Piombo, Mercurio Inferiore, Mercurio Superiore, Oro

“Come pietre comuni, l’arcano ed il segreto sono sotto gli occhi di tutti; non è difficile trovarli, difficile è vederli, illuminati dalla loro verità, la quale si accende solo nella mente che si illumina.”

Da: Solve et coagula.

L’ occhio, inserito nel triangolo, segno distintivo del grado 30-90, scruta l’uomo ed il limite ad egli assegnato dal destino. Numerologia, kabbalah, magia operativa, alchimia, si amalgamano in una intricatissima rete, in un labirinto dell’animo nel quale, “L’occhio”, deve riuscire a svelare il percorso più idoneo riservato a ciascuno di noi, percorso intrapreso quando, da apprendisti, abbiamo incominciato la scalata alla “Vera Conoscenza”, e che, ora, ci ha portato al punto nel quale, illusi di aver raggiunto finalmente la meta, ci troviamo dinanzi ad una domanda risolutiva che ci viene posta, domanda alla quale è necessario dare la giusta risposta per comprendere se la nostra strada è stata costellata solo da ambizione o da “Vero desiderio”.

Avere la padronanza dei simboli alchemici quale piombo, mercurio inferiore, mercurio superiore ed oro, consentirà di costruire il ponte, elemento di congiunzione fra microcosmo e macrocosmo. Raggiunta questa conoscenza, si dovrà superare un’ulteriore prova: “Come useremo di questa conoscenza o coscienza acquisita?”

Il laboratorio, nel quale abbiamo iniziato a compiere la nostra opera, non è altro che il nostro animo ed il nostro spirito racchiusi da quell’involucro che è il nostro corpo.

L’Athanor è fulcro ed elemento essenziale del lavoro alchemico.

L’essere umano, attraverso una catarsi spirituale, può raggiungere una nuova dimensione.

Per analogia, come nell’Athanor la materia si trasmuta attraverso diverse fasi, l’iniziato, attraverso diversi passaggi, raggiunge una dimensione nuova, fino a quella aurea, come l’oro prodotto all’interno dell’Athanor.

L’inizio dell’Opera è caratterizzato dal piombo, il Saturno delle pietre nere, delle ossa, del drago nero, mano sinistra di Dio, indicazione della materia disciolta e putrefatta, il primo dei metalli che, come dice Raimondo Lullo, “Questi separa”. Esso, indica una frattura sull’ostacolo dell’evoluzione, una frattura che permette di staccarsi dalle limitazioni individuali per cogliere i valori universali.

Questo, è il “Mestruo filosofico”, la materia dalla quale si deve estrarre il mercurio filosofico.

“Per trovare una materia che abbia la proprietà di purificare e fissare il mercurio, bisogna cercarla nella razza di Saturno e, trovatala, aggiungere uno zolfo metallico”, come dice Filalete.

Il piombo, ora, da nero è diventato bianco e, quindi, si identifica con il mercurio alchemico.

Esso, è materia impregnata di forza spirituale e, quindi, è la possibilità di trasmutazione. Il “Mestruo”, ha, ora, dato spazio al seme femminile.

Il mercurio, simbolo di ragione e logica, dovrà bagnare il Sole e passare ad una fase successiva: “La fermentazione dei filosofi”. Proprio nell’operatività di questo delicato passaggio, il libero arbitrio concessoci, consentirà la scelta della via da intraprendere per il compimento di questa ulteriore fase: “Quale è il mercurio da eleggere?”.

Il mercurio è vapore minerale, untuoso, vischioso, congelato nei pori della Terra in liquido incombustibile.

Il mercurio o “Vivo argento”, è un metallo volgare, morto già quando viene estratto, per-ché, il suo fuoco interno, è assopito.

Il mercurio “Principio” o “Argento vivo”, è la potenza viva che agisce su tutti i metalli con i quali viene a contatto, diventando così “Mercurio di vita”, è il Cinabro dei Savi sublimato, purificato, fissato al “Rosso”, il “Rosso servitore” per il proseguimento della Grande Opera.

Ma, il mercurio è sterile, “perché la femmina”, rappresentata dal mercurio dei Savi, è sempre sterile senza la congiunzione e l’azione “del maschio” …il mercurio dei filosofi non si trova sulla terra dei viventi ma, si ricava dalla terra dei viventi…e, tutto questo avviene con un ingegnoso artificio…come dice Filalete: “per mezzo della loro calamita”.

Da: Don Antonio Giuseppe Pernety.

Citando il “Rosarium philosophorum”, occorre ora “Animae extractio vel impregnatio”, cioè ottenere una sostanza nuova.

Il cielo copre dall’alto il coperchio del vaso alchemico che è l’uomo, il fuoco dovrà rimanere acceso, il corpo, svuotato dalla frustrazione, lavato di rugiada, dal nero sepolcro, diventa anima degna di raccogliere lo spirito.

“Adesso, puoi vedere il Sole racchiuso e bagnato dal mercurio dei filosofi”.

Ecco che l’oro è in fermento, il suo pianeta è il Sole, rappresentazione della luce per antonomasia, è lo Spirito che cavalca la materia e rende la Pietra capace di guarire; per raggiungere questa meta, è necessaria la consapevolezza del cuore. L’oro è, fra i metalli, ciò che il Sole è fra i pianeti, grazie a lui, i frutti della Terra giungono alla loro perfezione.

Il Sole è caduto, si è inabissato, è risorto, l’Opera ha avuto il suo compimento. La divinità, nascosta nella natura stessa dell’uomo, attraverso il “Lievito” dell’immortalità, attra-verso l’incarnazione e morte, è giunta finalmente libera.

Gli uomini, così, con l’accettazione della morte come mistero iniziatico, possono infine giunge-re al compimento del proprio destino.

Piombo, mercurio inferiore, mercurio superiore, oro, hanno assolto la loro funzione. Nel Tempio, le quattro luci sono state accese, il mistico percorso iniziato in un oscuro passato è giunto al suo fine.

La Pietra Filosofale è stata prodotta?

Salvatore

L’articolo è contenuto nel numero di marzo 2025 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

Attraverso la simbologia alchemica dei metalli, si dischiude il cammino iniziatico dalla materia oscura alla luce dello Spirito. Piombo, mercurio e oro diventano stadi di un’evoluzione interiore, in cui l’Athanor è l’anima stessa e la trasmutazione è opera cosciente. La Grande Opera culmina nella consapevolezza del cuore e nella nascita dell’Oro interiore, sigillo di un destino compiuto e risvegliato.

CATEGORIE:

Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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