Templari e Cavalieri (Dissertazioni Personali Unite ad Epiche Reminiscenze)

Tra tutte le bestie quale è la più bella e più veloce e più pronta a sostenere ogni fatica e più adatta a servire l’uomo? E poiché il cavallo è la più nobile bestia e la più adatta a servire l’uomo, perciò fra tutte le bestie l’uomo scelse il cavallo e lo donò all’uomo che era stato eletto tra mille uomini, e perciò quell’uomo si chiama cavaliere”.

Certo è che il mondo è cambiato.

L’essenza dell’uomo è smarrita.

Riti, simboli, magie, non fanno più parte del bagaglio culturale.

Se ricordo di tutto ciò vi è, è da ricercare nella conoscenza genetica, strano, nascosto e crudele fardello che, volenti o nolenti ci portiamo appresso.

Non esiste essere vivente che non porti con sé il retaggio di precedenti esperienze vissute dalla sua specie. In un mondo nel quale, nonostante l’uomo abbia prodotto danni considerevoli e perso coscienza dell’armonia che lo regola, dove pure le pietre sono pregne del passato, a maggior ragione l’uomo deve riscoprire che è necessario vivere di simbiosi ed in simbiosi con le conoscenze che furono.

Strano può apparire a molti di ricordare cose e fatti non vissuti che, all’improvviso, si risvegliano dopo essere stati nascosti nel più profondo angolo della nostra coscienza, di una coscienza che non si rende manifesta a tutti.

Crudele è il fardello che accompagna l’uomo che tenta di risvegliarsi, di comprendere la stranezza, di svelare il nascosto. Ben presto si renderà conto che porta dentro un’esperienza che lo renderà ricco delle cose accadute e di quella età dell’oro dove i riti, i simboli, le magie, scandivano l’ora dell’esistenza umana. Ma saprà pure della morte, della battaglia, del sangue che dovrà versare e ricorderà la coppa dell’amaritudine e del coraggio, della follia e del desiderio. Infine, se vi è, si manifesterà la sua nobiltà che sarà misurata dalle azioni che è capace di compiere e non dalla nascita o dal raggiungimento di un livello sociale come oggi si intende, perché sono i geni quelli che comandano ed egli dovrà quindi possedere quei geni che sono stati capaci di grandi imprese, nobili geni forgiati dalle passate esperienze e pronti a sopportare le future battaglie.

Non potrà barare chi questi geni non possiede; la sua plebeità sarà sempre manifesta. Dannato per le azioni passate, non riscatterà il suo spirito nella menzogna.

Ma è pur vero che ci si è allontanati dall’esoterismo come sacerdozio dell’anima custode del Tempio dello spirito.

Al cavaliere bramoso d’amore che le chiedeva il nome, madonna rispose: “Mi chiamo Perfetta ed io ti chiamerò Perfetto se saprai amarmi, se non sarà bramosia e desiderio ma volontà di possedermi, di essere in me e di me di accogliere te. Non ci è concesso perdere la nostra verginità, solo se, nonostante l’atto d’amore saprai conservarla, ti si aprirà la strada che porta alla realizzazione dei più profondi desideri”.

Il cavaliere, o colui che ritiene di essere tale, volendo intraprendere la Via, deve prima conoscere sé stesso e desiderarsi, amarsi a tal punto che sceglierà da solo il posto che gli compete nell’assise, né vergognoso di occupare il seggio più basso, né tronfio per aver scelto quello più alto, ma cosciente sempre di sé, non pieno di sé. Dovrà dimostrare a Sé stesso il proprio valore e, di questo valore gli altri gliene faranno merito, senza falsità, senza ipocrisia, solo allora potrà dire di essersi liberato dalle passioni, quando nudo, e perciò non vergognoso, si guarderà nello specchio segreto che farà vedere le cose come sono, come erano, come saranno o come vorremmo che fossero, e proprio lì, pronto a cogliere il potere della magia naturale, saprà di quale manto rivestirsi, manto che lo proteggerà o lo dannerà se avrà osato guardare ciò che non doveva essere visto. Un bagno d’umiltà, una profonda sincerità, un grande amore dovrà accompagnare l’uomo di desiderio, il vero cavaliere.

L’idea di cavalleria è prettamente occidentale e nordica, come se un sottile flusso abbia congiunto l’idealità di Avalon, di Thule, dell’isola bianca di Apollo con il pensiero medioevale, durante il quale prese corpo questa corrente di pensiero.

Conseguentemente l’idea di cavalleria porta al concetto di Imperium.

Il migliore, colui che detiene il potere, che in qualche modo riunisce spiritualmente in Sé: Malkut e Keter, che possiede la qualità di guarire e far germinare, è assiso al centro del microcosmo che regola la vita della comunità.

Egli solo può, vuole, deve.

Risvegliando in Sé gli istinti e le potenzialità migliori che un uomo possiede, da solo è riuscito a raggiungere il vertice.

Ai lati scoscesi di questo vertice si arrampica faticosamente una turba di uomini, quanti durante l’ascesa cederanno o cadranno? Solo un gruppo sparuto raggiungerà il luogo del raduno e questi dovranno dimostrare al Sovrano il proprio valore che non è fatto solo di abilità guerresca ma è un condensato di amore e di sacrificio, di paura e di coraggio. Uno strano insieme di qualità che li distingueranno e li eleveranno dalle volgarità proprie di coloro che non possiedono la nobiltà dei geni che fanno sì che si possa distinguere il vero cavaliere anche se lacero, dal mendace e falso anche se ricoperto di stoffe preziose.

Non dovrà avere aspetto deforme né esteriormente né interiormente, un bell’aspetto non accompagnato da una integrità dell’anima lo farà subito risaltare e scoprire al cospetto degli eguali.

Il mistero della cavalleria è quindi conoscibile soltanto attraverso una percezione naturale dei principi che sottintende.

La guerra è esperienza sacrale, il cavaliere deve combattere questa guerra totale ed assoluta anzitutto con Sé stesso.

All’ascesi! invitava Bernardo, ascesi che è esercizio, sia nella diuturna pratica alle armi ed al combattimento, che in quello ben più duro che è fortificazione dello spirito contro la tentazione. Il cavaliere non odia nessuno, solo il male ed il peccato e li odia anzitutto dentro Sé stesso.

Le armi che il cavaliere possiede sono la spada a due tagli; arma di conoscenza e di combatti-mento spirituale, saggezza e potenza del Verbo, poiché la cavalleria è fatta per garantire la giustizia che consiste nel dare a ciascuno il suo e con la spada il cavaliere la deve mantenere. La lancia sta a significare la verità; infatti, la verità è dritta e non può essere piegata. L’elmo è la vergogna del disonore, così come l’elmo difende la testa che è la parte più nobile dell’uomo, la vergogna gli impedisce di abbassarsi a vili azioni.

La corazza è muraglia contro i vizi e gli errori e ricorda al cavaliere che non può commettere tradimento o macchiarsi di orgoglio, di slealtà o di altro vizio.

Gli speroni significano diligenza, prudenza e zelo.

La gorgiera indica l’obbedienza. La mazza la forza del suo cuore. Lo scudo è il suo ufficio poiché, come lo scudo sta fra il combattente ed il nemico così il cavaliere è in mezzo tra il Re e il popolo. La sella è fermezza di cuore e il cavallo è la nobiltà ma anche gli istinti e le passioni e pertanto occorre il freno e le redini che servono a ricordare di raffrenare la bocca nel dire cose malvagie e false.

Infine, al cavaliere si dà la misericordia affinché, quando gli manchino le altre armi, ponga mano ad essa. Se il nemico è così vicino da non poterlo ferire con la lancia, spada o mazza, lo colpisce con questa. Quest’arma vuole dire quindi che il cavaliere non deve fidarsi delle sue armi, né della sua forza ma deve essere sempre vicino a Dio con la speranza affinché, con Dio e con la speranza in Lui, possa combattere i suoi nemici e quelli della cavalleria.

Avventura per il cavaliere sarà il suo avvento, vale a dire l’accesso al grado supremo della sua realizzazione spirituale.

La ricerca spirituale del cavaliere avrà due diversi obiettivi. Il primo è l’unione alla Dama, il secondo è la visione del Graal.

Il cavaliere e la Dama sono in realtà un solo essere. Questa dicotomia non è altro che il “Sé” che coabita in ciascuno.

Il “Sé immortale” ed il “Sé mortale”, da un lato l’Anima immortale incarnata dalla Dama e dall’altra l’Anima individuale simboleggiata dal cavaliere.

L’iniziazione cavalleresca ha per fine la reintegrazione nello stato edenico primitivo, stato che si può qualificare come androgino, corrispondente alla “unione delle due nature”.

Al cavaliere spetta la volontà ed il libero arbitrio, la Dama rappresenta l’autorità spirituale senza la quale l’azione non è che disordine e vana agitazione.

Queste due nature devono armonizzarsi in modo che si produca lo “stato di non dualità”.

Il Graal, questa pietra che secondo alcuni ornava la fronte di Lucifero, forse non è altro che il terzo occhio, quello che vede al di là delle apparenze e che ridà a colui che saprà schiuderlo il senso dell’eternità. Il cavaliere, dopo essersi purificato dai propri difetti, deve purificarsi anche dalle proprie virtù.

Questo è ciò che si deve intendere per l’essere cavaliere.

Ma l’essere Templare è sicuramente un quid in più, è una percezione superiore o meglio l’aver superato un bigottismo mentale, essere veramente libero in modo tale da avere una visione a 360 gradi. Non farò una storia dell’Ordine del Tempio, ma trarrò solo alcune considerazioni strettamente personali di quanto credo di aver compreso.

Innanzi tutto, dalla lettura della storia dell’Ordine, penso di aver compreso che questi era probabilmente l’unico Ordine autonomo senza legami con il papato anche se da questi era stato ufficializzato; sicuramente si servì del papato per assumere agli occhi del mondo una legalità formale che era necessaria per essere accettato nel suo tempo. Il papato lo sospese. Ma come si può sospendere qualche cosa che esula dalla nostra sfera di influenza e che da noi non proviene?

Un Ordine che era tale per diritto, creato da sé stesso e non da altri generato, signore del proprio destino, del corpo e dell’anima dei suoi aderenti con i suoi sacerdoti ed i suoi riti, ha accettato con grazia i riconoscimenti tributategli come atti di stima che provengono dall’esterno ma non come atti costitutivi del proprio potere. Dice Bernardo che quando un Templare avesse perduto contatto con i suoi, si sarebbe potuto riunire a schiere cristiane ancor che fossero Ospedalieri. L’ancor che non ha altro significato se non quello “Siamo orgogliosi di essere Templari, nulla dobbiamo a nessuno e niente può far sì che ci si mischi con altri”.

Insieme all’Ordine Teutonico al quale lo unirono diverse caratteristiche e finalità come il culto della Vergine e l’idea di uno stato piramidale, si distinse da quello per una maggiore raffinatezza del pensiero avendo superato l’aspetto ombroso degli antichi Dei, cari ai germani.

I Templari riuscirono ad essere un giusto connubio fra Pendragon ed Artù. Non si allontanarono dalla magia del bosco ma la seppero unire al nuovo messaggio di Cristo.

La loro rovina fu costituita da Filippo il Bello e dal papato, ma forse si autodistrussero da soli.

Se vi può essere un Papa stupido, il papato non è cieco; esso è un’organizzazione che misura il tempo in secoli e se il Papa Clemente era asservito a Filippo, le più fini menti del papato avranno sicuramente percepito che quell’Ordine, se avesse continuato nell’avere spazio e potere, alla fine avrebbe potuto sostituire la loro istituzione e, come ho detto, avendo la possibilità di misurare il tempo in secoli, appoggiarono le mire del Re di Francia.

Ed i Templari?

Ho affermato che a mio avviso, si autodistrussero. Probabilmente, con un atto di grande fede nell’opera intrapresa, capirono che i tempi non erano maturi per instaurare un nuovo ordine delle cose ed allora, non è meglio annullarsi ora per non rischiare di fallire e lasciare un favoloso messaggio ai posteri?

Ecco cosa il papato non ha percepito, anche l’Ordine del Tempio era capace di misurare il tempo in secoli.

Ma quale è il segreto dei Templari, l’intuizione o la scoperta che sconvolse tanto Bernardo da diventare il gran protettore dell’Ordine, o forse il druido Bernardo aveva mandato dei cavalieri in Terra Santa per trovare le prove che lui stesso intuiva. Quale prova fu scoperta nei sotterranei che furono del tempio del Re Salomone?

Il segreto è forse la concezione della Donna, la Damedieu che da un certo punto di vista, probabilmente altro non è, se non la Signora Dio. L’idea della donna si discosta da quella canonica. Non solo la chiesa di Roma vuole la Vergine come madre, come madre terra, Demetra ctonia e tellurica quale generatrice di vita che muore e che rifluisce sempre nel suo grembo, la donna quale incarnazione come madre, come madre terra, Demetra ctonia e tellurica quale generatrice di vita che muore e che rifluisce sempre nel suo grembo, la donna quale incarnazione dell’immortalità della materia, quale simbolo dell’indistruttibilità della materia di per sé informe. Si vuole così che la salvezza dell’anima passi attraverso il tormento e l’espiazione. Ma ecco l’intuizione che probabilmente differenziò il pensiero Templare.

Essi immaginarono un complesso passaggio fideistico da Demetra madre a Pallade Atena vergine, il passaggio fra lo ctonio ed il solare. Vergine, dunque, senza essere madre e senza figli, sposa del Cristo ma non madre di questo. Pallade, sorella-sposa di Apollo maestro dell’armonia delle forze spirituali, luce ascendente dell’aurora, mediatore della dote profetica. Si eleva così l’adorazione a ciò che è luminoso ed aperto al mondo. Vivi la tua felicità e lascia perdere il tormento.

Atena non è la madre che genera i propri figli, il padre procrea.

“Lodo con tutto il cuore tutto ciò che è maschile” questo dice Atena.

Attraverso il matrimonio mistico della vergine con il Cristo si ottiene il culto fecondo di questa nuova solarità, delle leggi della luce e del cielo, dello Spirito e del volere del Padre.

La vergine è quindi la mediatrice fra l’uomo e Dio e, solo se ha saputo mantenere la sua verginità, potrà adempiere a questo compito.

Forse, il tormento della croce fu inflitto all’uomo-sole-Apollo-Cristo per tentare di ritornare alla religione tellurica di Demetra madre.

Da questo modo di vedere solare, come Signore delle forze spirituali aperte al mondo, nasce conseguentemente l’idea di Stato unico, piramidale, di imperium che, se fosse riuscito, avrebbe ribaltato il mondo medioevale e fatto fare un grandioso passo avanti all’umanità.

Ma i contatti con l’Islam? Solo contatti e non unicità di pensiero.

I sufi, danzatori quasi in abiti femminei non sembrano forse i celebranti del vorticoso girotondo di Dioniso?

Anche questi rappresenta il diritto patriarcale ma, nondimeno, diventa il dio dei morti, perde il carattere forte di Apollo, cala nel demoniaco e nel menadico.

L’Islam potrebbe apparire come la religione dell’ossessione tipica delle razze afro-orientali; non si distacca dalla tellurica Demetra.

I Templari, quindi, rimangono un’esperienza unica nel mondo occidentale, portatori di questa nuova luce; con la loro fine avvolta nel mistero, lasciarono a chi ne avesse avuto voglia e soprattutto capacità, la facoltà di alzare il velo da essi calato con la loro volontaria scomparsa su ciò che avevano intuito.

“Fin dal principio, quando sopravvenne nel mondo il disprezzo della giustizia per mancanza di carità, si stabilì che questa venisse restaurata per mezzo del timore e perciò tutto il popolo fu diviso per migliaia e da ogni mille ne fu scelto e consacrato uno che fosse più amabile, più savio, più leale e più forte degli altri e che prevalesse su tutti per nobiltà, coraggio, esperienza e devozione…..e quell’uomo è il cavaliere”.

Salvatore

L’articolo è contenuto nel numero di febbraio 2025 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

Dissertazione sul senso iniziatico della Cavalleria e sul retaggio templare come via interiore di reintegrazione. L’archetipo del Cavaliere è visto come sintesi tra volontà e spirito, azione e rettitudine, incarnando una nobiltà non sociale ma interiore. Il Templare, distinto dalla cavalleria profana, agisce secondo un principio di autonomia sacra, in una visione solare e spirituale del femminino divino. L’Ordine viene interpretato come custode di un’intuizione superiore, capace di integrare antiche sapienze e tensione cristica, lasciando ai posteri una traccia da decifrare nel tempo.

CATEGORIE:

Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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