Il Pentalfa è un antico simbolo esoterico che è presente nei nostri Templi; è posto sulla base della colonna d’ingresso, quella del Sole (a sinistra di chi entra), di fronte all’immagine della Luna all’Oriente.
Per gli Egizi, la rappresentazione delle stelle a cinque punte nel cielo stellato (come decorazione del corpo della dea Nut), costituiva un aspetto interessante della loro cultura, sia artistica, che religiosa.
In alcuni periodi della Tradizione millenaria, con tale immagine si tese a raffigurare anche il Sole, collegandolo a Horus, nato da Iside e Osiride. Di seguito fu usata da Pitagora per dimostrare il segmento aureo.
Inoltre, in ambito ermetico-alchemico, dove le simbologie sono variabili a seconda degli autori, può rappresentare la materia prima, sorgente di vita, fuoco sacro, filosofico, germe universale di tutti gli esseri, scintilla vitale comunicata dal Creatore alla materia.
Il diverso termine con cui si indica il pentagramma geometrico, fu originalmente teorizzato dal filosofo Pitagora di Samo, come simbolo dai profondi significati mistici, filosofici e matematici, nonché esoterici. Con il significato di “cinque alfa”, si possono intendere i principi metafisici che corrispondono all’Aria, all’Acqua, alla Terra e al Fuoco a cui il filosofo ne aggiunse un quinto: lo Spirito, la quintessenza spiritualmente attiva.
Tale icona è riprodotta anche sopra il baldacchino all’Oriente, come Stella Fiammeggiante con l’inserimento al centro della lettera “G” a cui sono stati dati vari significati, tra cui preferisco attribuire personalmente l’idea di Gnosi, la quale verte al raggiungimento dell’evoluzione spirituale e alla conoscenza.
Se si prende in considerazione l’ipotesi di “comprendere” in senso esoterico, questa potrebbe voler tendere alla possibilità di assorbire in sé stessi i simboli necessari per operare. In tal caso, si richiederebbe un atteggiamento diverso da quello razionale, dal momento che quello che appare ai nostri sensi, probabilmente non sarebbe la realtà. È necessario quindi indagare mediante l’intuizione che si esercita con il Cuore (in rapporto armonico con la Mente), centro di comunicazione tra l’Uomo e le sottili energie universali.
Quindi, la Sapienza suprema e la Saggezza si possono acquisire tramite la meditazione e il contatto con le Entità superiori.
Il primo passo nel percorso palingenetico, riferendosi al rinnovamento, alla trasformazione dell’individuo, è quello di conoscere sé stesso, cioè per rimanere in ambito ermetico-alchemico, di tentare l’immersione nell’Opera al Nero.
Il secondo passo è la Purificazione: i pensieri devono diventare positivi; occorre essere capaci di perdonare e non devono esistere paure che blocchino il proprio cammino evolutivo. Tornando al numero “5”, si potrebbe notare un richiamo alla lettera ebraica “He”, spesso intesa come: divinità, distinzione, specificità. Secondo la mistica, sarebbe quella tramite cui Dio avrebbe creato questo Mondo. Quindi, rappresenterebbe anche il respiro, la Vita, la forza che spinge a nascere e a rinascere. Cinque è anche il numero dei livelli più noti nei quali si può manifestare l’anima; da Nefesh (anima animale, carnale) a Yechidà (anima divina, fusa nell’Unicità dell’En Sof Infinito Benedetto), passando per Ruack, Neshamah e Chayah.
Spostandoci in altri scenari, si potrebbe osservare che negli Arcani maggiori dei Tarocchi, con il numero 5 è raffigurato il Papa, il mediatore tra Cielo e Terra, colui che domina il regno spirituale; le dualità su cui opera sono: l’Alto e il Basso, il Cielo e la Terra, lo Spirito e la Materia.
Il potere del Papa sarebbe quello di trasmettere l’invisibile nel visibile. Può essere immaginato anche come lo Ierofante che domina nel regno spirituale, l’iniziatore che non si isola in un mondo elitario ma che fa dell’opera di diffusione e di divulgazione, il suo scopo, ponendosi come vera interfaccia tra l’uomo e Dio, tra Microcosmo e Macrocosmo, dominando le Forze sottili.
L’unione del 5 con il 6 simboleggia esotericamente l’unione del Pentagramma, ossia l’Uomo, con l’Esagramma (simbolo presente alla base della colonna d’ingresso della Luna, a destra di chi entra, di fronte all’immagine del Sole all’Oriente), ossia l’Universo. L’uomo iniziato potrebbe avere una crisi riguardante la propria elevazione spirituale, qualora cedesse alla tentazione dell’amore per il potere materiale (rappresentato ad esempio, in alcuni casi, anche dai vari titoli, dalle medaglie e dai riconoscimenti vari) piuttosto che da quello dell’Amore. I fantasmi insiti nell’esigenza di sfoggiare autorità creeranno in lui un maggiore attaccamento all’esercizio del dominio mondano. Se tutto ciò è comune nel mondo materialista, profano, regno di orgoglio e di superbia, risulta invece incompatibile nella professione di spiritualità e di elevazione dalle alienazioni terrene.
La storia ci insegna come in varie occasioni, le Religioni, la Massoneria ed altre istituzioni “iniziatiche”, abbiano perduto il loro assetto mistico con una conseguente progressiva decadenza che nel tempo, ha provocato un impoverimento dei valori di fede e di umiltà; così come si può constatare anche ora.
Ad esempio, con il decadimento della civiltà egizia e di quella greca, la storia ci narra episodi riguardanti guerre di religione, scismi, roghi, per perseverare nella errata convinzione che una determinata religione sia l’unica, l’eletta da Dio, alla quale credere per dogmi.
Nella Massoneria, sempre ad esempio, si è assistito e si assiste ancora oggi, ad un proliferare di Riti, di presunte vie iniziatiche, a lotte tra fratelli per conquistare posti gerarchicamente più elevati e quindi, per soddisfare il bisogno di potere e di gloria fittizia.
Quando tutto ciò coinvolge individui che hanno ricevuto iniziazioni ai piccoli e grandi misteri, l’effetto esoterico/spirituale diviene soltanto virtuale più che reale, ed è grave che si manipolino i Valori della Tradizione predicando bene e “razzolando” male.
La via Maestra che poggia sulla Tradizione trasmessa dai nostri Padri iniziati ai Misteri del divino e della Natura, va così perdendosi, se non viene tutelata dal simbolico “5”, pontefice trait d’union.
Qui sento la necessità di analizzare con la necessaria prudenza, anche il termine di “Magia”, esso pure richiamato dal Pentalfa.
La parola potrebbe derivare dalla traslitterazione del termine greco magos, cioè «sapiente». Si tratterebbe di un titolo riferito specificamente ai Magi, re-sacerdoti dello Zoroastrismo, individuabili nell’ultimo periodo dell’impero persiano. Quindi, essendo anche Sacerdoti, facevano da ponte tra un mondo trascendente, invisibile, metafisico quanto reale, e un mondo fisico. Erano consacrati, integri sui quattro piani dell’esistenza: fisico, astrale, mentale e spirituale; l’Universo era in loro, come loro stessi erano tutt’uno con l’Universo.
Nel tempo, questo termine è passato ad indicare anche qualcosa di dispregiativo nei confronti di qualcuno; ad esempio, come colui che evoca morti, diavoli, fatti supernormali, fino ad assumere il comico significato di prestigiatore e commediante.
La Magia sarebbe invece da riconoscere come scienza, in quanto si tratterebbe di leggi e di fenomeni in cui intervengono forze appartenenti all’ordine “sottile”, fisico e metafisico, organizzate in differenti modi e interagenti con varie ritualità. Non è affatto chiaro se tali Riti abbiano qualche punto in comune con quelli religiosi o pseudo-iniziatici.
Nella cosiddetta Magia Sacra, il mago sarebbe lo strumento della potenza divina e per questo la eserciterebbe legittimamente dal punto di vista morale, religioso e medico; non sarebbe certamente strumento delle forze elementali o dell’inconscio.
Rispetto alcuni punti di vista, la Magia Sacra sarebbe potenza dell’amore nata dalla volontà divina e dalla volontà umana e così sarebbe figlia della Mistica e della Gnosi, del contatto reale con il divino e dalla presa di coscienza di questo contatto da parte dell’Uomo.
I riti conseguenti dovrebbero pertanto essere eseguiti con il giusto stato dell’essere, ma sempre con molta prudenza per non cadere nell’autosuggestione e nel plagio.
L’oggetto della Magia dovrebbe consistere nella liberazione dalle catene di dubbio, paura, odio, apatia, accidia, orgoglio e superbia. La filosofia collegata potrebbe svelarsi quella dell’ermetismo che purifica, illumina la natura umana per conformarla al principio creativo di Madre Natura.
Con la Grande Opera l’essere umano tenderebbe a raggiungere lo “stato” di pace, di armonia, divenendo degno di ricevere i benefici dell’Albero della Vita, sintesi di coscienza, forza e materia.
Tornando ancora per qualche istante a indagare il tarocco numero 5 del Papa, a seconda dell’autore, si potrebbero individuare alcuni strumenti per tentare di eseguire quella respirazione ani-mica che consentirebbe la dominazione dello Spirito sui 4 elementi; forse, come conseguenza, donerebbe la magia di essere in rapporto cosciente con gli esseri spirituali superiori, i quali agirebbero con l’uomo e attraverso di lui realizzano la sintesi di purezza della volontà; in sintesi: l’Alchimia Spirituale di trasmutazione dal Naturale al Divino.
Giovanni
L’articolo è contenuto nel numero di luglio 2025 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
Il Pentalfa custodisce il segreto dell’Uomo elevato alla sua quintessenza. È simbolo dell’armonia tra spirito e materia, del dominio interiore sui quattro elementi attraverso il soffio del quinto: lo Spirito. Collocato nel Tempio tra Sole e Luna, tra Uomo e Universo, rivela la possibilità di una trasmutazione reale, non apparente. Ma se l’iniziato cede al potere mondano, il simbolo si svuota. Solo chi, purificato, agisce con cuore vigile e mente illuminata può incarnare la via della Gnosi, diventare pontefice tra mondi, e vivere la Magia come scienza sacra, figlia dell’amore e della volontà unita al divino.
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
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