Immagino che sia noto a tutti come il cristianesimo, sin dalle origini e poi nei secoli successivi, non abbia mai avuto esitazioni ad assorbire ovunque i luoghi di culto e di divinità pagane per trasformare ogni cosa in Chiese e Santi.
Ciò che appariva troppo radicalizzato nella cultura europea, tale da non poter essere estirpato, venne ribattezzato ad uso e consumo di quella nuova religiosità anche con un complesso di vere e proprie ritualità di derivazione pagana, opportunamente rivisitate.
Un esempio interessante potrebbe riguardare il mito (o meglio, i miti) del graal. In questi, la sacralità perduta di Artù può essere riconquistata con una nuova consacrazione della quale è partecipe il druido Merlino.
Il re, portatore di legittimità, in quanto figlio di Lugh (è una divinità celtica), viene riconosciuto da questi come pontifex così che la terra, inaridita dalla decadenza di Artù, torni a fiorire.
Il cristianesimo sembrerebbe aver modificato questo concetto; il pontifex sarebbe solo il vicario di Cristo e non il detentore di una linea di sangue e di una regalità sacrale.
Ethos e Mos non sono l’etica e la morale così come oggi vengono intesi. I due termini indicano dimora, l’abitare nel quale l’uomo si trova nel momento in cui nasce, la sua stessa radice e la sua volontà, la sua indole. Un pontifex appartiene ad una stirpe, ad un linguaggio, ad un ben preciso luogo che non è stato lui a scegliere ma che gli è stato riservato dal fato.
Ogni società tradizionale ha la sua radice nella legge divina e l’ethos gli impone dei valori che non sceglie o decide, ma ai quali appartiene.
Il cristianesimo non si presenta quindi sempre in linea con l’ethos, alterando il rapporto fra uomo e civitas, lo stato giuridico.
Jean Jacques Rosseau scriveva: “Il cristianesimo separa l’uomo dal cittadino”.
Forse, tradizionalmente dovremmo auspicare un recupero della simbologia antica, in quanto cristianesimo e islam compreso, parrebbero poco propensi a prendere in considerazione le visioni esoteriche.
Se lo sguardo si volge agli ordini cavallereschi, anche i Templari sembrerebbero aver incarnato la figura del monaco guerriero con una spiritualità forse anomala per la Chiesa cattolica ma della quale questa si è servita, per poi sbarazzarsene appena possibile.
I concetti analogicamente ariani sembrerebbero individuabili anche nella tradizione indiana del Bhagavad gita con la figura di Arjuna e poi nel nipponico oriente, con la via ascetica del samurai, attraverso l’arte della guerra.
Ritornando al ciclo del Graal e del rapporto fra Merlino ed Artù, si potrebbe notare una relazione che implica una pari dignità tra l’autorità sacrale druidica dell’uno e quella regale, guerriera, incarnata dall’altro.
Questo concetto non appare in sintonia con il cristianesimo che non sembrerebbe ammettere altra funzione importante, se non quella sacerdotale, non concedendo una pari dignità ed una sacralità autonoma alla figura del Rex. Nei secoli, se ne avrebbero varie prove storiche tangibili; ad esempio: le conseguenze della dieta di Worms (in cui Ludovico il Pio redistribuisce i territori imperiali tra i suoi figli), il contrasto fra Gregorio VII ed Enrico IV, anche con il suo “Dictatus Papae” (è una raccolta di 27 affermazioni, ciascuna delle quali enuncia uno specifico potere del pontefice) e l’atto penitenziale dell’andare a Canossa da parte di Enrico.
Di contro, se volessimo evidenziare il permanere inconscio di un concetto della necessità tradizionale della dignità regale, guerriera, potremmo trovare degli antichi echi prendendo banalmente in prestito anche una frase tratta dal film Excalibur, dove il regista John Boorman fa pronunciare a Merlino: “Eppure hai estratto la spada dalla roccia, io non avrei potuto farlo”.
Secondo quel punto di vista (forse solo fantasioso), il potere magico-druidico avrebbe quindi dei limiti che solo la regalità sacrale potrebbe oltrepassare. Artù sarebbe il portatore di questi valori che Merlino può solo riconoscere e garantire, ma non creare attraverso una Spostandoci tra i filosofi moderni, possiamo trovare che Massimo Cacciari scriveva: “Il cristianesimo non ha radici in costumi tradizionali, in una polis, esso si rivela sovversivo dell’antichità e dei suoi valori, spezza il legame fra gli Dei e la società”.
Ricollegare la società ad un ethos con miti e simboli pagani che sono ancora presenti sotto la superfice della nostra cultura moderna, potrebbe forse rappresentare un deposito tradizionale e prezioso che probabilmente dovremmo recuperare con prudenza, e ritrasmettere libero da altre contaminazioni religiose. Pertanto, si svelerebbero come caratteri emergenti dal paganesimo europeo, la fede nel senso del dovere, l’importanza della nascita come pregio originario e come fattore costruttore di civiltà.
Davanti alla morte, il guerriero non si trovava impegnato solamente in una battaglia esteriore, ma anche nelle prove interiori di un processo iniziatico.
Nelle insegne delle nobili famiglie d’Europa vi sono spesso: la ricerca della virtù invariabile ed una fede nelle forze della natura.
Il sangue versato in battaglia ritorna su sé stesso ed a sé stesso, così come testimonia il grido di battaglia dei Beaumanoir de Lavardin “Bois ton sang Beaumanoir, ta soif passera” (Bevi il tuo sangue, Beaumanoir, la tua sete passerà).
In genere, legati fra loro dal mistero dei riti e dei giuramenti, gli iniziati vivevano e agivano su di un piano che la folla dei profani, oggi ha qualche difficoltà a comprendere.
Tipico degli indoeuropei, era un solido senso della famiglia monogamica; concetto meno frequente nelle culture mediorientali. Inoltre, la fede nella vita, nonostante la frequente percezione della tragicità della stessa, appare come tratto distintivo delle popolazioni di origine indoeuropea unitamente alla propensione per un misticismo temperato da un innato senso dell’autocontrollo.
La diffusione del monoteismo ha portato a valutazioni differenti rispetto alla cultura pagana; infatti, la mentalità dominante, per lo meno in Occidente, è per lo più portata a valutare i fenomeni religiosi con il metro della cultura giudaico-cristiana. Il cristianesimo propone le storie bibliche mostrando l’ebraismo come religione madre non solo del cattolicesimo. Quindi è qualche cosa di differente dal punto di vista identificabile come quella Ariano-Vedica. Giordano Bruno, in sintesi, tra le varie idee, nelle sue dissertazioni avrebbe sostenuto anche:
“Giudaismo e cristianesimo hanno alterato la religione antica e vera”.
Nel paganesimo non è schematicamente sempre evidente l’esistenza di entità che abbiano creato il mondo e rispetto alle quali l’uomo si senta in condizione di completa sudditanza. Secondo tali ipotesi concettuali, uomini e Dei sembrerebbero vivere in una sorte di ordine cosmico fuori dal tempo e dovrebbero adempiere ciascuno ai propri doveri. Lo stesso Aristotele sembrerebbe fosse tormentato da simili idee, riguardanti un mondo increato. L’introduzione del concetto di un peccato originale, infondendo nelle coscienze un senso di colpa, genera però una drammatica scissione psicologica tra anima e corpo. Da qui nascerebbe anche l’esigenza di pratiche penitenziali e di mortificazione della carne; non si potrebbe godere dei doni della creazione ma si dovrebbe rinunciare ad essi poiché tutto è visto come peccato. Portando il tutto ad estreme conseguenze abbastanza distorte, la storia narra di episodi riguardanti la stessa inquisizione, la caccia alle streghe, il negare alla donna l’anima ed il sottometterla quale matrice del peccato originale, fino a relegarla alla condizione di schiava. Nelle antiche popolazioni indoeuropee non vi era nulla di ciò; la parità dei sessi era abbastanza diffusa e quindi costituiva una delle caratteristiche più importanti. Vi era un grande rispetto per la donna ritenendola saggia e madre attenta nei riguardi della prole; quando il marito era assente ne assumeva le responsabilità portando alla cintola le chiavi in segno di autorità. Aveva il diritto di possedere la terra e non era obbligata a sposare un uomo contro voglia, ma si evidenziava come una fedele compagna con spiccate attitudini guerriere.
Veniva sepolta con le armi, qualora se ne fosse guadagnata la dignità. Infine, praticavano la cura del corpo, non visto come peccato, ma sacralizzando tutti gli aspetti della vita biologica. Individui eroici assurgevano al piano semidivino, quali emblemi e simboli di ogni espressione di nobiltà. Il principio eroico, combattivo, mistico, si congiungeva con la stessa sostanza della scienza sacerdotale e con la rappresentazione dell’aspirazione all’immortalità.
Sulla base di questi presupposti, per la cultura pagana appariva dunque insensato il concetto cristiano di redenzione.
Mentre nel paganesimo il concetto di colpa era legato alla responsabilità dell’uomo, nell’ambito monoteista l’uomo sembrerebbe più propenso ad attendere l’aiuto divino per essere liberato da questa con tutti i possibili rischi di deresponsabilizzazione della coscienza, insiti in questo atteggiamento.
Forse sarebbe opportuno notare una certa differenza del paganesimo occidentale da quello medio orientale dove la religiosità era anche condizionata da “magi astrologi”, così, non di rado, si induceva nei fedeli un atteggiamento fatalistico che probabilmente poteva restringere fortemente la libertà di coscienza.
Le religioni che si identificano in quelle della “Rivelazione” hanno mostrato a volte, un lato che lascia perplessi. Infatti, storicamente hanno mostrato fedeli che si sono abbandonati al fanatismo ed alla intolleranza.
Le religioni pagane, per lo più, non conoscevano le guerre di religioni ed avevano nei confronti di tutte le culture, un atteggiamento curioso e libero da pregiudizi.
Mentre la Chiesa romana ha attutito oppure solo ben celata negli anni, una sua predisposizione all’esclusivismo e alla poca tolleranza, l’ebraismo non sembra aver mai abbandonato questa tendenza e vieppiù l’islam ne ha fatto un fondamento per la sua espansione.
Tipico dell’antica cultura indoeuropea sono una certa preziosità guerriera, la struttura sociale gerarchica, la famiglia monogamica e patriarcale, la certezza della stirpe, ecc. Sono basi culturali dei popoli con quelle derivazioni e proprio su di queste sono state costruite le varie forme di civiltà che hanno caratterizzato l’Europa fino all’avvento di nuove religioni. Ad esempio, una sorta di etica del “Gregge”, si poi è svelata vincente su ogni concezione aristocratica del vivere.
Comprendere ciò potrebbe riportarci a voler riesaminare culturalmente un sapere solare nella quale la LUCE sia considerata manifestazione divina, portatrice di nuova vita e la ciclicità annuale rappresenti un ritmico rinascere. Ricordiamoci che il termine “Solare” si applica a ciò che è manifestamente regale, olimpico, costruttivo.
Ad esempio, di guardare il cielo in modo diverso dal solito, potrebbe riguardare una rappresentazione della importante costellazione boreale, settentrionale del cigno. È una delle 48 costellazioni elencate da Tolomeo ed è anche una delle 88 moderne costellazioni. La figura dell’uccello si estende rappresentata lungo la Via Lattea estiva, in volo verso sud. È simbolo di giovinezza, virilità, aristocratica, è la luce che si mescola con la ritualità dello spirito riaffiorando nell’immaginario come imperitura Primavera. Questi sono i concetti che arrivarono fino al Sud d’Europa, nella quale gli antichi Siculi erano l’ultima propaggine della cultura europea nordatlantica.
Come dice Properzio “Mihi natura dedit leges a sanguine ductas, nec possis melior iudicis esse metu” – A me la natura ha dato leggi che sgorgano dal sangue, né si può divenire migliori per paura di un giudice.
Questo motto è un’interessante sintetizzazione del senso della discendenza e della trasmissione dei valori.
Visto ciò che si sta manifestando questa strana modernità, forse è necessario che l’uomo si risvegli da quello che appare come un letargo senza tempo e si accinga ad una nuova vigorosa ripresa dalle profonde radici della vita, emergendo come costruttore della sua personalità e del suo mondo.
Mentre alcune correnti filosofie spingono ad un disimpegno nichilista, sembrerebbe che solo i principi classici rimangano come ultimo baluardo capace di ispirare il patrimonio culturale europeo.
Platone nel dissertare in merito ad Atlantide, pare che accennasse anche alle facoltà di quegli uomini dotati di percezioni amplificate in funzione della loro connessione con la propria anima eterna.
Queste erano forse caratteristiche dell’antica religione dell’anima tramite cui si ipotizzava la conservazione delle fantastiche capacità, di soli-to attribuite agli Dei.
L’ascesa del cristianesimo, sin dalla sua nascita, ha però poi, in modo progressivo, praticamente azzerato anche il ricordo di questo aspetto tradizionale millenario.
In seguito, l’Europa si è trovata ad attraversare il cosiddetto periodo dei secoli bui, una fase in genere non piacevole per popoli del continente che non di rado, si sono ritrovati abbastanza distaccati dalla loro natura spirituale.
Ora col proliferare di ogni tipo di religione (anche quelle sataniste, occorre ormai tenerne conto), di sette, di fantasie new age, ecc. non è affatto chiaro cosa ci si debba attendere di spiritualmente ancora buono.
Salvatore
L’articolo è contenuto nel numero di luglio 2025 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
Sotto la superficie della cultura europea persistono simboli, miti e valori che precedono e trascendono la religiosità rivelata. Il cristianesimo ha sovrapposto culti e rituali, riformulandoli ma spesso oscurando l’ethos originario che legava l’uomo alla stirpe, alla terra e al dovere sacro. Il paganesimo, con la sua visione solare e ciclica, riconosceva nel guerriero, nella donna saggia e nei riti ancestrali un’armonia tra corpo e spirito, senza senso di colpa né negazione della vita. Recuperare tale radice significherebbe non nostalgia, ma discernimento: un invito a ritrovare misura, nobiltà e vigile responsabilità in un tempo smarrito fra dogmi svuotati e spiritualismi confusi.
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
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• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
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