A volte, utilizziamo il termine tradizione (dal latino traditio, traditiònis, derivante dal verbo tràdere: consegnare, trasmettere), forse senza tenere consapevolmente conto che può assumere diverse accezioni, per lo più interconnesse.
Da un punto di vista antropologico, potrebbe riguardare quelle abitudini che sono intese come popolari; ovvero, le trasmissioni nel tempo, all’interno di un consorzio umano (in modo orale o scritto), della memoria di molte cose. Ad esempio: eventi sociali o storici, usanze, ritualità, mitologia, leggende, filosofie religiose, costumi, superstizioni ecc.
Un insieme di credenze e pratiche condivise da un gruppo di persone all’interno di un possibile campo di attività umana, potrebbe essere individuato in una tradizione religiosa, al fine di consentire la continuità anche scritta con quanto predisposto dai suoi fondatori.
Con un altro punto di vista, si potrebbe guardare tale concetto in senso politico e culturale indirizzandolo verso eventuali principi ritenuti fondativi di leggi naturali, dell’ordine morale, dei valori e dei rapporti gerarchici di una società.
L’insieme di queste opzioni può agire lungo le generazioni anche attraverso istituzioni, leggi e assetti normativi, adattandosi al contesto storico e sociale.
In antropologia la tradizione costituirebbe l’insieme degli usi, costumi e dei valori a questi collegati. Ogni nuova generazione, dopo aver appreso dalla precedente, potrebbe conservare oppure modificare qualche cosa, ma poi trasmetterebbe il tutto a quelle successive tendendo in tal modo, a conservare la propria identità, soprattutto nel caso di contrasti con altri gruppi sociali.
In ambito filosofico ed esoterico il tradizionalismo tende a richiamarsi a un concetto primordiale e universale nel quale si troverebbe sedimentata una sapienza di provenienza non umana trasmessa all’umanità dal mondo spirituale in epoche antichissime. Seppure deteriorata e parzialmente dimenticata, di questa rimarrebbe un’impronta nelle correnti dell’esoterismo, delle religioni, dei miti, delle favole, delle culture popolari e folcloriche giunte sino a noi.
In tal modo, la Tradizione (spesso viene indicata con l’iniziale maiuscola) verrebbe ritenuta la forma originaria, trascendente e universale delle varietà religiose, filosofiche e sapienziali, che di quella sarebbero solo ramificazioni particolari, adattate al contesto storico e geografico. Pertanto, di ognuna e dell’originale in particolare, sarebbe necessario salvaguardarne il legame occulto con le perenni creazioni metafisiche, di natura divina.
Con il tradizionalismo si proporrebbe pertanto di provare a recuperare il nucleo di quella sapienza misterica del passato, di cui le varie opzioni religiose, filosofiche, dottrinali, esoteriche, non sarebbero altro che le vesti esteriori.
Ad esempio, nel XV secolo, con termine prisca theologia (ipotesi dell’esistenza di una unica vera teologia che attraversi tutte le religioni e che sia stata donata da Dio all’uomo nei tempi antichi) Marsilio Ficino ne dissertava esplicitamente per la prima volta nei propri scritti. Assieme a Pico della Mirandola, in contrasto con il punto di vista della Chiesa cattolica, riteneva che si trovasse riflessa in diverse discipline esoteriche che avevano attraversato i secoli: il neoplatonismo, l’ermetismo, il pitagorismo, la kabbalah ebraica, gli Oracoli caldaici, altre tradizioni sapienziali, ecc.
Quindi anche in un ambito esoterico, l’iniziazione con cui verrebbe trasmesso ad esempio, lo status di massone a un apprendista, costituirebbe uno strumento per favorire la continuità di tali ipotesi.
Infatti, il concetto di “tradizione” anche nel nostro Rito massonico, è estremamente importante, ma non va affatto ricondotto a una forma di esoterismo inteso solo come trasmissione di storia, di filosofia di pensiero e di valori etici, morali. Si tratta auspicabilmente di una trasmissione anche di potenziali facoltà finalizzate alla reintegrazione spirituale in direzione dei piani più vicini al Supremo Artefice; pertanto, il tutto con un significato iniziatico, sapienziale e spirituale. Ad ogni modo, chiunque abbia approfondito un poco i propri studi in merito al percorso spirituale intrapreso, potrebbe aver notato che in seguito al contatto tra culture diverse, alcuni concetti sono entrati a far parte del patrimonio di una determinata struttura iniziatica provenendo da un’altra comunità, anche di lingua diversa. Nella vicinanza tra più strutture anche solo sociali, a prescindere dal genere del rapporto, avvengono sempre vari tali ipotesi.
Infatti, il concetto di “tradizione” anche nel nostro Rito massonico, è estremamente importante, ma non va affatto ricondotto a una forma di esoterismo inteso solo come trasmissione di storia, di filosofia di pensiero e di valori etici, morali. Si tratta auspicabilmente di una trasmissione anche di potenziali facoltà finalizzate alla reintegrazione spirituale in direzione dei piani più vicini al Supremo Artefice; pertanto, il tutto con un significato iniziatico, sapienziale e spirituale. Ad ogni modo, chiunque abbia approfondito un poco i propri studi in merito al percorso spirituale intrapreso, potrebbe aver notato che in seguito al contatto tra culture diverse, alcuni concetti sono entrati a far parte del patrimonio di una determinata struttura iniziatica provenendo da un’altra comunità, anche di lingua diversa. Nella vicinanza tra più strutture anche solo sociali, a prescindere dal genere del rapporto, avvengono sempre vari scambi culturali, religiosi, misterici, ecc. L’orientamento simbolico, allegorico, gnoseologico, ecc. è generalmente influenzato dal maggiore prestigio di una o più strutture, ma tale interazione anche se con un peso ovviamente diverso, è comunque sempre reciproca. Così, ad esempio per rimanere nell’ambito delle tradizioni occidentali, in Europa meridionale, la mitologia norrena seppure recuperata in parte anche nelle contaminazioni religiose cristiane (nella variante più tarda, altomedievale, della mitologia germanica), era percepita come meno prestigiosa di quella greco-romana; comunque, quest’ultima si sarebbe ritrovata ad avere punti di contatto analogici con dei e creature soprannaturali, ma anche con eroi e re.
La natura amichevole o meno e il tipo del rapporto non sempre hanno influenzato l’entità dello scambio, come sembrerebbe attestare l’intensità del fenomeno riguardo ad esempio, al manicheismo, allo gnosticismo, ecc. ma anche se ci si riferisce al periodo delle Crociate, in cui i reciproci rapporti tra cristiani, musulmani ed ebrei, non erano certo tra i migliori.
Nel territorio europeo, a prescindere dalla diffusa, grande, omologazione greco-romana, la possibilità concreta di una sorta di prestito culturale e misterico sembrerebbe essere cominciato comunque già in epoche molto antiche. Infatti, è interessante soffermarsi ad osservare ciò che accadeva prima della progressiva disgregazione dell’Impero Romano d’Occidente, causata, tra le altre cose, dalle invasioni barbariche. Il contatto tra differenti popolazioni comportò l’ingresso nelle abitudini latine, di diverse consuetudini di origine germanica, bizantina, slava, araba, persiana, ecc. In senso inverso, poi rimanendo in ambito religioso, anche lo stesso cristianesimo sti-molò indubbiamente non solo i popoli germanici e slavi.
Tali fenomeni potrebbero essere etichettati con il termine contaminazioni, riferendosi tra l’altro, alla mescolanza di elementi antinomici considerati una sorta di componenti che caratterizzerebbero una categoria rispetto ad altre. Si potrebbe utilizzare il termine di ibridismo allorché eventuali innesti di elementi con caratteristiche variegate non si siano combinati bene.
La contaminazione esisterebbe allorché ci si riferisse a generi ben definiti e ne costituisse una violazione. Bisognerebbe perciò fissarne prima l’origine.
Ad ogni modo, non credo sia sempre facile riuscirci; occorre tenere conto di quanto spazio sia stato dato nei secoli, alla fantasia e alla creatività di ognuno.
Ad esempio, venendo avanti nel tempo, solo a partire dal ‘700, pensiamo alla miriade di Riti (per altro fortemente influenzati da liturgie e quindi da concetti religiosi di varia provenienza) e conseguentemente di testi rituali, ciclicamente modificati, che hanno caratterizzato molteplici Logge. Questo, prima ancora dei raggruppamenti in Obbedienze massoniche in cui si sono attuati ulteriori, molteplici, cambiamenti delle liturgie, passando attraverso impostazioni filosofiche classiche, per arrivare a quelle più romantiche, cavalleresche, ecc. caldeggiando poi progressivamente punti di vista avversi ad una sorta di dispotismo di regole immutabili, in difesa del libero sfogo della fantasia. Ciò, sino ad arrivare a situazioni in cui le successive soluzioni di continuità spirituale, rispetto alle origini (purtroppo inevitabili, a seguito di particolari avvenimenti), si sono concretizzate in modo evidente con “costruzioni” personalistiche, spesso assolutamente inventate, a volte per fini affatto trasparenti. Nella pratica quotidiana, le contaminazioni di vario tipo, provenienti dalla materialità esistenziale, sia di ogni singolo soggetto, che da parte di gruppi più o meno omogenei, sono riuscite a irrompere con effetti devastanti ovunque (anche nelle strutture più grandi), come ognuno, solo leggendo quello che hanno riportato e riportano i mezzi d’informazione da vari decenni, potrebbe constatare in questo mondo moderno dove la ricerca della spiritualità sembrerebbe trovare sempre meno interesse.
Nel nostro caso, questa situazione potrebbe aver messo in evidenza la necessità di recuperare una formazione adatta per “addentrarsi” sempre più correttamente in esperienze teurgiche già ben delineate nelle nostre liturgie. Tutto questo si è evidenziato importante a fronte di un ambiente che per molti anni ha favorito una dominazione generale attorno a noi, di punti di vista concettuali, in funzione dei quali qualunque speculazione culturale più o meno filosofica (ma soprattutto caratterizzata da citazionismi e di saperi presi a prestito) si proponeva e si propone ancora più importante del risultato intuitivo e percettivo di una eventuale esplorazione metafisica, vera e concreta.
Premesse doverosamente queste cose, sarà opportuno notare che il consiglio millenario, riguardante la prioritaria necessità di conoscersi (prima di ogni altra, quella inerente al livello fisico e psichico), permea tutti i nostri gradi, sia nel cammino maschile (dodici camere operative), che in quello femminile (cinque camere operative). Tentare la conquista della conoscenza almeno minimale di sé, costituisce un importante obiettivo che poi diviene un punto di partenza per provare di accedere con i mezzi opportuni, a quelle altre “conoscenze” che vanno ricercate ben oltre i limiti spaziotemporali, i quali caratterizzano la normalità esistenziale per ogni vivente di questo mondo.
La risposta metodologica di base per una tale esigenza, si mostra come propedeutica al tentativo di accedere all’ambito metafisico, se la spinta ad entrare in un percorso iniziatico deriva veramente dal desiderio di comprendere ciò che si possa aver intuito ma che non risulta agevole acquisire, decodificare, capire, con i normali mezzi formativi e sensoriali.
Infatti, di molte cose si può percepire solo “l’indumento” adatto per questo mondo. Senza questo, probabilmente le essenze spirituali non potrebbero “resistere” nella materia che a sua volta non potrebbe resistere a loro.
È necessario mettersi nella condizione di vedere, percepire in modo differente anche ciò che si legge, per lo più in modo superficiale.
È importante cercare i significati nasco-sti dalla semplice narrazione, così come è scritta, fino a quando non si sarà forse idonei per intuire e svelare possibili segreti nascosti.
A tal proposito, riguardo alla complessità di ciò che nascondono le vesti di ogni testo (non solo di quelli religiosi) che possa avvicinare alla Luce Divina, è importante riuscire a svelare (dopo aver conquistato le facoltà per riuscirci) ciò che è scritto sotto la veste del testo. L’impresa di tentare di conoscersi veramente non è affatto semplice per chiunque e i suggerimenti che possano pervenire da tutti i percorsi iniziatici (quindi anche o soprattutto tra noi), sono quasi sempre da decriptare, dal momento che il primo impatto è predisposto proprio per non essere superabile da una mente “profana”, priva di un reale desiderio di Conoscenza e di Verità.
In questa nostra odierna realtà si tende a incede-re tra speranze, aspetti mistici, ipotesi, ma anche verifiche concrete.
Le condizioni, i modi in cui si svolge la propria vita ed anche come si sviluppa un personale cammino iniziatico, potrebbero cambiare, se si riuscisse a prendere coscienza delle difficoltà, della decadenza, ormai diffuse ovunque e si scegliesse di affrontarle, di superarle, con il lavoro interiore, la costanza e la diligenza nella quotidianità. D’altronde le scelte e la loro messa in pratica si impongono come ineludibili, se si riesce veramente a intuire e poi a comprendere ciò che possa derivare da un’interazione luminosa anche solo minimale, con l’ambito metafisico.
Per camminare correttamente, è indispensabile un atto della volontà che nasca da una abitudine virtuosa che in potenza tenda al raggiungimento di un bene futuro, difficile, ma non impossibile da realizzare.
In questo comportamento, occorre che sia ben definito cosa si vuole raggiungere e il mezzo con il quale si voglia rendere congruamente possibile conseguirlo. Quindi, ad esempio, non a caso ritroviamo scritto (nella liturgia di una nostra Camera rituale, maschile) che “…. Un cavaliere non può tradire la giurata fede neppure quando tale tradimento permette di realizzare un’opera grande e meritoria…”
Non va quindi sottovalutato il fatto che l’essere umano col mutare dell’età, ha una percezione di sé stesso anche di qualità diversa. Ne ha forse un tipo di consapevolezza onesta nella sua identità matura, mentre nella giovinezza si manifesta con molteplici eccessi; nella vecchiaia ce ne sono decisamente di meno ma non per questo si deve supporre che sia automaticamente più virtuosa.
Tutto questo è problematico, infatti, se l’essere umano e soprattutto un ricercatore di Verità, fosse, come si sostiene anche rispetto al punto di vista mistico, un microcosmo, una totalità nel quale tutto l’universo sarebbe riprodotto, allora dovrebbe adeguarsi almeno all’ordine razionale con l’annullamento progressivo delle proprie passioni, se volesse raggiungere la saggezza in una vita serena.
Un ricercatore evoluto, secondo tradizione, sarebbe colui che sa vivere liberandosi un poco alla volta, di speranze e paure, abbandonando il punto di vista relativo dell’Io individuale (non sempre solo materiale) per tentare di assumere un poco alla volta (ma sappiamo che non è affatto facile), una visione della realtà nell’ipotesi dell’ottica eterna, approdando progressivamente ad una unione mistica e ascetica con il tutto, seppur anche solo in ambito terreno.
Sulla nostra via, è indispensabile intuire che se è importante partecipare ai Lavori i quali contemplano vari momenti teurgici indirizzati ad interagire con l’ambito metafisico, diviene conseguentemente imprescindibile percepire anche razionalmente, la rilevanza di un insieme eggregorico forte, compatto; ma devono essere continui gli impulsi, per noi privi di scopi profani, che lo rafforzano. Ecco la necessità di non mancare ai Lavori che però qualcuno, perso nelle personali fantasticherie o nel soddisfacimento delle esigenze materiali, non sempre riesce a intuire e neppure a comprendere.
In altre parole, chi fosse riuscito a conquistare almeno un poco, la tranquillità interiore, dovrebbe aver acquisito consapevolezza in merito al concetto che la quotidianità comprensiva delle lotte che ne caratterizzano l’evoluzione o l’involuzione, ovvero i problemi economici, sociali, politici, religiosi e via dicendo, sono soltanto questioni contingenti; quindi in un certo senso, sono metafisicamente irreali, mentre ciò che conta è l’equilibrio dinamico, la legge dei contrari continuamente in movimento, che si sostengono l’un l’altro e che permettono lo svolgersi delle attività umane, così come quelle cosmiche e quelle universali.
A tal proposito, è indispensabile vigilare costantemente su sé stessi, prima di tutto, e poi valutare chi o che cosa ci stia circondando. Infatti, non sono da sottovalutare mai anche un’eccesiva mancanza di omogeneità delle caratteristiche riguardanti i componenti umani di un Triangolo-Loggia, come pure il difetto di univocità delle idee e delle tendenze scaturite, a volte, dalla provenienza di qualcuno da Riti diversi, oltre che da formazioni religiose particolarmente condizionanti. L’incertezza è spesso provocata dalla pluralità delle varie dottrine ritenute massoniche, dalle infiltrazioni di carattere umanistico, sociale, psicologico, politico, religioso ecc. le quali per quanto forse nobili e contingenti (ma non sempre lo sono), nulla hanno a che vedere con un Ordine esoterico come quello che ci riguarda, per sua tradizionale natura, si interessa soprattutto di metafisica. Tali pluralità, anche se possono essere prese in considerazione nella vita quotidiana, a volte tendono a creare tra i differenti soggetti, delle diversità che non possono generare altro che onde spirituali anomale (soprattutto se si frequentano soggetti tendenti all’ateismo o con abitudini esistenziali rivolte agli eccessi passionali). Queste poi, molto difficilmente possono armonizzarsi in una frequenza unica, con quel senso e quella direzione necessari per produrre l’indispensabile Eggregore del Rito.
Se poi approfondissimo un poco di più il punto di vista mistico, ci si dovrebbe rammentare che, secondo alcuni Fratelli del passato, tutte le cose fisiche avrebbero avuto e hanno la loro radice nei poteri insiti nella loro anatomia occulta, radicati a seconda delle specifiche necessità.
Così, tali facoltà potrebbero essere richiamate e trasferite nella fisicità nel modo previsto per ognuno. Così, si potrebbero intuire meglio le sfere d’azione di ogni singolo soggetto e quelle di un Eggregore.
Ad ogni modo, al fine di non lasciarsi travolgere dalle ipotesi più o meno fantasiose che forse ben poco avrebbero a che fare con le mistiche intuizioni discendenti dalle acque spirituali di Chokhmah, sarebbe opportuno ricordarsi sempre che, in un percorso iniziatico, allorché ci si trovasse a confronto di un’idea più o meno provvisoria, si dovrebbe trovare il modo di accertarne il valore e l’esattezza, a prescindere dal fascino e dalla bellezza espositiva.
L’ipotesi richiede quindi uno sforzo da parte dei ricercatori per confermarla o negarla. Anche il metodo ipotetico-deduttivo può essere utile tendendo a trovare le possibilità di dichiararla falsa, solitamente tramite osservazione e la conseguente formulazione di un’altra ipotesi logica ma anche attraverso la via sperimentale.
Mi rendo conto che quanto accennato, potrebbe non essere gradito da parte di coloro che fanno un frequente uso delle citazioni ripetendo varie espressioni che vengono riportate in un testo da parte di persone diverse da chi le aveva create. Una citazione può derivare da un brano letterario ben conosciuto oppure esplicitamente attribuito al suo autore.
Le citazioni sono utilizzate per molte ragioni; ad esempio, per fornire informazioni dirette, originali, oppure per chiarire o sostenere virtuosamente le proprie affermazioni con il supporto dell’autorevolezza dell’opera e degli autori citati. Ovviamente, anche per discutere e criticare, sia in senso positivo sia negativo, l’opera a cui ci si riferisce.
Quando lo si fa per rendere omaggio all’opera e all’autore, possibilmente con un riferimento preciso della pagina del libro o dell’articolo da cui è tratto un brano, anche solo per onestà intellettuale è necessario esercitare prudenza ed avere cosciente consapevolezza del perché lo si stia facendo. Infatti, non solo tra noi, non si deve mai enfatizzare un sapere preso da altri, sia per coprire la propria debolezza di pensiero unita ad una sorta di vanità, che per eventuali finalità manipolatrici.
Quindi, nel nostro ambito, quando si avesse l’opportunità di dissertare su qualche cosa, in funzione dei doveri che legano ogni libero muratore egizio ai Fratelli che il Supremo Artefice gli avrebbe concesso, si dovrebbe intuire che allorché non si avesse ancora verificato e dimostrato alla propria coscienza il grado di validità del personale cammino interiore e l’essersi ormai liberato dai condizionamenti passionali, quindi dall’eccessiva dipendenza dalle esigenze materiali, allora in attesa di riuscirci, si dovrebbe mantenere per il tempo necessario alla personale auspicabile evoluzione (comprensiva poi di risultati dimostrabili a posteriori), un convincimento riguardante sé stessi come depositari di quella forza spirituale, che nel dirigerla, per l’uomo e con l’uomo, starebbe il segreto della sapienza. Quindi si dovrebbe parlare e scrivere sempre più, solo in funzione della personale conoscenza che così non sarebbe più cultura presa a prestito.
Forse un giorno ci si potrebbe veramente consacrare definitivamente al Supremo Artefice per il bene dell’umanità e dell’Ordine massonico al quale si appartiene.
Renato Salvadeo (S⸫G⸫ H⸫ S⸫ G⸫ M⸫)
L’articolo è contenuto nel numero di luglio 2025 della nostra rivista Alla Ricerca del Sé. Scarica tutto il numero.
La Tradizione non è semplice trasmissione culturale: è impronta originaria di una Sapienza primordiale, velata in miti, dottrine e riti. Attraverso contatti tra civiltà, questa Sapienza si è ramificata, talvolta contaminata, ma mai estinta. Anche nel nostro Rito, la Tradizione è viva solo se intesa come trasmissione iniziatica di potenzialità spirituali, non come sterile erudizione. In un tempo dominato da superficialità e sincretismi, urge riscoprire una formazione profonda, capace di condurre all’ascolto del Sé, al discernimento delle influenze, e alla costruzione di un Eggregore forte. Solo così la via teurgica potrà dischiudere, oltre le apparenze, la Luce dell’Opera interiore.
Attorno all’Ara dei Giuramenti, nel cuore del Tempio, sono disposti strumenti simbolici che rappresentano tappe e funzioni del lavoro interiore. Ogni attrezzo muratorio richiama un’azione da compiere su sé stessi, nel percorso di trasformazione spirituale.
• Il Filo a Piombo orienta verso l’equilibrio interiore: invita a calarsi nel proprio asse verticale per discernere ciò che è saldo da ciò che è instabile, essenziale per ogni cammino iniziatico.
• Il Mazzuolo rappresenta la forza volontaria, la spinta risoluta che segue una scelta consapevole e virtuosa.
• Lo Scalpello simboleggia il discernimento e la precisione: senza di esso, ogni colpo rischia di essere cieco, danneggiando invece di perfezionare.
• La Livella esorta a costruire con misura, portando armonia tra le parti, sia interiori che esteriori. È lo strumento dell’equilibrio raggiunto.
• Il Regolo permette di valutare proporzioni, coerenza, giustizia. Invita a confrontare la propria opera con un modello superiore di ordine.
• La Leva allude all’azione ponderata: forza che muove ciò che è pesante, ma solo se guidata dalla coscienza e da un punto di appoggio ben compreso.
• La Cazzuola è simbolo della volontà costruttiva in chiave altruistica: unisce, armonizza, cementa legami su basi spirituali.
• La Pietra Grezza, posata a terra, rappresenta l’uomo nella sua condizione naturale, ancora da lavorare, dominato da istinti e automatismi (Nefesh).
• La Pietra Cubica a punta, scolpita e orientata, simboleggia l’iniziato che ha compiuto un cammino reale, innalzando la propria anima verso Neshamah, la coscienza superiore.
L’Ara del Giuramento, al centro del Tempio, ha forma quadrata, simboleggiando la stabilità e il mondo manifestato. Il rivestimento in tessuto azzurro, proprio del Grado di Apprendista, evoca il cielo originario e lo stato potenziale della Creazione.
Su di essa si compiono gli atti fondanti del Lavoro rituale: si prestano i giuramenti, si depone il Libro della Legge Sacra, sovrapposto dalla Squadra incrociata al Compasso, e si accendono le Luci della Menorah, il candelabro a sette bracci della Tradizione ebraica. Le sue fiamme possono essere lette in chiave cabalistica come le sette Sephirot inferiori, oppure associate ai sette giorni della Creazione, ai sette chakra o alle scale armoniche.
Ricevi aggiornamenti sull’uscita dei nuovi numeri della rivista o sulle nostre iniziative direttamente nella tua email.