Impara ad Ascoltare

Molti parlano di Dio, cabala, esperienze, contatti come se tutto fosse facile e alla portata di tutti. Penso che non sia così facile, alla portata di tutti e allo stesso tempo penso che tutto sia più semplice di ciò che ci è detto.

Un maestro, una volta mi disse “Gianni impara ad ascoltare e potrai ricevere da tutti, che sia un professore universitario premio Nobel o un semplice pescatore analfabeta”. Ho seguito, spesso con qualche difficoltà, questo consiglio e ho avuto la fortuna di incontrare grandi, piccoli, complessi, semplici uomini che mi hanno permesso di fare qualche piccolo passo verso la luce.

Alcune considerazioni: non ho mai avuto limiti nella ricerca, nessuno mi ha impedito, costretto a non percorrere strade, ho avuto consigli, esempi ma non divieti. Ciò mi ha permesso di cadere spesso e di rialzarmi spesso. A volte le cadute erano progressivamente più dolorose ma il rialzarsi era, è e spero sarà, più soddisfacente.

La ricerca non prevede scorciatoie ma studio continuo e progressivo nel suo divenire conoscenza; quindi, impegnativa, difficile. Allo stesso tempo la ricerca segue un metodo, alchemicamente corretto, da seguire con pazienza, i cui passaggi sono semplici.

 Il lavoro che segue è il frutto di considerazioni fatte con uomini e donne che con umiltà seguono un percorso di ricerca che si è incontrato con il mio. Uomini e donne che non sanno cosa farsene del potere se non come modo di servizio per il prossimo. È anche frutto, Almeno per me, di alcune utili letture.

Il regalo più grande.

Non ha importanza quanto sia disinteressato un atto umano, c’è sempre, per chi fa, un qualche beneficio, anche se nulla più di un certo compiacimento. Dio, d’altra parte, non ha nessuna necessità di creare il mondo. E non c’è nessuna carenza in lui che la creazione può soddisfare.

La creazione, in un certo senso, è stata, è e sarà il più perfetto atto di altruismo, amore e bontà. Noi diciamo che Dio ha creato il mondo per concedere il bene all’uomo. Ma che cos’è questo bene?

Innanzitutto, dobbiamo comprendere che qualunque bene Dio doni deve essere il massimo bene possibile che la sua creazione possa accettare.

È che cosa è questo massimo bene? Che cosa è il più grande bene che Dio stesso può concedere? La risposta è “davvero” semplice. Il massimo bene è Dio stesso.  Non c’è bene più grande di acquisire un certo livello di armonia, comprendendola, con il creatore stesso.

E il bene più grande è essere parte di Dio, ed è questo bene che egli ha pianificato di dare al mondo. Egli volle creare un mondo, dove le sue creature potessero, alla fine, prendere parte alla sua essenza e farne esperienza.

I cabalisti insegnano che questo è il concetto del nome più sacro di Dio, il tetragramma, YHVH. Il tetragramma È formato da quattro lettere: Yod, He, Vau, He. Queste lettere hanno un significato molto speciale.

Il tetragramma è correlato al passato, al presente ed al futuro. Perciò chi legge il tetragramma deve avere in mente che Dio “era, è, sarà” tutto dello stesso istante. Ciò indica che Dio è completamente trascendente e oltre la dimensione del tempo. Dio esiste in un “regno” dove il tempo non esiste. Allo stesso tempo, il tetragramma significa che Dio “è Colui che porta tutta l’esistenza nell’essere vivente”. Ed è in questo senso che il tetragramma fa riferimento alle relazioni casuali di Dio con la Sua creazione. Egli è la sorgente del vivente e dell’esistente e la sua essenza permea la creazione. Questo concetto può avere una sorta di esemplificazione sulla base di un antico insegnamento/ parabola cabalistica, che afferma che l’insieme delle quattro lettere del nome contiene il mistero della carità.

Secondo questo insegnamento, la prima lettera Yod può essere collegata a una moneta. La Yod piccola e semplice come una moneta.

La seconda lettera, He, rappresenta la mano che dona la moneta. Ogni lettera dell’alfabeto ebraico rappresenta un numero e la lettera He è la quinta lettera dell’alfabeto, ed il suo valore è cinque. Il “cinque” della He allude alle cinque dita di una mano.

La terza lettera, Vau, ha una forma che allude ad un braccio che si stende donando. Per di più in ebraico la parola Vau significa “gancio”, così Vau ha la connotazione di connessione. Inoltre, Vau all’inizio di una parola ha significato della congiunzione e.

Infine, la quarta lettera, la He finale, È la mano del mendicante che riceve la moneta.

Questo è il livello mondano dell’essenza delle carità. “Carità” può essere capita, tuttavia, ad un livello più profondo, direi, divino. Il più grande bene che Dio dona è l’esistenza stessa. Noi non abbiamo una intrinseca richiesta di esistenza e non possiamo chiedere, pretendere questo da Dio. Quando Dio ci dona l’esistenza, quindi, compie un atto d’amore che è il più perfetto dono di carità.

La Yod ora rappresenta il dono dell’esistenza stessa. A livello di Yod, d’altra parte, l’esistenza non è ancora nostra. A livello del solo Yod l’esistenza e ancora possesso di Dio. Inoltre, all’inizio di una parola Yod allude al futuro, qualcosa che è ancora potenziale. Così, anche, a livello del solo Yod, l’esistenza è ancora nascosta e non disponibile. Non vi sarà accesso a essa finché una mano non sia creata per riceverla.

La He del tetragramma è la mano di Dio che trattiene l’esistenza che egli desidera donarci. A livello della sola Yod, l’esistenza è trascendentale, inconoscibile e non percepibile. Deve “subire” la concretizzazione per diventare accessibile da noi. E questo è indicato dal valore numerico della He che si riferisce alle cinque dita della mano. Possiamo dire che la lettera He, qui, rappresenta, delinea, concretizza e conserva. Nel tetragramma la He diviene un vaso che entra in possesso dell’esistenza per trattenere e definire l’astratto potere, forza, della creazione.

La Vau del tetragramma è il braccio di Dio che si stende per donare l’esistenza. Come vedremo è a livello della Vau che il concetto di donare raggiunge la sua perfezione. Ciò significa che è necessario stabilire un bilanciamento tra chi dona e chi riceve. Questo, a sua volta, stabilisce un concetto di relazione. che potrebbe essere così espresso: per quanto Dio vuole donare, il suo dono deve essere compatibile con la nostra capacità di ricevere.

Così, a livello della Vau è creata la condizione di una relazione reciproca.

Quanto l’uomo sarà capace di ricevere, così come la via attraverso la quale riceverà, sarà determinata dalle azioni dell’uomo stesso.

Questa reciproca relazione darà come risultato l’ampliamento della capacità di ricevere proprio la cosa che Dio desidera dare.

Naturalmente dio deve darci anche questa mano. Così, per un verso, Dio ci offre la capacità di ricevere l’esistenza da lui ma è, altresì, importante aprire la nostra mano per ricevere ciò che Dio sta donando. Più noi espandiamo, approfondiamo la nostra consapevolezza della presenza divina che guida le nostre vite, più grande sarà la nostra capacità di ricevere.

Le lettere del tetragramma possono, così, insegnarci molte cose circa la relazione fra Dio e la sua creazione. Da una parte, noi impariamo che Dio è completamente trascendente e così totalmente differente da qualsiasi altra cosa della creazione. Dall’altra, noi impariamo che l’essenza di Dio permea tutta la creazione e dona di continuo esistenza. In questo senso l’esistenza stessa può essere considerata puramente l’ombra o uno specchio della potenza divina. Come spiegano i cabalisti se Dio avesse rivelato sé stesso completamente, la creazione e tutto ciò che in essa è contenuto non potrebbero sopravvivere e verrebbe completamente annullata. Se Dio volesse rivelarsi, non ci sarebbe possibilità di un’esistenza indipendente di qualsiasi livello.

Ed è proprio perché Dio si contiene e si nasconde che la creazione può sopravvivere, da qui uno dei concetti più importanti della cabala: lo Tzimtzum, contrazione o auto costrizione della luce di Dio. La ragione, causa, per lo Tzimtzum si origina da un paradosso basilare.

Dio deve essere nel mondo; però, se Egli non si contiene, tutta la creazione potrebbe essere schiacciata dalla sua essenza. A causa dello Tzimtzum, la creazione può prendere posto. La creazione deve esistere come un’entità indipendente e che quindi non può essere totalmente infusa con l’essenza divina. Allo stesso tempo, comunque, non si può dire che l’essenza divina non s’infonde in tutta la creazione poiché: “Non c’è posto senza di Lui”. Dio, quindi, deve separare sé stesso dalla creazione, però contemporaneamente, Egli deve rimanere intimamente connesso con essa. Questo è il principale paradosso della creazione.

 

Gianni

L’articolo è contenuto nel numero di marzo 2015 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

L’ascolto profondo è chiave dell’apprendimento e della crescita, presupposto per la vera ricerca spirituale. Il cammino iniziatico richiede cadute, studio e trasformazione, senza scorciatoie. Al centro vi è il dono divino dell’esistenza, atto d’amore assoluto che trova espressione simbolica nel Tetragramma YHVH, letto come parabola della carità divina: Dio dona se stesso, e l’uomo può riceverlo solo sviluppando consapevolezza e capacità di accoglienza. La creazione è resa possibile dallo Tzimtzum, la contrazione della luce divina che permette all’essere di esistere pur restando immerso nel mistero dell’Uno.

CATEGORIE:

Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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