ciò, potrebbe aiutare l’autoconsapevolezza), poi inevitabilmente, sarebbe portata a fare delle scelte che metterebbe concretamente in pratica nella vita di ogni giorno, ma prima dovrebbe intuire e comprendere cosa sia veramente il “silenzio” e come sia possibile “conquistarlo”.

Riuscendo a trasformare anche solo in piccola parte la propria personalità, si ritroverebbe progressivamente arricchita da quella saggezza che un percorso tradizionale consente normalmente a tutte coloro che vi camminano correttamente.

Seguendo queste indicazioni, per quanto mi riguarda, sono passati ormai tanti anni costellati, tra alti e bassi, da personali, innumerevoli, esperienze nell’ambito del cosiddetto universo della ricerca spirituale. Eppure, ci sono situazioni che non riesco ancora a comprendere completamente anche se qualche cosa mi sembra di averla intuita.

Ciò riguarda prevalentemente, l’esigenza di riuscire ad inquadrare sempre più correttamente e a definirne le complessità o le finalità umane; questo, specialmente nell’osservare il nostro modo di vivere.

Siamo infatti inseriti in un contesto generale, naturale, decisamente violento, feroce e frequentemente costellato da quelli che appaiono, ovviamente a livello soggettivo, come delle ingiustizie, delle prepotenze.

D’altronde, da milioni di anni, quando non sono intervenuti anche eventi giganteschi che hanno modificato, a volte per lungo tempo, l’equilibrio della crosta terrestre, dei mari, e quindi anche delle caratteristiche non solo climatiche, si potrebbe per lo più constatare che, a volte in modo ciclico, a prescindere dalle capacità di adattamento (singole o generali), una specie vivente tenderebbe a distruggerne un’altra, stravolgendo una sorta di temporaneo equilibrio naturale dove il concetto di: mors tua vita mea, esistente in modo costante tra predatore e vittima, non dovrebbe ritrovarsi a consentire che si arrivi a superare eventuali limiti, dai quali poi, non ci sia più ritorno. Infatti, in tal caso, le precedenti azioni attraverso la lotta, le competizioni per le conquiste del territorio, del cibo e della riproduzione, come anche le gerarchie e le regole del proprio branco, sarebbero inevitabilmente spazzate via assieme alla vita, in modo irreversibile per i perdenti.

A proposito di eventi ciclici, trovo che siano molto interessanti anche le loro analisi storiche portate avanti in chiave astrologica.

Ad ogni modo, suppongo che per chiunque non sia affatto un mistero ma si abbia consapevolezza di come per la Natura non esista compassione o empatia. Si potrebbe dire grossolanamente che sia sempre dalla parte di chi è più forte, più furbo, di chi si adatta meglio alle situazioni precarie. Quindi sarebbe opportuno smettere di pensarla in modo da prendere in considerazione solo gli aspetti provvisori e soggettivamente piacevoli, quando è evidente che contemporaneamente, gli stessi potrebbero essere assolutamente drammatici per altri.

Gli esseri viventi, in generale, sembrerebbero seguire l’istinto di sopravvivenza in modo semplicistico (esigenza, stimolo, azione, reazione veloce) senza porsi troppe complicazioni.

Invece, la particolarità costituita dagli umani, parrebbe evidenziare qualità che porterebbero ad evidenziare variabili comportamentali molto complesse.

Esiste ovviamente una base genetica di tipo animale, comune, che consentirebbe di affinare e di far evolvere, per quanto possibile, le caratteristiche psico-fisiche, adatte a sopravvivere in questo con esto predatorio.

Contemporaneamente però, gli esseri mostrerebbero di avere delle ulteriori facoltà diverse, che darebbero l’impressione di non integrarsi affatto con la parte materiale, in modo facilmente armonico. Si direbbe che in maniera anche molto differente tra i vari soggetti, questi possano percepire qualcosa che si riterrebbe vada oltre la normale distinzione sensoriale, materiale.

In generale, se ne ritrova un’eco oggettiva anche nello sviluppo di: studi, religioni, ricerche di ogni tipo, ecc.

Già questo pone delle perplessità, in merito a per quale motivo esisterebbero tali diversità e sul perché gli esseri umani non potrebbero vivere solo in modo istintivo e naturale.

Siamo definiti animali “pensanti” ma forse proprio per questo altaleniamo tra il soddisfacimento di istinti anche feroci e misteriose esigenze di sublimazione spirituale superiore.

Perché esisteremmo (o saremmo stati inseriti) in un contesto cosi duale? E poi, si tratterebbe di una casualità o ci sarebbe un progetto con delle finalità ben precise da raggiungere?

Se si soffermiamo ad osservare il nostro contesto sociale, materiale, in cui sono state fissate delle regole (leggi ma anche solo consuetudini), sappiamo che nella difesa del gruppo, gli eccessi sono per lo più puniti, allorché una persona si sveli pericolosa per sé e per gli altri; ma su altri piani esistenziali quali necessità e quale tipo di giustizia si evidenzierebbero?

Alcuni tenderebbero ad ipotizzare la tesi dell’evoluzione spirituale, a fronte di una sorta di libero arbitrio rivolto a scegliere tra il bene e il male (e qui però, si apre un altro interrogativo in merito a cosa si tratti veramente, se si uscisse, come si dovrebbe, dalle egocentriche percezioni e dalle definizioni soggettive).

L’eventuale preferenza dovrebbe avvenire passando attraverso le situazioni estreme, le prove faticose (le malattie, i disastri, le crisi affettive ecc..) in cui si sarebbe messi alla prova, in cui cadrebbero le maschere e le ipocrisie così essenziali per la sopravvivenza materiale che ancora una volta si svelerebbe determinante per formare le caratteristiche di ogni singolo stato mentale nella normalità dell’esistenza fisica.

Quindi, non ci dovrebbe meravigliare nello scoprire in ognuno, seppure in percentuali diverse: tendenze alla ricerca del potere, al compiacimento nel fare del male alle eventuali vittime, nell’abbandonarsi all’ignavia, ecc. e poi contemporaneamente, forse in alcuni casi, nel cercare di fare il meno male possibile a sé stessi e agli altri.

Nel nostro percorso iniziatico, tramite suggerimenti ermetici derivati dall’emblematico acronimo: V.I.T.RI.O.L., si tenderebbe, in particolare tra i vari obiettivi, a ricercare la conoscenza di sé stessi anche con l’aiuto di influenze spirituali che immaginiamo, crediamo, esistere oltre le semplici condizioni materiali.

Questo potrebbe avvenire attraverso varie meditazioni che cercherebbero di evidenziare, secondo un pensiero comune, particolari predisposizioni emotive, passionali, identificabili come vizi, oppure si svilupperebbe tramite lo studio dei cosiddetti aspetti negativi che caratterizzerebbero, la modalità forse “fatale”, della carta astrologica che descrive simbolicamente il cielo personale.

Se da parte di ognuno fossero presi in considerazione i personali eccessi (sia piacevoli, che spiacevoli), se ne potrebbe prendere atto e forse sentire l’esigenza di cambiare qualche cosa, oppure li si potrebbe approvare o addirittura negare. Nel primo caso, si tratterebbe di una scelta personale e di una conseguente possibile rettifica o di una trasformazione evolutiva.

Però ci si potrebbe chiedere cosa significhi in questo caso il concetto di evoluzione.

Da un punto di vista tradizionale, di solito si intende un processo di trasformazione che l’anima compie quando il proprio cammino, anche in funzione delle scelte (variazione del personale “destino”) trova armonia con il proprio “fato” e che si caratterizza con un avanzamento nel percorso d’ascesa verso la Fonte Divina.

Quindi la conoscenza che da un punto di vista kabbalistico risulterebbe come una sintesi armonica tra intuizione e comprensione, ci evidenzierebbe anche i nostri difetti; in tal modo non si potrebbero più ignorare le situazioni che necessiterebbero di rettifiche personali.

Come si potrebbe realizzare una rettifica, passando da un ipotetico negativo per andare verso il positivo, cercando anche di provocare il meno male possibile?

La nostra parte materiale così condizionata da emotività e passioni, è sempre presente, visto che viviamo su questo pianeta; in tal modo, ad esempio, di fronte a ciò che potremmo individuare come soprusi da noi stessi esercitati, quale potrebbe essere la nostra reazione? Oppure come potremmo considerare la nostra cosiddetta tolleranza, quando di solito è scambiata normalmente nel mondo naturale, per debolezza?

Certo è, che se per caso questa esistenza avesse in modo generico l’onere per tutti, di attraversare alcune prove personali, convergenti in un’esperienza collettiva dell’umanità, ci si potrebbe domandare perché da sempre, anche se con modalità differenti, l’essere umano abbia senti o, intuito, compreso, la necessità di mettere a punto, a seconda dei tempi e dei luoghi, molteplici percorsi spirituali, iniziatici.

Forse per riuscire a mettere in campo modifiche coscientemente consapevoli che possano rendere più veloci gli eventuali cambiamenti, c’è la necessità di un aiuto diverso da quello materiale. Non a caso anche nelle nostre simbologie liturgiche, tutti sono sempre aiutati da “qualcuno” mentre brancolano nel buio e nei rumori provocati dalle personali passioni.

Però, dovrebbe risultare intuibile e comprensibile che gli eventuali aiuti spirituali potrebbero fluire efficacemente (riverberandosi anche nella quotidianità materiare) solo se con diligente regolarità, si partecipasse in modo consapevole al-le cerimonie previste.

Quindi l’eventuale conquista del “Silenzio” di cui sopra, tramite una sorta di progressiva pulizia interiore e conseguentemente mentale nelle azioni quotidiane, potrebbe favorire l’intuizione di ciò che non sia solo materia.

Previa la comprensione di quanto si possa aver intuito e quindi l’accettazione delle personali debolezze, se si scegliesse di “rettificarle” e si mettessero in essere nella materia le azioni conseguenti, forse si potrebbe prendere coscienza di un progressivo stato di personale trasformazione, che (sempre forse) potrebbe condurre anche a diminuire, almeno in parte il peso e la negatività delle prove stesse; non sarebbero annullabili completamente perché resterebbero pur sempre interagenti con la materia e legate al “fato” associato, sia ai singoli, che a tutta l’umanità, sin dagli albori della creazione.

Più si resterà attaccati alle catene sensoriali, emotive, passionali, materiali, più le prove esistenziali resteranno nella loro pesantezza preordinata ciclicamente. La bellezza delle eventuali scelte riguarda proprio la possibilità che ognuno ha di scegliere (però, quella in coscienza è una condizione da conquistare) se rettificarsi o restare negli eccessi.

Infine, a volte, visto ciò che è sempre accaduto e che ancora si manifesta nel mondo, mi sorge un pensiero affatto rassicurante: “…se si valutasse come vera l’ipotesi dell’esistenza di possibili e molteplici altri stati esistenziali, mi chiedo chi mai vorrebbe coesistere con un’umanità ancora così poco armonica?… Però, forse, ci sarà sempre una possibilità di essere tollerati e accolti, almeno per chi dimostrasse il desiderio ma soprattutto la volontà di cambiare e di rigenerarsi spiritualmente”.

 

L’articolo è contenuto nel numero di Dicembre 2024 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

Suppongo che per chiunque non sia affatto un mistero ma si abbia consapevolezza di come per la Natura non esista compassione o empatia. Si potrebbe dire grossolanamente che sia sempre dalla parte di chi è più forte, più furbo, di chi si adatta meglio alle situazioni precarie. Quindi sarebbe opportuno smettere di pensarla in modo da prendere in considerazione solo gli aspetti provvisori e soggettivamente piacevoli, quando è evidente che contemporaneamente, gli stessi potrebbero essere assolutamente drammatici per altri.

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Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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