Spade, Armi e altre Interessanti SImbologie (Appunti Personali)

Spesso nei nostri rituali e nel nostro Tempio troviamo immagini e oggetti con riferimenti ad armi solitamente usate per combattere. Ad esempio, una fra tutte è la spada che ritroviamo, sia nei riti maschili, che femminili.

Il suo uso è interpretabile in molti modi ed è interessante vedere alcuni dei possibili significati che le si attribuiscono. Spesso, la spada rimanda al concetto di forza, di quel potere che la Giustizia deve avere per imporsi e far rispettare i propri giudizi.

Si tratta in genere di una spada a doppio taglio (cfr. Le armi simboliche in Guénon, Simboli, p. 160-161).

Nella tradizione leggendaria occidentale, la spada è sempre presente nei canti e nei racconti delle gesta di re, eroi e cavalieri erranti, di difensori della fede, come: Orlando, Oliviero, Carlo Magno, Ganelon, Artù, ecc.

Alcune tra queste spade avevano nomi femminili: Balmung, Nagelring, Durlindana, Altochiara, Coorte, Beltraina, Excalibur, che fanno pensare ad un valore magico-simbolico. Anche le leggende orientali, in alcuni casi, attribuiscono alle spade un nome. In un mito shintoista si racconta che il Dio della tempesta avrebbe tratto una spada dalla coda del serpente a otto teste, precedentemente ucciso. Essa è chiamata: “Ame no murakomo no tsuguri” (“Spada del Paradiso”) e forse fa parte, insieme con delle preziose perle e un raro specchio ottagonale (tre tesori sacri di Yamato), del tesoro imperiale giapponese oppure è conservata presso il Tempio di Atsuta.

Portando l’attenzione sulla nostra terra, possiamo ricordare che San Paolo consigliava i cristiani su come devono affrontare i loro nemici. Scrive nella Lettera agli Efesini (VI, 10-17): «Fortificatevi nel Signore e nella sua onnipotente virtù. Rivestitevi dell’armatura di Dio per poter resistere alle insidie del dia-volo: perché noi non abbiamo da combattere solo contro forze puramente umane, ma contro i principati e le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro gli spiriti del male sparsi nell’aria… In piedi, dunque! Cinti i fianchi con la verità, rivestiti della corazza della giustizia, e calzati i piedi… Ma soprattutto impugnate lo scudo della fede, col quale possiate estinguere tutte le frecce infuocate del maligno. Prendete ancora l’elmo che assicura la salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio».

Secondo Sant’Efrem, l’interpretazione allegorica del simbolismo di Paolo potrebbe essere la seguente:

Elmo = speranza;

Cinto dei fianchi = carità;

Calzari = umiltà;

Scudo = Croce;

Spada = parola di Dio.

Le armi, dunque, simboleggerebbero poteri e funzioni della spiritualità esaltata e purificata, in contrasto con gli spiriti del male, che invece rappresentano le forze inferiori e impure. È per questo motivo che miti e leggende parlano tanto frequentemente di “poteri autonomi” posseduti dalle armi degli eroi: spade che combattono da sole, che guidando il braccio di chi le impugna, frecce che si guidano autonomamente sul bersaglio, lance che al primo colpo uccidono e così via.

Un confronto tra i significati simbolici delle armi e gli archetipi junghiani sembrerebbe fornire alcune tra le seguenti corrispondenze analogiche:

Ombra = ascia, picca, daga;

Anima = lancia;

Mana = mazza, clava, frusta;

Io = spada

Di conseguenza, un combattimento della spada contro l’ascia simboleggerebbe il conflitto tra l’Io e la sua controparte negativa, ovvero il complesso delle forze istintive e rivolte verso il basso che si annida nell’inconscio (ed a cui Jung dà appunto il nome di “Ombra”).

La spada potrebbe essere dunque simbolo dell’Io, inteso in senso completo.

Nella sua essenza, quest’arma è composta da una lama e da una guardia che s’incrociano ad angolo retto. Costituisce un simbolo della “congiunzione” (specie da quando, nel Medio Evo, ha preso nel suo insieme la forma di una croce latina).

Nel simbolismo generale della spada, c’è ancora un elemento da esaminare: la sostanza di cui l’arma è composta, cioè il ferro.

Questo metallo, tradizionalmente, indica la diretta volontà, quella ferrea appunto nelle sue determinazioni, purificata e temprata dall’esercizio iniziatico e pronta a combattere per la propria affermazione (il ferro è anche il metallo di Marte, dio della guerra).

Nel poema cavalleresco, alla spada non si attribuivano soltanto poteri militari e guerreschi, ma anche (anzi, soprattutto) poteri d’iniziazione e di conoscenza.

Il cavaliere era consacrato tale con un colpo di spada, viveva costantemente con la spada al fianco e veniva sepolto con la spada. Durante un’iniziazione nel nostro ordinamento, potrebbe apparire molto significativo che una cosiddetta sorella esperta sia “armata” di spada per accompagnare la profana nel gabinetto di riflessione. È ancora “armata” di spada quando prende il testamento e con la stessa lo trafigge prima di porlo alla Venerabile Maestra. Solo dopo, per accompagnare la bussante all’entrata del tempio, la spada sarà sostituita dal caduceo.

Durante l’iniziazione, la postulante riceverà un tocco sulla testa con la spada fiammeggiante da parte della Venerabile Maestra Agente.

Tale strumento costituisce un simbolo esoterico molto potente; può rappresentare, tra le varie possibilità, il fuoco in movimento e la luce della verità. Di solito, in un nostro Tempio, si trova sul tavolo del Fratello Rappresentante del Rito (che è il collegamento diretto con il Sovrano Gran Hierophante), il quale rappresenta colui che porta il Fuoco. 

Un’altra simbologia, o meglio un monito, è rivolto a colei che volesse intraprendere il nostro cammino iniziatico. Se non rispettasse i giuramenti fatti o se si comportasse in modo malvagio, si ritroverà a confronto dell’angelo sterminatore che calerà la spada sul suo capo. Un eventuale valore esoterico si potrà comprendere correttamente ove si ricordi che “giustizia” nel linguaggio tradizionale indica il corretto, giusto, raggiungimento dell’equilibrio degli opposti, quella coincidentia oppositorum che, come abbiamo già visto, è condizione essenziale perché l’eroe prosegua con successo il suo iter iniziatico. La si conquista con la spada e la si difende con la spada.

Forse anche per questo, nella più diffusa iconografia giunta ai nostri giorni, la Giustizia è rappresentata con una spada nella mano destra e una bilancia nella mano sinistra.

La spada, per quanto possa essere problematico escludere i significati “violenti” collegati al suo uso, è come la bilancia, una figura simmetrica. La sacra spada per la donna non è solo un’arma. È la custode della propria integrità, della propria interezza e del proprio valore.

La spada non è solo simbolo di potere “CONTRO” ma anche di potere “CON”.

Il Simbolo della Spada può dunque rappresentare, nella coscienza della persona iniziata, un simbolo di luce che contrasta oscurità e ignoranza.

Il lungo apprendistato che conduce al suo saggio utilizzo è d’altra parte simbolo del percorso che conduce a far emergere la propria parte spirituale, animica, più nobile. Virtualmente la spada presenta due aspetti distinti: l’azione positiva, operante a salvaguardia della pace, al servizio della giustizia e l’aspetto contrario di distruzione, per l’ingiustizia e la sopraffazione.

Nel suo duplice aspetto creativo e distruttivo, la spada potrebbe simboleggiare innanzi tutto il Verbo Divino, ma forse anche un avvicinarsi al Supremo Artefice dei mondi.

Esplorando, storie, miti, leggende, possiamo trova-re rappresentazioni di dee e di paladine con la spada, Ad esempio: Atena/Minerva: dea dell’intelligenza, della saggezza e della guerra, spesso raffigurata con la spada o la lancia. Sembrerebbe l’iconografia della donna guerriera e indipendente.

Giovanna d’Arco che solle-va la spada in nome di Dio; si configura come un simbolo di fede e di combattimento contro i nemici.

A volte, in alcuni gruppi esoterici e in particolari ambiti Templari, la donna fu considerata anche come una figura guerriera in grado di portare la spada, rappresentativa del potere di raggiungere la verità e il Graal, simbolo di crescita personale.

Concludendo, per ora, credo che si possa immaginare che la spada sia simbolicamente un mezzo, anche per la donna, al fine di affermare il proprio potere interiore e per affrontare le sfide della vita.

Eva

L’articolo è contenuto nel numero di luglio 2025 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.

DESCRIZIONE ARTICOLO:

La spada non è solo strumento di difesa o offesa: è immagine dell’Io risvegliato, simbolo dell’equilibrio conquistato attraverso la rettificazione. Nei miti e nei riti, la spada separa e unisce, giudica e consacra, brucia come fuoco e illumina come verbo. Per la donna iniziata, essa diviene custode della propria integrità, guida nella lotta interiore e segno di un potere che non domina ma serve. Il suo uso rituale richiama la necessità di discernere, di tagliare ciò che è illusione e di difendere con fermezza il proprio cammino spirituale. Solo chi sa impugnarla con cuore puro può avanzare verso la verità e il Graal interiore.

CATEGORIE:

Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.

Al centro dell’Ara dei Giuramenti viene deposto il Libro della Legge Sacra, aperto sul Vangelo di San Giovanni. È il punto focale della cerimonia in cui si compie il Mistero del Rito Sacrificale: rappresenta il Verbo Divino e le leggi ineffabili della Creazione, che l’iniziato è chiamato a intuire e, per quanto possibile, comprendere.
Sopra di esso si collocano, incrociati, la Squadra e il Compasso: strumenti fondamentali del Lavoro interiore.
La Squadra indica la necessità di precisione etica e coerenza: invita a misurare ogni pensiero, scelta, parola e azione, avviando l’immersione cosciente nella Nigredo, prima fase dell’Opera alchemica.
Il Compasso, simbolo della coscienza attiva, orienta la connessione tra cuore e mente. Serve a purificare la parte ricettiva dell’anima, rendendola degna di ricevere la Luce e permettendo allo Spirito di prevalere sull’Io materiale.

L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.

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