A seguito di personali ricerche su vari aspetti della tradizione esoterica orientale e anche della kabbalah ebraica, ho osservato che queste tradizioni trattano in modo pragmatico la questione dell’incarnazione divina negli uomini, nel corso dei millenni. Esse sembrerebbero convergere, per quanto mi è possibile capire, sul concetto greco tramite cui si definirebbe una “Monade”. Mi riferisco all’unicità di un nucleo divino che risiederebbe nell’essenza di ogni individuo, ovvero ciò che noi occidentali chiamiamo scintilla divina, al di fuori dal tempo e dallo spazio, emanata da Dio e che si riverbererebbe attraverso i molteplici piani di esistenza fino al piano spirituale più basso, per consentire di sperimentare e di imparare in questo mondo materiale, ciò che sia previsto da un ineffabile progetto divino.
La comprensione di questo concetto non è semplice per chiunque, poiché è qualcosa che forse si può intuire ma che supera la capacità di comprensione del cervello fisico. Per questo motivo, sia che si parli di Monade, di scintilla divina o di qualsiasi altro termine utilizzato per designare il seme luminoso che dimora nell’essenza umana, questo tema resta uno dei misteri più elevati nella struttura dell’evoluzione spirituale.
Secondo vari aspetti esoterici orientali ma anche teosofici che ho tentato di esplorare, la Monade sembrerebbe risiedere in uno dei piani più alti, conosciuto come il piano paranirvanico o anupadaka; la sua essenza si troverebbe molto oltre ciò che l’essere umano può comprendere nella sua totalità.
Nel discendere e rivestirsi di materia, la Monade sembrerebbe assumere una manifestazione trina, identificabile anche come: “Ego”, “Personalità” e “Coscienza”, ognuna operante in una dimensione specifica dell’esistenza spirituale, sviluppandosi attraverso i livelli che la kabbalah chiama, ad esempio: Nefesh, Ruach, Neshamah, e poi anche: Chayah e Yechidah. Ciascuno di questi sarebbe un’espressione della coscienza divina in vari gradi.
Saranno questi livelli dell’esistenza spirituale umana e la rispettiva espressione della Monade che cercherò di immaginare descrivendoli nelle righe seguenti.
Come già accennato, la Monade sarebbe da intendersi come “unità indivisibile” facente parte dell’Ein Sof (la Luce Infinita), ovvero una scintilla di Dio. Per tentare d’intuirne la natura, sarebbe necessario immaginare una coscienza trascendente per la quale tutto si presenterebbe simultaneamente; quindi, come: presente, passato e futuro, in molteplici contemporanei universi, dal principio alla fine della sua evoluzione. Con questa coscienza creatrice, la Monade emanerebbe da sé stessa, quelle potremmo immaginare come onde di energia, per modellare i vari piani dell’esistenza, rivestendosi progressivamente anche di materia e assumendo forme specifiche in ciascun livello. Se immaginassimo un’ipotetica discesa (ad esempio, attraverso i quattro mondi kabbalistici), a ogni stadio di questa, forse perderebbe gradualmente aspetti della sua coscienza superiore, probabilmente limitandosi sempre più a “ricoprirsi” di quella di ogni piano in cui si manifesterebbe.
Per esprimere la sua presenza nel piano fisico, la Monade creerebbe veicoli adattati ai diversi livelli di realtà e di densità. Ciascuno di questi potremmo immaginarli corrispondere ipoteticamente a una faccia della manifestazione trina: “l’Ego” (corpo fisico o istintivo), la Personalità (corpo emotivo o astrale) e la Coscienza (corpo spirituale o mentale). Nel nostro Venerabile Rito, la simbologia triangolare viene proposta nelle differenti Camere, in diversi e molteplici momenti a partire, ad esempio, dalla forma disegnata in quel testamento, che viene sottoposto al postulante nel Gabinetto delle Riflessioni con i relativi quesiti riguardanti: Dio, l’umanità e lo stesso postulante.
Ovviamente, ciascun piano si suddivide in sottopiani, ma trattarli qui renderebbe questo articolo molto lungo e complicherebbe ulteriormente l’idea che sto tentando di illustrare. Tuttavia, come ho già accennato sopra, è interessante osservare che in ambito kabbalistico si ipotizzano due livelli spirituali superiori oltre ai tre livelli che potrebbero associarsi ai tre mondi immaginati dopo quello dell’emanazione in cui si collocherebbe la Grande Triade Sephirotica (Keter Chokhmah, Binah). Quindi, si avrebbero almeno cinque livelli animici, spirituali. Questi troverebbero corrispondenza nei vari mondi esistenziali attraverso i quali passerebbe la Monade divina, svelando le diverse forme di comunione con Dio, che varierebbero tra maggiore rivelazione e occultamento della divinità in noi.
Nel livello spirituale più denso, quello fisico, la Monade si manifesterebbe ricoperta dall’Ego, che rappresenterebbe l’individuo incarnato nel corpo fisico, animalesco e istintivo, associato kabbalisticamente al livello di Nefesh. Qui, l’Ego sperimenterebbe il mondo materiale, affronterebbe le sfide e le limitazioni dell’esistenza terrena. Sarebbe solo una rappresentazione velata e frammentata della Monade, incapace di esprimere la sua totalità a causa delle limitazioni imposte dal corpo fisico.
Nel piano emotivo o astrale, la Monade si manifesterebbe come Personalità, associata al livello di Ruach, che corrisponderebbe all’insieme di emozioni, desideri e impulsi che caratterizzerebbero l’esperienza umana, ma non solo. La Personalità sarebbe responsabile di captare e interpretare le emozioni e le esperienze, essendo influenzata dagli aspetti fisici e mentali più elevati, provenienti dalla Coscienza. Tuttavia, la Personalità è effimera e soggetta alle oscillazioni emozionali ed energetiche del piano astrale.
La Coscienza, situata nel piano mentale o spirituale, rappresenterebbe l’espressione più elevata della Monade durante l’incarnazione.
Relazionata al livello di Neshamah, fungerebbe da centro di intuizione, comprensione e discernimento spirituale. La Coscienza trascenderebbe le limitazioni della Personalità e dell’Ego, rappresentando la manifestazione più pura dello Spirito all’interno dell’universo materiale.
Nel processo di allineamento e di manifestazione della Monade nei vari livelli dell’esistenza, la formula esoterica “V.I.T.R.I.O.L.” svolgerebbe un ruolo significativo.
VITRIOL è un acronimo presente anche nel nostro Gabinetto di Riflessione. Di solito si scompone in: “Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem,” che significherebbe: “Visita l’interno della Terra, rettificando troverai la pietra nascosta”.
Questa frase rappresenterebbe una guida per il lavoro di auto-conoscenza e di trasformazione interiore.
L’applicazione pratica nella vita quotidiana delle scelte derivate da questi suggerimenti, guiderebbe l’individuo ad esplorare le aree più dense della propria psiche e della personalità, portando luce e comprensione alle zone oscure. Tutto questo porterebbe il ricercatore a esplorare le sue ombre, dissolvendo schemi e purificando ogni aspetto dell’anima, fino a tentare di raggiungere l’unità con l’essenza divina.
La manifestazione della Monade come Ego, Personalità e Coscienza potrebbe rivelare il percorso di auto-conoscenza e di crescita spirituale che l’individuo compirebbe attraverso varie incarnazioni. Questo processo rappresenterebbe l’evoluzione spirituale dell’essere, che cercherebbe di allinearsi al proposito divino e di espri mere la sua natura divina nella vita terrena. Questa evoluzione progressiva della Monade sarebbe, dunque, un cammino di ritorno all’unità divina.
CONCLUSIONE
L’eventuale, ipotetica, intuizione, la comprensione della Monade e della sua manifestazione trina come Ego, Personalità e Coscienza potrebbe offrire una visione ampia dell’esistenza umana. La formula V.I.T.R.I.O.L. servirebbe come guida per questo lavoro metodologico di allineamento e di perfezionamento, aiutando l’essere umano a rimuovere le barriere che impediscono la piena manifestazione della Monade.
L’articolo è contenuto nel numero di Dicembre 2024 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
Per esprimere la sua presenza nel piano fisico, la Monade creerebbe veicoli adattati ai diversi livelli di realtà e di densità. Ciascuno di questi potremmo immaginarli corrispondere ipoteticamente a una faccia della manifestazione trina: “l’Ego” (corpo fisico o istintivo), la Personalità (corpo emotivo o astrale) e la Coscienza (corpo spirituale o mentale).
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
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